N.B. : Gli articoli possono essere letti in 70 lingue diverse.

Translate

venerdì 18 giugno 2010

Un osservatore attento

Nei giorni scorsi è venuto a trovarmi un mio nipote da Milano, il quale facendo un giro per la città, ha notato che rispetto all'anno scorso alcuni miglioramenti sono stati fatti, sia per quanto riguarda la pulizia delle strade, l'illuminazione, l'erogazione dell'acqua che per quanto riguarda i servizi in generale. " Bagnara - mi ha detto - la vedo migliorare anno per anno e ciò dimostra che l'Amministrazione Comunale ci tiene a soddisfare "in primis" le esigenze dei cittadini e nello stesso tempo ad offrire ai turisti una città il più possibile accogliente ed ospitale. Sicuramente ad Agosto verrò con tutta la famiglia a trascorrere due delle tre settimane di ferie. So che anche quest'anno ci sarà un ricco programma di spettacoli musicali di grosso spessore artistico oltre a manifestazioni culturali e di intrattenimento di livello internazionale, per cui sono certo che, come due anni fà, sarà una vacanza interessante da ogni punto di vista; perciò ci vediamo ad Agosto!". Naturalmente quanto detto da mio nipote è pienamente da me condiviso anche perchè ritengo che il neo Sindaco Cesare Zappia, già Vice-Sindaco nell'Amministrazione Zappalà, (Il Dott. Santi Zappalà è stato eletto Consigliere Regionale nelle ultime consultazioni n.d.r.) in una dichiarazione rilasciata al giornale La Piana ha manifestato l'intenzione di proseguire sul solco di Zappalà nell'affrontare i problemi della città e di impegnarsi a completare il lavoro tracciato in nove anni di legislatura con l'aggiunta di nuove iniziative finalizzate al soddisfacimento delle esigenze primarie dei cittadini non tralasciando quelle che sono le tradizioni, la cultura e la valorizzazione dell'intero territorio di Bagnara Centro e Frazioni. Conoscendolo, sono sicuro che il Sindaco Zappia svolgerà con impegno e competenza il suo mandato, con l'ausilio di un'equipe di collaboratori preparati, che gli consentirà di portare a termine il lavoro programmato per quest'ultimo scorcio di legislatura. Auguro al neo Sindaco Zappia e ai suoi collaboratori "Buon Lavoro" con l'auspicio che al prossimo turno elettorale sarà Lui il Sindaco, eletto dai cittadini, a guidare l'Amministrazione che verrà.

P.S. Mio nipote pochi minuti prima di partire per Milano, mi ha detto: "Zio, ricorda al tuo Sindaco di usare il casco quando va in motocicletta; se non altro per dare l'esempio. A Milano l'ex Sindaco Albertini lo usava sempre!".

lunedì 7 giugno 2010

La comunicazione digitale nel mondo moderno.

In questi ultimi anni (dal 2000 in poi) si sente spesso parlare di "digitale": Fotocamera digitale, TV digitale, Digitale terrestre, Musica digitale , ecc. ... ma qual'è il significato di questa parola? Perchè conviene tanto utilizzare il "digitale"? La parola digitale sostanzialmente nell'ambito della tecnologia indica il metodo con cui vengono codificate e trasmesse le informazioni in contrapposizione all'altro metodo, quello "analogico" dominante fino ad oggi per le trasmissioni televisive e radiofoniche. La differenza sostanziale tra i due metodi è che l'analogico codifica le informazioni imitando il comportamento del fenomeno naturale che si vuole riprodurre ( come per esempio quando un Dj parla al microfono quest'ultimo converte l'onda sonora che è la sua voce in un'onda radio che imita la voce del Dj nel senso che ha una forma d'onda più o meno simile all'onda sonora della voce), il digitale invece opera in maniera diversa: digitalizzare un fenomeno naturale significa "convertirlo in simboli"; attualmente la codifica digitale utilizzata è quella binaria per cui convertire un fenomeno naturale in digitale significa convertirlo in una sequenza di bit. Questo avviene essenzialmente nei processi di " campionatura" e " quantizzazione". Ma entrare nei particolari tecnici di questi termini ci porterebbe lontano, nè sarei in grado di semplificare un argomento così vasto e complesso con parole mie: ogni termine ha una sua collocazione ben precisa e un significato specifico che non può essere manipolato. Secondo gli esperti del settore le trasmissioni digitali sono meno soggette alle interferenze rispetto a quelle analogiche; i supporti di memorizzazione digitali sono più duraturi di quelli analogici e se correttamente conservati mantengono assolutamente inalterata l'informazione contenuta. Inoltre in genere i supporti digitali contengono molta più informazione digitalizzata di quella che i supporti analogici contengono in forma analogica. La somma di questi fattori e l'esplosione dei PC, dei telefonini e di altri apparecchi audiovisivi tecnologicamente avanzati, hanno determinato l'inizio del dominio del digitale, che tutt'ora domina la scena mondiale della comunicazione. A proposito di PC : recentemente il Tribunale di Milano ha condannato Google per violazione della privacy di un ragazzo down, sbattuto alla berlina su YouTube. Naturalmente c'è chi ha visto in questa sentenza il principio della fine della libertà della rete, ma , secondo me, non è così: la sentenza del Tribunale di Milano rappresenta un forte segno culturale che determina il punto di partenza di ogni serio confronto sulla comunicazione digitale. La rete, se vuole sopravvivere, deve uscire dal senso di onnipotenza coltivato fino ad oggi. "Nell' interesse stesso di Internet - scrive Giovanni Valentini su Repubblica del 25 febbraio 2010- della sua libertà e creatività neppure la moderna cultura digitale può eludere il principio di responsabilità verso terzi. La libertà personale è assoluta, ma trova un limite invalicabile nel rispetto della libertà altrui". A questo punto qualcuno potrebbe obiettare che Google è come un "muro" sul quale il popolo della rete lascia i propri messaggi e quindi non ha alcuna responsabilità sul loro contenuto, ma la sentenza del Tribunale di Milano introduce il concetto che il proprietario del "muro" è almeno in parte responsabile di quello che c'è scritto sopra e nello specifico Google con un sistema di filtri e un adeguato personale da destinare a compiti di controllo potrebbe ridurre la possibilità di danneggiare persone ed imprese. Certamente tali strumenti di controllo costano; ma essendo Google un colosso che guadagna sei, sette miliardi di dollari all'anno, potrebbe, volendo, sopportare facilmente il peso economico di una simile operazione di salvaguardia e di tutela della privacy. all'interno di un sistema di scambio di informazioni e quant'altro , articolato in maniera corretta e leale nei confronti della rete, sempre più incisiva nella vita di tutti i giorni. Ecco perchè si fà largo l'idea che Internet non può svilupparsi al di fuori di una logica che contempli non solo diritti e doveri, ma anche la necessità di porre delle regole nel Far West digitale del mondo moderno. Solo così il "digitale" acquista la sua funzione di veicolo preferenziale nello sviluppo tecnologico e progresso civile della nostra Società.

