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lunedì 22 novembre 2010

La Politica italiana oggi


In questi ultimi tempi si nota un certo distacco della gente che vota dalla politica in senso generale e in particolare dai partiti che non riescono più a coinvolgere i propri iscritti e simpatizzanti in un progetto serio e produttivo per la Nazione. A parte le vicende di questi ultimissimi giorni che hanno creato disorientamento e confusione anche in chi fino a ieri era convinto di stare nella formazione giusta, il fatto che un governo legittimamente eletto dal popolo, con una maggioranza parlamentare straripante, non possa completare la legislatura per realizzare quanto è stato promesso durante la campagna elettorale, è incomprensibile dalla gran parte degli Italiani. Certe manovre di “palazzo” evidentemente riescono a mescolare le carte e le situazioni in modo tale da mettere in discussione un principio sacrosanto della nostra Carta Costituzionale che è quello di affidare al popolo il potere di decidere da chi, tra le forze in competizione, vuole essere governato; secondo la nostra Costituzione infatti la volontà del popolo, è prioritaria rispetto a ogni altra forma di scelta nella formazione di un governo. Questo è certamente un principio costituzionale tra i più intellegibili per cui la gente non si spiega perché gli ”addetti ai lavori“, non lo mettono in pratica. Nei dibattiti televisivi molto spesso si assiste a delle vere e proprie pantomine; nessuno dei partecipanti, quale rappresentante del popolo, riconosce le proprie colpe se le cose non vanno per il verso giusto, ma scarica su questo o su quello la responsabilità della mancata realizzazione di un programma che, guarda caso, in Parlamento ha avuto la fiducia. Come può la gente comune capire perché l’Italia segna il passo dal punto di vista economico, culturale, industriale, ecc. rispetto a molti altri Paesi Europei? Perché, si domanda, se c’è un Governo, se c’è un programma condiviso, se ci sono le condizioni organizzative efficienti, l’Italia non decolla? La risposta, secondo me, è molto semplice: è la Politica italiana nel suo insieme che fa acqua da tutte le parti: l’interesse privato prevale sull’interesse pubblico; il malcostume il più delle volte prevale sull’onestà; il clientelismo sulla meritocrazia e, non ultimo, il tornaconto personale sul bene comune. A questo punto, “sic stantibus rebus”, si impone una svolta: rinnovare la classe dirigente nazionale mediante nuove elezioni, per dare al popolo sovrano (come stabilisce la Costituzione) la possibilità di darsi un nuovo governo per far ripartire la “macchina oggi in panne” in modo tale da essere competitiva con il resto del mondo e determinata nel riappropriarsi del posto che merita nella grande famiglia dell’Europa Unita. Questa mi sembra una possibile soluzione. Ma vorrei ricordare ai miei lettori e a me stesso che l’Italia è una Repubblica Parlamentare per cui prima di parlare di elezioni anticipate rispetto alla scadenza naturale della Legislatura, il Capo dello Stato ha il compito costituzionale di verificare se in Parlamento esiste di fatto una maggioranza in grado di governare e in caso negativo consultare le varie delegazioni dei partiti per trovare una soluzione “tampone” (fino cioè alla scadenza della legislatura) per non lasciare il Paese senza un governo attivo. Espletate tutte le formalità del caso, il Presidente decide in prima persona e in piena libertà, se affidare l’ incarico a una Personalità “ super partes” per formare un governo o se sciogliere le Camere e indire nuove elezioni. Naturalmente il Capo dello Stato, valutata la situazione politica in tutti i suoi aspetti, terrà conto della volontà del popolo nel senso che non consentirà il cosiddetto “ribaltone” cioè un governo formato dai partiti che hanno perso le elezioni, ma cercherà una soluzione che possa essere condivisa dalla maggioranza degli interpellati. In questi giorni si sente parlare di governo tecnico o di responsabilità nazionale per affrontare i gravi problemi sul tappeto che l’attuale maggioranza (?) non riesce a risolvere. Si sente anche parlare di varare una nuova legge elettorale, ritenuta la vigente non idonea perché non dà ai cittadini la possibilità di scegliere i propri rappresentanti; insomma ci sono correnti di pensiero divergenti: c’è chi vuole le elezioni subito e chi vuole cambiare prima la legge elettorale e poi andare alle urne. Per sbrogliare questa complessa “matassa”, la Costituzione chiama il Presidente della Repubblica, il quale, come ho detto prima, ha un compito non facile. Quale delle due correnti merita di essere presa in considerazione? Quale sarà la decisione del Capo dello Stato? Ci saranno elezioni anticipate o l’attuale governo riuscirà a portare a termine la legislatura? Sono interrogativi all’ordine del giorno nei vari dibattiti, tavole rotonde, trasmissioni televisive e riunioni di partito che non trovano risposta. Nonostante i clamorosi successi nei confronti della malavita organizzata come la ‘ndrangheta, la camorra, la mafia, ecc. ecc. i cui patrimoni illegali sono stati decimati e confiscati e i cui capi e affiliati sono stati stanati dai loro rifugi segreti ed arrestati con piena soddisfazione della Nazione tutta, l’Italia segna il “passo” nei settori produttivi, nel controllo del debito pubblico, nella salvaguardia del patrimonio artistico - culturale, nella lotta alla disoccupazione giovanile, nel rilancio della nostra economia. Ecco perché è assolutamente necessario uscire da questo “pantano politico” al più presto possibile per non trovarci nella condizione della Grecia, Portogallo, Spagna ed Irlanda. Noi Italiani negli ultimi quaranta anni abbiamo conosciuto momenti brutti, ma con l’impegno di tutti abbiamo sempre superato le difficoltà, nella consapevolezza che di fronte al pericolo sappiamo essere coesi e solidali e sappiamo, con senso di responsabilità, mettere da parte le divergenze politiche pur di uscire indenni, più forti e determinati. Ebbene, la politica italiana oggi, si trova in uno dei momenti brutti che dobbiamo superare tutti insieme.

1 commento:

  1. gli attuali politici, di ogni fazione, non hanno più creddibilità. Devono abbandonare la politica e lasciare che altri con nuove idee, progetti e volontà, facciano VERA-MENTE politica: i giovani. D'altro canto, i guai futuri saranno i nostri...

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