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venerdì 29 ottobre 2010

Un pò di educazione . . . . (seconda parte)

Nel mese di giugno u.s., se ricordate, ho scritto un articolo sull'educazione sessuale, attingendo notizie e suggerimenti in alcune pubblicazioni scientifiche per non incorrere a delle inesattezze che potrebbero creare equivoci o interpretazioni fuorvianti su un argomento così delicato ed importante.
In questa seconda parte, naturalmente, mi farò guidare da esperti e studiosi della materia, le cui teorie, ritengo, coincidono con la maggior parte di coloro che si assumono la responsabilità di educare moralmente la gioventù; in altre parole, secondo me, professori, confessori, direttori spirituali, ecc. dovrebbero sapere nella misura del loro compito educativo, che cosa è la sessualità, quali sono le prime manifestazioni nel bambino e nell'adolescente, le grandi leggi del suo condizionamento normale e le sue deviazioni. Ormai è notorio a tutti che il silenzio su questi problemi essenziali può compromettere lo sviluppo normale dell'istinto per cui è necessario che il giovane acquisti una certa conoscenza della propria natura; acquisti soprattutto il rispetto del sesso che lo porta necessariamente a liberarsi dalla schiavitù dei desideri malsani, derivante dall'ignoranza e dalla vergogna che sono le due basi della perversione. Tutto questo significa modernizzare, alla luce della scienza, il comportamento umano, la morale arcaica del peccato sessuale e nello stesso tempo significa fortificare la morale sessuale sociale dove il sesso dovrebbe essere legittimato sotto la sua forma sana, nella maestà e nella gioia della vita, pur essendo subordinato all' amore reciproco della coppia umana.
A tal proposito il Dottor A. Hesnard scrisse: " .... ma il poco che ciascuno farà per preparare questa evoluzione delle idee, sarà per sempre qualcosa. Dare alla gioventù fiducia nella vita del corpo e dei suoi istinti non è incompatibile, tutt'altro, con la nostra missione di spiritualizzarla. Non lasciamo al paganesimo il merito di aver nobilitato l'istinto. Nostro compito non è più deificarlo ma saperne utilizzare la potenza naturale per rendere la nostra morale più universale e più umana". A questo punto nasce spontanea la domanda :" In che misura la sessualità è compatibile con la vita spirituale?" Per rispondere a questo interrogativo dobbiamo partire dal concetto che la sessualità e l'ideale spirituale costituiscono due tendenze fondamentali del nostro essere che, in sè, possono e debbono coesistere, ma è abbastanza raro che due forze avide di totalità possano coincidere armoniosamente, poichè, se entrambe ci proiettano al di là del tempo individuale, l'una ci immerge nel futuro della specie biologica, l'altra nell'eternità dello spirito puro: la sessualità prolunga l'essere nel tempo, mentre la vita spirituale lo eleva al di sopra del tempo, per cui l'abisso che le separa è quello che si misura tra il perpetuo e l'eterno, tra l'indefinito e l'infinito.
Per concludere questa seconda parte relativa alla sessualità, si può affermare quindi che " per ritrovare lo spirito nella carne e l'eternità nel tempo, dipende esclusivamente da noi ".



lunedì 25 ottobre 2010

Sentiamo cosa ha detto . . . .


Pippo Baudo:

" La TV è una spugna,assorbe tutto,quando la strizzi, quella che ne esce è la società. Gli autori per andare incontro ai gusti del pubblico, abbassano sempre più la qualità. Dovremmo iniziare a fare programmi contro il pubblico. Al principio gli ascolti sarebbero bassi, ma poi salirebbero. Il problema è che ti chiudono subito. Tutto dipende dall'Auditel ".
(Il Messaggero, 21 agosto 2010)


Armando Trovajoli:

