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venerdì 31 dicembre 2010

Capodanno 2011: Pace e Bene a tutti !

Si sa, ogni anno in questo periodo gli auguri si sprecano: amici, parenti, conoscenti ( ed anche gente comune che non conosci ), ti salutano e ti sorridono dicendoti " Auguri.... l'anno nuovo sia per Te migliore dell'anno che sta per finire, ecc. " e tu contento e sorridente ricambi con cortesia e gentilezza.
Il più delle volte tali auguri vengono fatti per conseitudine o per rispetto, altre volte per amore, affetto o simpatia, ma sempre col sorriso sulle labbra, per dimostrarti la sincerità dell'espressione bene augurante.
E' bello vedere tanti visi felici e sorridenti! E' bello ricevere attenzione e saluti da tanta gente! Per caso mi è capitato di leggere in una letterina a Babbo Natale questa frase:" Babbo Natale, perché vieni a trovarci solo una volta l'anno? La tua presenza ci porta tanta gioia e tanti regali e rende il mondo più buono; perciò, fatti vedere più spesso!" In questa semplice frase" .. fatti vedere più spesso" è racchiuso il messaggio che io voglio rivolgere ai miei lettori in occasione del Capodanno 2011: "Pace e Bene a tutti; l'anno 2011 sia un anno di serenità e pace per il Mondo intero; segni finalmente l'inizio di un nuovo viaggio verso la realizzazione del mio auspicio Ut Unum Sint (affinché siano una cosa sola) riferito a tutti i popoli del pianeta Terra, che ho inserito come titolo a questo mio blog." AUGURI DI VERO CUORE!

mercoledì 15 dicembre 2010

L'Amicizia è ...puntini...puntini.

Nell'ultimo pellegrinaggio a Pompei, mentre stavo aspettando di entrare in Basilica, mi sono trovato davanti ad un gruppo di pellegrini venuti dalla provincia di Campobasso. Uno di loro teneva un cartello con la scritta “ La vera amicizia è un dono di Dio. La frase mi è talmente piaciuta che l'ho fotografata ed inserita nell'articolo “ Cronaca di un Pellegrinaggio” del 16 novembre u.s.Nello stesso momento in cui leggevo la frase, mi venne in mente un'altra frase che avevo letto nell'articolo “ Quando i muri dicono” pubblicato da Francesco Tripodi nel suo blog il 24 febbraio 2010: eccola “ Al giorno d'oggi si conosce il prezzo di ogni cosa ma si ignora il valore di TUTTOLe due frasi messe a confronto mi hanno dato lo spunto per una riflessione, che ritengo possa aiutare a capire perché oggigiorno certi valori, che fino a ieri rappresentavano il vero senso della vita dell'uomo, sono diventati merce di scambio, gestita dal dio denaro e usata in maniera non sempre lecita. Mi sono chiesto:”L'amicizia è cosa ( e quindi ha un prezzo) o è dono? Ha un valore o è semplicemente un comportamento casuale? Esiste la vera amicizia o è frutto della nostra fantasia?”.Che cosa è veramente l'Amicizia? Per me l'amicizia è un sentimento che acquista valore nella misura in cui viene coltivato e praticato con onestà, sincerità e rispetto ( ci sono amicizie fittizie, false e interessate purtroppo) , ma nello stesso tempo la considero un dono per il semplice fatto che il sentimento non può avere un prezzo e quindi, da un punto di vista etico-morale, non può essere altro che un dono (di Dio, per i credenti) che viene elargito gratuitamente a tutti, anche se non tutti lo accettano. Molti preferiscono usare l'amicizia per il proprio tornaconto materiale ignorando così il suo vero valore etico che sta alla base del suo essere e che rappresenta il nucleo centrale intorno al quale si forma il vero senso della vita. L'Amicizia con la A maiuscola è il collante dei rapporti umani e delle relazioni tra i popoli, è lo sbarramento invisibile alle lotte fratricide e alle guerre tra Nazioni, è l'anticamera della Pace: non ci può essere pace nel mondo senza amicizia. Credo però che su questo argomento, mille altre riflessioni si possono sviluppare, per cui rivolgo ai miei lettori questa semplice domanda: L'amicizia è un dono di Dio o una cosa di cui si ignora il vero valore ? Riflettete!

venerdì 10 dicembre 2010

Tra sogno e realtà.

L'altra sera, dopo una cena con gli amici presso un noto ristorante del luogo, sono andato a letto un po' appesantito a causa dell'abbondante pasto a base di pesce e vino bianco locale che mi ha fatto andare su di giri. Premetto che di solito non vado oltre un bicchiere a pasto, ma l'altra sera ho esagerato un po' per cui sono rientrato a casa con una pesantezza di testa che mi ha fatto addormentare quasi subito. E forse per questo motivo durante la notte ho fatto un sogno strano.

Ho sognato di essere un giovane giornalista, al servizio di un quotidiano importante, mandato a Roma come inviato speciale.

Mi sono ritrovato in un ampio salone frequentato da tanta gente che parlottava e gesticolava in maniera concitata su argomenti riguardanti l'attuale situazione politica italiana. Mi sono intrufolato e sono riuscito ad avvicinare un distinto signore, che avevo visto spesso in televisione, al quale ho chiesto se potevo rivolgere alcune domande per il mio giornale. Lui con un sorriso mi ha risposto di SI e prendendomi per un braccio mi fece entrare in un salotto bene arredato con al centro un grande lampadario a gocce di cristallo, simile a quello di una chiesa del mio paese.Seduti su un divano rosso, molto timidamente ho chiesto. . . . . . . . . .Domanda:“ Se non mi sbaglio, Lei è l'attuale Presidente del Consiglio dei Ministri.Toh! Che fortuna! Stavo cercando proprio Lei. Signor Presidente è veramente convinto che il 14 dicembre p.v. avrà la fiducia in Parlamento?”- Risposta: “ Certamente! Sono sicuro di completare la legislatura e realizzare il programma promesso agli elettori”.

Domanda: “ E se invece non avrà la fiducia?”Risposta - “ Andrò dal Capo dello Stato e chiederò nuove elezioni”.

Domanda: “ Quindi Lei esclude, in maniera categorica, che, nel caso venisse sfiduciato, ci possa essere un governo di responsabilità nazionale, presieduto da una personalità super partes o magari appartenente al suo stesso partito? -”Risposta- “ Certamente! Lo escludo. Nelle ultime elezioni il popolo a larga maggioranza ha indicato me come Presidente:sul manifesto c'era il mio nome, per cui sapeva bene per chi votava ”

Domanda: “ Ma tra le prerogative del Capo dello Stato, sancite dalla nostra Carta Costituzionale, c'è quella che gli affida il compito di verificare se esiste una alternativa per salvare la legislatura. Lei come si comporterà nel caso in cui questa alternativa prendesse corpo nelle eventuali consultazioni del Presidente della Repubblica? -Risposta: “ Non credo che il Capo dello Stato, pur nel rispetto delle prerogative di sua competenza, possa pensare ad un nuovo governo diverso da quello voluto dal popolo. Lui rappresenta il popolo ed agire in difformità della volontà del popolo vuol dire venir meno ad un principio etico – morale che, anche se non è scritto nella Costituzione, è scritto nella coscienza della gente che costituisce il Popolo; quel popolo che in tutte le occasioni Gli ha dimostrato affetto ed apprezzamento per la Sua capacità intellettuale di saper leggere anche nel cuore della gente semplice, onesta e desiderosa di andare avanti.”

  • Domanda:” Presidente, non ha risposto alla mia domanda . . .” e Lui di rimando. . . . Risposta:” Giovanotto, lei è molto intelligente ma con poca esperienza. Venga a trovarmi tra un paio di giorni e conoscerà la mia risposta . . . . . . . . “ e nel dire queste parole mi battè la mano sulla spalla che mi fece svegliare.

  • Non riuscendo più a riprendere sonno, mi sono alzato e subito mi sono messo a scrivere questo articolo per il mio blog. Si dice che i sogni non si avverano mai! Mah! Chissà . . . . . . .

  • E' stato un sogno, tutto sommato, molto interessante. Cosa succederà nei prossimi giorni nella realtà politica del nostro Paese al momento non si può sapere: il Governo avrà la fiducia? Ci saranno nuove elezioni? Ci sarà un governo di responsabilità nazionale? E i partiti, nel caso dovessero trovare una soluzione condivisa, avranno la forza e la coesione necessaria per sostituire la compagine governativa in carica? O tutto resterà così come è?

    A questi interrogativi, con tutta onestà, non so dare una risposta . . . . . . . . neanche sveglio.

mercoledì 8 dicembre 2010

Processione . . .in casa.

Ogni anno, in occasione delle festività natalizie, riaffiorano nella mia mente i ricordi della mia infanzia che tengo gelosamente custoditi in un voluminoso “libro virtuale” che di tanto in tanto mi piace sfogliare. Ricordo che ogni anno a Natale era tradizione ritrovarci a casa dei miei genitori dove nella Notte Santa si svolgeva una processione per le stanze prima di mettere nel Presepe il Bambinello. Era una vera e propria processione in casa: al bambino (o bambina) più piccolo della famiglia veniva posta sulle spalle una asciugamano pulita e tra le manine una statuina del Bambinello Gesù; dietro tutti gli altri, grandi e piccoli, con una candelina accesa e tutti insieme si girava per la casa fino ad arrivare all'angolo dove era stato allestito il Presepe con tante casette illuminate, i pastori, la capanna e tante luci variopinte. Giunti davanti al presepe si baciava la statuina, prima di deporla nella capanna accanto alla Vergine Maria e S. Giuseppe, con dietro il bue e l'asinello, al canto della classica “Tu scendi dalle stelle”. A conclusione della cerimonia, subito dopo tutti insieme ci si metteva a giocare a tombola fino a mezzanotte. I bambini poi venivano portati a letto mentre alcuni adulti uscivano per andare in chiesa e partecipare alla S.Messa di Natale. A questo rito tradizionale io ho assistito parecchi anni e ogni volta provavo una emozione particolare. L'ultima volta, se non ricordo male, è stato nel 1985; nel dicembre del 1986 è venuta a mancare la mamma, la persona amabile che teneva unita la famiglia e che praticava la religione cattolica in tutte le sue forme tradizionali. Per qualche anno dopo ho continuato con i miei figli a casa mia a tenere viva questa bella tradizione; oggi, non viene più praticata, per cui non mi resta che sfogliare il libro dei ricordi per rivivere quelle emozioni e gustare la gioia di quelle serate trascorse nel calore di una famiglia, unita da veri sentimenti di amore e filiale riconoscenza verso coloro che ci hanno educato nella fede cristiana e nel rispetto verso gli altri.

