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lunedì 22 novembre 2010

La Politica italiana oggi


In questi ultimi tempi si nota un certo distacco della gente che vota dalla politica in senso generale e in particolare dai partiti che non riescono più a coinvolgere i propri iscritti e simpatizzanti in un progetto serio e produttivo per la Nazione. A parte le vicende di questi ultimissimi giorni che hanno creato disorientamento e confusione anche in chi fino a ieri era convinto di stare nella formazione giusta, il fatto che un governo legittimamente eletto dal popolo, con una maggioranza parlamentare straripante, non possa completare la legislatura per realizzare quanto è stato promesso durante la campagna elettorale, è incomprensibile dalla gran parte degli Italiani. Certe manovre di “palazzo” evidentemente riescono a mescolare le carte e le situazioni in modo tale da mettere in discussione un principio sacrosanto della nostra Carta Costituzionale che è quello di affidare al popolo il potere di decidere da chi, tra le forze in competizione, vuole essere governato; secondo la nostra Costituzione infatti la volontà del popolo, è prioritaria rispetto a ogni altra forma di scelta nella formazione di un governo. Questo è certamente un principio costituzionale tra i più intellegibili per cui la gente non si spiega perché gli ”addetti ai lavori“, non lo mettono in pratica. Nei dibattiti televisivi molto spesso si assiste a delle vere e proprie pantomine; nessuno dei partecipanti, quale rappresentante del popolo, riconosce le proprie colpe se le cose non vanno per il verso giusto, ma scarica su questo o su quello la responsabilità della mancata realizzazione di un programma che, guarda caso, in Parlamento ha avuto la fiducia. Come può la gente comune capire perché l’Italia segna il passo dal punto di vista economico, culturale, industriale, ecc. rispetto a molti altri Paesi Europei? Perché, si domanda, se c’è un Governo, se c’è un programma condiviso, se ci sono le condizioni organizzative efficienti, l’Italia non decolla? La risposta, secondo me, è molto semplice: è la Politica italiana nel suo insieme che fa acqua da tutte le parti: l’interesse privato prevale sull’interesse pubblico; il malcostume il più delle volte prevale sull’onestà; il clientelismo sulla meritocrazia e, non ultimo, il tornaconto personale sul bene comune. A questo punto, “sic stantibus rebus”, si impone una svolta: rinnovare la classe dirigente nazionale mediante nuove elezioni, per dare al popolo sovrano (come stabilisce la Costituzione) la possibilità di darsi un nuovo governo per far ripartire la “macchina oggi in panne” in modo tale da essere competitiva con il resto del mondo e determinata nel riappropriarsi del posto che merita nella grande famiglia dell’Europa Unita. Questa mi sembra una possibile soluzione. Ma vorrei ricordare ai miei lettori e a me stesso che l’Italia è una Repubblica Parlamentare per cui prima di parlare di elezioni anticipate rispetto alla scadenza naturale della Legislatura, il Capo dello Stato ha il compito costituzionale di verificare se in Parlamento esiste di fatto una maggioranza in grado di governare e in caso negativo consultare le varie delegazioni dei partiti per trovare una soluzione “tampone” (fino cioè alla scadenza della legislatura) per non lasciare il Paese senza un governo attivo. Espletate tutte le formalità del caso, il Presidente decide in prima persona e in piena libertà, se affidare l’ incarico a una Personalità “ super partes” per formare un governo o se sciogliere le Camere e indire nuove elezioni. Naturalmente il Capo dello Stato, valutata la situazione politica in tutti i suoi aspetti, terrà conto della volontà del popolo nel senso che non consentirà il cosiddetto “ribaltone” cioè un governo formato dai partiti che hanno perso le elezioni, ma cercherà una soluzione che possa essere condivisa dalla maggioranza degli interpellati. In questi giorni si sente parlare di governo tecnico o di responsabilità nazionale per affrontare i gravi problemi sul tappeto che l’attuale maggioranza (?) non riesce a risolvere. Si sente anche parlare di varare una nuova legge elettorale, ritenuta la vigente non idonea perché non dà ai cittadini la possibilità di scegliere i propri rappresentanti; insomma ci sono correnti di pensiero divergenti: c’è chi vuole le elezioni subito e chi vuole cambiare prima la legge elettorale e poi andare alle urne. Per sbrogliare questa complessa “matassa”, la Costituzione chiama il Presidente della Repubblica, il quale, come ho detto prima, ha un compito non facile. Quale delle due correnti merita di essere presa in considerazione? Quale sarà la decisione del Capo dello Stato? Ci saranno elezioni anticipate o l’attuale governo riuscirà a portare a termine la legislatura? Sono interrogativi all’ordine del giorno nei vari dibattiti, tavole rotonde, trasmissioni televisive e riunioni di partito che non trovano risposta. Nonostante i clamorosi successi nei confronti della malavita organizzata come la ‘ndrangheta, la camorra, la mafia, ecc. ecc. i cui patrimoni illegali sono stati decimati e confiscati e i cui capi e affiliati sono stati stanati dai loro rifugi segreti ed arrestati con piena soddisfazione della Nazione tutta, l’Italia segna il “passo” nei settori produttivi, nel controllo del debito pubblico, nella salvaguardia del patrimonio artistico - culturale, nella lotta alla disoccupazione giovanile, nel rilancio della nostra economia. Ecco perché è assolutamente necessario uscire da questo “pantano politico” al più presto possibile per non trovarci nella condizione della Grecia, Portogallo, Spagna ed Irlanda. Noi Italiani negli ultimi quaranta anni abbiamo conosciuto momenti brutti, ma con l’impegno di tutti abbiamo sempre superato le difficoltà, nella consapevolezza che di fronte al pericolo sappiamo essere coesi e solidali e sappiamo, con senso di responsabilità, mettere da parte le divergenze politiche pur di uscire indenni, più forti e determinati. Ebbene, la politica italiana oggi, si trova in uno dei momenti brutti che dobbiamo superare tutti insieme.

