N.B. : Gli articoli possono essere letti in 70 lingue diverse.

Translate

venerdì 26 febbraio 2010

Io e Zanna

Quella che vedete è la cagnetta che mi ha fatto compagnia per circa nove anni; una cagnetta di una intelligenza senza pari e una dolcezza che incantava. Ricordo le parole che un giorno mi disse il proprietario di un hotel per cani di Saracinello (Reggio Calabria) quando sono andato a riprenderla dopo 14 giorni di soggiorno in quella struttura ( l'avevo portata perchè quell'anno dovevo accompagnare i figli col treno a visitare Firenze e dintorni, come premio. ndr) Queste le parole che mi sono rimaste impresse nella mente:" In questo hotel in tanti anni di attività ne ho visti di cani: di tutte le razze e di tutte le taglie, ma cani intelligenti come questa cagnetta, mai ! In 14 giorni non ha assaggiato cibo e il suo sguardo è stato sempre fisso verso il cancelletto del suo box nella speranza di vedervi arrivare. Faceva tanta tenerezza! Non vi ho telefonato, come eravamo rimasti, per non guastarvi la gita". Zanna, questo era il suo nome, era un cane speciale; un cane che sapeva amare e pregare: sì pregare, avete capito bene! E come, mi direte. Così! Di solito quasi ogni sera portavo Zanna sulla Villa per farla correre, mentre io, magari, mi intrattenevo con qualche amico a conversare. Ad un certo punto al suono delle campane della Chiesa Madre all'imbrunire ho notato che il cane nel punto in cui in quel momento si trovava , si fermava e rivolto verso la chiesa, emetteva dei suoni un pò lamentosi, come degli ululati che accompagnavano il suono delle campane: poi riprendeva a correre come prima. Mah ! Sarà un caso, ho pensato. Nei giorni successivi ho voluto verificare se quel comportamento era un fatto occasionale oppure no, per cui lo portavo quasi sempre alla stessa ora. Ebbene, ogni sera al suono dell'Ave Maria, Zanna ripeteva sempre gli stessi gesti. Una sera sulla Villa stava passeggiando un sacerdote; mi sono avvicinato e gli ho chiesto perchè il cane si comportava in quel modo al suono delle campane e lui mi ha risposto: " E' una forma di preghiera e di ringraziamento, in quanto anche gli animali sono creature di Dio, come gli esseri umani". Zanna è stata accolta in casa il 6 gennaio 1987, giorno dell'Epifania ed è morta il 24 settembre 1995, giorno della festa di Marinella, Maria SS. di Porto Salvo. Questa strana coincidenza mi ha suggerito questi semplici versi che rimarranno come segno tangibile della sua presenza nella mia vita:
"In un giorno di festa sei arrivata,
E in un giono di festa te ne sei andata.
Circa nove anni hai vissuto in casa mia;
Abbiam giocato, corso e saltellato,
Ed ora che non ci sei,
Mi manchi assai, assai".
Scusate se a distanza di 15 anni dalla sua morte, ancora mi commuovo pensando a lei.

giovedì 25 febbraio 2010

Un uomo che amava la vita.

Sfogliando la rivista della SIAE "VIVAVERDI" del Febbraio 2009, mi sono soffermato su un articolo di Renato Pareti, che mi ha colpito molto , perchè mette in evidenza un lato poco conosciuto di un Artista della nostra terra, molto noto e molto amato soprattutto da noi Reggini: Mino Reitano.
L' immagine pubblica di un personaggio dello spettacolo, a volte, nasconde i veri pregi dell'uomo che è in sè; fa passare in secondo piano i sentimenti che un artista prova fuori dalle scene; sminuisce la grandezza d'animo del cantante o dell' attore che davanti ai microfoni, alle telecamere o alle cineprese, deve apparire quello che non è. Di Mino Reitano cantante, attore, scrittore, compositore si è detto e scritto moltissimo, ma forse pochi sanno che Mino dentro di sè aveva una grande fede e una grande umanità. Di lui, così scrive Renato Pareti: "Il cosmo dell' arte è quasi totalmente frequentato dagli sponsor ed il loro agire, inquinato dal senso degli affari ad ogni costo, fa le sue vittime anche nel mondo della musica e dello spettacolo. E' stato così in passato ma lo è sempre più spesso nel presente. Non tiene conto del fatto che uno sia una brava persona o un disonesto: non seguire certe regole porta direttamente al dimenticatoio. Con Mino, invece no, non è successo così !" E continua: "Dentro di sè ha sempre camminato quel giovane con la valigia piena di passione, una chitarra e cento illusioni, che partì tanti a nni fà dalla Calabria. Lui aveva dentro di sè certezze ben più importanti: la famiglia, la fede e quei milioni di persone invecchiate con le sue canzoni". E più avanti scrive :" Un uomo dolce, tenero e sincero, sempre pronto a dare una mano, sempre disponibile ad aiutare gli altri". Sottoscrivo "in toto" quanto scritto da Renato Pareti e posso aggiungere, perchè l'ho conosciuto di persona, che dal suo viso non è mai mancato il sorriso, neanche difronte ad episodi spiacevoli; da calabrese vero, sapeva affrontare le avversità con intelligenza, gentilezza e dignità e lo ha dimostrato fino alla fine della sua vita, allorquando la fede che era dentro di sè, è venuta fuori in tutta la sua maestosità: " Offro le mie sofferenze a Gesù e alla Madonna e sull'esempio di Maria neanch' io perdo la speranza". E più avanti :" Ne approfitto per perdonare tutti. Io stesso chiedo perdono nel caso abbia danneggiato qualcuno, anche se, nel limite delle mie possibilità, ho sempre cercato di aiutare e comprendere tutti". Così come ho concluso su questo mio blog il ricordo di Mia Martini, vorrei ripetere per Mino Reitano la stessa frase:"Nessuno muore sulla terra, finchè vive nei cuori di chi resta" e Mino come Mia vivranno per sempre nei nostri cuori.