In calce a questa bella pagina del “libro dei ricordi”, oggi voglio aggiungere due semplici parole: GRAZIE MAMMA !

Buon Natale a tutti !!!

venerdì 3 dicembre 2010

Aspettando il 14 dicembre. . .

In questi giorni di regali, di progetti, di speranze ed aspettative più o meno realizzabili, una data il 14 dicembre 2010 appunto ci lascia nell'incertezza e nella confusione di cosa succederà dopo, nell'imminenza del S.Natale. Il 14 dicembre in Parlamento si deciderà la sorte del Governo Berlusconi: avrà la fiducia per continuare la legislatura? Berlusconi continuerà nel suo ruolo di Premier oppure dovrà gettare la spugna e rassegnare le dimissioni nelle mani del Capo dello Stato? E il Capo dello Stato scioglierà le Camere oppure, dopo le rituali consultazioni, previste dalla nostra Costituzione, darà l'incarico a formare un nuovo governo ad una Personalità "super partes" per realizzare le riforme e gestire le nuove elezioni popolari? Ci sarà un rimpasto oppure . . . . . e qui si ferma la mia perplessità! Io non sono un politologo né sono in grado di prevedere il futuro; una cosa però posso affermare con certezza: l'Italia, intesa come Azienda Italia, è ferma e rischia di andare a fare compagnia alla Grecia, Spagna, Portogallo e Irlanda quanto prima. E' un rischio paventato da molti esperti del settore, economisti, studiosi di politica economica, Confindustria, Sindacati e stampa estera, per cui se non si fa chiarezza nell'attuale situazione politica italiana, ci aspettano tempi molto duri. E il 14 dicembre è la data che dovrebbe segnare, una volta per tutte, il destino di questa Azienda Italia in difficoltà. Come ho scritto nel precedente articolo del 22 novembre u.s. occorre un impegno di tutte le forze in campo per uscire da questo "pantano politico" ed affrontare con senso di responsabilità i problemi sul tappeto mettendo da parte, se necessario, la propria ideologia nell'interesse del Paese e guardando tutti insieme verso la stessa direzione, senza atteggiamenti demagogici dell'una o dell'altra parte, ma disponibili a trovare una soluzione dignitosa che dia nuova forza e nuovo vigore all'immagine internazionale di una Italia che vuole continuare ad essere partner affidabile e colonna portante nella costruzione di una Europa viva e produttiva.

lunedì 22 novembre 2010

La Politica italiana oggi


In questi ultimi tempi si nota un certo distacco della gente che vota dalla politica in senso generale e in particolare dai partiti che non riescono più a coinvolgere i propri iscritti e simpatizzanti in un progetto serio e produttivo per la Nazione. A parte le vicende di questi ultimissimi giorni che hanno creato disorientamento e confusione anche in chi fino a ieri era convinto di stare nella formazione giusta, il fatto che un governo legittimamente eletto dal popolo, con una maggioranza parlamentare straripante, non possa completare la legislatura per realizzare quanto è stato promesso durante la campagna elettorale, è incomprensibile dalla gran parte degli Italiani. Certe manovre di “palazzo” evidentemente riescono a mescolare le carte e le situazioni in modo tale da mettere in discussione un principio sacrosanto della nostra Carta Costituzionale che è quello di affidare al popolo il potere di decidere da chi, tra le forze in competizione, vuole essere governato; secondo la nostra Costituzione infatti la volontà del popolo, è prioritaria rispetto a ogni altra forma di scelta nella formazione di un governo. Questo è certamente un principio costituzionale tra i più intellegibili per cui la gente non si spiega perché gli ”addetti ai lavori“, non lo mettono in pratica. Nei dibattiti televisivi molto spesso si assiste a delle vere e proprie pantomine; nessuno dei partecipanti, quale rappresentante del popolo, riconosce le proprie colpe se le cose non vanno per il verso giusto, ma scarica su questo o su quello la responsabilità della mancata realizzazione di un programma che, guarda caso, in Parlamento ha avuto la fiducia. Come può la gente comune capire perché l’Italia segna il passo dal punto di vista economico, culturale, industriale, ecc. rispetto a molti altri Paesi Europei? Perché, si domanda, se c’è un Governo, se c’è un programma condiviso, se ci sono le condizioni organizzative efficienti, l’Italia non decolla? La risposta, secondo me, è molto semplice: è la Politica italiana nel suo insieme che fa acqua da tutte le parti: l’interesse privato prevale sull’interesse pubblico; il malcostume il più delle volte prevale sull’onestà; il clientelismo sulla meritocrazia e, non ultimo, il tornaconto personale sul bene comune. A questo punto, “sic stantibus rebus”, si impone una svolta: rinnovare la classe dirigente nazionale mediante nuove elezioni, per dare al popolo sovrano (come stabilisce la Costituzione) la possibilità di darsi un nuovo governo per far ripartire la “macchina oggi in panne” in modo tale da essere competitiva con il resto del mondo e determinata nel riappropriarsi del posto che merita nella grande famiglia dell’Europa Unita. Questa mi sembra una possibile soluzione. Ma vorrei ricordare ai miei lettori e a me stesso che l’Italia è una Repubblica Parlamentare per cui prima di parlare di elezioni anticipate rispetto alla scadenza naturale della Legislatura, il Capo dello Stato ha il compito costituzionale di verificare se in Parlamento esiste di fatto una maggioranza in grado di governare e in caso negativo consultare le varie delegazioni dei partiti per trovare una soluzione “tampone” (fino cioè alla scadenza della legislatura) per non lasciare il Paese senza un governo attivo. Espletate tutte le formalità del caso, il Presidente decide in prima persona e in piena libertà, se affidare l’ incarico a una Personalità “ super partes” per formare un governo o se sciogliere le Camere e indire nuove elezioni. Naturalmente il Capo dello Stato, valutata la situazione politica in tutti i suoi aspetti, terrà conto della volontà del popolo nel senso che non consentirà il cosiddetto “ribaltone” cioè un governo formato dai partiti che hanno perso le elezioni, ma cercherà una soluzione che possa essere condivisa dalla maggioranza degli interpellati. In questi giorni si sente parlare di governo tecnico o di responsabilità nazionale per affrontare i gravi problemi sul tappeto che l’attuale maggioranza (?) non riesce a risolvere. Si sente anche parlare di varare una nuova legge elettorale, ritenuta la vigente non idonea perché non dà ai cittadini la possibilità di scegliere i propri rappresentanti; insomma ci sono correnti di pensiero divergenti: c’è chi vuole le elezioni subito e chi vuole cambiare prima la legge elettorale e poi andare alle urne. Per sbrogliare questa complessa “matassa”, la Costituzione chiama il Presidente della Repubblica, il quale, come ho detto prima, ha un compito non facile. Quale delle due correnti merita di essere presa in considerazione? Quale sarà la decisione del Capo dello Stato? Ci saranno elezioni anticipate o l’attuale governo riuscirà a portare a termine la legislatura? Sono interrogativi all’ordine del giorno nei vari dibattiti, tavole rotonde, trasmissioni televisive e riunioni di partito che non trovano risposta. Nonostante i clamorosi successi nei confronti della malavita organizzata come la ‘ndrangheta, la camorra, la mafia, ecc. ecc. i cui patrimoni illegali sono stati decimati e confiscati e i cui capi e affiliati sono stati stanati dai loro rifugi segreti ed arrestati con piena soddisfazione della Nazione tutta, l’Italia segna il “passo” nei settori produttivi, nel controllo del debito pubblico, nella salvaguardia del patrimonio artistico - culturale, nella lotta alla disoccupazione giovanile, nel rilancio della nostra economia. Ecco perché è assolutamente necessario uscire da questo “pantano politico” al più presto possibile per non trovarci nella condizione della Grecia, Portogallo, Spagna ed Irlanda. Noi Italiani negli ultimi quaranta anni abbiamo conosciuto momenti brutti, ma con l’impegno di tutti abbiamo sempre superato le difficoltà, nella consapevolezza che di fronte al pericolo sappiamo essere coesi e solidali e sappiamo, con senso di responsabilità, mettere da parte le divergenze politiche pur di uscire indenni, più forti e determinati. Ebbene, la politica italiana oggi, si trova in uno dei momenti brutti che dobbiamo superare tutti insieme.

giovedì 18 novembre 2010

Auguri Italia !!!

Quest'anno si festeggiano i 15o anni dell'unità d'Italia con grandi manifestazioni artistico-culturali, convegni, seminari e dibattiti vari che ci riportano alla mente le lezioni di storia, con annesse interrogazioni, della scuola elementare.
Nel contesto di tali festeggiamenti, accanto agli elogi, agli apprezzamenti e alla ricostruzione delle imprese eroiche dei nostri "bisnonni" descritte nei libri scolastici, si leggono su alcuni giornali articoli bizzarri. " Il 5 maggio 1860, Giuseppe Garibaldi parte da Quarto (GE) con i famosi mille volontari per liberare la Sicilia e l'Italia meridionale dai Borboni. L'11 sbarca in Sicilia, il 15 sconfigge l'esercito borbonico a Calatafimi, il 29 maggio occupa Palermo. Il 20 Agosto passa lo stretto di Messina e dopo aver conquistato Napoli sconfigge definitivamente i Borboni presso il fiume Volturno". Fin qui la storia che conosciamo. Noi ragazzi delle elementari non ci siamo mai domandato come abbiano potuto i garibaldini avere la meglio sull' esercito borbonico. A distanza di 60 anni ( oggi ne ho 70 n.d.r.) apprendo dai giornali che "la nascente Italia di 150 anni fa portava in sé i germi dell'Italia attuale in quanto per la resa di Palermo, dal governo inglese venne versata segretamente a Garibaldi una ingente somma di denaro in piastre d'oro turche, molto apprezzate nel bacino mediterraneo, che servì a corrompere il comandante borbonico della piazza militare di quella città; quindi l'esercito borbonico non fu sopraffatto dalla forza delle "camicie rosse"- afferma l'autore dell'articolo- ma dal suono tintinnante delle piastre d'oro. Stando così le cose, vien da pensare che l'Italia sia affetta fin dalla nascita dal problema della corruzione, per cui oggi se le cronache riportano notizie di intrallazzi, connivenze tra affari e politica, coinvolgimento di poteri dello Stato con organizzazioni malavitose, atti di corruzione e concussione, non ci dovremmo meravigliare, ma al contrario dovremmo pensare che la correttezza, l'onestà e la moralità in Italia per 150 anni siano state considerate degli " optional" ossia concetti astratti fuori da ogni realtà.
No! Non è così! Una simile affermazione io non l'accetto: l'Italia è stata e continua ad essere faro di civiltà nel mondo, terra di sani principi etico-religiosi, nazione accogliente e rispettosa di tradizioni multi-etniche, per cui la sua immagine non può essere offuscata da episodi di malcostume che lasciano il tempo che trovano; non si può criminalizzare un popolo che per cultura, arte, democrazia e legalità rappresenta un modello di vita invidiabile. Certamente in questo particolare momento storico, l'etica e la coscienza morale dei nostri governanti dovrebbe porre maggiore risalto alla ricerca del bene comune; dovrebbe cioè essere più attenta ai reali bisogni della gente comune; operare, con senso di responsabilità, nell'interesse generale della nazione e affrontare con determinazione i gravi problemi politici ed economici che da qualche tempo l'attanagliano. Sono certo però che sapremo superare questa fase critica di incertezza politica con delle soluzioni condivise che ci consentiranno di riprendere il nostro cammino verso un avvenire migliore.
Auguri Italia, per i tuoi primi 150 anni di vita unitaria!!!