giovedì 18 novembre 2010

Auguri Italia !!!

Quest'anno si festeggiano i 15o anni dell'unità d'Italia con grandi manifestazioni artistico-culturali, convegni, seminari e dibattiti vari che ci riportano alla mente le lezioni di storia, con annesse interrogazioni, della scuola elementare.
Nel contesto di tali festeggiamenti, accanto agli elogi, agli apprezzamenti e alla ricostruzione delle imprese eroiche dei nostri "bisnonni" descritte nei libri scolastici, si leggono su alcuni giornali articoli bizzarri. " Il 5 maggio 1860, Giuseppe Garibaldi parte da Quarto (GE) con i famosi mille volontari per liberare la Sicilia e l'Italia meridionale dai Borboni. L'11 sbarca in Sicilia, il 15 sconfigge l'esercito borbonico a Calatafimi, il 29 maggio occupa Palermo. Il 20 Agosto passa lo stretto di Messina e dopo aver conquistato Napoli sconfigge definitivamente i Borboni presso il fiume Volturno". Fin qui la storia che conosciamo. Noi ragazzi delle elementari non ci siamo mai domandato come abbiano potuto i garibaldini avere la meglio sull' esercito borbonico. A distanza di 60 anni ( oggi ne ho 70 n.d.r.) apprendo dai giornali che "la nascente Italia di 150 anni fa portava in sé i germi dell'Italia attuale in quanto per la resa di Palermo, dal governo inglese venne versata segretamente a Garibaldi una ingente somma di denaro in piastre d'oro turche, molto apprezzate nel bacino mediterraneo, che servì a corrompere il comandante borbonico della piazza militare di quella città; quindi l'esercito borbonico non fu sopraffatto dalla forza delle "camicie rosse"- afferma l'autore dell'articolo- ma dal suono tintinnante delle piastre d'oro. Stando così le cose, vien da pensare che l'Italia sia affetta fin dalla nascita dal problema della corruzione, per cui oggi se le cronache riportano notizie di intrallazzi, connivenze tra affari e politica, coinvolgimento di poteri dello Stato con organizzazioni malavitose, atti di corruzione e concussione, non ci dovremmo meravigliare, ma al contrario dovremmo pensare che la correttezza, l'onestà e la moralità in Italia per 150 anni siano state considerate degli " optional" ossia concetti astratti fuori da ogni realtà.
No! Non è così! Una simile affermazione io non l'accetto: l'Italia è stata e continua ad essere faro di civiltà nel mondo, terra di sani principi etico-religiosi, nazione accogliente e rispettosa di tradizioni multi-etniche, per cui la sua immagine non può essere offuscata da episodi di malcostume che lasciano il tempo che trovano; non si può criminalizzare un popolo che per cultura, arte, democrazia e legalità rappresenta un modello di vita invidiabile. Certamente in questo particolare momento storico, l'etica e la coscienza morale dei nostri governanti dovrebbe porre maggiore risalto alla ricerca del bene comune; dovrebbe cioè essere più attenta ai reali bisogni della gente comune; operare, con senso di responsabilità, nell'interesse generale della nazione e affrontare con determinazione i gravi problemi politici ed economici che da qualche tempo l'attanagliano. Sono certo però che sapremo superare questa fase critica di incertezza politica con delle soluzioni condivise che ci consentiranno di riprendere il nostro cammino verso un avvenire migliore.
Auguri Italia, per i tuoi primi 150 anni di vita unitaria!!!

