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lunedì 8 febbraio 2010

Test pseudo-filosofico


Spesso e volentieri di fronte ad una situazione spiacevole superata, diciamo “poteva andare peggio” oppure “non tutti i mali vengono per nuocere”. Perché? Non sarebbe meglio dire “sono contento di aver superato il pericolo” oppure “mi è andata bene”. No! Diciamo “non tutti i mali vengono per nuocere”. Vi siete domandato: “perché“? Io dico: Perché i mali vengono (se noi non li chiamiamo)? E’ un interrogativo che merita una attenta riflessione. Partiamo dal presupposto che il “male”, inteso come cattiveria, disprezzo, odio, violenza, sopraffazione, ecc. non esiste. Se il male non esiste, non ci dovremmo trovare in situazioni spiacevoli; viceversa, tutto intorno a noi dovrebbe essere piacevole, sereno, gioioso, allegro. Ma sappiamo che non è così. E allora, anziché pensare che quella situazione spiacevole in cui ci siamo imbattuti ce l’abbia mandato qualcuno, non ricerchiamo la causa dentro di noi? Domanda: Perché stavo per cadere nel burrone con la macchina? Risposta: Perché andavo forte. Quindi se il male non esiste, si deduce che il pericolo in questo caso ce lo siamo procurato noi. Ma poniamo il caso che il “male” esiste. Esempio: Un tizio ci odia tanto da augurarci una cattiva sorte, poniamo un incidente di auto. Siamo in inverno: stiamo viaggiando in una strada ghiacciata e anziché rallentare secondo quanto indicato dai cartelli stradali, continuiamo a correre; in una curva, la macchina slitta e va a sbattere contro un muretto. Riportiamo ammaccamenti con ferite non molto gravi, ma tutto ciò ci consente di comprare una macchina nuova, se coperti di assicurazione. In questo caso il malaugurio del tizio ( il cosiddetto male!) ci da la possibilità di avere una macchina nuova. Secondo voi possiamo dire “non tutti i mali vengono per nuocere?”. Non sarebbe più giusto dire “mi è andata bene! Potevo rimetterci la pelle!”. Eppure l’incidente mi ha portato il vantaggio di una auto nuova. Conclusione: Molto spesso per giustificare certi nostri errori comportamentali, ricorriamo a frasi fatte o a proverbi impropri evocando un “male” che esiste (se esiste) al di fuori di noi e al quale attribuiamo senza ragione interferenze sulla nostra libertà individuale. Ogni uomo è artefice del suo destino, siete d’accordo?

1 commento:

  1. Non esiste il male in sè e per sè, nemmeno Paolo di Tarso pensava una cosa del genere. Il male non è un entità sovrumana che si contende il dominio dell'universo, battendosi contro il proprio gemello opposto, il bene. Piuttosto, con il termine "male" noi indichiamo gli effetti prodotti dalle nostre condotte e decisioni. Se facciamo qualcosa che ci produce un vantaggio, un piacere e simili, allora diciamo che abbiamo fatto (il) bene; viceversa, affermiamo di aver fatto (il) male.
    In questa prospettiva, niente e nessuno può decidere al posto nostro in che modo vivere. Ognuno di noi agisce come meglio crede, anche se, il più delle volte, ci si sopravvaluta, si perde l'attenzione e, in un attimo di distrazione, si finisce per sbattere contro un muro assieme alla nostra sicurezza.
    Per giustificarci all'infinito, poi, preferiamo attribuire a dio, al suo nemico o ad altre persone l'origine del male che ci è accaduto, perché il nostro egoismo e "tizio"-centrismo deve uscirne sempre vincente. Tuttavia, siamo noi stessi i veri autori del male che ci è capitato: noi lo sappiamo ma non vogliamo riconoscerlo.
    Sono d'accordo con lei, da un punto di vista delle condotte individuali. Naturalmente, ci sono casi diversi nei quali "altri" sono creatori del nostro destino: ad esempio, i politici, gli intellettuali, i medici, gli inseganti, gli ingegneri, gli operai, i banchieri, gli operatori ecologici, i genitori, gli amici e così via...In questi casi, con le proprie decisioni e azioni, spesso gli "altri" decidono la vita di molte persone, provocando - non per loro stessi, ma per altre persone - una serie di vicissitudini drammatiche. Morale: rovinano la vita delle gente e non vogliono prendersi la responsabilità...ma questo...è un altro discorso.

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