Un rientro atteso

Dopo un lungo silenzio, durato circa due mesi, riprendo la pubblicazione di articoli che ritengo possano interessare non solo i "naviganti" abituali di Internet, ma anche coloro che occasionalmente, per curiosità o desiderio di conoscenza, fanno capolino in questo mio blog. Gli argomenti da me trattati non hanno un palinsesto ben definito o una specifica collocazione nel vasto panorama tecnico-letterario, ma si limitano a fotografare fatti, circostanze, tematiche e concetti di un certo peso che, attraverso una mia visione personale, mi auguro, siano di facile comprensione. Come ebbi modo di dire in altre occasioni, non ho la pretesa di impartire lezioni o di fare mostra di "alta cultura", ma l'idea di creare un blog tutto mio è scaturita dalla necessità di relazionarmi con gli altri su argomenti importanti; di scambiare delle opinioni con gli amici; di iniziare un processo di arricchimento del mio bagaglio culturale ( non si finisce mai di imparare !), ma soprattutto di verificare le mie capacità psico-intellettive nell'uso di nuove tecnologie (computer, modem, internet, ecc.) per restare al passo coi tempi. Forse è stata questa sfida con me stesso il vero motivo e se ci sono riuscito, lo devo anche al supporto tecnico prestato dall'amico Saso Bellantone che mi ha indicato le modalità d'impostazione e suggerito le direttive per una sua corretta gestione. Mi auguro che i miei quattro assidui lettori non mi abbiano dimenticato dopo questo mio lungo, forzato silenzio e sarei felicissimo se potessi continuare a godere della loro sincera ed affettuosa amicizia. Il mio prossimo articolo tratterà la comunicazione digitale e la necessità di porre delle regole. Mi pare un argomento di attualità visto che il digitale ormai è entrato in maniera quasi violenta nel nostro vivere quotidiano.

sabato 5 giugno 2010

Un po' di educazione . . . . .

In questi ultimi tempi sia alla televisione che sui giornali abbiamo sentito parlare di sessualità per degli episodi molto delicati che si sono verificati soprattutto nelle grandi città, ma anche nei piccoli centri del nostro Paese, per cui ritengo sia importante avere idee chiare su tale argomento. In questo mio post, farò riferimento molto spesso al Dr Le Moal, medico specializzato in psichiatria ed assistente alla clinica neuro-psichiatrica infantile di Parigi, il quale attraverso una serie di conferenze ha dimostrato che, partendo dalla biologia sessuale, la riuscita di una vita è un problema d'orientamento dell'affettività che non può manifestarsi se non è un dono di sé. In questa materia è necessario avere idee chiare per non commettere gravi errori ogni qualvolta parliamo di sessualità ed è per questo che cercherò di esporre l'argomento in maniera semplice con termini tecnici di facile comprensione.

Secondo il Dr Le Moal, una prima nozione fondamentale è la distinzione tra :

sessualità ed istinto generativo.

La sessualità comprende l'individuo nel suo insieme,fisico e morale; l'istinto generativo non è che uno degli aspetti della sessualità che riguarda la funzione della riproduzione. Le due nozioni di sessualità ed istinto generativo sono molto diverse tra di loro, sono perfino opposte: noi infatti non possiamo non essere sessuali, ma possiamo non avere realizzazioni concrete sul piano generativo. In definitiva qualunque sia la nostra vocazione, vocazione al matrimonio o allo stato religioso, il giorno in cui dobbiamo concretizzare il dono di noi nell'essere amato, sotto una forma o sotto un'altra, quello che occorre è che ci si doni completi quanto più possibile. Conseguentemente di fronte a noi stessi e di fronte agli altri, noi saremo efficienti nella misura in cui saremo completi; da qui deriva che il problema sessuale deve da noi essere considerato come un qualcosa che deve trovare la sua sistemazione nel quadro generale della persona umana. Un tempo si pensava che il problema sessuale non si ponesse nella vita di un individuo se non dal tempo della sua pubertà,della sua formazione fisica. Errore!

