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martedì 19 ottobre 2010

C'era una volta . . . . . .


" C'era una volta un Re e una Regina che abitavano in un grande castello circondato da un grande parco . . . . ecc. ecc." cosi' di solito incominciano le favole che si raccontano ai bambini. Ma il mio c'era una volta. . . non è rivolto ai bambini di oggi bensi' alle persone adulte, nate tra il 1940 e il 1950 che come me hanno vissuto all'ombra del campanile.

Dunque, c'era una volta una grande costruzione di legno con la copertura di lamiera tra la villa dei Saffioti e il laboratorio di falegnameria dei Cardona nella via Pietraliscia di Bagnara Calabra, sede dell'Azione Cattolica della Parrocchia Maria SS. e i XII Apostoli, retta per moltissimi anni dall'Abate Mons. Salvatore Gioffrè, chiamata semplicemente " la baracca". In questo luogo molte generazioni di giovani ( prima della mia) hanno trascorso la loro adolescenza, la loro giovinezza e parte della loro età adulta. Negli anni '60, purtroppo, è stata abbattuta per costruirvi un campo da tennis, durato una decina di anni; oggi è uno spazio coperto di erbacce completamente abbandonato e senza prospettive di recupero.

Ma torniamo alla baracca: aveva una superficie di circa 300 mq. e comprendeva una sala cinematografica con relativo palco per le recite parrocchiali; una grande stanza dove si svolgevano le riunioni settimanali e dove si giocava a ping-pong; una stanzetta adibita a Segreteria con un biliardino di calcio-balilla e una stanza adibita a biblioteca e sala di lettura; il tutto circondato da uno spazio aperto per agevolare l'entrata e l'uscita durante le proiezioni cinematografiche. In questi ambienti noi aspiranti, prejù, junjores e senjores degli anni '40 e '50, abbiamo trascorso gli anni più belli della nostra vita per cui ritornando con la mente a quel periodo, ricordo con gioia le riunioni del venerdi sera per discutere sulle pagine del Vangelo o sulle relazioni del Presidente Ciccio Gioffrè - oggi Ministro Straordinario della Chiesa - con la vigile assistenza spirituale dell'Abate Gioffrè, sotto la cui guida molti giovani hanno prima imparato e poi insegnato il Catechismo ai più piccoli, subito dopo la Messa sociale della domenica. Durante i lunghi pomeriggi estivi ricordo le avvincenti partite a ping-pong tra Riccardo Saffioti e Santino Barbaro o tra Franz Scordo e Pepè Velardo; tra Marcello Scordo e Melo Stillitano o tra me e Ciccio Federico per non parlare di Achille Bonifacio, Lorenzo e Rocco Pirrotta, Natale Velardo, tanto per citarne alcuni, considerati tra "i più bravi " tra virgolette. E poi le partite a carte " a padrone e sotto" per contenderci una gassosa o una aranciata fatta con le bustine. Quanta serenità e quanta allegria; quanta amicizia e rispetto tra i giovani di allora! Ricordo ancora che quando ci si incontrava per le strade non si diceva "ciao! o buongiorno o buona sera" ma "sia lodato Gesù Cristo" e l'altro rispondeva " oggi e sempre sia lodato": era un modo per distinguerci dagli altri che non frequentavano la chiesa o l'azione cattolica.

Sono certo che i "settantenni" o giù di lì, che leggeranno questo mio scritto, proveranno un pizzico di piacevole nostalgia e anche se ormai i tempi non sono più quelli della nostra gioventù, rifugiarci nei lontani ricordi felici dei tempi passati, fa bene al cuore e ci fa guardare al futuro con animo più sereno nella consapevolezza che il mondo che ci circonda non è poi così malvagio come spesso ci viene presentato.

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