martedì 16 novembre 2010

Cronaca del pellegrinaggio a Pompei

Nei giorni 12- 13- 14- Novembre u.s. l'Agenzia Viaggi Ciccone ha organizzato un pellegrinaggio a Pompei, al quale ho partecipato anch'io. E' stata una esperienza molto bella ed interessante, tenuto conto che prima di arrivare a Pompei (giorno 12) abbiamo visitato la Basilica di Sant' Alfonso de Liquori a Pagani (SA) con il relativo museo dove sono conservate le reliquie del Santo e i paramenti originali indossati nel corso della sua vita sacerdotale, mentre alla partenza da Pompei (giorno 14) abbiamo visitato l'Abbazia di Montecassino, con il relativo museo. A Pagani il Parroco della Basilica ci ha illuminato sulla vita ed opere di S.Alfonso mentre a Montecassino una guida molto preparata ci ha spiegato come è stato possibile ricostruire nei minimi particolari l'Abbazia, dopo la distruzione durante la seconda guerra mondiale. La giornata del 13 a Pompei è iniziata con la sveglia alle cinque del mattino per assistere alla funzione della discesa del Quadro della Madonna dalla sua edicola abituale sopra l'altare maggiore fino alla balaustra per la venerazione dei fedeli, che già dalle prime luci dell'alba erano assiepati lungo il percorso transennato che agevolava ed ordinava l'entrata e l'uscita dalla Basilica. Anch'io, insieme a mia moglie, ho fatto la fila e proprio dietro di me c'era un gruppo di pellegrini di Calvi (CB) con il cartello che vedete nella foto. La gente era tanta che noi prima di poter entrare in Basilica e baciare la miracolosa Icona della Vergine Maria del SS. Rosario di Pompei, abbiamo impiegato tre ore e mezza. Però, come una donna che, con occhi raggianti di gioia guarda la sua creatura appena partorita, dimentica i dolori del travaglio e del parto, così anche per noi, davanti a quella meravigliosa Immagine della Madonna, il sacrificio di essere stati in fila per tre ore e mezza, si è trasformato in una gioia e una serenità indescrivibile che ci ha consentito di continuare a stare in piedi fino alla recita della Supplica. La stanchezza, come per miracolo, in questa occasione non si è fatta sentire per niente! Di pomeriggio abbiamo visitato gli scavi, sempre accompagnati dalla guida, che ci ha illustrato, in breve, la storia di Ercolano e Pompei sepolte dalla lava del Vesuvio, che archeologi e studiosi stanno tentando di riportare alla luce; anche questa visita è stata molto interessante, grazie alla bravura della guida che con un linguaggio semplice e comprensibile ci ha spiegato usi e costumi dei pompeiani prima della eruzione del vulcano avvenuta nel 79 d.c.
E' stato un pellegrinaggio bene organizzato che ha pienamente soddisfatto i partecipanti, i quali prima di salutarsi, si sono dati appuntamento per l'anno venturo.

mercoledì 10 novembre 2010

Bagnara è ancora la Perla del Tirreno?

In un opuscolo un po' ingiallito, mi è capitato di leggere un articolo su Bagnara. Scritto in una forma lirica molto classicheggiante, Bagnara viene definita la “Perla del Tirreno”, una definizione che a me è piaciuta moltissimo tanto che l'ho inserita nella testata di questo mio blog.