Secondo Freud l'evoluzione sessuale si manifesta in due grandi periodi: il primo va dalla nascita all'inizio della pubertà detto autoerotico; il secondo, dalla pubertà alla morte detto altererotico; il primo è quello durante il quale l'individuo ricerca il piacere sessuale in se stesso; il secondo invece è il periodo in cui si ricerca un intervento estraneo nella propria vita sessuale. Questi due periodi di evoluzione sessuale sono paralleli all'affettività, che li comanda e fa spostare l'interesse per sé, verso l'interesse per gli altri. Ma mentre l'evoluzione affettiva tende a porre nella nostra vita una sempre maggiore donazione di sé, l'evoluzione sessuale è condizionata dalla evoluzione affettiva, per cui, in definitiva il piano umano fondamentale è quello affettivo ed è l'evoluzione affettiva che domina su tutte le nostre relazioni, sia con noi stessi che con gli altri.

Ma cos'è l'affettività? L'affettività non è l'affetto. L'affetto è uno degli aspetti dell'affettività, così come l'istinto generativo è uno degli aspetti della sessualità; l'affettività ,perciò, è l'insieme dei sentimenti consci ed inconsci che noi proviamo verso noi stessi, gli altri e l'universo in genere. E' dunque il campo dei sentimenti qualunque sia il loro oggetto. Facciamo un esempio:allorché davanti ad un bel paesaggio,ad un quadro d'autore o ad un oggetto di grande valore noi proviamo una emozione, questa è affettività così come è affettività quando proviamo un grande dolore per la perdita di una persona cara.


Il termine di educazione sessuale è un termine inesatto in quanto molto spesso si confonde con educazione genitale,che consiste nello spiegare ad un ragazzo il meccanismo della procreazione, per cui è necessario distinguere due aspetti:


1) - Educazione sessuale propriamente detta.

    Secondo il Dr Le Moal, l'educazione sessuale è un tutt'uno con l'educazione, intesa come istruzione; egli sostiene che sviluppare nella ragazza e nel ragazzo un certo numero di funzioni intellettuali proprie al loro sesso sia sul piano fisico che su quello caratteriale, giova moltissimo al loro equilibrio sessuale nei rapporti con gli altri. Ma non basta; anche dall'equilibrio sessuale degli educatori e dei genitori dipende tutta l'educazione sessuale per cui le madri in particolare ricoprono a questo proposito un ruolo importantissimo. Quante ragazze pensano al matrimonio e perciò alla sessualità come ad un qualcosa che deve necessariamente concludersi con un divorzio, essendo cresciute nella confidenza di una madre delusa ed insoddisfatta? Una donna può non avere trovato la sua soddisfazione perché si attendeva dal marito ciò ch'egli non poteva darle o perché non ne era capace; così pure vi sono delle donne che si attendono dal marito un amore paterno che questi, se è equilibrato, non può loro dare. In questi casi è evidente che nascono conflitti, che fanno capire la mancanza di un'equilibrio individuale in materia di educazione sessuale. Per la bambina vi è un problema molto importante ( ed anche qui l'equilibrio della mamma e del papà sono fondamentali), ed è l'accettazione del sesso. Mentre per il maschietto è cosa rara non accettare il suo sesso, per la bambina è il contrario: molte ragazzine vorrebbero essere dei maschietti e questo fatto può dipendere da una cattiva educazione, da una disarmonia fra i genitori, da riflessioni insoddisfatte fatte dalla mamma davanti alla figlia. A volte dipende dalla configurazione anatomica dell'uno e dell'altra; per esempio alcune bambine considerano come inferiorità il fatto di non avere genitali visibili come il fratello; ma vi possono essere anche ragioni sociali: un tempo si parlava di sesso forte e sesso debole e si riteneva che l'uomo fosse quello forte per cui era logico che la donna aspirasse a divenire eguale all'uomo; obiettivo che ora è stato raggiunto sul piano sociale in quasi tutti i Paesi del mondo.A questo punto nasce spontanea la domanda: E' utile riunire insieme ragazzi e ragazze? La risposta è si, fino ad una certa età, affinché ciascun sesso conosca l'altro in modo semplice e corretto; il contatto con la realtà acquieta la fantasia e l'immaginazione.

    2)- Educazione genitale.

    Molto spesso un ragazzino fa delle domande alle quali il più delle volte non sappiamo come rispondere; per esempio ci chiede: dove si trova il bimbo prima della nascita? Qual'è la funzione del padre nella procreazione? Quando si può cominciare ad avere rapporti sessuali? Le risposte a queste specifiche domande quasi sempre sono molto vaghe e menzognere,anche se gli specialisti del settore, come il Dr Le Moal, consigliano di dire sempre la verità ponendo i problemi sessuali su di un piano affettivo perché se i ragazzi e le ragazze vogliono riuscire a vivere la loro vita in modo corretto e perfetto dal punto di vista sessuale, devono inglobare il loro essere nell'affettività e nell'amore. Per ottenere ciò è assolutamente necessario che anche gli educatori come i genitori abbiano un loro equilibrio dal lato sessuale per ispirare fiducia e dare certezze; se però in entrambi, genitori ed educatori, non c'è questo equilibrio, i risultati saranno falsati completamente e la loro funzione globale di genitori ed educatori non può avere successo nell'educazione sessuale delle nuove generazioni di ragazzi e ragazze.