martedì 23 febbraio 2010

Un dono assai gradito

Nel mese di giugno dell'anno scorso, ho ricevuto un plico contenente un libro del mio carissimo amico Achille Bonifacio ( vedi foto della copertina), con questa dedica :
" Al caro Natalino, con tanto affetto e l'augurio che la B.Vergine Maria lo protegga sempre, unitamente ai suoi cari. Giugno 2009 . Achille". Naturalmente subito l'ho chiamato al telefono per ringraziarlo e ricambiare con altrettanto affetto l'augurio che ho tanto gradito. Ebbene, di questo libro voglio riportare la PREMESSA che compendia le motivazioni e le finalità per le quali è stato scritto. Così scrive Achille Bonifacio nella premessa del suo ibro "Una Donna vestita di sole" .
"Una mattina di fine estate, all'improvviso, non so come nè perchè, dopo aver visitato in ospedale una mia zia ammalata,
mi passò per la mente l'apparizione di La Salette (piccola località francese, non lontana dalle Api) di cui ricordavo solo il fatto miracoloso in sè. Nient'altro. Quel giorno mi accompagnò fino a casa. Era il 19 settembre 1997. Consultai un libro sulle apparizioni mariane e quale fu il mio stupore nel leggere che la Vergine era apparsa a Melania e Massimino (due pastorelli di 15 e 11 anni, rispettivamente), a La Salette, il 19 settembre 1846 !
Quanto mi accadde fu un fatto casuale? Un segnale che la mia zia,devotissima alla Madonna, avrebbe superato un difficile intervento chirurgico? O non, piuttosto, un larvato richiamo perchè io Le rivolgessi maggiore "attenzione"? Ed in qual modo? Ecco, in primo luogo,accogliendo, senza ulteriori tentennamenti, il messaggio della Vergine piangente di La Salette, che può essere sintetizzato nelle parole del Signore ". . . se non vi convertite, perirete. . ." e quindi, rafforzando l'amore e la devozione per la Mamma di Gesù e degli umani; ma anche, certamente, facendo testimonianza utilizzando i talenti affidatemi, quali che essi siano, attraverso l'impegno culturale; esercitando, cioè, una sorta di "carità intellettuale".
Orbene, io sto ancora cercando di fare miei i verbi, graditi a Maria, indispensabili per un cristiano che faccia cultura, come mi pare d'aver letto da qualche parte: ricordare, imparare, conformarsi, supplicare, annunciare. Tradussi in versi quel fatto bellissimo, che poi divenne l'ultimo capitolo d'una silloge. Scrivevo queste cose già nel 2003, allorchè, "quasi. . per prendere fiato e coraggio", approntai un opuscoletto, dove raccolsi in un solo corpus tutti i miri versi mariani già pubblicati. Dopo qualche tempo e dopo aver rifletturo, meditato, studiato, approfondito, mi misi all'opera per onorare l'impegno letterario-devozionale al quale ritenni d'essere stato chiamato. Ne è nata un'insolita, lunghissima preghiera alla Vergine Maria in forma di poema in ottave toscane, ch'è articolato in 14 canti ( con proemio e congedo), corrispondenti, quanto ai contenuti, ad altrettante fasi della storia mariana, così come io l'ho liberamente concepita all'interno della mia opera laudativa della Madre di Dio e Madre nostra, che adesso, timidamente, nella ricorrenza dei 150 anni delle apparizioni di Lourdes, offro alla sensibilità a all'attenzione dei miei affezionati lettori, compresi i miei cari, sperando, come sempre, nella loro benevolenza".
Nei prossimi giorni nell'angolo della poesia riporterò alcune ottave del canto VII ( Dall'ultina cena alla sepoltura)

L'angolo della Poesia

Dopo la pubblicazione di Dolce sogno. . . (una mia poesia scritta 50 anni fà o giù di lì ) ho pensato di aprire una finestra in questo mio blog, dedicata alla poesia. In questo spazio, quindi, conto di pubblicare liriche di poeti già affermati e molto conosciuti e poesie di persone che scrivono per diletto. come me per esempio. Io sono convinto che la Poesia, come la Musica per altri versi, sia una delle Arti più nobili del nostro sapere che consentono, se amate, all'animo umano ad elevarsi in una dimensione di solenne spiritualità, capace di avvicinare il suo essere, inteso come soggetto pensante, al divino, inteso come Entità soprannaturale. La poesia che ho scelto oggi si intitola "Alla mia Musa (Bagnara)" scritta da Mimmo Fadani e pubblicata in diverse antologie.