Sentite come era descritta: “Situata ai piedi di amene colline, tra la rupe del S.Elia e la rocca di Scilla, incastonata nella lussureggiante vegetazione dei contrafforti aspromontani, Bagnara si distende su un'ampia spiaggia baciata dolcemente dal glauco mare e circondata da preziose perle (le isole Eolie) che le fanno da collana: è la regina della Costa Viola. Armonia di luci, varietà di colori, panorami vertiginosi, clima mite e paesaggio incantevole, sono gli elementi che la rendono suggestiva agli occhi dei turisti e forestieri in genere” e più avanti: “.... il verde delle colline si mescola con l'azzurro del mare; il profumo della zagara si confonde con gli odori salmastri che provengono dal mare, creando nell'aria un'atmosfera da favola e in questo meraviglioso scenario Bagnara s'erge austera e maestosa in tutta la sua bellezza”. Che meraviglia! Se qualcuno molto tempo fa ha scritto queste cose, evidentemente Bagnara allora doveva veramente essere una delle più belle cittadine della provincia di Reggio Calabria! A questo punto mi sono chiesto :”Oggi, nell'anno del Signore 2010, possiamo dire le stesse cose? C'è ancora l'ampia spiaggia costellata di barche e reti stese al sole ad asciugare? C'è ancora nell'aria il profumo della zagara? E le amene colline sempre verdi alle sue spalle, con i terrazzamenti coltivati, a protezione di smottamenti e frane? Mah! “. A questi interrogativi credo si possa dare una risposta, pur considerando che nel corso degli anni il paesaggio suggestivo sopra descritto abbia potuto subire innovazioni e trasformazioni strutturali importanti; la città, nel suo complesso, è certamente migliorata dal punto di vista urbanistico con la costruzione di nuove strade e molte nuove abitazioni che sono state realizzate (con o senza licenza edilizia); il tenore di vita dei suoi abitanti è di gran lunga migliorato, pur avendo abbandonato molti mestieri e professioni che costituivano un tempo il nucleo principale dell'economia del paese; le attività produttive locali si sono industrializzate anche se a conduzione familiare; insomma oggi possiamo dire che parallelamente ai paesi limitrofi, Bagnara ha subito una metamorfosi economico-ambientale fisiologica, in sintonia con i tempi. E del suo glorioso passato cosa è rimasto? Nasce spontanea la domanda:“ Bagnara, è ancora la Perla del Tirreno ?” Chissà se qualcuno dei miei lettori mi saprà dare una risposta! Io, fino a prova contraria, continuerò a considerarla tale e mi auguro che i suoi Amministratori presenti e futuri, facendo tesoro del suo glorioso passato, sappiano utilizzare al meglio le sue potenzialità turistico- ambientali, salvaguardando il paesaggio e favorendo le iniziative finalizzate al suo sviluppo socio- culturale che sta alla base del suo progresso civile ed economico.



venerdì 5 novembre 2010

Un pò di educazione . . . ( terza parte )

Come precedentemente detto, l'argomento “sessualità” va trattato con molta delicatezza e serietà per cui i termini usati e le interpretazioni di certi comportamenti sono supportati da uno studio del Dott.A.Hesnard, dal quale ho cercato di cogliere gli elementi necessari per una corretta esposizione di un argomento così importante.

In questa terza ed ultima parte, riporterò alcuni concetti riguardanti le deviazioni sessuali che possono essere riferite al fine e all'oggetto.

    Le deviazioni riferite al fine sono quelle che spingono o alla soddisfazione dello spettacolo sessuale (esibizionismo) o alla soddisfazione di esercitare una violenza ( sadismo).

    Le deviazioni riferite all'oggetto sono quelle attrattive verso animali, oggetti inerti o persone, la più interessante delle quali è l'omosessualità.

L'esibizionismo è la deviazione molto diffusa specialmente nei girdinetti pubblici o lungo viali o strade deserte, mentre l'omosessualità, a causa della sua importanza sociale, è diventata la deviazione erotica più interessante perchè permette vere realizzazioni amorose con un compagno scelto e ricercato.

In alcune epoche ed oggi, in certi ambienti, l'omosessualità viene denunciata come vizio vergognoso in quanto soggetti normali e virili sotto l'influenza di un ambiente privo di elementi femminili, contraggono abitudini erotiche con un individuo del loro sesso che trattano come donna. Ma a questo proposito è molto bella la descrizione che fa il Dott. A. Hesnard : “I deviati sessuali, se si eccettuano i casi clinici, in cui la tendenza perversa sboccia su un terreno manifestamente psicopatico, sono individui le cui sole tare biologiche e nervose sono segni discreti e talvolta episodici di semplice nevrosi. Alcuni presentano sì un certo comportamento effeminato, ma potrebbe trattarsi di un comportamento caratterologico, nato cioè dalle influenze psichiche infantili”. In quest' ottica, l'omosessualità non è un individuo costretto a reprimere una tendenza incestuosa proibita, ma un individuo che percepisce, senza capirlo, una situazione infantile incomprensibile col suo stato di maturità sessuale, laddove dovrebbe comprendere e ricercare una situazione presente e naturale. Lo stesso omosessuale, adottando un atteggiamento di antipatia nei confronti della donna, è portato a ricercare nel proprio sesso il fantasma dell'amore sessuale.