Nota dell'autore:

Anche se apparentemente l'esposizione ha la struttura di una lezione di tipo scolastico, tengo a precisare che nel trattare questo delicato argomento ho inteso dare un mio piccolo contributo, attraverso ricerche su specifiche pubblicazioni, alla corretta comprensione di certi “valori” ritenendo che ognuno di noi abbia il dovere morale di aprire gli occhi a quanti, in buona o cattiva fede, intendono tenerli chiusi su argomenti che interessano la nostra Società. Con questo spirito ho pensato di pubblicare questo post nel mio blog, sperando che almeno i miei quattro assidui lettori siano d'accordo con me.

Naturalmente l'argomento è molto complesso e andrebbe approfondito in tutti i suoi risvolti, ma non essendo io un esperto o uno studioso di problemi sessuali, mi sono limitato a sottolineare alcuni punti importanti di una materia (l'educazione sessuale) ancora oggi considerata, per certi aspetti, un “tabù”. Secondo me, se succedono episodi spiacevoli in questo campo, il più delle volte, è per mancanza di conoscenza e di educazione, nei termini sopra descritti.

Modi di dire

"Molto spesso usiamo delle espressioni popolari che a seconda delle circostanze sottolineano il falso pudore, l'ipocrisia, il pentimento tardivo o la pochezza d'animo; tutti aspetti dell'animo umano di cui il linguaggio popolare mette in evidenza le varie sfaccettature della vita quotidiana.

Per esempio il detto Chi disprezza vuol comprare significa che prima si disprezza o semplicemente si dà poca importanza ad una persona e poi la si cerca o la si desidera. Così magari, prima si è detto che la tal ragazza è brutta e poi la si sposa; prima si è ignorata una cosa o si è detto che è di poco valore e poi si fa di tutto per averla. Contraddizioni e paradossi che sottolineano il destino degli arroganti e dei presuntuosi.

Un' altro modo di dire Non voglio non voglio, ma dammi dimostra come nel tempo certe espressioni conservano il loro significato leggermente sfumato. Accettare subito una cosa che viene offerta,una volta era considerato indice di sfacciataggine; infatti era più educato dimostrare una certa ritrosia dicendo : grazie no, in un primo momento per accettare solo dopo le insistenze dell'altra persona in modo da verificare quanto il gesto fosse sincero e sentito. Altre volte si fa finta di non gradire quello che ci viene offerto, ma in realtà lo vogliamo fortemente ed ancora quando fingiamo disinteresse verso l'acquisto di un oggetto, ma in realtà aspettiamo che ci venga dato gratis o a un minor prezzo. Tutti atteggiamenti che riscontriamo quotidianamente in modo palese o il più delle volte in maniera sottintesa.

Ma andiamo avanti; analizziamo un altro detto:Vai a buttare l'acqua proprio sotto la casa della guardia municipale significa che si va a rubare qualcosa sotto gli occhi del padrone oppure si fa una azione trasgressiva proprio verso chi ha un certo potere.

Una volta si usava buttare l'acqua sporca in strada e questo comportamento veniva sanzionato dalla guardia municipale e quando addirittura la cosa avveniva sotto i suoi occhi non poteva esimersi dal farlo. L'espressione oggi viene usata nelle circostanze più disparate, per sottolineare l'errore o la temerarietà nel fare qualcosa proprio sotto gli occhi del padrone o delle autorità.

Questi tre modi di dire in uso ai giorni nostri alimentano il ricco catalogo dei detti popolari che, anche impietosamente, disegnano spesso a tinte forti sia i contorni che la sostanza delle debolezze personali.

Ridateci il vinile

"Secondo una recente indagine, la rivoluzione digitale, ha distrutto il mercato discografico. per cui si ritiene che il ripristino del disco in vinile possa in qualche modo salvare il mercato della musica. Infatti, con l'avvento di Internet copiare e distribuire canzoni non è stata solo un'attività tecnologicamente limitata alle Case discografiche, bensì un modo di affermare la propria esistenza da parte di chiunque abbia voluto dare un suono alla propria anima e alle proprie idee e la digitalizzazione dei contenuti ha consentito di copiare film, libri, CD e tutta la musica in Mp3 in cambio di un mondo senza dischi. Questi nuovi strumenti Mp3, iPod, Apple ecc. hanno cambiato il modo di consumare ma anche di fare musica. Lo sostiene Stefano Micocci nel suo libro “Cronaca di una rivoluzione sonora” riguardante appunto il mercato discografico e la possibilità di ripristinare il vecchio disco 45 e 33 giri. E' necessario, quindi, fermarci un po' e riflettere: “ridateci il vinile” vuole essere una richiesta di sopravvivenza che diventa una preghiera per riavere un oggetto che magari si sente peggio, che non è portatile, che è grande e scomodo ma che rappresenta la musica quanto la musica che contiene. Chissà se questa preghiera sarà ascoltata? Comunque sia, la musica distribuita attraverso mezzi diversi, radio, televisione, computer, telefoni cellulari, in futuro non sarà contenuta in CD, tuttavia non perderà il suo fascino se continuerà a contenere molti dei nostri sogni e dei nostri desideri. A dire il vero, la rivoluzione sonora dei giorni nostri, non credo possa andare contro corrente per cui, secondo me, il ritorno al vinile non solo non gioverebbe al mercato, conoscendo la mentalità dei giovani d'oggi, ma neanche sarebbe compatibile con la frenetica evoluzione di usi e costumi della nostra Società. In altri campi, però, come per esempio nella Moda, si sta verificando un ritorno al passato; stanno ritornando di moda per le donne i vestiti a fiori come negli anni '70; per gli uomini le camice hawaiane (molto usate da Renzo Arbore e Pavarotti) degli anni '80; giacche corte anni '50, ecc. Forse ci sarà un ritorno al passato anche per le utilitarie ( vedi la 500 della FIAT) verso le quali tutte le Case automobilistiche si stanno orientando, immettendo nei mercati auto sempre più piccole, comode ma altamente sofisticate dal punto di vista sicurezza. Insomma per il vecchio mangiadischi ritengo che non ci sia speranza per cui il glorioso disco in vinile è destinato a rimanere un lontano ricordo, chiuso per sempre nei cassetti della nostra memoria.