Alla mia Musa (Bagnara)

Tu, ed io
veniamo dal mare
come dolce fiaba
emersa da un grembo
di marea.

Tu, fiore di
madrepora rossa
levigata dal vento
io, verde muschio di scoglio
baciato dal sole.

Qui, siamo nati
e qui, senza avventura
d'amor
viviamo
senza parlare.

Qui, nel tempo, eternaTu sarai
mentr'io, acqua di
mare diverrò
ma nell'onda sentirai dopo l'oblio
la mia voce, dir: t'amo, paese mio.

domenica 21 febbraio 2010

Dolce sogno. . . . . .



Quante volte abbiamo sognato di trovarci in un'isola deserta, nei lontani Caraibi , sotto una palma, sdraiati su una spiaggia finissima a guardare il mare cristallino, o appisolati su una amaca legata tra due palme in uno di quei favolosi tramonti hawaini! Quante volte abbiamo immaginato di aver vinto una lotteria e brindare con gli amici con champagne e caviale! Quante volte abbiamo desiderato dentro di noi di avere una bella macchina e sfilare per le vie della città, suscitando,magari, l'invidia della gente che non ha avuto una simile fortuna! Si, lo abbiamo sognato e lo abbiamo desiderato, almeno una volta nella vita, ma purtroppo non sempre i sogni si avverono.
Quanta delusione al risveglio!
Ma dopo un pò guardandoci intorno e osservando il viso di un angioletto che dorme nella sua culla accanto al nostro letto, come per incanto, tutto ciò che pochi minuti prima avevamo sognato o desiderato, scompare. Riprende il tran tran di tutti i giorni e il sogno ritorna nel suo cassetto della nostra memoria. Ebbene moltissimi anni fà, quando ancora frequentavo il Liceo Classico, ho scritto una poesia che ho intitolato "Dolce sogno"; una poesia di tutt'altra natura: non l'isola deserta; non il tramonto hawaino; non la mercedes di lusso, nulla di tutto questo. E' una poesia che ai tempi di Radio Perla del Tirreno avrò declamato una o due volte con un sottofondo musicale che mi ha procurato, allora, molte telefonate di apprezzamento. (Radio Perla per chi non lo sapesse è stata la prima radio privata di Bagnara Calabra, di cui io facevo parte con dei programmi di intrattenimento musicale e non. Qualche mia trasmissione la potete trovare su Internet alla voce Archivio Storico Fotografico Bagnarese). Ecco la poesia :

Dolce sogno. . . . .

Come candido giglio
In mezzo ai fiori s'erge,

Ed un profum soave
Nell'aria spande,


Mentre intorno vaga
Un cinguettio d'uccelli

Ad annunciar della stagion novella
Il dolce ingresso,


Così m'appare in sogno
L'angelico tuo volto

Ad allietar l'alma mia
Sola e triste senza Te.

Ma ecco che con l'alba
Svanisce il dolce sogno,

E come per incanto
Dilegua la tua vision,


Lasciandomi il ricordo
Degli occhi tuoi lucenti,

Il suon della tua voce,
La gioia di brevi istanti.


Oh sogno ingannatore,
Che vieni e te ne vai !

Tu se l'unico e il solo
A far felice il cor.

Come certamente avrete capito, la poesia è stata scritta per una ragazza, una delle più belle ragazze di Bagnara di quel periodo, in un momento particolare della mia vita. Quella ragazza poi cresciuta, nel 1971 è diventata mia moglie. Il prossimo 26 settembre festeggeremo 39 anni di matrimoio e spero con tutto il cuore di poter concludere i miei giorni con Lei a fianco perchè è la persona che più di ogni cosa amo e desidero avere accanto per sempre.

sabato 20 febbraio 2010

La mia pagella di IV^ Elementare


Insieme al quaderno, tra i ricordi d'infanzia, ho trovato anche la pagella con i voti e l'attestazione della promozione alla V^classe, datata 30.6.1950, firmata dall'insegnante G.Veneziano. Come si pò evincere non sono stato un alunno "eccellente" bensì un ragazzo normale che, tutto sommato, non ha sfigurato. Come potete notare in Religione, Disegno e bella scrittura, Canto, Lavoro ho avuto: Sette; Educazione morale, civile e fisica: Dieci ; nelle altre materie Sei.
Una annotazione personale: "Ma i voti di oggi hanno la stessa valenza di quelli di sessanta anni fà?. Mi piacerebbe conoscere la vostra opinione: cosa pensate al riguardo?"