" Ormai per fare buone colonne sonore bisogna andare all'estero, per esempio in Romania, oppure rassegnarsi ad usare solo il computer perché costa meno ma rende tutto più monotono e noioso. Ormai per avere un'orchestra, cioè la musica viva, bisogna fare i salti mortali. Insomma la vita dei giovani musicisti oggi è davvero difficile: è come correre la mille miglia a piedi".
(Adnhronos, 1° settembre 2010)


Michela Murgia:

" Quando c'è di mezzo una donna, si va sempre a parare sul corpo. Non importa la sua intelligenza, non importa se viene festeggiata, premiata, perché ha scritto un libro importante. Tutto si svilisce, si riduce alla carne".
( Newnotizie, 7 settembre 2010)


Elisabetta Sgarbi:

" Intervistando un barcaiolo un giorno lui mi ha detto " C'è un detto dalle nostre parti . . . se hai una montagna di neve tienila all'ombra. Ma questo è anche un verso meraviglioso di una poesia di Tito Balestra. Mi piace questa idea della cultura come di qualcosa di fragile, un accumulo meraviglioso, ma anche qualcosa che si perde, si scioglie come la neve".
(Agi New On, 2 settembre 2010)


Riccardo Muti:

"La musica è una materia assente nella scuola, mentre dovrebbe essere obbligatoria come l'italiano. Non vorrei che questi nuovi licei musicali fossero stati istituiti per lavarsi la coscienza. I Conservatori di per sè sono abbastanza numerosi per contenere migliaia di allievi, molti dei quali non troveranno posto nelle orchestre, perchè sono poche, senza contare i teatri che restano chiusi".
( Corriere della sera, 15 settembre 2010)




domenica 24 ottobre 2010

Sakineh : una vita da salvare

Da quando è giunta notizia della condanna a morte per lapidazione da parte di un tribunale di Teheran di Sakineh per adulterio, il mondo intero si è mobilitato per spingere il governo iraniano a impedire l'esecuzione e nello stesso tempo a modificare l' anacronistica legislazione giudiziaria con l'introduzione nell'ordinamento di quel Paese di norme che tutelino e salvaguardino la dignità della persona umana e la difesa della vita, in linea con la maggior parte delle Nazioni civili. In Italia politici e intellettuali, giornalisti e protagonisti della cultura, hanno lanciato una campagna a difesa di Sakineh dopo l'intervento del Capo dello Stato Giorgio Napolitano, il quale ha sottolineato in maniera energica che non è tollerabile da parte della Società civile un comportamento così mostruoso nei confronti di un essere umano, pur colpevole (?), senza un processo libero e democratico. " L'Italia - ha detto il Presidente - è impegnata in modo molto netto (e non solo con posizioni di principio) perché ritiene la condanna a morte della donna iraniana un atto altamente lesivo dei principi di libertà e difesa della vita". Alla mobilitazione di massa ha aderito anche il settore degli autori, musicisti, compositori, editori, direttori d'orchestra e cantanti, scrittori, attori cinematografici e teatrali, rappresentati dalla SIAE che ha lanciato un appello con la seguente dichiarazione:"La SIAE si unisce agli appelli in difesa di Sakineh, affinchè la sua salvezza stia a significare non solo il fondamentale rispetto della vita umana, ma tenga viva la concreta speranza che il dialogo tra molteplici culture possa prosperare e diffondersi anche grazie ad un atto di clemenza e di umana giustizia". A seguito di tale mobilitazione mondiale, pare che la condanna per lapidazione sia stata sospesa, ma confermata, secondo agenzie giornalistiche, per impiccagione, per cui è necessario continuare a far sentire la nostra voce per salvare la vita di questa giovane donna iraniana, affinché la sua salvezza segni l'inizio di una nuova era per il popolo iraniano; un popolo che stenta ad aprirsi al mondo civile in quanto governato da leggi anacronistiche e ordinamenti ormai superati dal tempo e da tradizioni arcaiche non più compatibili con la cultura e civiltà del III° Millennio. Condividendo in pieno la campagna in difesa della vita di Sakineh in particolare e in difesa della vita nella sua più ampia accezione, con questo mio articolo, voglio aggiungere alle tante voci anche la mia, flebile e modesta, per significare come in un mondo globalizzato anche "un granello di sabbia" sia importante se inserito in un contesto di valori che costituiscono "l'insieme" di una società protesa verso un futuro di pace, serenità, progresso e benessere sociale.

venerdì 22 ottobre 2010

" Che vergogna !"