Innovazione straordinaria


"I Musicisti Alessandro Fantini e Arman Azemoon hanno ideato un sistema innovativo di esercitazione e ausilio didattico per lo studio e la preparazione musicale che hanno chiamato “My Personal Conductor” ossia “Il Mio Allenatore Personale” applicato alla musica lirica. Fino ad oggi con il karaoke si poteva cantare solo canzonette o brani di musica leggera: la lirica era rimasta fuori in quanto considerata musica impegnativa non adatta a questo tipo di esecuzione. Oggi, con il sistema Fantini – Azemoon anche i cantanti lirici si possono esercitare e preparare davanti ad un televisore con il direttore d'orchestra tutto per sé. Come? Immaginiamo di essere un cantante lirico che deve studiare in pochi giorni il ruolo, ad esempio, di Alfredo Germont nella Traviata per affrontare un' audizione e non ha un pianista di fiducia né altri disponibili ad accompagnarlo. Nel karaoke basta inserire il cd con la base musicale registrata, seguire il testo che scorre nel televisore e il gioco è fatto. Nella lirica non è così. Il problema sorge quando l'interprete deve seguire lo stacco dei tempi del direttore d'orchestra con tutti i debiti rallentamenti, rubati, corone, ecc. mentre ascolta la musica ed è occupato ad ascoltare la sua stessa voce, intonazione, respirazione, interpretazione e cosi via. Ad un certo punto perde la sincronia o la concentrazione su quello che sta studiando e allora. . . . .ecco l'idea rivoluzionaria! Inserendo un normale dvd nel computer, decoder o tv, si ha a video il direttore d'orchestra che dirige l'esecuzione mentre la notazione musicale scorre a tempo, perfettamente sincronizzato con il gesto del direttore. Il filmato del direttore rappresenta un ausilio visivo in grado di comunicare al cantante i tempi di esecuzione con le corrispondenti variazioni oltreché gli attacchi stabiliti dal direttore stesso. Siamo nell'ambito di una realtà virtuale con una simulazione della situazione teatrale: un vero direttore d'orchestra che guida l'esecuzione, finalmente a tempo di musica. I dvd del Mio Allenatore Personale sono organizzati su più livelli di difficoltà: si passa dallo studio con il “tastino”(il pianoforte fa ascoltare anche le note da cantare) a quello con l'accompagnamento pianistico completo, con il pentagramma in primo piano fino all'esecuzione vera e propria,senza pentagramma, da soli difronte al direttore d'orchestra a valutare quale livello di apprendimento del ruolo si sia raggiunto. Le scelte interpretative tengono conto delle tradizioni in uso,in particolare nella definizione dei tempi, dei recitativi, delle cadenze e delle corone, nonché dei “tagli” usualmente operati nella partitura musicale. E' veramente un'invenzione rivoluzionaria nel campo della musica lirica ! Il My Personal Conductor è già in commercio e in un prossimo futuro avremo opere con accompagnamento orchestrale completo, con tutte le parti degli altri solisti e del coro effettivamente cantate. La tecnologia non ha limiti!





Ladri di nuvole

" Non bastavano i ladri d'appartamento, i borseggiatori, i ladri di biciclette, i ladri informatici o i ladri “politici”, ora sono arrivati anche i ladri di nuvole. Avete letto bene: ladri di nuvole. La notizia l'ho letta sfogliando una rivista ed è stata tanta la mia curiosità che ho voluto leggere tutto l'articolo per scoprire questi nuovi soggetti del malaffare. Non vi nascondo che alla fine sono rimasto un po' sorpreso e credo lo sarete anche voi ! Superata la corsa all'industrializzazione, sembra che nelle coscienze delle persone inizi a farsi strada una nuova consapevolezza riguardante la tutela e la salvaguardia della qualità dell'ambiente, fondata sulle energie rinnovabili, attività di riciclaggio, trattamento dei rifiuti, ecc. considerati fattori di sviluppo e non più “freni” al miglioramento dell'ambiente, grazie alla ricerca e allo studio di nuove metodologie e all'affinamento tecnologico ed è proprio in questo settore che troviamo le maggiori sorprese. L'ultima in ordine di tempo è una nuova fonte d'energia individuata nella rugiada . Ecco la notizia: una impresa spagnola sta commercializzando un dispositivo capace di catturare per poi utilizzare la rugiada che si trova nelle nuvole attraverso un procedimento semplice e poco costoso. Questo dispositivo prende il nome di “ captatore di nebbia” e consiste in una rete montata su dei pali in grado di intercettare le goccioline in sospensione, presenti nei venti che trasportano le nubi. In definitiva secondo questa scoperta in un futuro prossimo sarà possibile bere nebbia, fare cin cin con la bruma e distillare la rugiada. Non è bizzarra come idea? Eppure, come ha spiegato Gaelle Dupont su Le Monde quando la pioggia non cade in quantità sufficiente, gli uomini possono catturare il vapore presente nell'aria ricorrendo a questo dispositivo chiamato appunto “captatore di nebbia ”. Si dice tra l'altro che questo nuovo sistema, se si dovesse rivelare praticabile, potrebbe garantire l'acqua anche alle numerose comunità rurali costrette a vivere in zone aride, non solo, ma essendo silenzioso e non consumando energia, non avrebbe bisogno di costose infrastrutture. Ad assicurarlo è Acqua senza frontiere, la Fondazione destinata alla diffusione dei captatori nei paesi in via di sviluppo. Che idea geniale! E' ovvio che, se si tratta di tutelare e salvaguardare l'ambiente, ogni mezzo va bene, ma a volte è l'ambiente, che ribellandosi si vendica in maniera violenta contro questi ingegnosi “ladri di nuvole” e in questi ultimi tempi di vendette violente ce ne sono state tante, anche disastrose. Avevo ragione a dire che la mia sorpresa alla fine sarebbe stata anche la vostra? Provate ad immaginare questi captatori, queste reti montate su delle paline alte due/tre metri che catturano tra le loro maglie le goccioline di rugiada trasportata dalle nuvole! Mah!!! Certo che se i promotori di tale teoria dovessero realizzare i loro progetti, non sarebbero più ladri o soggetti di malaffare, bensì benefattori dell'umanità e protettori indiscussi dell'ambiente. Sarà vero? Chi vivrà,vedrà!