venerdì 19 febbraio 2010

Ricordi d'infanzia



Rovistando in un cassetto, nei giorni scorsi mi è capitato tra le mani un vecchio quaderno con la foderina nera. Lo apro e leggo “Quaderno di Tripodi Natalino – classe IV Elementare – Anno scolastico 1949-1950 – Maestro Veneziano Giuseppe.” Non vi nascondo che ho provato una certa emozione nello sfogliare quelle pagine un po' ingiallite dal tempo: sono trascorsi 60 anni e in sessanta anni moltissime cose sono cambiate. La mia curiosità di sapere come ero, cosa e come scrivevo quando avevo 9 anni, è stata tanta da soffermarmi e leggerlo dal primo all'ultimo foglio. Ad un certo punto, a metà del quaderno, leggo:” Compito: Raccontate chi siete e dove vivete .” Con un sorrisetto sulle labbra, mi sono detto: “voglio vedere cosa ho scritto di me e sottovoce ho incominciato a leggere mentre dentro sentivo una certa nostalgia di un periodo della mia vita alquanto felice. “ Mi chiamo Natalino Tripodi e sono il 12° di tredici figli. Oggi siamo dodici perchè uno Pepè è morto sotto i bombardamenti nell'Agosto del 1943. Mio padre prima della guerra era un costruttore ed aveva tanti operai. A Bagnara ha fatto l'orologio della Sirena e tante case e la più grande è quella dei Messina, nella piazza Mercato, dove ogni anno a Pasqua i Rosariani fanno affruntata. Dopo la guerra la mia famiglia si è trasferita a Soverato e da qualche anno a Vibo Marina. Io sono rimasto a Bagnara e vivo arangiara con le zie e due fratelli Turi e Malia. Le zie sono sarte ; zia Concetta fa le saie e i faddali; zia Maria ricama e fa i corredi, mentre zia Santa cuce i vestiti e fa abiti da sposa. Io sto bene con loro ma durante le vacanze di Natale vado a Vibo Marina per stare un po' con i miei. Ho tanti amici e pomeriggio giochiamo a singatella, a statua, o surici, o palorgio, ambucciateja fino a sera, al suono delle campane del Carmine. All'Ave Maria tutti a casa.” In fondo alla pagina un segno del maestro per indicare che l'aveva letto, ma senza voto. Il Maestro Veneziano non usava mettere voti sui quaderni ma un visto con la matita blu.

Finito di leggerlo, mi sono ritrovato con gli occhi umidi e un nodo di commozione alla gola. Sono passati 60 anni da allora. Quante cose sono cambiate! Eppure quando pensiamo al passato, ai tempi della nostra infanzia proviamo una gioia particolare, sensazioni ed emozioni che hanno il sapore di un qualcosa di indefinito ed indefinibile, ma pur sempre piacevole a ricordare. Questo è quello che io ho provato nello sfogliare quel quaderno con la foderina nera di sessanta anni fa.

A questo punto,considerato che nel componimento ci sono delle parole dialettali, è bene tradurle.

Pepè = Giuseppe

Piazza Mercato = Odierna Piazza Morello

Affruntata = Incontro di Gesù Risorto con la Madonna

Arangiara = Rione di Bagnara Calabra nel Centro storico

Saja = Gonna larga plessata caratteristica delle donne di Bagnara

Faddali = Grembiule con due tasche legato alla gonna

Singatella = Gioco della campana, che veniva disegnata a terra col gesso

Statua = Gioco nel quale un giocatore rincorre l'altro, che al tocco, si deve fermare

Surici = Rimbalzello con mazza e un pezzo di legno appuntito ai lati, detto “topo”

Palorgio = Trottola

Ambucciateja = Nascondino

Istruzioni per l'uso (seconda parte)



Domanda :
Il miglior modo per imparare a scrivere decentemente è leggere molto?E quali sono i libri che ogni scrittore dovrebbe aver letto prima di iniziare a scrivere, quella sorta di alfabeto comune irrinunciabile?”


Questa la risposta dei nostri esperti.

- Matteo Galliazzo: “Mah,credo che sia diverso,di solito a uno viene in mente di scrivere solo se legge molto,ma secondo me non è necessario aver letto molto per scrivere cose interessanti Credo che sia molto meglio aver avuto una vita interessante,per esempio, o aver conosciuto gente interessante, o aver visto posti interessanti o avere una visione particolare delle cose. Io quando ho iniziato a scrivere racconti ero molto più influenzato dai testi delle canzoni che non dalla letteratura vera e propria. Ora penso di essere molto influenzato dalla televisione,dagli spot pubblicitari . . . .

Quindi boh, secondo me non ci sono libri indispensabili per cominciare a scrivere, anzi,spesso penso che uno meno ha letto meglio si orienta verso le cose che vuole raccontare.”

- Raul Montanari: ”Penso che ogni autore abbia un suo canone ideale, come d'altronde ogni lettore. Penso che si impari moltissimo dai grandi narratori, intendendo con questo termine gli scrittori che, soprattutto a cavallo fra Ottocento e Novecento, hanno lavorato molto sulle macrostrutture del romanzo:il punto di vista, le anacronie, le strutture alternate o a incastro e così via. E' possibile leggerli e imparare cose fondamentali dalla loro abilità nell'organizzazione generale del testo narrativo.”