Per questo motivo, i desideri sessuali rimangono incomprensibili nell'uomo che viene considerato una semplice macchina sottomessa a certe leggi fisiche o un insieme di piccole forze psichiche chiamate istinti, per cui, a conclusione, si può affermare che nell'allenamento morale dell'istintività prima e nella vergogna (?) sessuale poi, bisogna ricercare non la causa, ma la genesi delle deviazioni sessuali sopra evidenziate, da parte di coloro che hanno la missione di prevenire queste tare della nostra cultura morale.


Nota : Come ho detto nella prima e seconda parte, parlare di educazione sessuale non è facile né semplice, ma oggi più che mai è necessario dare delle indicazioni su certi comportamenti umani attingendo termini e definizioni da elaborati scientifici pubblicati da medici, psicologi, educatori ed esperti della materia, per favorire nell'uomo moderno quella integrazione armoniosa dell'istinto con la vita morale. (Fine)

martedì 2 novembre 2010

'A livella di A. De Curtis (Totò)


Ogn'anno, il due novembre, c'é l'usanza
per i defunti andare al Cimitero.
Ognuno ll'adda fà chesta crianza;
ognuno adda tené chistu penziero.

Ogn'anno, puntualmente, in questo giorno,
di questa triste e mesta ricorrenza,
anch'io ci vado, e con dei fiori adorno
il loculo marmoreo 'e zi' Vicenza.

St'anno m'é capitato 'navventura...
dopo di aver compiuto il triste omaggio.
Madonna! si ce penzo,e che paura!,
ma po' facette un'anema e curaggio.

'O fatto è chisto, statemi a sentire:
s'avvicinava ll'ora d'à chiusura:
io, tomo tomo, stavo per uscire
buttando un occhio a qualche sepoltura.

"Qui dorme in pace il nobile marchese
signore di Rovigo e di Belluno
ardimentoso eroe di mille imprese
morto l'11 maggio del'31"

'O stemma cu 'a curona 'ncoppa a tutto...
...sotto 'na croce fatta 'e lampadine;
tre mazze 'e rose cu 'na lista 'e lutto:
cannele,cannelotte e sei lumine.

Proprio azzeccata 'a tomba 'e stu signore
nce stava 'n 'ata tomba piccerella,
abbandunata,senza manco un fiore;
pe' segno,sulamente 'na crucella.

E ncoppa 'a croce appena se liggeva:
"Esposito Gennaro - netturbino":
guardannola, che ppena me faceva
stu muorto senza manco nu lumino!

Questa è la vita! 'ncapo a me penzavo...
chi ha avuto tanto e chi nun ave niente!
Stu povero maronna s'aspettava
ca pur all'atu munno era pezzente?

Mentre fantasticavo stu penziero,
s'era ggià fatta quase mezanotte,
e i'rimanette 'nchiuso priggiuniero,
muorto 'e paura...nnanze 'e cannelotte.

Tutto a 'nu tratto,che veco 'a luntano?
Ddoje ombre avvicenarse 'a parte mia...
Penzaje:stu fatto a me mme pare strano...
Stongo scetato...dormo,o è fantasia?

Ate che fantasia; era 'o Marchese:
c'o' tubbo,'a caramella e c'o' pastrano;
chill'ato apriesso a isso un brutto arnese;
tutto fetente e cu 'nascopa mmano.

E chillo certamente è don Gennaro...
'omuorto puveriello...'o scupatore.
'Int 'a stu fatto i' nun ce veco chiaro:
so' muorte e se ritirano a chest'ora?

Putevano sta' 'a me quase 'nu palmo,
quanno 'o Marchese se fermaje 'e botto,
s'avota e tomo tomo..calmo calmo,
dicette a don Gennaro:"Giovanotto!

Da Voi vorrei saper, vile carogna,
con quale ardire e come avete osato
di farvi seppellir,per mia vergogna,
accanto a me che sono blasonato!