Continuando a sfogliare il libro dei "ricordi lontani" ( molto grosso per la verità!) cerco di estrapolare e riportare in questo mio blog le pagine di episodi, fatti e circostanze piacevoli, tralasciando quelle che in un certo senso mi potrebbero procurare qualche tristezza o quantomeno riaprire piccole ferite ormai cicatrizzate dal tempo. Oggi però, come si può intuire dal titolo, faccio una eccezione: voglio riportare un episodio che mi è capitato nell'anno 1957 ( qualcuno dei settantenni se lo ricorderà certamente !) che all'epoca mi ha procurato un disagio psicologico non indifferente.
Fino agli anni '80 (?) a Bagnara Calabra in via Roma, esisteva il Cine Teatro Italia di Santi Caratozzolo, molto frequentato soprattutto da un pubblico di giovanissimi, che entravano alle ore 14.00 ed uscivano alle ore 20.00 quando si proiettavano film con indiani, banditi che assalivano le diligenze, spadaccini come Zorro, ecc. Nel 1957 fece tappa a Bagnara una Compagnia di Rivista, molto in voga a quel tempo nelle cui locandine esposte all'entrata del cinema si potevano ammirare delle ballerine molto belle che invogliavano ad entrare, mentre in uno striscione vicino c'era scritto che durante lo spettacolo venivano dati dei premi molto importanti a chi rispondeva alle domande del presentatore.
Quella domenica del 1957 al Cine Teatro Italia, mi trovavo anch'io insieme a tanti altri amici, seduto al centro della sala. Ad un certo punto il presentatore, rivolgendosi al pubblico, chiese:
" Chi mi sa dire il vero nome del cantante napoletano Sergio Bruni?".
Nella sala piombò un silenzio di tomba che però, dopo pochi secondi, venne interrotto da una voce: " Guglielmo Chianese".
" Bravo" - disse il presentatore - " Chi è stato a rispondere esattamente ?".
" Io " - risposi alzandomi dalla poltroncina.
" Venga sul palco a ricevere un premio".
A questo punto, incitato dagli amici, mi avviai verso il palcoscenico.
Una volta salito mi sono visto circondato da un gruppo di ballerine molto carine e il presentatore, mettendomi una mano sulla spalla mi disse:
" Come premio per la soluzione al mio quiz, dai un bacio alla signorina".
In quel momento diventai rosso come un pomodoro ed essendo molto timido (allora!) mi schermivo dicendo: " no... no...." mentre il pubblico rumoreggiava per incoraggiarmi.
Furono quelli minuti veramente di grande imbarazzo! Dalla sala ad un certo punto si sentì un ragazzo che gridava: " Dai, non ti vergognare . . . . posso venire io?".
Alla fine dopo un lungo tergiversare, per porre fine a quella situazione molto imbarazzante per me, sfiorai con le labbra la guancia della ballerina, che nel frattempo si era avvicinata a me, e subito dopo, mentre il pubblico applaudiva, scesi dal palco e ritornai al mio posto.
Fine della scena!
In tutto questo non credo ci sia qualcosa di male; e invece si . . . . . .

