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venerdì 29 ottobre 2010

Un pò di educazione . . . . (seconda parte)

Nel mese di giugno u.s., se ricordate, ho scritto un articolo sull'educazione sessuale, attingendo notizie e suggerimenti in alcune pubblicazioni scientifiche per non incorrere a delle inesattezze che potrebbero creare equivoci o interpretazioni fuorvianti su un argomento così delicato ed importante.
In questa seconda parte, naturalmente, mi farò guidare da esperti e studiosi della materia, le cui teorie, ritengo, coincidono con la maggior parte di coloro che si assumono la responsabilità di educare moralmente la gioventù; in altre parole, secondo me, professori, confessori, direttori spirituali, ecc. dovrebbero sapere nella misura del loro compito educativo, che cosa è la sessualità, quali sono le prime manifestazioni nel bambino e nell'adolescente, le grandi leggi del suo condizionamento normale e le sue deviazioni. Ormai è notorio a tutti che il silenzio su questi problemi essenziali può compromettere lo sviluppo normale dell'istinto per cui è necessario che il giovane acquisti una certa conoscenza della propria natura; acquisti soprattutto il rispetto del sesso che lo porta necessariamente a liberarsi dalla schiavitù dei desideri malsani, derivante dall'ignoranza e dalla vergogna che sono le due basi della perversione. Tutto questo significa modernizzare, alla luce della scienza, il comportamento umano, la morale arcaica del peccato sessuale e nello stesso tempo significa fortificare la morale sessuale sociale dove il sesso dovrebbe essere legittimato sotto la sua forma sana, nella maestà e nella gioia della vita, pur essendo subordinato all' amore reciproco della coppia umana.
A tal proposito il Dottor A. Hesnard scrisse: " .... ma il poco che ciascuno farà per preparare questa evoluzione delle idee, sarà per sempre qualcosa. Dare alla gioventù fiducia nella vita del corpo e dei suoi istinti non è incompatibile, tutt'altro, con la nostra missione di spiritualizzarla. Non lasciamo al paganesimo il merito di aver nobilitato l'istinto. Nostro compito non è più deificarlo ma saperne utilizzare la potenza naturale per rendere la nostra morale più universale e più umana". A questo punto nasce spontanea la domanda :" In che misura la sessualità è compatibile con la vita spirituale?" Per rispondere a questo interrogativo dobbiamo partire dal concetto che la sessualità e l'ideale spirituale costituiscono due tendenze fondamentali del nostro essere che, in sè, possono e debbono coesistere, ma è abbastanza raro che due forze avide di totalità possano coincidere armoniosamente, poichè, se entrambe ci proiettano al di là del tempo individuale, l'una ci immerge nel futuro della specie biologica, l'altra nell'eternità dello spirito puro: la sessualità prolunga l'essere nel tempo, mentre la vita spirituale lo eleva al di sopra del tempo, per cui l'abisso che le separa è quello che si misura tra il perpetuo e l'eterno, tra l'indefinito e l'infinito.
Per concludere questa seconda parte relativa alla sessualità, si può affermare quindi che " per ritrovare lo spirito nella carne e l'eternità nel tempo, dipende esclusivamente da noi ".



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