Fadani : Pittore-Poeta

"Quando un artista sente di trasferire sulla tela le sue sensazioni e le sue emozioni osservando il paesaggio e nello stesso tempo vuole imprimere una realtà vivente, che solo il suo occhio vigile ed attento può cogliere attraverso i colori che la Natura stessa gli offre, ebbene questo artista appartiene alla categoria geniale della quale Fadani è il rappresentante più importante”. Non sono io ad affermarlo, ma secondo il parere di esperti e noti critici d' arte, il senso e lo spirito dell' immagine riprodotta sono magnificamente evidenziati dal M° Fadani, per cui i suoi dipinti sono da considerare un segnale di grande interesse per la crescita del livello culturale di una collettività ( come quella bagnarese), che per indole tiene nella giusta considerazione certi valori, che stanno alla base del suo processo evolutivo. Tutto questo traspare in maniera molto chiara da ogni tela ed è proprio per queste caratteristiche che le sue opere sono oggetto di studio da parte di giovani talenti del nostro tempo ed aiutano a crescere, con la consapevolezza che un domani tutta la produzione artistica di un nostro concittadino farà parte, con pieno merito, del patrimonio culturale internazionale. In qualche altro mio articolo scrissi che Fadani ha saputo coniugare in perfetta simbiosi arte e cultura con una tecnica fortemente impregnata da quel “pathos” che solo chi è sensibile e libero sa infondere con maestria ed abilità; ebbene oggi mi sento di affermare che il messaggio insito nella pittura e nella poesia di Fadani è un messaggio di gioia e di speranza perché sa che l 'Essere umano, per sua natura, ama la luce, ama la vita, ama la bellezza del creato per cui il suo impegno e il suo talento mirano a far crescere nelle nuove generazioni l'interesse per l'Arte,in senso lato, affinché questo sentimento universale non venga mai offuscato. Per questi suoi meriti viene considerato un “Ambasciatore Emerito dell' Arte contemporanea da illustri critici di prestigiose Accademie. Anche nelle poesie Fadani sa usare le parole come il pennello a seconda dei sentimenti e le emozioni che situazioni particolari di una realtà vivente o immagini suggestive della nostra terra di Calabria gli suggeriscono, per cui anche la sua verve poetica è fortemente rappresentativa della sua capacità espressiva nel descrivere i colori e i profumi della Natura in perfetta simbiosi coi sentimenti profondi dell'animo umano. Basta leggere “ E attenderò” per rendersi conto della delicatezza dei versi legati tra di loro da una armonica successione di immagini che fanno della poesia fadaniana un dipinto di straordinaria bellezza.
Alla brezza

nella pace del tramonto

consegnerò l'ultimo anelito

che antico arde

nel mio cuore.

E fra mille aromi

impaziente, attenderò

l'eco del mio cuore

che disciolto avrà,

col sorriso di grazia

il mio dolore.