Domanda :” E' meglio scrivere di getto e poi rileggere e correggere,o meditare e scrivere un paragrafo al giorno?” Così ha risposto :

-Davide Pinardi ; “ Chi possiede una memoria spaventosa, che non soltanto ricorda il paragrafo ma tutte le varianti e sotto varianti passate e potenziali, mediti pure. Io non ricordo quasi niente e butto giù tutto e poi rimpasto. I pittori degli affreschi preparavano tanti cartoni e poi, al momento giusto, si mettevano a correre utilizzando quanto preparato. Consiglio di fare nella stessa maniera: tanti appunti scritti, incollati tra di loro con il computer e poi, in una volta sola, dipingere un bel pezzo di intonaco. In ogni caso mai sclerotizzarsi in abitudini: lo scrittore non è il ragioniere di una volta né un dissociato mentale che sa alternare metodo e delirio.”

Domanda : “E' lecito, oggi, narrare del fantastico? Oppure è immorale?

Sentite cosa pensano:

Enzo Fileno Carabba : “Certo, c'è fantastico e fantastico. Io per esempio non ne posso più di elfi. Se incontro un elfo non sapete cose gli faccio. Tutte le dittature incoraggiano il realismo. Ci sarà un perchè .”

Antonio Pascale :”Diciamo che sto sviluppando un pensiero letterario che mi fa pensare che sì, un po' è immorale. Il fantastico presenta due caratteristiche:a) l'eroe accerchiato dai cattivi trova sempre una via d'uscita, un cunicolo nascosto, una botola,e questo, nella vita, lo sappiamo tutti, è falso, o almeno difficile che si realizzi in maniera così statica;


b) c'è sempre, nei momenti difficili, il ricorso alla forza interiore, c'è dunque una specie d'atto
di fede. Credi in te stesso e la forza sarà con te.Tutto questo va bene per un pubblico particolare,
adolescenziale, che ama essere rassicurato. Ovviamente sono anche io parte di questo pubblico
e dunque un po', come scrittore me ne preoccupo.”

E allora! Avete letto le domande, con le relative risposte di esperti, scrittori e narratori importanti. Ora tocca a voi cercare una risposta,concorde o discorde, a questi interrogativi. Provateci.

mercoledì 17 febbraio 2010

Istruzioni per l'uso: domande e risposte


Per caso nei giorni scorsi mi è capitato tra le mani un opuscolo edito da De Agostini dal titolo "Come, cosa e perchè raccontare" e sfogliandolo ho trovato delle pagine molto interessanti. Certamente non riporterò tutto l'opuscolo, ma mi limiterò a trascrivere le domande con le relative risposte da parte di esperti, che ritengo possano interessare i miei assidui lettori. A volte una domanda che ci sembra banale, merita una profonda riflessione.Oggi vi pongo queste due sole domande:
1) " E' davvero possibile educare a qualcosa di impalpabile come la creatività? Con il fiorire di scuole di scrittura nel nostro paese, non c'è il rischio dell'omologazione? " .
Antonio Franchini ha così risposto: "In teoria potrebbe essere così. In pratica, perlomeno nelle scuole di scrittura che ho conosciuto io e nelle quali ho occasionalmente insegnato, si è sempre lavorato assai più sull'enfatizzazione delle differenze, delle singolarità, che sulla ricerca delle analogie. La prima cosa che ho sempre detto tutte le volte che ho parlato di scrittura, è che ognuno dovrebbe imparare la propria voce e a lavorare sulla propria voce".
Domenico Starnone sostiene : " Chi lo sa che cos'è la creatività. Se uno si sente poeta, prende carta e penna e scrive, non ha bisogno di una scuola che gli insegni a far poesia.Il rischio delle scuole è insegnare ad adattarsi a chi insegna, è potenziare e premiare la ripetizione dei rapporti di forza vigenti. Non è questione di omologazione; la ripetizione è implicita nell'imparare; imparare significa padroneggiare il già detto. Una scuola per sua natura esalta chi mette il suo estro al servizio del già codificato. che non è un effetto disprezzabile, specialmente sul piano della crescita culturale e civile." Voi siete d'accordo?
2) "Lo scrittore deve far sognare o avvicinare il più possibile la gente al reale?"
Queste le risposte degli esperti:
Piersandro Pallavicini :"Lo scrittore può fare le due cose e può farle insieme cioè nello stesso libro, anche se questo è un evento raro. Per quel che mi riguarda, io racconto del reale; detesto (cordialmente) i libri dove lo scrittore cerca di far sognare...
Dario Voltolini :"Per far sognare basta Totti. Per avvicinare la gente al reale basta lasciarla dov'è. Credo che lo scrittore dovrebbe mescolare un pò le carte; far sognare alla gente la realtà; avvicinare la gente alla realtà del sogno. Non è un gioco di parole, perchè il reale è una cosa totalizzante che tiene dentro il proprio ventre anche il sogno." E' così anche per voi?

