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mercoledì 17 febbraio 2010

Istruzioni per l'uso: domande e risposte


Per caso nei giorni scorsi mi è capitato tra le mani un opuscolo edito da De Agostini dal titolo "Come, cosa e perchè raccontare" e sfogliandolo ho trovato delle pagine molto interessanti. Certamente non riporterò tutto l'opuscolo, ma mi limiterò a trascrivere le domande con le relative risposte da parte di esperti, che ritengo possano interessare i miei assidui lettori. A volte una domanda che ci sembra banale, merita una profonda riflessione.Oggi vi pongo queste due sole domande:
1) " E' davvero possibile educare a qualcosa di impalpabile come la creatività? Con il fiorire di scuole di scrittura nel nostro paese, non c'è il rischio dell'omologazione? " .
Antonio Franchini ha così risposto: "In teoria potrebbe essere così. In pratica, perlomeno nelle scuole di scrittura che ho conosciuto io e nelle quali ho occasionalmente insegnato, si è sempre lavorato assai più sull'enfatizzazione delle differenze, delle singolarità, che sulla ricerca delle analogie. La prima cosa che ho sempre detto tutte le volte che ho parlato di scrittura, è che ognuno dovrebbe imparare la propria voce e a lavorare sulla propria voce".
Domenico Starnone sostiene : " Chi lo sa che cos'è la creatività. Se uno si sente poeta, prende carta e penna e scrive, non ha bisogno di una scuola che gli insegni a far poesia.Il rischio delle scuole è insegnare ad adattarsi a chi insegna, è potenziare e premiare la ripetizione dei rapporti di forza vigenti. Non è questione di omologazione; la ripetizione è implicita nell'imparare; imparare significa padroneggiare il già detto. Una scuola per sua natura esalta chi mette il suo estro al servizio del già codificato. che non è un effetto disprezzabile, specialmente sul piano della crescita culturale e civile." Voi siete d'accordo?
2) "Lo scrittore deve far sognare o avvicinare il più possibile la gente al reale?"
Queste le risposte degli esperti:
Piersandro Pallavicini :"Lo scrittore può fare le due cose e può farle insieme cioè nello stesso libro, anche se questo è un evento raro. Per quel che mi riguarda, io racconto del reale; detesto (cordialmente) i libri dove lo scrittore cerca di far sognare...
Dario Voltolini :"Per far sognare basta Totti. Per avvicinare la gente al reale basta lasciarla dov'è. Credo che lo scrittore dovrebbe mescolare un pò le carte; far sognare alla gente la realtà; avvicinare la gente alla realtà del sogno. Non è un gioco di parole, perchè il reale è una cosa totalizzante che tiene dentro il proprio ventre anche il sogno." E' così anche per voi?

1 commento:

  1. La "creazione" non può essere insegnata da altri, altrimenti sarebbe "ri-produzione". Educare alla creatività, invece, è diverso e questo implica delle scuole che facciano studiare come altri "creatori" sono divenuti tali. Dunque, nelle quali si studino le opere, le creazioni, l'una paragonata all'altra, ponendo l'accento sull'interpretazione personale dello studente e sull'ermeneutica dell'opera stessa, vale a dire sui contenuti simbolizzati da ogni autore.
    E' possibile non insegnare bensì "spiegare" i metodi, le tecniche e i particolarismi di ogni autore-opera. Lo studente, prendendo spunto da questi, deve trovare la propria originalità. Si cadrebbe nell'omologazione se gli insegnanti spiegassero agli allievi come si crea, ossia fornendo delle direttive inviolavbili e stabili secondo le quali creare. Questo, naturalmente, sarebbe ri-produzione e non creazione. In altre parole, egocentrismo dei maestri, non poliedricità di prospettive.
    Per quanto riguarda la seconda domanda, lo scrittore deve sia far sognare sia avvicinare alla realtà. A volte, la potenza della creazione sta nell'immaginare (o proporre) una realtà diversa; altre volte nel presentare simbolicamente la verità (soggettiva) di questa realtà che viviamo. Il senso nel primo caso è sperare; nel secondo, prendere consapevolezza.
    Naturalmente, ogni creazione è una finzione (sogno) che presenta il mondo (realtà) nella sua verità (prospettiva del creatore)...alla fine, sta ai fruitori divenire i veri interpreti sdi ogni creazione. Infatti, se all'inizio ogni opera appartiene all'autore, alla fine appartiene al fruitore o alla comunità di fruitori che per suo tramite edificano se stessi e la società (questo dovrebbe essere lo scopo dell'arte). oggiggiorno, ovviamente, spesso non è così.

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