martedì 16 novembre 2010

Cronaca del pellegrinaggio a Pompei

Nei giorni 12- 13- 14- Novembre u.s. l'Agenzia Viaggi Ciccone ha organizzato un pellegrinaggio a Pompei, al quale ho partecipato anch'io. E' stata una esperienza molto bella ed interessante, tenuto conto che prima di arrivare a Pompei (giorno 12) abbiamo visitato la Basilica di Sant' Alfonso de Liquori a Pagani (SA) con il relativo museo dove sono conservate le reliquie del Santo e i paramenti originali indossati nel corso della sua vita sacerdotale, mentre alla partenza da Pompei (giorno 14) abbiamo visitato l'Abbazia di Montecassino, con il relativo museo. A Pagani il Parroco della Basilica ci ha illuminato sulla vita ed opere di S.Alfonso mentre a Montecassino una guida molto preparata ci ha spiegato come è stato possibile ricostruire nei minimi particolari l'Abbazia, dopo la distruzione durante la seconda guerra mondiale. La giornata del 13 a Pompei è iniziata con la sveglia alle cinque del mattino per assistere alla funzione della discesa del Quadro della Madonna dalla sua edicola abituale sopra l'altare maggiore fino alla balaustra per la venerazione dei fedeli, che già dalle prime luci dell'alba erano assiepati lungo il percorso transennato che agevolava ed ordinava l'entrata e l'uscita dalla Basilica. Anch'io, insieme a mia moglie, ho fatto la fila e proprio dietro di me c'era un gruppo di pellegrini di Calvi (CB) con il cartello che vedete nella foto. La gente era tanta che noi prima di poter entrare in Basilica e baciare la miracolosa Icona della Vergine Maria del SS. Rosario di Pompei, abbiamo impiegato tre ore e mezza. Però, come una donna che, con occhi raggianti di gioia guarda la sua creatura appena partorita, dimentica i dolori del travaglio e del parto, così anche per noi, davanti a quella meravigliosa Immagine della Madonna, il sacrificio di essere stati in fila per tre ore e mezza, si è trasformato in una gioia e una serenità indescrivibile che ci ha consentito di continuare a stare in piedi fino alla recita della Supplica. La stanchezza, come per miracolo, in questa occasione non si è fatta sentire per niente! Di pomeriggio abbiamo visitato gli scavi, sempre accompagnati dalla guida, che ci ha illustrato, in breve, la storia di Ercolano e Pompei sepolte dalla lava del Vesuvio, che archeologi e studiosi stanno tentando di riportare alla luce; anche questa visita è stata molto interessante, grazie alla bravura della guida che con un linguaggio semplice e comprensibile ci ha spiegato usi e costumi dei pompeiani prima della eruzione del vulcano avvenuta nel 79 d.c.
E' stato un pellegrinaggio bene organizzato che ha pienamente soddisfatto i partecipanti, i quali prima di salutarsi, si sono dati appuntamento per l'anno venturo.

mercoledì 10 novembre 2010

Bagnara è ancora la Perla del Tirreno?

In un opuscolo un po' ingiallito, mi è capitato di leggere un articolo su Bagnara. Scritto in una forma lirica molto classicheggiante, Bagnara viene definita la “Perla del Tirreno”, una definizione che a me è piaciuta moltissimo tanto che l'ho inserita nella testata di questo mio blog.

Sentite come era descritta: “Situata ai piedi di amene colline, tra la rupe del S.Elia e la rocca di Scilla, incastonata nella lussureggiante vegetazione dei contrafforti aspromontani, Bagnara si distende su un'ampia spiaggia baciata dolcemente dal glauco mare e circondata da preziose perle (le isole Eolie) che le fanno da collana: è la regina della Costa Viola. Armonia di luci, varietà di colori, panorami vertiginosi, clima mite e paesaggio incantevole, sono gli elementi che la rendono suggestiva agli occhi dei turisti e forestieri in genere” e più avanti: “.... il verde delle colline si mescola con l'azzurro del mare; il profumo della zagara si confonde con gli odori salmastri che provengono dal mare, creando nell'aria un'atmosfera da favola e in questo meraviglioso scenario Bagnara s'erge austera e maestosa in tutta la sua bellezza”. Che meraviglia! Se qualcuno molto tempo fa ha scritto queste cose, evidentemente Bagnara allora doveva veramente essere una delle più belle cittadine della provincia di Reggio Calabria! A questo punto mi sono chiesto :”Oggi, nell'anno del Signore 2010, possiamo dire le stesse cose? C'è ancora l'ampia spiaggia costellata di barche e reti stese al sole ad asciugare? C'è ancora nell'aria il profumo della zagara? E le amene colline sempre verdi alle sue spalle, con i terrazzamenti coltivati, a protezione di smottamenti e frane? Mah! “. A questi interrogativi credo si possa dare una risposta, pur considerando che nel corso degli anni il paesaggio suggestivo sopra descritto abbia potuto subire innovazioni e trasformazioni strutturali importanti; la città, nel suo complesso, è certamente migliorata dal punto di vista urbanistico con la costruzione di nuove strade e molte nuove abitazioni che sono state realizzate (con o senza licenza edilizia); il tenore di vita dei suoi abitanti è di gran lunga migliorato, pur avendo abbandonato molti mestieri e professioni che costituivano un tempo il nucleo principale dell'economia del paese; le attività produttive locali si sono industrializzate anche se a conduzione familiare; insomma oggi possiamo dire che parallelamente ai paesi limitrofi, Bagnara ha subito una metamorfosi economico-ambientale fisiologica, in sintonia con i tempi. E del suo glorioso passato cosa è rimasto? Nasce spontanea la domanda:“ Bagnara, è ancora la Perla del Tirreno ?” Chissà se qualcuno dei miei lettori mi saprà dare una risposta! Io, fino a prova contraria, continuerò a considerarla tale e mi auguro che i suoi Amministratori presenti e futuri, facendo tesoro del suo glorioso passato, sappiano utilizzare al meglio le sue potenzialità turistico- ambientali, salvaguardando il paesaggio e favorendo le iniziative finalizzate al suo sviluppo socio- culturale che sta alla base del suo progresso civile ed economico.



venerdì 5 novembre 2010

Un pò di educazione . . . ( terza parte )

Come precedentemente detto, l'argomento “sessualità” va trattato con molta delicatezza e serietà per cui i termini usati e le interpretazioni di certi comportamenti sono supportati da uno studio del Dott.A.Hesnard, dal quale ho cercato di cogliere gli elementi necessari per una corretta esposizione di un argomento così importante.

In questa terza ed ultima parte, riporterò alcuni concetti riguardanti le deviazioni sessuali che possono essere riferite al fine e all'oggetto.

    Le deviazioni riferite al fine sono quelle che spingono o alla soddisfazione dello spettacolo sessuale (esibizionismo) o alla soddisfazione di esercitare una violenza ( sadismo).

    Le deviazioni riferite all'oggetto sono quelle attrattive verso animali, oggetti inerti o persone, la più interessante delle quali è l'omosessualità.

L'esibizionismo è la deviazione molto diffusa specialmente nei girdinetti pubblici o lungo viali o strade deserte, mentre l'omosessualità, a causa della sua importanza sociale, è diventata la deviazione erotica più interessante perchè permette vere realizzazioni amorose con un compagno scelto e ricercato.

In alcune epoche ed oggi, in certi ambienti, l'omosessualità viene denunciata come vizio vergognoso in quanto soggetti normali e virili sotto l'influenza di un ambiente privo di elementi femminili, contraggono abitudini erotiche con un individuo del loro sesso che trattano come donna. Ma a questo proposito è molto bella la descrizione che fa il Dott. A. Hesnard : “I deviati sessuali, se si eccettuano i casi clinici, in cui la tendenza perversa sboccia su un terreno manifestamente psicopatico, sono individui le cui sole tare biologiche e nervose sono segni discreti e talvolta episodici di semplice nevrosi. Alcuni presentano sì un certo comportamento effeminato, ma potrebbe trattarsi di un comportamento caratterologico, nato cioè dalle influenze psichiche infantili”. In quest' ottica, l'omosessualità non è un individuo costretto a reprimere una tendenza incestuosa proibita, ma un individuo che percepisce, senza capirlo, una situazione infantile incomprensibile col suo stato di maturità sessuale, laddove dovrebbe comprendere e ricercare una situazione presente e naturale. Lo stesso omosessuale, adottando un atteggiamento di antipatia nei confronti della donna, è portato a ricercare nel proprio sesso il fantasma dell'amore sessuale.