Il giorno dopo, fui convocato dal Presidente dell' Azione Cattolica Ciccio Gioffrè nel suo laboratorio di falegnameria e qui, apriti cielo, venni redarguito in maniera piuttosto forte per il mio comportamento del giorno prima. " Che vergogna! - mi disse - Tu, un giovane dell'A.C. che dà scandalo in un luogo pubblico; che compromette la serietà e l'immagine di una istituzione che rappresenta la "longa manus" della Chiesa; che vergogna!".
Hai commesso un grave peccato, che al più presto dovrai confessare, ecc. ecc.".
Inutilmente io ripetevo che il tutto si era svolto in buona fede, senza malizia e senza alcuna intenzione di dare scandalo. Questo rimprovero mi fece allora molto male, creando in me un senso di colpa,un disagio psicologico, che durò parecchio tempo.

N.B.: Per potere rendersi conto del grande disagio psicologico in cui mi sono trovato, bisogna inquadrare questo episodio nel periodo storico in cui si è verificato e non guardarlo con gli occhi di oggi; 53 anni fa i tempi erano molto diversi rispetto ad oggi, per cui allora anche un gesto innocente, come il mio, poteva essere considerato un "peccato mortale".

martedì 19 ottobre 2010

C'era una volta . . . . . .


" C'era una volta un Re e una Regina che abitavano in un grande castello circondato da un grande parco . . . . ecc. ecc." cosi' di solito incominciano le favole che si raccontano ai bambini. Ma il mio c'era una volta. . . non è rivolto ai bambini di oggi bensi' alle persone adulte, nate tra il 1940 e il 1950 che come me hanno vissuto all'ombra del campanile.

Dunque, c'era una volta una grande costruzione di legno con la copertura di lamiera tra la villa dei Saffioti e il laboratorio di falegnameria dei Cardona nella via Pietraliscia di Bagnara Calabra, sede dell'Azione Cattolica della Parrocchia Maria SS. e i XII Apostoli, retta per moltissimi anni dall'Abate Mons. Salvatore Gioffrè, chiamata semplicemente " la baracca". In questo luogo molte generazioni di giovani ( prima della mia) hanno trascorso la loro adolescenza, la loro giovinezza e parte della loro età adulta. Negli anni '60, purtroppo, è stata abbattuta per costruirvi un campo da tennis, durato una decina di anni; oggi è uno spazio coperto di erbacce completamente abbandonato e senza prospettive di recupero.

Ma torniamo alla baracca: aveva una superficie di circa 300 mq. e comprendeva una sala cinematografica con relativo palco per le recite parrocchiali; una grande stanza dove si svolgevano le riunioni settimanali e dove si giocava a ping-pong; una stanzetta adibita a Segreteria con un biliardino di calcio-balilla e una stanza adibita a biblioteca e sala di lettura; il tutto circondato da uno spazio aperto per agevolare l'entrata e l'uscita durante le proiezioni cinematografiche. In questi ambienti noi aspiranti, prejù, junjores e senjores degli anni '40 e '50, abbiamo trascorso gli anni più belli della nostra vita per cui ritornando con la mente a quel periodo, ricordo con gioia le riunioni del venerdi sera per discutere sulle pagine del Vangelo o sulle relazioni del Presidente Ciccio Gioffrè - oggi Ministro Straordinario della Chiesa - con la vigile assistenza spirituale dell'Abate Gioffrè, sotto la cui guida molti giovani hanno prima imparato e poi insegnato il Catechismo ai più piccoli, subito dopo la Messa sociale della domenica. Durante i lunghi pomeriggi estivi ricordo le avvincenti partite a ping-pong tra Riccardo Saffioti e Santino Barbaro o tra Franz Scordo e Pepè Velardo; tra Marcello Scordo e Melo Stillitano o tra me e Ciccio Federico per non parlare di Achille Bonifacio, Lorenzo e Rocco Pirrotta, Natale Velardo, tanto per citarne alcuni, considerati tra "i più bravi " tra virgolette. E poi le partite a carte " a padrone e sotto" per contenderci una gassosa o una aranciata fatta con le bustine. Quanta serenità e quanta allegria; quanta amicizia e rispetto tra i giovani di allora! Ricordo ancora che quando ci si incontrava per le strade non si diceva "ciao! o buongiorno o buona sera" ma "sia lodato Gesù Cristo" e l'altro rispondeva " oggi e sempre sia lodato": era un modo per distinguerci dagli altri che non frequentavano la chiesa o l'azione cattolica.