venerdì 4 giugno 2010

Un Sant'Uomo venuto da un paese lontano



"Nell'anniversario della morte di papa Giovanni Paolo II, 2 Aprile 2005, ciò che rimane non è soltanto il ricordo, ma una presenza, una memoria profonda che ce lo fa sentire ancora vicino con la stessa emozione di quella che abbiamo provato negli ultimi giorni della sua vita terrena. L'affetto nostro e del mondo intero non è venuto meno per cui la data del 2 aprile non è la celebrazione di una persona che non c' è più, ma è la memoria di coltivare e continuare a trattenere presso di noi un'eredità immensa di cui forse non comprendiamo la portata nella sua interezza. Il pontificato di Giovanni Paolo II ha Gesù Cristo come punto di riferimento, come centro, redenzione e speranza; Egli infatti ha unificato in sé il dolore e l'amore in un unico termine “ passione” e la Sua memoria è passione: gli uomini e le donne del mondo si sono appassionati a questo Papa che li ha appassionati a Cristo e alla Vergine Maria; "Totus tuus”era il suo motto ed era riferito alla Madre di Gesù Cristo e Madre nostra, nelle cui mani, nel suo testamento spirituale, ha lasciato la Chiesa e l'Umanità intera. Molti libri sono stati scritti sulla vita e pontificato di Giovanni Paolo II. Certamente in questa ricorrenza ogni anno molti lo ricorderanno con approfondimenti, servizi radiotelevisivi o articoli sui più importanti quotidiani nazionali; io molto umilmente, con questo mio scritto, a cinque anni dalla morte, voglio rinnovare il mio “grazie” a Giovanni Paolo II per l'amore e la sollecitudine che Egli ha avuto per il Mondo intero e quindi anche per me, che ho vissuto insieme a Lui, un lungo periodo di storia a cavallo di due Millenni. Lo voglio ringraziare riportando una Sua preghiera (dal libro Pregherò per voi) rivolta a Gesù affinché tutta la Terra sia abbagliata dalla luce della Sua risurrezione per consentire a tutti i suoi abitanti di diventare una cosa sola (“Ut unum sint”) senza più guerre, lotte fratricide, persecuzioni, stragi, violenza, ingiustizia e sopraffazione. E' la luce di Cristo Risorto che può dare certezze di salvezza ed illuminare il cuore e la mente degli uomini di buona volontà per un futuro di pace, benessere sociale e sviluppo economico. La preghiera di Giovanni Paolo II è anche la nostra preghiera.
Signore Gesù,nostra pace,

Verbo incarnato duemila anni or sono,

che risorgendo hai vinto il male e il peccato,

concedi all'umanità del terzo millennio

una pace giusta e duratura;

volgi a buon esito i dialoghi intrapresi

da uomini di buona volontà che,

pur fra tante perplessità e difficoltà,

intendono porre fine ai preoccupanti conflitti

in Africa e in America Latina,

alle tensioni che affliggono il Medio Oriente

e vaste zone dell'Asia e dell'Europa.

Aiuta le nazioni

a respingere i sentimenti di razzismo.

Tutta la terra sia inondata

dallo splendore della risurrezione

Don Sturzo e la sua dottrina politica

"In una società in cui la politica vuole” governare senza rappresentare” torna d'attualità il pensiero di don Luigi Sturzo,fondatore del partito popolare e della dottrina politica d'ispirazione cristiana. Egli sosteneva di essere un sacerdote, non un politico, e il suo impegno nella politica era quello di contribuire a cristianizzare la politica del suo tempo. Mons. Luigi Giuliani a Caltagirone il 26 nov. 2009, a 50 anni dalla morte, in un convegno internazionale, ha ricordato la figura di don Sturzo, riproponendo la grandezza della figura del prete, fondatore del Partito Popolare ed esule antifascista, nonché autore di un numero sterminato di opere di politica, di morale, di teologia, di storia, di un personaggio che ha tanto influito sulla storia d'Italia. Don Sturzo ha avuto un ruolo centrale nell'intuizione dei valori da mettere alla base della politica, insegnandoci un sentiero di testimonianza della fede fino ad allora ignorato.”Egli è stato testimone della vocazione nella politica; una vocazione difficile, ma necessaria: quella di portare un afflato di spiritualità in un mondo soggetto a tentazioni mondane,senza rinunciare mai alla laicità della politica” lo ha affermato il cardinale Angelo Comastri. Il merito più grande di don Sturzo fu quello di aver messo in campo l'attualità del pensiero popolare e d'ispirazione cristiana ed oggi si torna a parlare della sua teoria politica, culminata nella fondazione del partito popolare: un partito non dei cattolici, ma di cattolici, che ha consentito di portare sulla scena politica italiana del tempo ideali, valori e proposte fino allora tenute fuori. Per Tajani, vicepresidente della Commissione Europea, don Sturzo fu profeta e precursore dell'economia sociale di mercato, una terza via “ tra il liberalismo sfrenato ed egoista” e “il soffocante collettivismo marxista”. Di fronte alla crisi della politica che vuole “governare senza rappresentare” i discepoli di don Sturzo oggi rilanciano la proposta politica ispirata alla dottrina sociale della Chiesa e ai principi del popolarismo sturziano; in altri termini si tratta di dare alla politica in crisi di valori, obiettivi chiari che mirino a riportare nella società la giustizia, la solidarietà, l'attenzione alle famiglie, ai deboli, ai poveri, ai discriminati, a coloro che vivono in condizioni di disagio, a quelli che credono ancora nelle regole e nel patto sociale. Anche Papa Benedetto XVI ha rilevato che il messaggio lasciato da don Sturzo ha ancora tantissimo da dire ai cattolici impegnati in politica e lo indica come modello integerrimo, competente e appassionato servizio al bene comune per tutti i cittadini. Sia ben chiaro: non si tratta di far scendere in politica la Chiesa bensì di dare alla politica – che ne è ormai vuota – principi che non siano strumentali a mantenere soltanto in vita un sistema economico, ma che uniscono i cittadini su degli obiettivi ben definiti, che sono quelli sopra indicati : famiglia, giustizia, solidarietà, ecc. Oggi questi termini si sentono ripetere solo in prossimità di consultazioni elettorali, poi più nulla o almeno molto poco rispetto alle aspettative della gente, che in questi ultimi anni ha perso la fiducia nei confronti dei partiti e della politica in generale, non sentendosi tutelata nei propri diritti. Ecco perchè la Chiesa ha il dovere morale di richiamare i nostri governanti e in modo particolari quelli cattolici ad una maggiore attenzione verso la stragrande maggioranza dei cittadini che vive in una condizione di disagio non solo economico, ma anche morale. I “valori” a cui si riferiva Don Luigi Sturzo possono essere recuperati se c'è la volontà politica di andare incontro alle effettive esigenze dei cittadini attraverso interventi legislativi mirati ed interventi economici a favore delle categorie più deboli e bisognose. Il grado di civiltà di una nazione si misura anche dal livello socio-economico-culturale della sua gente e l'Italia da questo punto di vista non è la prima della classe: ma lo potrebbe diventare!