martedì 16 febbraio 2010

FADANI : Sintesi di Arte e Cultura

.....forse non tutti sanno che a Bagnara Calabra, in un salone di Palazzo Cardone -Piazza del Popolo,8 - esiste una Pinacoteca,dove sono esposti alcuni dipinti del M° FADANI,pittore di livello internazionale,apprezzato in tutto il mondo e inserito nelle migliori riviste specializzate, enciclopedie e cataloghi di prestigio quale Artista poliedrico e senza tempo......
..... visitando la Pinacoteca,si ha la sensazione di viaggiare in un mondo surreale nel quale i sentimenti e le vibranti emozioni si susseguono e si alternano difronte a delle opere di una bellezza disarmante...... questa capacità espressiva ha saputo cogliere il senso profondo della ricerca di valori universali come la vita,la fede,la speranza,l'amore,ecc. attraverso una rappresentazione pittorica dei sentimenti umani che va aldilà del continuo fluire del tempo. Infatti la sua arte,il suo stile,la sua tecnica concorrono in maniera eccellente a rendere la sua opera fortemente impregnata di quel "pathos" che solo chi è sensibile e libero sa infondere con maestria ed abilità. I suoi quadri,dai panorami alle nature morte,dalle figure antropomorfe della mitologia alle rappresentazioni di aspetti di vita vissuta,dai volti di personaggi caratteristici alle forme stilizzate di composizioni astratte,hanno tra loro un legame indissolubile che rispecchia l'animus dell'artista per cui l'osservatore attento,guardando un suo dipinto,riesce a cogliere il senso profondo del suo essere e il messaggio che lo stesso artista intende dare. E questo messaggio non può essere se non di speranza,di gioia,di gaudente ottimismo perchè Egli sa che l'Essere umano per sua natura ama la bellezza del Creato; ama la luce;ama la pace;ama la vita,quale dono di Dio e soffre quando tutto ciò viene in qualche modo offuscato dalla malvagità o peggio ancora dalla sopraffazione e dalla violenza di soggetti indegni e senza scrupoli. Cresciuto con questi sentimenti e nutritosi di questi valori per oltre 40 anni,oggi FADANI espone al mondo le sue opere con la consapevolezza di offrire alle nuove generazioni e a quelle future,una sintesi perfetta di Arte e Cultura nel contesto di un sempre più crescente anelito di pacifica convivenza tra i popoli e una insaziabile sete di conoscenza di tutto ciò che è Vita,Sviluppo,Progresso,Civiltà e Benessere."
Nota: FADANI (al secolo Domenico Cardone) è nato nel 1942 a Bagnara Calabra dove abita in Piazza del Popolo,8,- difronte Villa Comunale - e svolge la sua attività di pittore,scultore,incisore e poeta da oltre 40 anni. FADANI ha ricevuto premi e riconoscimenti in tutto il mondo e quale Ambasciatore di valori universali è considerato Artista di primissimo piano nel panorama artistico-culturale italiano del '900.

domenica 14 febbraio 2010

Desiderio di conoscenza


Dopo la pubblicazione su questo mio blog dell'articolo "Quando l'Arte diventa Cultura" riguardante il nostro concittadino FADANI, mi sono pervenuti commenti più che lusinghieri. L'articolo ha suscitato nel lettore il desiderio di conoscere meglio e in maniera più approfondita la figura, l'opera e la produzione artistica del M* FADANI. Ebbene per soddisfare in parte tale desiderio, ho pensato di ritornare sull'argomento aggiungendo a quanto precedentemente detto qualche altra considerazione sul personaggio e sulla sua arte.
FADANI (al secolo Domenico Cardone) discende da una antichissima famiglia di Maestri Pasticceri Bagnaresi e sin da piccolo lascia intendere che la sua aspirazione non sia quella di continuare la tradizione di famiglia bensì quella di dedicarsi allo studio delle Arti visive e letterarie, attratto dalla bellezza della Natura con i suoi paesaggi, i suoi colori, i suoi profumi e le sue meravigliose stagioni. Riesce a conseguire il Diploma di Ragioniere, ma la sua passione è la Pittura, la Scultura e la Poesia; ed è proprio questa innata passione che dopo quasi trenta anni di ricerca e di studio lo farà diventare un importante personaggio dell' Arte Contemporanea mondiale. Senza aver frequentato Accademie, Scuole o Maestri d'Arte,Egli ha saputo coniugare in perfetta simbiosi la storia della sua anima, il valore del suo vivere e l'essenza del suo essere in una sintesi sublime di solennità e amore che costituisce la sua vera grandezza. Elencare i riconoscimenti, i trofei, i premi ricevuti sarebbe impresa ardua, ma mi limiterò a citarne alcuni:Premio Internazionale "Una vita per l'Arte"- Medaglia Aurea Premio Milano Artista dell'Anno 1988 - Premio "Il Centauro d'Oro" - Premio Europa 1985 - Premio Pirandello dal 1984 al 1994 - Oscar d'Italia 1985 - Statua d'Oro delle Arti Visive e iscrizione all'Albo Professionale degli Artisti Europei 1989 - e tanti altri. Il suo nome è inserito nella Grande Antologia "Poeti in Europa" - Antologia Nazionale "Poesia del Sud" - Collana Antologica "Selecta" - Antologie "Omaggio al Presidente della Repubblica" - "Poesie per il Papa" e tante altre. Tutta la produzione artistica sia pittorica che lirica di FADANI si ispira a concetti universali come l'amore, la natura nel suo insieme, il paese natio,ecc. legati tra di loro da un profondo significato autobiografico, che diventa patrimonio culturale di tutti nel momento in cui lo stesso Artista, con impegno e capacità espressiva, rende meno confuso il cammino della storia dell'arte contemporanea.
Per soddisfare il desiderio di conoscenza dell'Arte Fadaniana, è necessario perciò visitare la Pinacoteca Cardone - Piazza del Popolo,8 - Bagnara Calabra (RC).