Per questo motivo, i desideri sessuali rimangono incomprensibili nell'uomo che viene considerato una semplice macchina sottomessa a certe leggi fisiche o un insieme di piccole forze psichiche chiamate istinti, per cui, a conclusione, si può affermare che nell'allenamento morale dell'istintività prima e nella vergogna (?) sessuale poi, bisogna ricercare non la causa, ma la genesi delle deviazioni sessuali sopra evidenziate, da parte di coloro che hanno la missione di prevenire queste tare della nostra cultura morale.


Nota : Come ho detto nella prima e seconda parte, parlare di educazione sessuale non è facile né semplice, ma oggi più che mai è necessario dare delle indicazioni su certi comportamenti umani attingendo termini e definizioni da elaborati scientifici pubblicati da medici, psicologi, educatori ed esperti della materia, per favorire nell'uomo moderno quella integrazione armoniosa dell'istinto con la vita morale. (Fine)

martedì 2 novembre 2010

'A livella di A. De Curtis (Totò)


Ogn'anno, il due novembre, c'é l'usanza
per i defunti andare al Cimitero.
Ognuno ll'adda fà chesta crianza;
ognuno adda tené chistu penziero.

Ogn'anno, puntualmente, in questo giorno,
di questa triste e mesta ricorrenza,
anch'io ci vado, e con dei fiori adorno
il loculo marmoreo 'e zi' Vicenza.

St'anno m'é capitato 'navventura...
dopo di aver compiuto il triste omaggio.
Madonna! si ce penzo,e che paura!,
ma po' facette un'anema e curaggio.

'O fatto è chisto, statemi a sentire:
s'avvicinava ll'ora d'à chiusura:
io, tomo tomo, stavo per uscire
buttando un occhio a qualche sepoltura.

"Qui dorme in pace il nobile marchese
signore di Rovigo e di Belluno
ardimentoso eroe di mille imprese
morto l'11 maggio del'31"

'O stemma cu 'a curona 'ncoppa a tutto...
...sotto 'na croce fatta 'e lampadine;
tre mazze 'e rose cu 'na lista 'e lutto:
cannele,cannelotte e sei lumine.

Proprio azzeccata 'a tomba 'e stu signore
nce stava 'n 'ata tomba piccerella,
abbandunata,senza manco un fiore;
pe' segno,sulamente 'na crucella.

E ncoppa 'a croce appena se liggeva:
"Esposito Gennaro - netturbino":
guardannola, che ppena me faceva
stu muorto senza manco nu lumino!

Questa è la vita! 'ncapo a me penzavo...
chi ha avuto tanto e chi nun ave niente!
Stu povero maronna s'aspettava
ca pur all'atu munno era pezzente?

Mentre fantasticavo stu penziero,
s'era ggià fatta quase mezanotte,
e i'rimanette 'nchiuso priggiuniero,
muorto 'e paura...nnanze 'e cannelotte.

Tutto a 'nu tratto,che veco 'a luntano?
Ddoje ombre avvicenarse 'a parte mia...
Penzaje:stu fatto a me mme pare strano...
Stongo scetato...dormo,o è fantasia?

Ate che fantasia; era 'o Marchese:
c'o' tubbo,'a caramella e c'o' pastrano;
chill'ato apriesso a isso un brutto arnese;
tutto fetente e cu 'nascopa mmano.

E chillo certamente è don Gennaro...
'omuorto puveriello...'o scupatore.
'Int 'a stu fatto i' nun ce veco chiaro:
so' muorte e se ritirano a chest'ora?

Putevano sta' 'a me quase 'nu palmo,
quanno 'o Marchese se fermaje 'e botto,
s'avota e tomo tomo..calmo calmo,
dicette a don Gennaro:"Giovanotto!

Da Voi vorrei saper, vile carogna,
con quale ardire e come avete osato
di farvi seppellir,per mia vergogna,
accanto a me che sono blasonato!

La casta è casta e va,si,rispettata,
ma Voi perdeste il senso e la misura;
la Vostra salma andava,si,inumata;
ma seppellita nella spazzatura!

Ancora oltre sopportar non posso
la Vostra vicinanza puzzolente,
fa d'uopo,quindi,che cerchiate un fosso
tra i vostri pari,tra la vostra gente"

"Signor Marchese,nun è colpa mia,
i'nun v'avesse fatto chistu tuorto;
mia moglie è stata a ffa' sta fesseria,
i' che putevo fa' si ero muorto?

Si fosse vivo ve farrei cuntento,
pigliasse 'a casciulella cu 'e qquatt'osse
e proprio mo,obbj'...'nd'a stu mumento
mme ne trasesse dinto a n'ata fossa".

"E cosa aspetti,oh turpe malcreato,
che l'ira mia raggiunga l'eccedenza?
Se io non fossi stato un titolato
avrei già dato piglio alla violenza!"

"Famme vedé..-piglia sta violenza...
'A verità, Marché, mme so' scucciato
'e te senti; e si perdo 'a pacienza,
mme scordo ca so' muorto e so mazzate!...

Ma chi te cride d'essere...nu ddio?
Ccà dinto,'o vvuo capi,ca simmo eguale?...
...Muorto si'tu e muorto so' pur'io;
ognuno comme a 'na'ato é tale e quale".

"Lurido porco!...Come ti permetti
paragonarti a me ch'ebbi natali
illustri,nobilissimi e perfetti,
da fare invidia a Principi Reali?".

"Tu qua' Natale...Pasca e Ppifania!!!
T''o vvuo' mettere 'ncapo...'int'a cervella
che staje malato ancora e' fantasia?...
'A morte 'o ssaje ched''e?...è una livella.

'Nu rre,'nu maggistrato,'nu grand'ommo,
trasenno stu canciello ha fatt'o punto
c'ha perzo tutto,'a vita e pure 'o nomme:
tu nu t'hè fatto ancora chistu cunto?

Perciò, stamme a ssenti...nun fa''o restivo,
suppuorteme vicino-che te 'mporta?
Sti ppagliacciate 'e ffanno sulo 'e vive:
nuje simmo serie...appartenimmo à morte!"

Questa poesia del grande Totò si commenta da sola e alla fine ci fa capire come difronte alla morte fisica non ci sono differenze di classe, di censo o di blasone, ma tutti, per il semplice fatto di essere destinati a lasciare questo mondo, dove purtroppo esistono le differenze, tutti, dice Totò, apparteniamo alla medesima natura umana e come tali dobbiamo spogliarci di ogni superbia, pregiudizio,orgoglio o arroganza per affrontare la morte in maniera seria e dignitosa. Certe manifestazioni folkloristiche, conclude Totò, una volta defunti, non ci appartengono più.

lunedì 1 novembre 2010

Primo anniversario.

Domani è il 2 Novembre e la Chiesa dedica questa giornata alla commemorazione dei defunti. E' una giornata particolare rispetto a tutte le altre del calendario proprio perché il 2 novembre di ogni anno entriamo in contatto diretto con i nostri cari che ci hanno lasciato per entrare nella Casa del Padre. Per noi cristiani la vita non finisce nel buio di una tomba ma viene trasformata in una dimensione gloriosa, illuminata dalla presenza di Dio, ma andare al cimitero per dire una preghiera o posare un fiore sopra il loculo dove sappiamo riposano i resti mortali di un nostro caro, è un gesto di pietà cristiana che ci fa riflettere, anche se per un istante, sulla fragilità del nostro corpo, che è destinato a diventare polvere, e sulla potenza della nostra fede che ci da la speranza di godere un giorno della presenza di Dio in un luogo meraviglioso dove ritroveremo i nostri cari defunti con i quali continueremo a vivere per l'eternità. Con questa speranza nel cuore, da queste colonne, vorrei ricordare in modo particolare, in questa particolare giornata, mio suocero Antonino De Luca, che proprio un anno fa, il 1° novembre 2009, è passato a miglior vita, rivolgendo a Lui nel primo anniversario della morte, un pensiero affettuoso nella consapevolezza che " Nessuno muore sulla terra, finché vive nei cuori di chi resta" e la sua memoria resterà sempre viva in noi familiari e in coloro che lo hanno conosciuto ed amato.

venerdì 29 ottobre 2010

Un pò di educazione . . . . (seconda parte)

Nel mese di giugno u.s., se ricordate, ho scritto un articolo sull'educazione sessuale, attingendo notizie e suggerimenti in alcune pubblicazioni scientifiche per non incorrere a delle inesattezze che potrebbero creare equivoci o interpretazioni fuorvianti su un argomento così delicato ed importante.
In questa seconda parte, naturalmente, mi farò guidare da esperti e studiosi della materia, le cui teorie, ritengo, coincidono con la maggior parte di coloro che si assumono la responsabilità di educare moralmente la gioventù; in altre parole, secondo me, professori, confessori, direttori spirituali, ecc. dovrebbero sapere nella misura del loro compito educativo, che cosa è la sessualità, quali sono le prime manifestazioni nel bambino e nell'adolescente, le grandi leggi del suo condizionamento normale e le sue deviazioni. Ormai è notorio a tutti che il silenzio su questi problemi essenziali può compromettere lo sviluppo normale dell'istinto per cui è necessario che il giovane acquisti una certa conoscenza della propria natura; acquisti soprattutto il rispetto del sesso che lo porta necessariamente a liberarsi dalla schiavitù dei desideri malsani, derivante dall'ignoranza e dalla vergogna che sono le due basi della perversione. Tutto questo significa modernizzare, alla luce della scienza, il comportamento umano, la morale arcaica del peccato sessuale e nello stesso tempo significa fortificare la morale sessuale sociale dove il sesso dovrebbe essere legittimato sotto la sua forma sana, nella maestà e nella gioia della vita, pur essendo subordinato all' amore reciproco della coppia umana.
A tal proposito il Dottor A. Hesnard scrisse: " .... ma il poco che ciascuno farà per preparare questa evoluzione delle idee, sarà per sempre qualcosa. Dare alla gioventù fiducia nella vita del corpo e dei suoi istinti non è incompatibile, tutt'altro, con la nostra missione di spiritualizzarla. Non lasciamo al paganesimo il merito di aver nobilitato l'istinto. Nostro compito non è più deificarlo ma saperne utilizzare la potenza naturale per rendere la nostra morale più universale e più umana". A questo punto nasce spontanea la domanda :" In che misura la sessualità è compatibile con la vita spirituale?" Per rispondere a questo interrogativo dobbiamo partire dal concetto che la sessualità e l'ideale spirituale costituiscono due tendenze fondamentali del nostro essere che, in sè, possono e debbono coesistere, ma è abbastanza raro che due forze avide di totalità possano coincidere armoniosamente, poichè, se entrambe ci proiettano al di là del tempo individuale, l'una ci immerge nel futuro della specie biologica, l'altra nell'eternità dello spirito puro: la sessualità prolunga l'essere nel tempo, mentre la vita spirituale lo eleva al di sopra del tempo, per cui l'abisso che le separa è quello che si misura tra il perpetuo e l'eterno, tra l'indefinito e l'infinito.
Per concludere questa seconda parte relativa alla sessualità, si può affermare quindi che " per ritrovare lo spirito nella carne e l'eternità nel tempo, dipende esclusivamente da noi ".



lunedì 25 ottobre 2010

Sentiamo cosa ha detto . . . .