Sono certo che i "settantenni" o giù di lì, che leggeranno questo mio scritto, proveranno un pizzico di piacevole nostalgia e anche se ormai i tempi non sono più quelli della nostra gioventù, rifugiarci nei lontani ricordi felici dei tempi passati, fa bene al cuore e ci fa guardare al futuro con animo più sereno nella consapevolezza che il mondo che ci circonda non è poi così malvagio come spesso ci viene presentato.

sabato 16 ottobre 2010

XII Biennale di Architettura a Venezia.


Certo, quando si parla di biennale di Venezia il pensiero va subito al Cinema, ai personaggi famosi, ai tappeti rossi, alle sfilate di moda e soprattutto alle proiezioni cinematografiche "no stop" e alle giurie di prestigio che le dovranno giudicare per poi scegliere il migliore film, la migliore protagonista, il regista più originale, ecc.

Parlare quindi di Biennale di Architettura, suona all'orecchio un pò strano, ma a volte è proprio la stranezza dell'argomento che suscita curiosità ed interesse; se non altro per riflettere su una disciplina nuova per certi aspetti e diversa dal punto di vista della quotidianità; sarebbe molto più facile parlare di politica, di spettacolo musicale , di televisione , di cronaca scandalistica o di fatti locali. L'idea di scrivere qualcosa sull'Architettuta mi è venuta leggendo un articolo di Benedetta Carpi De Resmini dal titolo" L'architettura fa scuola" riportato su una rivista capitatami tra le mani per puro caso.
Secondo l'autrice dell'articolo "questa Biennale si profila come un vero e proprio laboratorio a cielo aperto in cui ogni artista invitato ha la possibilità di offrire il suo sguardo su questo nuovo millennio, per dare risposte concrete a un nuovo modo di vivere sostenibile e che possa sfruttare le potenzialità di ogni contesto, nel senso che l'Architettuta legata a tutti gli aspetti della vita contemporanea non sia un mero esercizio creativo di alcuni isolati "geni" ma diventi invece un'occasione di interazione tra le persone e lo spazio, una occasione di riflessione sul nuovo concetto di abitare. Questa mostra è perciò l'occasione per sperimentare le molteplici possibilità dell'architettura e per dar conto della sua pluralità di approcci ".
La XII Biennale di Architettura è in programma a Venezia fino al 21 Novembre 2010.

Quanto sopradetto da Benedetta Carpi De Resmini è pienamente condivisibile, ma non si può, secondo me, parlare di architettura senza citare il Palladio, vissuto nel XVI secolo, e delle sue opere che hanno costituito una rivoluzione nel settore, prese a modello in tutta Europa e negli Stati Uniti d'America (per esempio, la Casa Bianca è un modello di arte palladiana n.d.r. ).
Palladio seppe unire a mio avviso il linguaggio della bellezza esteriore con le funzioni razionali e pratiche attraverso un intelligente gioco di volumi e di finte architetture all'interno con paesaggi che sembrano fare eco a quelli reali all'esterno. Proprio questa relazione tra interno ed esterno, tra spazio reale e spazio immaginario, costituisce un obiettivo importante nella costruzione di ambienti tecnologicamente interattivi anche ai giorni nostri.

