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lunedì 1 febbraio 2010

Haiti: dal Paradiso all’Inferno



Il 12 gennaio 2010 nell’area caraibica del Centro America un terremoto di vaste proporzioni, ha devastato l’isola di Haiti e zone limitrofe seppellendo sotto le macerie circa 200.000 persone, con migliaia e migliaia di feriti e centinaia di migliaia di senzatetto; persone scampate alla morte, ma prive di ogni più elementare mezzo di sopravvivenza: cibo, acqua, medicinali, indumenti, elettricità, insomma prive di tutto. A memoria d’uomo, terremoti di tale intensità nell’arco di alcuni secoli si possono contare sulle dita di una mano. L’ultimo ch’io ricordi (per averlo letto nei giornali in occasione del centenario) fu quello che colpì l’area dello stretto di Messina il 28 dicembre 1908. Reggio Calabria e Messina furono rase al suolo con tanti morti, feriti e danni ingenti a fabbricati, chiese, teatri, palazzi istituzionali e semplici abitazioni. Ma forse quello di Haiti è stato molto più forte in quanto, dalle immagini televisive, palazzi, chiese, ospedali, scuole ed abitazioni civili erano costruite in cemento armato. Nel 1908 invece non si conosceva il calcestruzzo né il cemento armato per cui le costruzioni di quell’epoca si presume fossero meno resistenti ai movimenti tellurici, molto frequenti, peraltro, in quell’area considerata ad alto rischio per la vicinanza di vulcani attivi come l’Etna e lo Stromboli. Da allora molti progressi sono stati fatti per limitare al minimo i danni per simili fenomeni: sono state elaborate nuove tecnologie nel modo di costruire (sistemi antisismici) e anche i materiali impiegati si sono rivelati molto efficaci nel corso del ‘900 in occasione di analoghe circostanze. Ma torniamo ad Haiti. Dal 12 gennaio oltre 130 Nazioni, migliaia di volontari, Associazioni umanitarie, militari e semplici cittadini, stanno facendo a gara per portare aiuti alla popolazione superstite: tonnellate e tonnellate di medicinali, generi alimentari, acqua, latte, coperte, ospedali da campo, attrezzature meccaniche, ambulanze ecc., stanno arrivando ad Haiti con ogni mezzo; una gara di solidarietà senza precedenti, viste le proporzioni e la gravità del sisma. Tale mobilitazione mi ha fatto tornare in mente l’invocazione del Beato Giovanni XXIII, il Papa Buono, pronunciata nel corso dei lavori del Concilio Vaticano II “Ut Unum Sint” (ché siano una cosa sola); Lui che aveva conosciuto le guerre, le violenze, le deportazioni nei campi di concentramento e, nel 1962, il pericolo di una terza guerra mondiale per la crisi di Cuba, con questa invocazione a Dio voleva che i Popoli di tutto il mondo vivessero in pace e si sentissero un solo popolo a prescindere dal colore della pelle, dalla lingua, dal credo religioso o dalle condizioni sociali. Ecco questa imponente mobilitazione per Haiti mi fa pensare che la preghiera del Papa Buono abbia toccato i cuori degli uomini di buona volontà e mi fa sperare in un nuovo modo di concepire la Vita, la Pace, la Solidarietà umana e la Convivenza civile. Voi che ne dite? Mi piacerebbe conoscere la vostra opinione su questa mia interpretazione.

1 commento:

  1. Così dovrebbe essere...dovremmo cominciare a immaginarci - al di là delle differenze etniche, linguistiche, culturali e religiose - come un unico grande popolo che vive nel medesimo pianeta: la Terra. In questo senso, è necessaria grande solidarietà tra noi terrestri, non solo nelle sciagure come quella capitata ad Haiti, ma ogni giorno per ogni eventualità. Questa solidarietà, inoltre, va data anche alla Terra stessa, che non è un soprammobile o una risorsa infinita da sfruttare a proprio piacimento. "Gea" è un essere vivente che, in quanto tale, può ammalarsi e può morire: a noi tocca, proprio come facciamo con la nostra abitazione (chi è fortunato ad averla) curare la salute della grande "casa" nella quale tutti viviamo. Soprattutto, perché la Terra può anche arrabbiarsi e poi il peggio tocca a noi...
    Terra e terrestri - compresi con questa seconda definizione gli animali, le piante, i minerali, gli elementi tutti, persino l'aria che respiriamo - siamo un unico sistema. Dunque, sono d'accordo con lei: Pace e solidarietà tra i terrestri, però sempre; cura e amore per la Terra.
    Il nuovo mondo si edifica a partire da queste prerogative.

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