La casta è casta e va,si,rispettata,
ma Voi perdeste il senso e la misura;
la Vostra salma andava,si,inumata;
ma seppellita nella spazzatura!

Ancora oltre sopportar non posso
la Vostra vicinanza puzzolente,
fa d'uopo,quindi,che cerchiate un fosso
tra i vostri pari,tra la vostra gente"

"Signor Marchese,nun è colpa mia,
i'nun v'avesse fatto chistu tuorto;
mia moglie è stata a ffa' sta fesseria,
i' che putevo fa' si ero muorto?

Si fosse vivo ve farrei cuntento,
pigliasse 'a casciulella cu 'e qquatt'osse
e proprio mo,obbj'...'nd'a stu mumento
mme ne trasesse dinto a n'ata fossa".

"E cosa aspetti,oh turpe malcreato,
che l'ira mia raggiunga l'eccedenza?
Se io non fossi stato un titolato
avrei già dato piglio alla violenza!"

"Famme vedé..-piglia sta violenza...
'A verità, Marché, mme so' scucciato
'e te senti; e si perdo 'a pacienza,
mme scordo ca so' muorto e so mazzate!...

Ma chi te cride d'essere...nu ddio?
Ccà dinto,'o vvuo capi,ca simmo eguale?...
...Muorto si'tu e muorto so' pur'io;
ognuno comme a 'na'ato é tale e quale".

"Lurido porco!...Come ti permetti
paragonarti a me ch'ebbi natali
illustri,nobilissimi e perfetti,
da fare invidia a Principi Reali?".

"Tu qua' Natale...Pasca e Ppifania!!!
T''o vvuo' mettere 'ncapo...'int'a cervella
che staje malato ancora e' fantasia?...
'A morte 'o ssaje ched''e?...è una livella.

'Nu rre,'nu maggistrato,'nu grand'ommo,
trasenno stu canciello ha fatt'o punto
c'ha perzo tutto,'a vita e pure 'o nomme:
tu nu t'hè fatto ancora chistu cunto?

Perciò, stamme a ssenti...nun fa''o restivo,
suppuorteme vicino-che te 'mporta?
Sti ppagliacciate 'e ffanno sulo 'e vive:
nuje simmo serie...appartenimmo à morte!"

Questa poesia del grande Totò si commenta da sola e alla fine ci fa capire come difronte alla morte fisica non ci sono differenze di classe, di censo o di blasone, ma tutti, per il semplice fatto di essere destinati a lasciare questo mondo, dove purtroppo esistono le differenze, tutti, dice Totò, apparteniamo alla medesima natura umana e come tali dobbiamo spogliarci di ogni superbia, pregiudizio,orgoglio o arroganza per affrontare la morte in maniera seria e dignitosa. Certe manifestazioni folkloristiche, conclude Totò, una volta defunti, non ci appartengono più.

lunedì 1 novembre 2010

Primo anniversario.

Domani è il 2 Novembre e la Chiesa dedica questa giornata alla commemorazione dei defunti. E' una giornata particolare rispetto a tutte le altre del calendario proprio perché il 2 novembre di ogni anno entriamo in contatto diretto con i nostri cari che ci hanno lasciato per entrare nella Casa del Padre. Per noi cristiani la vita non finisce nel buio di una tomba ma viene trasformata in una dimensione gloriosa, illuminata dalla presenza di Dio, ma andare al cimitero per dire una preghiera o posare un fiore sopra il loculo dove sappiamo riposano i resti mortali di un nostro caro, è un gesto di pietà cristiana che ci fa riflettere, anche se per un istante, sulla fragilità del nostro corpo, che è destinato a diventare polvere, e sulla potenza della nostra fede che ci da la speranza di godere un giorno della presenza di Dio in un luogo meraviglioso dove ritroveremo i nostri cari defunti con i quali continueremo a vivere per l'eternità. Con questa speranza nel cuore, da queste colonne, vorrei ricordare in modo particolare, in questa particolare giornata, mio suocero Antonino De Luca, che proprio un anno fa, il 1° novembre 2009, è passato a miglior vita, rivolgendo a Lui nel primo anniversario della morte, un pensiero affettuoso nella consapevolezza che " Nessuno muore sulla terra, finché vive nei cuori di chi resta" e la sua memoria resterà sempre viva in noi familiari e in coloro che lo hanno conosciuto ed amato.