Pippo Baudo:

" La TV è una spugna,assorbe tutto,quando la strizzi, quella che ne esce è la società. Gli autori per andare incontro ai gusti del pubblico, abbassano sempre più la qualità. Dovremmo iniziare a fare programmi contro il pubblico. Al principio gli ascolti sarebbero bassi, ma poi salirebbero. Il problema è che ti chiudono subito. Tutto dipende dall'Auditel ".
(Il Messaggero, 21 agosto 2010)


Armando Trovajoli:

" Ormai per fare buone colonne sonore bisogna andare all'estero, per esempio in Romania, oppure rassegnarsi ad usare solo il computer perché costa meno ma rende tutto più monotono e noioso. Ormai per avere un'orchestra, cioè la musica viva, bisogna fare i salti mortali. Insomma la vita dei giovani musicisti oggi è davvero difficile: è come correre la mille miglia a piedi".
(Adnhronos, 1° settembre 2010)


Michela Murgia:

" Quando c'è di mezzo una donna, si va sempre a parare sul corpo. Non importa la sua intelligenza, non importa se viene festeggiata, premiata, perché ha scritto un libro importante. Tutto si svilisce, si riduce alla carne".
( Newnotizie, 7 settembre 2010)


Elisabetta Sgarbi:

" Intervistando un barcaiolo un giorno lui mi ha detto " C'è un detto dalle nostre parti . . . se hai una montagna di neve tienila all'ombra. Ma questo è anche un verso meraviglioso di una poesia di Tito Balestra. Mi piace questa idea della cultura come di qualcosa di fragile, un accumulo meraviglioso, ma anche qualcosa che si perde, si scioglie come la neve".
(Agi New On, 2 settembre 2010)


Riccardo Muti:

"La musica è una materia assente nella scuola, mentre dovrebbe essere obbligatoria come l'italiano. Non vorrei che questi nuovi licei musicali fossero stati istituiti per lavarsi la coscienza. I Conservatori di per sè sono abbastanza numerosi per contenere migliaia di allievi, molti dei quali non troveranno posto nelle orchestre, perchè sono poche, senza contare i teatri che restano chiusi".
( Corriere della sera, 15 settembre 2010)




domenica 24 ottobre 2010

Sakineh : una vita da salvare

Da quando è giunta notizia della condanna a morte per lapidazione da parte di un tribunale di Teheran di Sakineh per adulterio, il mondo intero si è mobilitato per spingere il governo iraniano a impedire l'esecuzione e nello stesso tempo a modificare l' anacronistica legislazione giudiziaria con l'introduzione nell'ordinamento di quel Paese di norme che tutelino e salvaguardino la dignità della persona umana e la difesa della vita, in linea con la maggior parte delle Nazioni civili. In Italia politici e intellettuali, giornalisti e protagonisti della cultura, hanno lanciato una campagna a difesa di Sakineh dopo l'intervento del Capo dello Stato Giorgio Napolitano, il quale ha sottolineato in maniera energica che non è tollerabile da parte della Società civile un comportamento così mostruoso nei confronti di un essere umano, pur colpevole (?), senza un processo libero e democratico. " L'Italia - ha detto il Presidente - è impegnata in modo molto netto (e non solo con posizioni di principio) perché ritiene la condanna a morte della donna iraniana un atto altamente lesivo dei principi di libertà e difesa della vita". Alla mobilitazione di massa ha aderito anche il settore degli autori, musicisti, compositori, editori, direttori d'orchestra e cantanti, scrittori, attori cinematografici e teatrali, rappresentati dalla SIAE che ha lanciato un appello con la seguente dichiarazione:"La SIAE si unisce agli appelli in difesa di Sakineh, affinchè la sua salvezza stia a significare non solo il fondamentale rispetto della vita umana, ma tenga viva la concreta speranza che il dialogo tra molteplici culture possa prosperare e diffondersi anche grazie ad un atto di clemenza e di umana giustizia". A seguito di tale mobilitazione mondiale, pare che la condanna per lapidazione sia stata sospesa, ma confermata, secondo agenzie giornalistiche, per impiccagione, per cui è necessario continuare a far sentire la nostra voce per salvare la vita di questa giovane donna iraniana, affinché la sua salvezza segni l'inizio di una nuova era per il popolo iraniano; un popolo che stenta ad aprirsi al mondo civile in quanto governato da leggi anacronistiche e ordinamenti ormai superati dal tempo e da tradizioni arcaiche non più compatibili con la cultura e civiltà del III° Millennio. Condividendo in pieno la campagna in difesa della vita di Sakineh in particolare e in difesa della vita nella sua più ampia accezione, con questo mio articolo, voglio aggiungere alle tante voci anche la mia, flebile e modesta, per significare come in un mondo globalizzato anche "un granello di sabbia" sia importante se inserito in un contesto di valori che costituiscono "l'insieme" di una società protesa verso un futuro di pace, serenità, progresso e benessere sociale.

venerdì 22 ottobre 2010

" Che vergogna !"

Continuando a sfogliare il libro dei "ricordi lontani" ( molto grosso per la verità!) cerco di estrapolare e riportare in questo mio blog le pagine di episodi, fatti e circostanze piacevoli, tralasciando quelle che in un certo senso mi potrebbero procurare qualche tristezza o quantomeno riaprire piccole ferite ormai cicatrizzate dal tempo. Oggi però, come si può intuire dal titolo, faccio una eccezione: voglio riportare un episodio che mi è capitato nell'anno 1957 ( qualcuno dei settantenni se lo ricorderà certamente !) che all'epoca mi ha procurato un disagio psicologico non indifferente.
Fino agli anni '80 (?) a Bagnara Calabra in via Roma, esisteva il Cine Teatro Italia di Santi Caratozzolo, molto frequentato soprattutto da un pubblico di giovanissimi, che entravano alle ore 14.00 ed uscivano alle ore 20.00 quando si proiettavano film con indiani, banditi che assalivano le diligenze, spadaccini come Zorro, ecc. Nel 1957 fece tappa a Bagnara una Compagnia di Rivista, molto in voga a quel tempo nelle cui locandine esposte all'entrata del cinema si potevano ammirare delle ballerine molto belle che invogliavano ad entrare, mentre in uno striscione vicino c'era scritto che durante lo spettacolo venivano dati dei premi molto importanti a chi rispondeva alle domande del presentatore.
Quella domenica del 1957 al Cine Teatro Italia, mi trovavo anch'io insieme a tanti altri amici, seduto al centro della sala. Ad un certo punto il presentatore, rivolgendosi al pubblico, chiese:
" Chi mi sa dire il vero nome del cantante napoletano Sergio Bruni?".
Nella sala piombò un silenzio di tomba che però, dopo pochi secondi, venne interrotto da una voce: " Guglielmo Chianese".
" Bravo" - disse il presentatore - " Chi è stato a rispondere esattamente ?".
" Io " - risposi alzandomi dalla poltroncina.
" Venga sul palco a ricevere un premio".
A questo punto, incitato dagli amici, mi avviai verso il palcoscenico.
Una volta salito mi sono visto circondato da un gruppo di ballerine molto carine e il presentatore, mettendomi una mano sulla spalla mi disse:
" Come premio per la soluzione al mio quiz, dai un bacio alla signorina".
In quel momento diventai rosso come un pomodoro ed essendo molto timido (allora!) mi schermivo dicendo: " no... no...." mentre il pubblico rumoreggiava per incoraggiarmi.
Furono quelli minuti veramente di grande imbarazzo! Dalla sala ad un certo punto si sentì un ragazzo che gridava: " Dai, non ti vergognare . . . . posso venire io?".
Alla fine dopo un lungo tergiversare, per porre fine a quella situazione molto imbarazzante per me, sfiorai con le labbra la guancia della ballerina, che nel frattempo si era avvicinata a me, e subito dopo, mentre il pubblico applaudiva, scesi dal palco e ritornai al mio posto.
Fine della scena!
In tutto questo non credo ci sia qualcosa di male; e invece si . . . . . .

Il giorno dopo, fui convocato dal Presidente dell' Azione Cattolica Ciccio Gioffrè nel suo laboratorio di falegnameria e qui, apriti cielo, venni redarguito in maniera piuttosto forte per il mio comportamento del giorno prima. " Che vergogna! - mi disse - Tu, un giovane dell'A.C. che dà scandalo in un luogo pubblico; che compromette la serietà e l'immagine di una istituzione che rappresenta la "longa manus" della Chiesa; che vergogna!".
Hai commesso un grave peccato, che al più presto dovrai confessare, ecc. ecc.".
Inutilmente io ripetevo che il tutto si era svolto in buona fede, senza malizia e senza alcuna intenzione di dare scandalo. Questo rimprovero mi fece allora molto male, creando in me un senso di colpa,un disagio psicologico, che durò parecchio tempo.

N.B.: Per potere rendersi conto del grande disagio psicologico in cui mi sono trovato, bisogna inquadrare questo episodio nel periodo storico in cui si è verificato e non guardarlo con gli occhi di oggi; 53 anni fa i tempi erano molto diversi rispetto ad oggi, per cui allora anche un gesto innocente, come il mio, poteva essere considerato un "peccato mortale".

martedì 19 ottobre 2010

C'era una volta . . . . . .


" C'era una volta un Re e una Regina che abitavano in un grande castello circondato da un grande parco . . . . ecc. ecc." cosi' di solito incominciano le favole che si raccontano ai bambini. Ma il mio c'era una volta. . . non è rivolto ai bambini di oggi bensi' alle persone adulte, nate tra il 1940 e il 1950 che come me hanno vissuto all'ombra del campanile.