lunedì 8 febbraio 2010

Test pseudo-filosofico


Spesso e volentieri di fronte ad una situazione spiacevole superata, diciamo “poteva andare peggio” oppure “non tutti i mali vengono per nuocere”. Perché? Non sarebbe meglio dire “sono contento di aver superato il pericolo” oppure “mi è andata bene”. No! Diciamo “non tutti i mali vengono per nuocere”. Vi siete domandato: “perché“? Io dico: Perché i mali vengono (se noi non li chiamiamo)? E’ un interrogativo che merita una attenta riflessione. Partiamo dal presupposto che il “male”, inteso come cattiveria, disprezzo, odio, violenza, sopraffazione, ecc. non esiste. Se il male non esiste, non ci dovremmo trovare in situazioni spiacevoli; viceversa, tutto intorno a noi dovrebbe essere piacevole, sereno, gioioso, allegro. Ma sappiamo che non è così. E allora, anziché pensare che quella situazione spiacevole in cui ci siamo imbattuti ce l’abbia mandato qualcuno, non ricerchiamo la causa dentro di noi? Domanda: Perché stavo per cadere nel burrone con la macchina? Risposta: Perché andavo forte. Quindi se il male non esiste, si deduce che il pericolo in questo caso ce lo siamo procurato noi. Ma poniamo il caso che il “male” esiste. Esempio: Un tizio ci odia tanto da augurarci una cattiva sorte, poniamo un incidente di auto. Siamo in inverno: stiamo viaggiando in una strada ghiacciata e anziché rallentare secondo quanto indicato dai cartelli stradali, continuiamo a correre; in una curva, la macchina slitta e va a sbattere contro un muretto. Riportiamo ammaccamenti con ferite non molto gravi, ma tutto ciò ci consente di comprare una macchina nuova, se coperti di assicurazione. In questo caso il malaugurio del tizio ( il cosiddetto male!) ci da la possibilità di avere una macchina nuova. Secondo voi possiamo dire “non tutti i mali vengono per nuocere?”. Non sarebbe più giusto dire “mi è andata bene! Potevo rimetterci la pelle!”. Eppure l’incidente mi ha portato il vantaggio di una auto nuova. Conclusione: Molto spesso per giustificare certi nostri errori comportamentali, ricorriamo a frasi fatte o a proverbi impropri evocando un “male” che esiste (se esiste) al di fuori di noi e al quale attribuiamo senza ragione interferenze sulla nostra libertà individuale. Ogni uomo è artefice del suo destino, siete d’accordo?

lunedì 1 febbraio 2010

Quando l’Arte diventa Cultura.



Molto spesso nell’ammirare un quadro, una scultura, una composizione naif o un semplice disegno architettonico ben definito, esclamiamo: ”è veramente bello! Merita di essere inserito nelle enciclopedie o riviste specializzate per essere tramandato ai posteri !” A volte è vero, ma non sempre ciò che noi consideriamo “arte” diventa poi “cultura”. E allora: quando l’arte diventa cultura? Per rispondere a questa domanda, ho fatto un esperimento: sono andato a visitare la pinacoteca Cardone, che si trova a Bagnara Calabra – Piazza del Popolo – di fronte alla Villa Comunale – dove sono esposte le opere, i dipinti e le sculture del M° FADANI. (FADANI è il nome d’arte ricavato dalla fusione dei nomi dei due figli FAbio e DANIele di Mimmo Cardone, nato a Bagnara Calabra il 2 agosto 1942 n.d.r.). Ebbene, non ci crederete, osservando attentamente quelle opere, ho provato una sensazione strana; dentro di me sentivo una profonda emozione che mi rendeva partecipe o, per meglio dire, co-protagonista della scena riprodotta; sentivo dentro di me quel “pathos” che l’artista aveva profuso nell’imprimere sulla tela tutto il suo “animus”, nei paesaggi, nelle figure antropomorfe della mitologia e nei volti di personaggi realmente esistiti (Peppecacapeppe,Tullio, Teresa Faccilorda, Sareiu ‘u dondulu, ecc.). Io non ho avuto la possibilità di andare a Parigi per visitare il Louvre, a Firenze per visitare Palazzo Pitti o a Milano per visitare il Museo d’Arte Moderna, ma in compenso sono andato a Roma in Vaticano per ammirare il Giudizio Universale di Michelangelo. Entrare nella Cappella Sistina, alzare gli occhi ed osservare il capolavoro dei capolavori di Michelangelo si rimane inebriati da tanta bellezza e quelle figure, quell’armonia di luce e di colore, quella grandiosità dell’insieme, ti fa sentire dentro una profonda emozione che certamente va aldilà della semplice ammirazione: è la Cultura nel senso più ampio della parola. La stessa emozione sicuramente si prova con le opere di Raffaello, Tiziano, Leonardo o Antonio Canova, per citare alcuni dei Grandi Personaggi della Letteratura Figurativa Italiana. Ma qualcuno mi potrebbe dire: ”Non vorrai mica paragonare FADANI a Michelangelo o a Raffaello o a Canova ?” Assolutamente NO! L’accostamento di FADANI a questi Grandi non si riferisce alle persone, o a confrontare la genialità dell’uno e dell’altro, ma per verificare, come ho detto all’inizio, se un dipinto, un affresco, una scultura di per sé possa rientrare nella categoria di opera culturale più che artistica. Ebbene, posso assicurare che anche le opere del M° FADANI, (Pittore, Scultore, Poeta, Grafico, Incisore) apprezzate in tutto il mondo, riportate nelle enciclopedie e riviste specializzate di grande prestigio, premiate dalle Accademie ed esposte nelle Gallerie d’Arte di diverse Nazioni, arricchiscono il bagaglio culturale dell’attento osservatore perché trasmettono un qualcosa di indefinibile che conquista e avvolge in un alone di vera spiritualità che sconfina in una dimensione surreale nella quale il suo “essere” si amalgama con “l’animus” dell’Artista. Ed è proprio questa dimensione, questo interiore godimento, questa indecifrabile emozione, la chiave di lettura per capire …..quando l’Arte diventa Cultura. Tutta la produzione artistica fadaniana di quaranta anni di attività, anche se in misura inferiore rispetto ai Grandi, è senza dubbio da considerare Cultura nel panorama delle arti figurative italiane. Per questi suoi meriti ha ricevuto riconoscimenti, premi e trofei nazionali ed internazionali ed oggi il suo nome è inserito tra i più illustri Artisti Europei del ‘900.

