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venerdì 19 febbraio 2010

Ricordi d'infanzia



Rovistando in un cassetto, nei giorni scorsi mi è capitato tra le mani un vecchio quaderno con la foderina nera. Lo apro e leggo “Quaderno di Tripodi Natalino – classe IV Elementare – Anno scolastico 1949-1950 – Maestro Veneziano Giuseppe.” Non vi nascondo che ho provato una certa emozione nello sfogliare quelle pagine un po' ingiallite dal tempo: sono trascorsi 60 anni e in sessanta anni moltissime cose sono cambiate. La mia curiosità di sapere come ero, cosa e come scrivevo quando avevo 9 anni, è stata tanta da soffermarmi e leggerlo dal primo all'ultimo foglio. Ad un certo punto, a metà del quaderno, leggo:” Compito: Raccontate chi siete e dove vivete .” Con un sorrisetto sulle labbra, mi sono detto: “voglio vedere cosa ho scritto di me e sottovoce ho incominciato a leggere mentre dentro sentivo una certa nostalgia di un periodo della mia vita alquanto felice. “ Mi chiamo Natalino Tripodi e sono il 12° di tredici figli. Oggi siamo dodici perchè uno Pepè è morto sotto i bombardamenti nell'Agosto del 1943. Mio padre prima della guerra era un costruttore ed aveva tanti operai. A Bagnara ha fatto l'orologio della Sirena e tante case e la più grande è quella dei Messina, nella piazza Mercato, dove ogni anno a Pasqua i Rosariani fanno affruntata. Dopo la guerra la mia famiglia si è trasferita a Soverato e da qualche anno a Vibo Marina. Io sono rimasto a Bagnara e vivo arangiara con le zie e due fratelli Turi e Malia. Le zie sono sarte ; zia Concetta fa le saie e i faddali; zia Maria ricama e fa i corredi, mentre zia Santa cuce i vestiti e fa abiti da sposa. Io sto bene con loro ma durante le vacanze di Natale vado a Vibo Marina per stare un po' con i miei. Ho tanti amici e pomeriggio giochiamo a singatella, a statua, o surici, o palorgio, ambucciateja fino a sera, al suono delle campane del Carmine. All'Ave Maria tutti a casa.” In fondo alla pagina un segno del maestro per indicare che l'aveva letto, ma senza voto. Il Maestro Veneziano non usava mettere voti sui quaderni ma un visto con la matita blu.

Finito di leggerlo, mi sono ritrovato con gli occhi umidi e un nodo di commozione alla gola. Sono passati 60 anni da allora. Quante cose sono cambiate! Eppure quando pensiamo al passato, ai tempi della nostra infanzia proviamo una gioia particolare, sensazioni ed emozioni che hanno il sapore di un qualcosa di indefinito ed indefinibile, ma pur sempre piacevole a ricordare. Questo è quello che io ho provato nello sfogliare quel quaderno con la foderina nera di sessanta anni fa.

A questo punto,considerato che nel componimento ci sono delle parole dialettali, è bene tradurle.

Pepè = Giuseppe

Piazza Mercato = Odierna Piazza Morello

Affruntata = Incontro di Gesù Risorto con la Madonna

Arangiara = Rione di Bagnara Calabra nel Centro storico

Saja = Gonna larga plessata caratteristica delle donne di Bagnara

Faddali = Grembiule con due tasche legato alla gonna

Singatella = Gioco della campana, che veniva disegnata a terra col gesso

Statua = Gioco nel quale un giocatore rincorre l'altro, che al tocco, si deve fermare

Surici = Rimbalzello con mazza e un pezzo di legno appuntito ai lati, detto “topo”

Palorgio = Trottola

Ambucciateja = Nascondino

3 commenti:

  1. è sempre emozionante, nel bene e nel male, "rientrare" nel proprio passato attraverso ricordi tangibili, ossia gli oggetti di ogni genere che noi o altri custodiamo gelosamente...perché non raccoglie tutti i suoi scritti per una pubblicazione?

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  2. è in programma...al più presto ti farò sapere al riguardo...

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  3. Mi propongo sin da adesso come compratore del volume...

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