Dunque, c'era una volta una grande costruzione di legno con la copertura di lamiera tra la villa dei Saffioti e il laboratorio di falegnameria dei Cardona nella via Pietraliscia di Bagnara Calabra, sede dell'Azione Cattolica della Parrocchia Maria SS. e i XII Apostoli, retta per moltissimi anni dall'Abate Mons. Salvatore Gioffrè, chiamata semplicemente " la baracca". In questo luogo molte generazioni di giovani ( prima della mia) hanno trascorso la loro adolescenza, la loro giovinezza e parte della loro età adulta. Negli anni '60, purtroppo, è stata abbattuta per costruirvi un campo da tennis, durato una decina di anni; oggi è uno spazio coperto di erbacce completamente abbandonato e senza prospettive di recupero.

Ma torniamo alla baracca: aveva una superficie di circa 300 mq. e comprendeva una sala cinematografica con relativo palco per le recite parrocchiali; una grande stanza dove si svolgevano le riunioni settimanali e dove si giocava a ping-pong; una stanzetta adibita a Segreteria con un biliardino di calcio-balilla e una stanza adibita a biblioteca e sala di lettura; il tutto circondato da uno spazio aperto per agevolare l'entrata e l'uscita durante le proiezioni cinematografiche. In questi ambienti noi aspiranti, prejù, junjores e senjores degli anni '40 e '50, abbiamo trascorso gli anni più belli della nostra vita per cui ritornando con la mente a quel periodo, ricordo con gioia le riunioni del venerdi sera per discutere sulle pagine del Vangelo o sulle relazioni del Presidente Ciccio Gioffrè - oggi Ministro Straordinario della Chiesa - con la vigile assistenza spirituale dell'Abate Gioffrè, sotto la cui guida molti giovani hanno prima imparato e poi insegnato il Catechismo ai più piccoli, subito dopo la Messa sociale della domenica. Durante i lunghi pomeriggi estivi ricordo le avvincenti partite a ping-pong tra Riccardo Saffioti e Santino Barbaro o tra Franz Scordo e Pepè Velardo; tra Marcello Scordo e Melo Stillitano o tra me e Ciccio Federico per non parlare di Achille Bonifacio, Lorenzo e Rocco Pirrotta, Natale Velardo, tanto per citarne alcuni, considerati tra "i più bravi " tra virgolette. E poi le partite a carte " a padrone e sotto" per contenderci una gassosa o una aranciata fatta con le bustine. Quanta serenità e quanta allegria; quanta amicizia e rispetto tra i giovani di allora! Ricordo ancora che quando ci si incontrava per le strade non si diceva "ciao! o buongiorno o buona sera" ma "sia lodato Gesù Cristo" e l'altro rispondeva " oggi e sempre sia lodato": era un modo per distinguerci dagli altri che non frequentavano la chiesa o l'azione cattolica.

Sono certo che i "settantenni" o giù di lì, che leggeranno questo mio scritto, proveranno un pizzico di piacevole nostalgia e anche se ormai i tempi non sono più quelli della nostra gioventù, rifugiarci nei lontani ricordi felici dei tempi passati, fa bene al cuore e ci fa guardare al futuro con animo più sereno nella consapevolezza che il mondo che ci circonda non è poi così malvagio come spesso ci viene presentato.

sabato 16 ottobre 2010

XII Biennale di Architettura a Venezia.


Certo, quando si parla di biennale di Venezia il pensiero va subito al Cinema, ai personaggi famosi, ai tappeti rossi, alle sfilate di moda e soprattutto alle proiezioni cinematografiche "no stop" e alle giurie di prestigio che le dovranno giudicare per poi scegliere il migliore film, la migliore protagonista, il regista più originale, ecc.

Parlare quindi di Biennale di Architettura, suona all'orecchio un pò strano, ma a volte è proprio la stranezza dell'argomento che suscita curiosità ed interesse; se non altro per riflettere su una disciplina nuova per certi aspetti e diversa dal punto di vista della quotidianità; sarebbe molto più facile parlare di politica, di spettacolo musicale , di televisione , di cronaca scandalistica o di fatti locali. L'idea di scrivere qualcosa sull'Architettuta mi è venuta leggendo un articolo di Benedetta Carpi De Resmini dal titolo" L'architettura fa scuola" riportato su una rivista capitatami tra le mani per puro caso.
Secondo l'autrice dell'articolo "questa Biennale si profila come un vero e proprio laboratorio a cielo aperto in cui ogni artista invitato ha la possibilità di offrire il suo sguardo su questo nuovo millennio, per dare risposte concrete a un nuovo modo di vivere sostenibile e che possa sfruttare le potenzialità di ogni contesto, nel senso che l'Architettuta legata a tutti gli aspetti della vita contemporanea non sia un mero esercizio creativo di alcuni isolati "geni" ma diventi invece un'occasione di interazione tra le persone e lo spazio, una occasione di riflessione sul nuovo concetto di abitare. Questa mostra è perciò l'occasione per sperimentare le molteplici possibilità dell'architettura e per dar conto della sua pluralità di approcci ".
La XII Biennale di Architettura è in programma a Venezia fino al 21 Novembre 2010.

Quanto sopradetto da Benedetta Carpi De Resmini è pienamente condivisibile, ma non si può, secondo me, parlare di architettura senza citare il Palladio, vissuto nel XVI secolo, e delle sue opere che hanno costituito una rivoluzione nel settore, prese a modello in tutta Europa e negli Stati Uniti d'America (per esempio, la Casa Bianca è un modello di arte palladiana n.d.r. ).
Palladio seppe unire a mio avviso il linguaggio della bellezza esteriore con le funzioni razionali e pratiche attraverso un intelligente gioco di volumi e di finte architetture all'interno con paesaggi che sembrano fare eco a quelli reali all'esterno. Proprio questa relazione tra interno ed esterno, tra spazio reale e spazio immaginario, costituisce un obiettivo importante nella costruzione di ambienti tecnologicamente interattivi anche ai giorni nostri.

A questo punto, per concludere, non mi resta che invitare gli appassionati di architettura a visitare la mostra,con una capatina alla Villa Barbaro di Maser (Treviso) che rappresenta una svolta nella tipologia di edificio di campagna perchè collega il corpo centrale con le parti destinate ai servizi in maniera eccellente e perfettamente funzionale. (vedi foto)

venerdì 15 ottobre 2010

Premio Civilta' del Mare - XX Edizione -

Il 10 ottobre 2010, al Palatenda "Mia Martini" di Bagnara Calabra, si e' svolta la cerimonia di consegna del "Premio Civilta' del Mare", XX Edizione.
Su questa manifestazione ho scritto diversi articoli, essendo io uno dei collaboratori di Nino Romeo che l'ha vista nascere, ma ci potrebbe essere ancora "qualcuno" che solo oggi sente parlare del Premio Civilta' del Mare e vorrebbe sapere come e' nato e perche' ancora oggi ha tanto successo.
Andiamo indietro nel tempo........
Una sera d'estate del 1991, Nino Romeo stava conversando con lo zio Don Antonino Gioffre' - Parroco di Porelli ed autore del libro Storia di Bagnara - Editore La Ruffa - su alcuni problemi che impedivano a Bagnara di decollare dal punto di vista culturale: Bagnara era una cittadina ricca di bellezze naturali ma povera di "cultura" anche se all'epoca nascevano e morivano, come fuoco di paglia, diversi circoli cosiddetti "culturali". E in quella circostanza suggeri' al nipote l'idea di creare un "qualcosa" che potesse nel tempo modificare in bene la tendenza dominante di "piangerci addosso", combattere l'abulia a non valorizzare le nostre tradizioni, usi e costumi, e nel contempo, potesse divulgare attraverso la cassa di risonanza della grande manistazione musicale, tutto cio' che di bello era presente nella nostra terra. "Noi viviamo sul mare - gli disse Don Gioffre' - e la nostra storia ha come colonna sonora il rumore a volte dolce e a volte cupo del mare; allora perche' non istituire un premio da assegnare a personaggi che nei vari settori della loro attivita' professionale dimostrino di amare veramente questa nostra terra e di sentirsi orgogliosi della loro origine di calabresi e bagnaresi in modo particolare?"
L'idea piacque subito a Nino Romeo e in poco tempo allesti' uno spettacolo nella Piazza del Rosario ( era il 5 ottobre 1991) che chiamo' Premio Civilta' del Mare. Uno dei primi personaggi insigniti di tale riconoscimento fu MIA MARTINI, la "bagnarota" piu' conosciuta nel mondo per la sua bravura nel campo della musica leggera italiana.
Il successo di quella sera spinse Nino Romeo negli anni successivi ad allestire un teatro-tenda ed organizzare spettacoli sempre piu' suggestivi con ospiti di grande prestigio e la presenza di personalita' di chiara fama, riconosciute meritevoli del premio da una attenta e qualificata Giuria. Da quel lontano 1991 ad oggi piu' di 200 persone selezionate, bagnaresi, calabresi e non, hanno ricevuto la statuetta rappresentativa del premio creata per l'occasione dall'artista bagnarese Carmelo Barbaro ( una donna abbracciata ad un pescespada): Ministri, Politici, Magistrati, Giudici, Professori Universitari, Ricercatori, Rappresentanti delle Istituzioni, Giornalisti, Scrittori, Presidenti e Dirigenti RAI, Sindacalisti, Industriali, Musicisti, Cantanti, Compositori, Alti Ufficiali delle Forze Armate e Alti Prelati (per la categoria Virtu' Cristiane).
Il motivo di tanto successo?
Presto detto: Nino Romeo, abile stratega dello spettacolo oltre che regista apprezzato, ha sempre detto:" per avere successo bisogna credere in cio' che si fa" e lui, insieme ai suoi fidati collaboratori, ci ha creduto tanto in questo progetto che nell'arco di 19 anni, da un piccolo spettacolo di piazza, e' riuscito a creare un evento di portata internazionale, riconosciuto dalle stesse Istituzioni, dalla Critica e dal Pubblico, che ogni anno riempie il Palatenda di Piazza Municipio in ogni ordine di posti. Il Premio Civilta' del Mare e' diventato un appuntamento importante nel panorama artistico-culturale regionale; cosi' importante da meritarsi il Patrocinio della Regione Calabria, della Provincia di Reggio Calabria, del Comune di Bagnara Calabra, la presenza della RAI e di altre emittenti locali che ogni anno riprendono la cerimonia di consegna del premio per poi diffonderla in tutto il territorio nazionale.
Concludendo: "E' proprio vero che a volte una semplice idea, se affidata alla genialita' artistica di una persona competente, puo' aiutare ad avviare un processo evolutivo, sul piano culturale, di una collettivita'; e cio' che e' successo in questi ultimi 20 anni alla comunita' bagnarese: l'idea di Don Gioffre', recepita ed elaborata da Nino Romeo, "deus ex machina" dello spettacolo, ha contribuito ad invertire la tendenza di "piangerci addosso", a guardare al futuro della nostra terra con maggiore ottimismo e fiducia. Non solo, ma il premio Civilta' del Mare ha reso possibile la diffusione nel mondo di una immagine nuova, piu' nitida, piu' brillante della Calabria (e della sua gente), offuscata per anni da una "patina grigia" che impediva di mostrare tutte le sue potenzialita' dal punto di vista socio-culturale, dal punto di vista artistico-musicale, dal punto di vista professionale ed umano. Il Premio Civilta' del Mare ha operato questo miracolo; ha spazzato via la "patina grigia" per cui oggi la Calabria non e' piu' considerata la cenerentola d'Italia, ma una delle piu' belle regioni della penisola".
A questo punto ritengo che quel "qualcuno" di cui ho parlato all'inizio, se ha avuto modo di leggere queste righe, avra' certamente capito che il Premio Civilta' del Mare non e' solo una grande manifestazione musicale, ma un appuntamento importante dal punto di vista culturale, che speriamo possa continuare ad esistere per altre 20 edizioni (e forse piu').