A questo punto, per concludere, non mi resta che invitare gli appassionati di architettura a visitare la mostra,con una capatina alla Villa Barbaro di Maser (Treviso) che rappresenta una svolta nella tipologia di edificio di campagna perchè collega il corpo centrale con le parti destinate ai servizi in maniera eccellente e perfettamente funzionale. (vedi foto)

venerdì 15 ottobre 2010

Premio Civilta' del Mare - XX Edizione -

Il 10 ottobre 2010, al Palatenda "Mia Martini" di Bagnara Calabra, si e' svolta la cerimonia di consegna del "Premio Civilta' del Mare", XX Edizione.
Su questa manifestazione ho scritto diversi articoli, essendo io uno dei collaboratori di Nino Romeo che l'ha vista nascere, ma ci potrebbe essere ancora "qualcuno" che solo oggi sente parlare del Premio Civilta' del Mare e vorrebbe sapere come e' nato e perche' ancora oggi ha tanto successo.
Andiamo indietro nel tempo........
Una sera d'estate del 1991, Nino Romeo stava conversando con lo zio Don Antonino Gioffre' - Parroco di Porelli ed autore del libro Storia di Bagnara - Editore La Ruffa - su alcuni problemi che impedivano a Bagnara di decollare dal punto di vista culturale: Bagnara era una cittadina ricca di bellezze naturali ma povera di "cultura" anche se all'epoca nascevano e morivano, come fuoco di paglia, diversi circoli cosiddetti "culturali". E in quella circostanza suggeri' al nipote l'idea di creare un "qualcosa" che potesse nel tempo modificare in bene la tendenza dominante di "piangerci addosso", combattere l'abulia a non valorizzare le nostre tradizioni, usi e costumi, e nel contempo, potesse divulgare attraverso la cassa di risonanza della grande manistazione musicale, tutto cio' che di bello era presente nella nostra terra. "Noi viviamo sul mare - gli disse Don Gioffre' - e la nostra storia ha come colonna sonora il rumore a volte dolce e a volte cupo del mare; allora perche' non istituire un premio da assegnare a personaggi che nei vari settori della loro attivita' professionale dimostrino di amare veramente questa nostra terra e di sentirsi orgogliosi della loro origine di calabresi e bagnaresi in modo particolare?"
L'idea piacque subito a Nino Romeo e in poco tempo allesti' uno spettacolo nella Piazza del Rosario ( era il 5 ottobre 1991) che chiamo' Premio Civilta' del Mare. Uno dei primi personaggi insigniti di tale riconoscimento fu MIA MARTINI, la "bagnarota" piu' conosciuta nel mondo per la sua bravura nel campo della musica leggera italiana.
Il successo di quella sera spinse Nino Romeo negli anni successivi ad allestire un teatro-tenda ed organizzare spettacoli sempre piu' suggestivi con ospiti di grande prestigio e la presenza di personalita' di chiara fama, riconosciute meritevoli del premio da una attenta e qualificata Giuria. Da quel lontano 1991 ad oggi piu' di 200 persone selezionate, bagnaresi, calabresi e non, hanno ricevuto la statuetta rappresentativa del premio creata per l'occasione dall'artista bagnarese Carmelo Barbaro ( una donna abbracciata ad un pescespada): Ministri, Politici, Magistrati, Giudici, Professori Universitari, Ricercatori, Rappresentanti delle Istituzioni, Giornalisti, Scrittori, Presidenti e Dirigenti RAI, Sindacalisti, Industriali, Musicisti, Cantanti, Compositori, Alti Ufficiali delle Forze Armate e Alti Prelati (per la categoria Virtu' Cristiane).
Il motivo di tanto successo?
Presto detto: Nino Romeo, abile stratega dello spettacolo oltre che regista apprezzato, ha sempre detto:" per avere successo bisogna credere in cio' che si fa" e lui, insieme ai suoi fidati collaboratori, ci ha creduto tanto in questo progetto che nell'arco di 19 anni, da un piccolo spettacolo di piazza, e' riuscito a creare un evento di portata internazionale, riconosciuto dalle stesse Istituzioni, dalla Critica e dal Pubblico, che ogni anno riempie il Palatenda di Piazza Municipio in ogni ordine di posti. Il Premio Civilta' del Mare e' diventato un appuntamento importante nel panorama artistico-culturale regionale; cosi' importante da meritarsi il Patrocinio della Regione Calabria, della Provincia di Reggio Calabria, del Comune di Bagnara Calabra, la presenza della RAI e di altre emittenti locali che ogni anno riprendono la cerimonia di consegna del premio per poi diffonderla in tutto il territorio nazionale.
Concludendo: "E' proprio vero che a volte una semplice idea, se affidata alla genialita' artistica di una persona competente, puo' aiutare ad avviare un processo evolutivo, sul piano culturale, di una collettivita'; e cio' che e' successo in questi ultimi 20 anni alla comunita' bagnarese: l'idea di Don Gioffre', recepita ed elaborata da Nino Romeo, "deus ex machina" dello spettacolo, ha contribuito ad invertire la tendenza di "piangerci addosso", a guardare al futuro della nostra terra con maggiore ottimismo e fiducia. Non solo, ma il premio Civilta' del Mare ha reso possibile la diffusione nel mondo di una immagine nuova, piu' nitida, piu' brillante della Calabria (e della sua gente), offuscata per anni da una "patina grigia" che impediva di mostrare tutte le sue potenzialita' dal punto di vista socio-culturale, dal punto di vista artistico-musicale, dal punto di vista professionale ed umano. Il Premio Civilta' del Mare ha operato questo miracolo; ha spazzato via la "patina grigia" per cui oggi la Calabria non e' piu' considerata la cenerentola d'Italia, ma una delle piu' belle regioni della penisola".
A questo punto ritengo che quel "qualcuno" di cui ho parlato all'inizio, se ha avuto modo di leggere queste righe, avra' certamente capito che il Premio Civilta' del Mare non e' solo una grande manifestazione musicale, ma un appuntamento importante dal punto di vista culturale, che speriamo possa continuare ad esistere per altre 20 edizioni (e forse piu').

