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martedì 9 marzo 2010

L'ultima cena.

Come avevo anticipato nei giorni scorsi, in prossimità delle festività pasquali, vorrei farvi leggere sei ottave ( in versi endecasillabi) tratte dal Canto VII del poema "Una Donna vestita di sole" del nostro concittadino, mio carissimo amico Achille Bonifacio, per mettere in evidenza la sua capacità poetica nel descrivere in maniera comprensibile e scorrevole l'ultima cena di Gesù con gli Apostoli, durante la quale istituì il sacramento dell'Eucarestia. Quest'opera laudativa di Maria, Madre di Dio e Madre nostra, come lui stesso la definisce, è una lunghissima preghiera, articolata nella varie fasi della storia mariana, liberamente concepita nella ricorrenza dei 150 anni delle apparizioni di Lourdes, che Achille offre alla nostra sensibilità ed attenzione per mantenere vivo nella memoria e nel cuore il bisogno di affidare alla Mamma celeste i nostri affanni e le nostre tribolazioni. Naturalmente, da fervente cattolico quale egli è, si rivolge a coloro che vivono la vita secondo la dottrina cristiana, ma poichè la sua è soprattutto un'opera letteraria, ritengo possa interessare, sotto l'aspetto tecnico-culturale, anche ad altri. Ed è per questo motivo che ho deciso di pubblicare nel mio blog brani del suo libro, ritenendo che un uomo di cultura come lui, meriti di essere apprezzato e per le sue qualità di "cantore mariano" e per l'impegno profuso nella realizzazione di un' opera, che nel tempo, sono certo, diventerà patrimonio culturale per tutti.

" La Pasqua s'appressava a grandi passi
e nel petto tu avevi un gran tumulto,
ben altra cosa da schiamazzi e chiassi
che connotavano il luogo di culto.
Quelli dai cuori duri come sassi,
con Giuda, consumarono il consulto,
mentre per trenta volte una gran fitta
tu avvertisti, o Maria, sola e afflitta.

Ospiti a Sion in un antico ostello,

gli apostoli e il Maestro il giorno appresso,
quando i Giudei immolavano l'agnello,
stettero per seguire il rito stesso.
Oh quali eventi,prima del tranello,
accaddero in quell'intimo recesso,
dove manifestò Cristo Signore,
agli apostoli,il Suo immenso amore!

E mentre procedeva il rituale
col pane azzimo,il vino,le erbe amare,

che accompagnavan l'agnello pasquale,
su quelle creature tanto care
si chinò, con gesto inusuale,
per lavar i lor piedi ed asciugare.

Fu quella la risposta di Gesù
a chi voleva contare di più.

Ma fu anche un eccelso insegnamento
sull'amore gratuito e il servizio.
E quando disvelò il tradimento
per undici di loro fu un supplizio.
Lo sciagurato non provò sgomento.
In testa aveva il piano dell'esizio.
Solamente al più giovane e al più anziano
Gesù ne rivelò il progetto insano.

Era da poco Giuda andato via.
Riecheggiando espressioni un pò lontane
Cristo Gesù istituì l'Eucarestia.
Prese,spezzò e diede loro il pane
e a mangiarNe invitandoli,il Messia
Era il Suo Corpo, non parole vane,
memoria e segno di nuova Alleanza
da far con fede, carità, speranza.

Poi riempi un calice di vino
e. similmente, il Cristo l'offrì loro
Ne bevvero. Era il Sangue Suo divino.
O umanità beata, che tesoro
ti è stato dato: aver Gesù vicino,
il più vivo d'ogni anima Risorto!
L'ultimo fu dei terreni banchetti,
prima del Suo ritorno tra gli eletti.

A Pasqua pubblicherò le ottave che descrivono la Resurrezione, ossia la vittoria della Vita sulla Morte, rappresentata dal Cristo trionfante, tratte sempre dal poema "Una Donna vestita di sole" di Achille Bonifacio.

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