Haiti: dal Paradiso all’Inferno



Il 12 gennaio 2010 nell’area caraibica del Centro America un terremoto di vaste proporzioni, ha devastato l’isola di Haiti e zone limitrofe seppellendo sotto le macerie circa 200.000 persone, con migliaia e migliaia di feriti e centinaia di migliaia di senzatetto; persone scampate alla morte, ma prive di ogni più elementare mezzo di sopravvivenza: cibo, acqua, medicinali, indumenti, elettricità, insomma prive di tutto. A memoria d’uomo, terremoti di tale intensità nell’arco di alcuni secoli si possono contare sulle dita di una mano. L’ultimo ch’io ricordi (per averlo letto nei giornali in occasione del centenario) fu quello che colpì l’area dello stretto di Messina il 28 dicembre 1908. Reggio Calabria e Messina furono rase al suolo con tanti morti, feriti e danni ingenti a fabbricati, chiese, teatri, palazzi istituzionali e semplici abitazioni. Ma forse quello di Haiti è stato molto più forte in quanto, dalle immagini televisive, palazzi, chiese, ospedali, scuole ed abitazioni civili erano costruite in cemento armato. Nel 1908 invece non si conosceva il calcestruzzo né il cemento armato per cui le costruzioni di quell’epoca si presume fossero meno resistenti ai movimenti tellurici, molto frequenti, peraltro, in quell’area considerata ad alto rischio per la vicinanza di vulcani attivi come l’Etna e lo Stromboli. Da allora molti progressi sono stati fatti per limitare al minimo i danni per simili fenomeni: sono state elaborate nuove tecnologie nel modo di costruire (sistemi antisismici) e anche i materiali impiegati si sono rivelati molto efficaci nel corso del ‘900 in occasione di analoghe circostanze. Ma torniamo ad Haiti. Dal 12 gennaio oltre 130 Nazioni, migliaia di volontari, Associazioni umanitarie, militari e semplici cittadini, stanno facendo a gara per portare aiuti alla popolazione superstite: tonnellate e tonnellate di medicinali, generi alimentari, acqua, latte, coperte, ospedali da campo, attrezzature meccaniche, ambulanze ecc., stanno arrivando ad Haiti con ogni mezzo; una gara di solidarietà senza precedenti, viste le proporzioni e la gravità del sisma. Tale mobilitazione mi ha fatto tornare in mente l’invocazione del Beato Giovanni XXIII, il Papa Buono, pronunciata nel corso dei lavori del Concilio Vaticano II “Ut Unum Sint” (ché siano una cosa sola); Lui che aveva conosciuto le guerre, le violenze, le deportazioni nei campi di concentramento e, nel 1962, il pericolo di una terza guerra mondiale per la crisi di Cuba, con questa invocazione a Dio voleva che i Popoli di tutto il mondo vivessero in pace e si sentissero un solo popolo a prescindere dal colore della pelle, dalla lingua, dal credo religioso o dalle condizioni sociali. Ecco questa imponente mobilitazione per Haiti mi fa pensare che la preghiera del Papa Buono abbia toccato i cuori degli uomini di buona volontà e mi fa sperare in un nuovo modo di concepire la Vita, la Pace, la Solidarietà umana e la Convivenza civile. Voi che ne dite? Mi piacerebbe conoscere la vostra opinione su questa mia interpretazione.