Dove eravamo rimasti . . . .

Di solito questa frase si usa quando una conversazione, una cerimonia. una conferenza, ecc.... viene bruscamente interrotta e poi ripresa dopo un certo lasso di tempo ed è rivolta all'uditorio come per dire: Vi ricordate di che cosa stavamo parlando? Ebbene la stessa frase io oggi la rivolgo ai miei quattro lettori-sostenitori, visto che da parecchio tempo questo mio blog è rimasto "muto" : ... dove eravamo rimasti ?
A dire la verità inizialmente l'ammutinamento è stato causato da un mio errore nella navigazione Internet che mi ha fatto saltare la configurazione ( poi ripristinata da un amico esperto di computer!); successivamente sono arrivate le vacanze e per ricaricare le "batterie" sono andato in quel di Chianciano Terme presso l'hotel Trieste ( proprietari: Mario e Diego Cappellano di Bagnara) in compagnia, naturalmente della mia Signora, anche lei desiderosa di staccare la "spina" per una quindicina di giorni. Il mese di Agosto lo abbiamo dedicato al mare, Settembre al relax piu' completo; i primi 15 giorni di ottobre li abbiamo trascorsi con Francesco a S.G.La Punta (CT) ed oggi, terminate le divagazioni, riprendo i miei contatti con gli amici di sempre.
Confido nella benevolenza di quanti in passato, navigando in Rete, hanno avuto modo di approdare in questo mio blog ( " Ut Unum Sint ") e di quanti in futuro si aggiungeranno ai quattro lettori-sostenitori che sin dall'inizio, mi hanno aiutato in questa nuova esperienza che si è rivelata utile e interessante per la velocità con cui si entra in contatto con persone-amiche che vivono lontano o che non si incontrano da moltissimi anni, permettendo così di riallacciare rapporti che si ritenevano interrotti per sempre.

venerdì 18 giugno 2010

Un osservatore attento

Nei giorni scorsi è venuto a trovarmi un mio nipote da Milano, il quale facendo un giro per la città, ha notato che rispetto all'anno scorso alcuni miglioramenti sono stati fatti, sia per quanto riguarda la pulizia delle strade, l'illuminazione, l'erogazione dell'acqua che per quanto riguarda i servizi in generale. " Bagnara - mi ha detto - la vedo migliorare anno per anno e ciò dimostra che l'Amministrazione Comunale ci tiene a soddisfare "in primis" le esigenze dei cittadini e nello stesso tempo ad offrire ai turisti una città il più possibile accogliente ed ospitale. Sicuramente ad Agosto verrò con tutta la famiglia a trascorrere due delle tre settimane di ferie. So che anche quest'anno ci sarà un ricco programma di spettacoli musicali di grosso spessore artistico oltre a manifestazioni culturali e di intrattenimento di livello internazionale, per cui sono certo che, come due anni fà, sarà una vacanza interessante da ogni punto di vista; perciò ci vediamo ad Agosto!". Naturalmente quanto detto da mio nipote è pienamente da me condiviso anche perchè ritengo che il neo Sindaco Cesare Zappia, già Vice-Sindaco nell'Amministrazione Zappalà, (Il Dott. Santi Zappalà è stato eletto Consigliere Regionale nelle ultime consultazioni n.d.r.) in una dichiarazione rilasciata al giornale La Piana ha manifestato l'intenzione di proseguire sul solco di Zappalà nell'affrontare i problemi della città e di impegnarsi a completare il lavoro tracciato in nove anni di legislatura con l'aggiunta di nuove iniziative finalizzate al soddisfacimento delle esigenze primarie dei cittadini non tralasciando quelle che sono le tradizioni, la cultura e la valorizzazione dell'intero territorio di Bagnara Centro e Frazioni. Conoscendolo, sono sicuro che il Sindaco Zappia svolgerà con impegno e competenza il suo mandato, con l'ausilio di un'equipe di collaboratori preparati, che gli consentirà di portare a termine il lavoro programmato per quest'ultimo scorcio di legislatura. Auguro al neo Sindaco Zappia e ai suoi collaboratori "Buon Lavoro" con l'auspicio che al prossimo turno elettorale sarà Lui il Sindaco, eletto dai cittadini, a guidare l'Amministrazione che verrà.

P.S. Mio nipote pochi minuti prima di partire per Milano, mi ha detto: "Zio, ricorda al tuo Sindaco di usare il casco quando va in motocicletta; se non altro per dare l'esempio. A Milano l'ex Sindaco Albertini lo usava sempre!".

lunedì 7 giugno 2010

La comunicazione digitale nel mondo moderno.

In questi ultimi anni (dal 2000 in poi) si sente spesso parlare di "digitale": Fotocamera digitale, TV digitale, Digitale terrestre, Musica digitale , ecc. ... ma qual'è il significato di questa parola? Perchè conviene tanto utilizzare il "digitale"? La parola digitale sostanzialmente nell'ambito della tecnologia indica il metodo con cui vengono codificate e trasmesse le informazioni in contrapposizione all'altro metodo, quello "analogico" dominante fino ad oggi per le trasmissioni televisive e radiofoniche. La differenza sostanziale tra i due metodi è che l'analogico codifica le informazioni imitando il comportamento del fenomeno naturale che si vuole riprodurre ( come per esempio quando un Dj parla al microfono quest'ultimo converte l'onda sonora che è la sua voce in un'onda radio che imita la voce del Dj nel senso che ha una forma d'onda più o meno simile all'onda sonora della voce), il digitale invece opera in maniera diversa: digitalizzare un fenomeno naturale significa "convertirlo in simboli"; attualmente la codifica digitale utilizzata è quella binaria per cui convertire un fenomeno naturale in digitale significa convertirlo in una sequenza di bit. Questo avviene essenzialmente nei processi di " campionatura" e " quantizzazione". Ma entrare nei particolari tecnici di questi termini ci porterebbe lontano, nè sarei in grado di semplificare un argomento così vasto e complesso con parole mie: ogni termine ha una sua collocazione ben precisa e un significato specifico che non può essere manipolato. Secondo gli esperti del settore le trasmissioni digitali sono meno soggette alle interferenze rispetto a quelle analogiche; i supporti di memorizzazione digitali sono più duraturi di quelli analogici e se correttamente conservati mantengono assolutamente inalterata l'informazione contenuta. Inoltre in genere i supporti digitali contengono molta più informazione digitalizzata di quella che i supporti analogici contengono in forma analogica. La somma di questi fattori e l'esplosione dei PC, dei telefonini e di altri apparecchi audiovisivi tecnologicamente avanzati, hanno determinato l'inizio del dominio del digitale, che tutt'ora domina la scena mondiale della comunicazione. A proposito di PC : recentemente il Tribunale di Milano ha condannato Google per violazione della privacy di un ragazzo down, sbattuto alla berlina su YouTube. Naturalmente c'è chi ha visto in questa sentenza il principio della fine della libertà della rete, ma , secondo me, non è così: la sentenza del Tribunale di Milano rappresenta un forte segno culturale che determina il punto di partenza di ogni serio confronto sulla comunicazione digitale. La rete, se vuole sopravvivere, deve uscire dal senso di onnipotenza coltivato fino ad oggi. "Nell' interesse stesso di Internet - scrive Giovanni Valentini su Repubblica del 25 febbraio 2010- della sua libertà e creatività neppure la moderna cultura digitale può eludere il principio di responsabilità verso terzi. La libertà personale è assoluta, ma trova un limite invalicabile nel rispetto della libertà altrui". A questo punto qualcuno potrebbe obiettare che Google è come un "muro" sul quale il popolo della rete lascia i propri messaggi e quindi non ha alcuna responsabilità sul loro contenuto, ma la sentenza del Tribunale di Milano introduce il concetto che il proprietario del "muro" è almeno in parte responsabile di quello che c'è scritto sopra e nello specifico Google con un sistema di filtri e un adeguato personale da destinare a compiti di controllo potrebbe ridurre la possibilità di danneggiare persone ed imprese. Certamente tali strumenti di controllo costano; ma essendo Google un colosso che guadagna sei, sette miliardi di dollari all'anno, potrebbe, volendo, sopportare facilmente il peso economico di una simile operazione di salvaguardia e di tutela della privacy. all'interno di un sistema di scambio di informazioni e quant'altro , articolato in maniera corretta e leale nei confronti della rete, sempre più incisiva nella vita di tutti i giorni. Ecco perchè si fà largo l'idea che Internet non può svilupparsi al di fuori di una logica che contempli non solo diritti e doveri, ma anche la necessità di porre delle regole nel Far West digitale del mondo moderno. Solo così il "digitale" acquista la sua funzione di veicolo preferenziale nello sviluppo tecnologico e progresso civile della nostra Società.