Dove eravamo rimasti . . . .

Di solito questa frase si usa quando una conversazione, una cerimonia. una conferenza, ecc.... viene bruscamente interrotta e poi ripresa dopo un certo lasso di tempo ed è rivolta all'uditorio come per dire: Vi ricordate di che cosa stavamo parlando? Ebbene la stessa frase io oggi la rivolgo ai miei quattro lettori-sostenitori, visto che da parecchio tempo questo mio blog è rimasto "muto" : ... dove eravamo rimasti ?
A dire la verità inizialmente l'ammutinamento è stato causato da un mio errore nella navigazione Internet che mi ha fatto saltare la configurazione ( poi ripristinata da un amico esperto di computer!); successivamente sono arrivate le vacanze e per ricaricare le "batterie" sono andato in quel di Chianciano Terme presso l'hotel Trieste ( proprietari: Mario e Diego Cappellano di Bagnara) in compagnia, naturalmente della mia Signora, anche lei desiderosa di staccare la "spina" per una quindicina di giorni. Il mese di Agosto lo abbiamo dedicato al mare, Settembre al relax piu' completo; i primi 15 giorni di ottobre li abbiamo trascorsi con Francesco a S.G.La Punta (CT) ed oggi, terminate le divagazioni, riprendo i miei contatti con gli amici di sempre.
Confido nella benevolenza di quanti in passato, navigando in Rete, hanno avuto modo di approdare in questo mio blog ( " Ut Unum Sint ") e di quanti in futuro si aggiungeranno ai quattro lettori-sostenitori che sin dall'inizio, mi hanno aiutato in questa nuova esperienza che si è rivelata utile e interessante per la velocità con cui si entra in contatto con persone-amiche che vivono lontano o che non si incontrano da moltissimi anni, permettendo così di riallacciare rapporti che si ritenevano interrotti per sempre.