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venerdì 19 febbraio 2010

Istruzioni per l'uso (seconda parte)



Domanda :
Il miglior modo per imparare a scrivere decentemente è leggere molto?E quali sono i libri che ogni scrittore dovrebbe aver letto prima di iniziare a scrivere, quella sorta di alfabeto comune irrinunciabile?”


Questa la risposta dei nostri esperti.

- Matteo Galliazzo: “Mah,credo che sia diverso,di solito a uno viene in mente di scrivere solo se legge molto,ma secondo me non è necessario aver letto molto per scrivere cose interessanti Credo che sia molto meglio aver avuto una vita interessante,per esempio, o aver conosciuto gente interessante, o aver visto posti interessanti o avere una visione particolare delle cose. Io quando ho iniziato a scrivere racconti ero molto più influenzato dai testi delle canzoni che non dalla letteratura vera e propria. Ora penso di essere molto influenzato dalla televisione,dagli spot pubblicitari . . . .

Quindi boh, secondo me non ci sono libri indispensabili per cominciare a scrivere, anzi,spesso penso che uno meno ha letto meglio si orienta verso le cose che vuole raccontare.”

- Raul Montanari: ”Penso che ogni autore abbia un suo canone ideale, come d'altronde ogni lettore. Penso che si impari moltissimo dai grandi narratori, intendendo con questo termine gli scrittori che, soprattutto a cavallo fra Ottocento e Novecento, hanno lavorato molto sulle macrostrutture del romanzo:il punto di vista, le anacronie, le strutture alternate o a incastro e così via. E' possibile leggerli e imparare cose fondamentali dalla loro abilità nell'organizzazione generale del testo narrativo.”

Domanda :” E' meglio scrivere di getto e poi rileggere e correggere,o meditare e scrivere un paragrafo al giorno?” Così ha risposto :

-Davide Pinardi ; “ Chi possiede una memoria spaventosa, che non soltanto ricorda il paragrafo ma tutte le varianti e sotto varianti passate e potenziali, mediti pure. Io non ricordo quasi niente e butto giù tutto e poi rimpasto. I pittori degli affreschi preparavano tanti cartoni e poi, al momento giusto, si mettevano a correre utilizzando quanto preparato. Consiglio di fare nella stessa maniera: tanti appunti scritti, incollati tra di loro con il computer e poi, in una volta sola, dipingere un bel pezzo di intonaco. In ogni caso mai sclerotizzarsi in abitudini: lo scrittore non è il ragioniere di una volta né un dissociato mentale che sa alternare metodo e delirio.”

Domanda : “E' lecito, oggi, narrare del fantastico? Oppure è immorale?

Sentite cosa pensano:

Enzo Fileno Carabba : “Certo, c'è fantastico e fantastico. Io per esempio non ne posso più di elfi. Se incontro un elfo non sapete cose gli faccio. Tutte le dittature incoraggiano il realismo. Ci sarà un perchè .”

Antonio Pascale :”Diciamo che sto sviluppando un pensiero letterario che mi fa pensare che sì, un po' è immorale. Il fantastico presenta due caratteristiche:a) l'eroe accerchiato dai cattivi trova sempre una via d'uscita, un cunicolo nascosto, una botola,e questo, nella vita, lo sappiamo tutti, è falso, o almeno difficile che si realizzi in maniera così statica;


b) c'è sempre, nei momenti difficili, il ricorso alla forza interiore, c'è dunque una specie d'atto
di fede. Credi in te stesso e la forza sarà con te.Tutto questo va bene per un pubblico particolare,
adolescenziale, che ama essere rassicurato. Ovviamente sono anche io parte di questo pubblico
e dunque un po', come scrittore me ne preoccupo.”

E allora! Avete letto le domande, con le relative risposte di esperti, scrittori e narratori importanti. Ora tocca a voi cercare una risposta,concorde o discorde, a questi interrogativi. Provateci.

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