Scioglilingua

Pietro Paolo Parzanese,
Pittore poco pratico,
Promise pingere
Puro poco prezzo,
Poi pentitosi,
Puro poco pagato,
Partì propria patria
Pancalieri
( Tempo max 5 sec.)

Pasqua = Passaggio

Anche quest'anno a Bagnara si è rispettata la tradizione tramandataci dai nostri padri nella celebrazione esteriore della Pasqua: Giovedì Santo nella Chiesa Madre i confratelli del SS. Rosario hanno fatto il precetto pasquale; il Venerdì Santo gli stessi confratelli hanno portato in processione per le vie della città le cosiddette “ Varette”;domenica di pasqua, la mattina i confratelli della nobile Congrega del Carmine, sempre nella chiesa madre, hanno fatto il loro precetto pasquale e il pomeriggio la consueta sacra rappresentazione a cura della Congrega del SS. Rosario del Cristo Risorto che incontra la Madre nella piazza principale della città, seguita da migliaia di fedeli, conclusasi con i soliti fuochi d'artificio. Come dicevo all'inizio, la tradizione è stata rispettata in pieno. Ma quanti di noi sanno il vero significato della Pasqua? Vi ricordate il film “I Dieci Comandamenti”: la scena del Mar Rosso che ad un cenno di Mosè si apre e lascia passare gli ebrei? Ecco, pasqua significa passaggio, salto dalla schiavitù alla libertà, dalla morte alla vita. Ricordiamo l'episodio: vi era in Egitto una massa di schiavi oppressi da un padrone, un popolo senza dignità riconosciuta, senza libertà. Ma in nome della fede che proclamava che uno solo è il Padrone, cioè il Signor Dio, questi nostri Padri nella fede ottennero una liberazione, conquistarono la libertà, divennero salvi. Dio si è piegato su questa massa di schiavi, ha sentito il loro grido, ha mandato Mosè che li ha portati fuori dall'Egitto; Dio è venuto a liberare il popolo. Tutto questo oggi viene riproposto nella celebrazione dell'Eucarestia. Infatti Gesù nel contesto della cena pasquale con gli Apostoli dà il suo Corpo e il suo Sangue ai fratelli, come memoria del passaggio dalla morte alla vita. La sua opera salvifica non fu un rito, una liturgia, ma una vita reale e concreta: si è donato ai fratelli fino alla fine. La via dell'amore e dell'immolazione percorsa da Gesù è la sola via che porta alla vita, alla vera liberazione biblica, per cui i veri protagonisti della storia sono solo le persone che amano e si immolano come Gesù. Egli nel suo gesto di offerta personale in un amore senza fine non solo ci ha rivelato che Dio è Amore, ma ci ha dato la chiave del mistero della salvezza e contemporaneamente la chiave della felicità. Oggi purtroppo ci accostiamo all'Eucarestia con molta superficialità!

Le parole di Gesù “prendete e mangiatene tutti” riferite agli Apostoli nell'ultima cena, vengono interpretate in maniera letterale, per cui tutti ci sentiamo autorizzati a cibarci del suo Corpo e del Suo Sangue senza una adeguata preparazione interiore; per accostarci all'Eucarestia bisogna essere in grazia di Dio; e per grazia di Dio si intende avere avuto perdonati i peccati, grandi o piccoli, attraverso il sacramento della Confessione; il solo che ci prepara a ricevere degnamente Gesù nel nostro cuore e ci fà partecipi della Sua Passione e Resurrezione. Essere cristiani significa seguire la Dottrina di Gesù e gli insegnamenti della Chiesa, che perpetua nel tempo la presenza di Cristo sulla Terra. Purtroppo siamo abituati più a chiedere che a dare, più a possedere che a perdere e accettiamo con difficoltà la scelta del dono di noi stessi come criterio di vita personale e comunitaria, che l'eucarestia domanda. L'uomo è sempre tentato di affermare se stesso, di imporre la propria individualità e i propri progetti, talvolta di cercare se stesso anche mentre porta avanti ideali grandi. Diciamoci la verità: il momento eucaristico non è veramente vissuto come vero momento di comunione, in quanto non sempre si coglie la disponibilità alla condivisione, al farsi pane l'uno per l'altro e tutti insieme per gli uomini del proprio tempo e del proprio ambiente. Si, ci sono segni tangibili di sensibilità per i poveri, tanti impegni per la pace e la giustizia, tanta disponibilità a prestare soccorso, specialmente nei momenti difficili dovuti a calamità naturali, terremoti, alluvioni, ecc., ma per poter cogliere e valorizzare questi segni, è necessario vivere una esistenza eucaristica non esaurita nel rito, come spesso oggi facciamo, ma ricondotta alla sua relazione con la Pasqua di Cristo, intesa come passaggio dalla morte alla vita, dalla tristezza alla gioia, dalla oscurità delle tenebre alla luce più radiosa: “Io sono la Via, la Verità e la Vita” disse Gesù ed in queste tre parole è racchiusa tutta la nostra fede e la nostra Pasqua di resurrezione.