Un rientro atteso

Dopo un lungo silenzio, durato circa due mesi, riprendo la pubblicazione di articoli che ritengo possano interessare non solo i "naviganti" abituali di Internet, ma anche coloro che occasionalmente, per curiosità o desiderio di conoscenza, fanno capolino in questo mio blog. Gli argomenti da me trattati non hanno un palinsesto ben definito o una specifica collocazione nel vasto panorama tecnico-letterario, ma si limitano a fotografare fatti, circostanze, tematiche e concetti di un certo peso che, attraverso una mia visione personale, mi auguro, siano di facile comprensione. Come ebbi modo di dire in altre occasioni, non ho la pretesa di impartire lezioni o di fare mostra di "alta cultura", ma l'idea di creare un blog tutto mio è scaturita dalla necessità di relazionarmi con gli altri su argomenti importanti; di scambiare delle opinioni con gli amici; di iniziare un processo di arricchimento del mio bagaglio culturale ( non si finisce mai di imparare !), ma soprattutto di verificare le mie capacità psico-intellettive nell'uso di nuove tecnologie (computer, modem, internet, ecc.) per restare al passo coi tempi. Forse è stata questa sfida con me stesso il vero motivo e se ci sono riuscito, lo devo anche al supporto tecnico prestato dall'amico Saso Bellantone che mi ha indicato le modalità d'impostazione e suggerito le direttive per una sua corretta gestione. Mi auguro che i miei quattro assidui lettori non mi abbiano dimenticato dopo questo mio lungo, forzato silenzio e sarei felicissimo se potessi continuare a godere della loro sincera ed affettuosa amicizia. Il mio prossimo articolo tratterà la comunicazione digitale e la necessità di porre delle regole. Mi pare un argomento di attualità visto che il digitale ormai è entrato in maniera quasi violenta nel nostro vivere quotidiano.

sabato 5 giugno 2010

Un po' di educazione . . . . .

In questi ultimi tempi sia alla televisione che sui giornali abbiamo sentito parlare di sessualità per degli episodi molto delicati che si sono verificati soprattutto nelle grandi città, ma anche nei piccoli centri del nostro Paese, per cui ritengo sia importante avere idee chiare su tale argomento. In questo mio post, farò riferimento molto spesso al Dr Le Moal, medico specializzato in psichiatria ed assistente alla clinica neuro-psichiatrica infantile di Parigi, il quale attraverso una serie di conferenze ha dimostrato che, partendo dalla biologia sessuale, la riuscita di una vita è un problema d'orientamento dell'affettività che non può manifestarsi se non è un dono di sé. In questa materia è necessario avere idee chiare per non commettere gravi errori ogni qualvolta parliamo di sessualità ed è per questo che cercherò di esporre l'argomento in maniera semplice con termini tecnici di facile comprensione.

Secondo il Dr Le Moal, una prima nozione fondamentale è la distinzione tra :

sessualità ed istinto generativo.

La sessualità comprende l'individuo nel suo insieme,fisico e morale; l'istinto generativo non è che uno degli aspetti della sessualità che riguarda la funzione della riproduzione. Le due nozioni di sessualità ed istinto generativo sono molto diverse tra di loro, sono perfino opposte: noi infatti non possiamo non essere sessuali, ma possiamo non avere realizzazioni concrete sul piano generativo. In definitiva qualunque sia la nostra vocazione, vocazione al matrimonio o allo stato religioso, il giorno in cui dobbiamo concretizzare il dono di noi nell'essere amato, sotto una forma o sotto un'altra, quello che occorre è che ci si doni completi quanto più possibile. Conseguentemente di fronte a noi stessi e di fronte agli altri, noi saremo efficienti nella misura in cui saremo completi; da qui deriva che il problema sessuale deve da noi essere considerato come un qualcosa che deve trovare la sua sistemazione nel quadro generale della persona umana. Un tempo si pensava che il problema sessuale non si ponesse nella vita di un individuo se non dal tempo della sua pubertà,della sua formazione fisica. Errore!

Secondo Freud l'evoluzione sessuale si manifesta in due grandi periodi: il primo va dalla nascita all'inizio della pubertà detto autoerotico; il secondo, dalla pubertà alla morte detto altererotico; il primo è quello durante il quale l'individuo ricerca il piacere sessuale in se stesso; il secondo invece è il periodo in cui si ricerca un intervento estraneo nella propria vita sessuale. Questi due periodi di evoluzione sessuale sono paralleli all'affettività, che li comanda e fa spostare l'interesse per sé, verso l'interesse per gli altri. Ma mentre l'evoluzione affettiva tende a porre nella nostra vita una sempre maggiore donazione di sé, l'evoluzione sessuale è condizionata dalla evoluzione affettiva, per cui, in definitiva il piano umano fondamentale è quello affettivo ed è l'evoluzione affettiva che domina su tutte le nostre relazioni, sia con noi stessi che con gli altri.

Ma cos'è l'affettività? L'affettività non è l'affetto. L'affetto è uno degli aspetti dell'affettività, così come l'istinto generativo è uno degli aspetti della sessualità; l'affettività ,perciò, è l'insieme dei sentimenti consci ed inconsci che noi proviamo verso noi stessi, gli altri e l'universo in genere. E' dunque il campo dei sentimenti qualunque sia il loro oggetto. Facciamo un esempio:allorché davanti ad un bel paesaggio,ad un quadro d'autore o ad un oggetto di grande valore noi proviamo una emozione, questa è affettività così come è affettività quando proviamo un grande dolore per la perdita di una persona cara.


Il termine di educazione sessuale è un termine inesatto in quanto molto spesso si confonde con educazione genitale,che consiste nello spiegare ad un ragazzo il meccanismo della procreazione, per cui è necessario distinguere due aspetti:


1) - Educazione sessuale propriamente detta.

    Secondo il Dr Le Moal, l'educazione sessuale è un tutt'uno con l'educazione, intesa come istruzione; egli sostiene che sviluppare nella ragazza e nel ragazzo un certo numero di funzioni intellettuali proprie al loro sesso sia sul piano fisico che su quello caratteriale, giova moltissimo al loro equilibrio sessuale nei rapporti con gli altri. Ma non basta; anche dall'equilibrio sessuale degli educatori e dei genitori dipende tutta l'educazione sessuale per cui le madri in particolare ricoprono a questo proposito un ruolo importantissimo. Quante ragazze pensano al matrimonio e perciò alla sessualità come ad un qualcosa che deve necessariamente concludersi con un divorzio, essendo cresciute nella confidenza di una madre delusa ed insoddisfatta? Una donna può non avere trovato la sua soddisfazione perché si attendeva dal marito ciò ch'egli non poteva darle o perché non ne era capace; così pure vi sono delle donne che si attendono dal marito un amore paterno che questi, se è equilibrato, non può loro dare. In questi casi è evidente che nascono conflitti, che fanno capire la mancanza di un'equilibrio individuale in materia di educazione sessuale. Per la bambina vi è un problema molto importante ( ed anche qui l'equilibrio della mamma e del papà sono fondamentali), ed è l'accettazione del sesso. Mentre per il maschietto è cosa rara non accettare il suo sesso, per la bambina è il contrario: molte ragazzine vorrebbero essere dei maschietti e questo fatto può dipendere da una cattiva educazione, da una disarmonia fra i genitori, da riflessioni insoddisfatte fatte dalla mamma davanti alla figlia. A volte dipende dalla configurazione anatomica dell'uno e dell'altra; per esempio alcune bambine considerano come inferiorità il fatto di non avere genitali visibili come il fratello; ma vi possono essere anche ragioni sociali: un tempo si parlava di sesso forte e sesso debole e si riteneva che l'uomo fosse quello forte per cui era logico che la donna aspirasse a divenire eguale all'uomo; obiettivo che ora è stato raggiunto sul piano sociale in quasi tutti i Paesi del mondo.A questo punto nasce spontanea la domanda: E' utile riunire insieme ragazzi e ragazze? La risposta è si, fino ad una certa età, affinché ciascun sesso conosca l'altro in modo semplice e corretto; il contatto con la realtà acquieta la fantasia e l'immaginazione.

    2)- Educazione genitale.

    Molto spesso un ragazzino fa delle domande alle quali il più delle volte non sappiamo come rispondere; per esempio ci chiede: dove si trova il bimbo prima della nascita? Qual'è la funzione del padre nella procreazione? Quando si può cominciare ad avere rapporti sessuali? Le risposte a queste specifiche domande quasi sempre sono molto vaghe e menzognere,anche se gli specialisti del settore, come il Dr Le Moal, consigliano di dire sempre la verità ponendo i problemi sessuali su di un piano affettivo perché se i ragazzi e le ragazze vogliono riuscire a vivere la loro vita in modo corretto e perfetto dal punto di vista sessuale, devono inglobare il loro essere nell'affettività e nell'amore. Per ottenere ciò è assolutamente necessario che anche gli educatori come i genitori abbiano un loro equilibrio dal lato sessuale per ispirare fiducia e dare certezze; se però in entrambi, genitori ed educatori, non c'è questo equilibrio, i risultati saranno falsati completamente e la loro funzione globale di genitori ed educatori non può avere successo nell'educazione sessuale delle nuove generazioni di ragazzi e ragazze.

Nota dell'autore:

Anche se apparentemente l'esposizione ha la struttura di una lezione di tipo scolastico, tengo a precisare che nel trattare questo delicato argomento ho inteso dare un mio piccolo contributo, attraverso ricerche su specifiche pubblicazioni, alla corretta comprensione di certi “valori” ritenendo che ognuno di noi abbia il dovere morale di aprire gli occhi a quanti, in buona o cattiva fede, intendono tenerli chiusi su argomenti che interessano la nostra Società. Con questo spirito ho pensato di pubblicare questo post nel mio blog, sperando che almeno i miei quattro assidui lettori siano d'accordo con me.

Naturalmente l'argomento è molto complesso e andrebbe approfondito in tutti i suoi risvolti, ma non essendo io un esperto o uno studioso di problemi sessuali, mi sono limitato a sottolineare alcuni punti importanti di una materia (l'educazione sessuale) ancora oggi considerata, per certi aspetti, un “tabù”. Secondo me, se succedono episodi spiacevoli in questo campo, il più delle volte, è per mancanza di conoscenza e di educazione, nei termini sopra descritti.