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martedì 27 dicembre 2011

E attenderò.



L'anno 2011 sta per finire; mancano appena quattro giorni. E' stato un anno difficile ed ancora più difficile sarà il 2012, ma come ho già scritto in un mio precedente post, sono certo che riusciremo a tirarci fuori dalle difficoltà e a superare la grave crisi che da qualche anno ci tiene prigionieri. 
Proprio per questo mio ottimistico modo di vedere le cose in prospettiva , ho pensato di concludere la serie di articoli del 2011 con una poesia del M° FADANI "E attenderò", che racchiude in pochi versi, il senso del nostro  modo di guardare avanti con speranzosa fiducia, anche se dentro di noi molto spesso ci sentiamo tristi e malinconici.  A volte basta il sorriso di un bambino o la carezza di una persona a noi cara per lenire il dolore o la sofferenza che alberga nel nostro cuore. Ed è per questo sorriso o per questa carezza che la vita, in senso lato, merita di essere vissuta, nonostante le molte difficoltà, privazioni e sacrifici  che costituiscono il corollario della nostra natura umana. 

Alla brezza,
nella pace del tramonto
consegnerò l'ultimo anelito
che antico arde
nel mio cuore.
E fra mille aromi
impaziente, attenderò
l'eco del tuo cuore
che disciolto avrà,
col sorriso di grazia
il mio dolore.

Questa poesia è tratta dall'Antologia Nazionale Poesia del Sud  e vuole essere un grande omaggio al Meridione, a cui FADANI si sente orgoglioso di appartenere.  Gino Parente in un suo commento, così scrive:"Poesia di sapore amareggiante che coglie l'ultimo anelito di un cuore palpitante nel tramonto per attendere una nuova alba più ricca di luce e colma di speranze bramate".  Condivido pienamente il commento di Gino Parente perché questa poesia del FADANI  rispecchia  la sensibilità dell'Autore e la sua maestria nel descrivere sentimenti profondi dell'animo umano, capaci di suscitare emozioni in chi, come me, riesce a cogliere il  messaggio che, attraverso le parole, viene trasmesso; un messaggio di un domani migliore; un messaggio di serenità, illuminato dalla speranza di poter finalmente realizzare i sogni, per lungo tempo relegati in un angolo recondito del cuore e di veder spuntare un'alba nuova nella vita di ciascuno di noi. Concludo questo mio post (l'ultimo del 2011) rivolgendo un ringraziamento a quanti mi hanno onorato di una loro visita, nel corso dell'anno, cliccando  sul mio blog "UT  UNUM  SINT" che è diventato il mio slogan bene augurante per tutti.     
  

sabato 17 dicembre 2011

Come sarà il 2012?


Il 4 gennaio 2011 in questo mio blog ho pubblicato un articolo dal titolo bene augurante "Anno nuovo...vita nuova" nel quale ponevo degli interrogativi sulla capacità nostra di combattere la violenza, lo spaccio della droga, la corruzione nelle varie Istituzioni pubbliche e nello stesso tempo sostenevo che per ottenere risultati positivi era necessario che ognuno nel proprio campo facesse il proprio lavoro con senso di responsabilità nell'interesse generale del Paese, colpito da una crisi economico-finanziaria tra le più gravi degli ultimi trenta anni.

Ebbene, ahimè! la situazione rispetto all'anno scorso non è per niente cambiata, nè dal punto di vista etico né dal punto di vista economico; anzi sotto questo aspetto è peggiorata a tal punto da rischiare il fallimento totale con gravissime e pesanti ripercussioni sulla vita stessa dei cittadini,già provati dalla mancanza di lavoro e un moltiplicarsi di imposte, tasse e tributi di ogni genere.

Tale stato di cose ha prodotto un ridimensionamento dell'Italia nel Consiglio Europeo e il declassamento della sua capacità di sanare una difficile gestione della cosa pubblica che la politica nel corso dell'anno che sta per finire ha creato, per cui si è reso necessario ed urgente chiamare un governo tecnico,in sostituzione di quello democraticamente eletto dai cittadini per tentare di salvare in extremis sia la reputazione internazionale compromessa dal precedente governo sia l'economia da più di un anno ferma con tutte le conseguenze negative connesse.

Naturalmente per ottenere un qualche successo è necessario richiedere ulteriori sacrifici ai cittadini di tutte le categorie, dalle imprese ai pensionati, dai commercianti ai liberi professionisti e la manovra finanziaria all'esame del Parlamento, elaborata dal governo tecnico certamente sarà amara, ma necessaria per ridare all'Italia la credibilità perduta, per rilanciare l'economia e far ripartire l'attività produttiva,per ridurre il debito pubblico, la disoccupazione giovanile e non ultimo per avere la possibilità di riprendere il posto che le spetta tra le grandi Nazioni europee.

Riuscirà il nuovo governo in tale ardua operazione?
Ci auguriamo di sì! In caso contrario, come sarà il 2012?

E' vero, grossi sacrifici ci aspettano ma, considerato che in situazioni analoghe il popolo italiano ha sempre dimostrato forza e determinazione nell'affrontare disagi di ogni tipo pur di uscire dal tunnel, sono convinto che riusciremo anche questa volta a superare questo momento difficile, con la consapevolezza che tempi migliori non tarderanno ad arrivare, grazie all'impegno e al dovere civico di ogni singolo cittadino.

sabato 10 dicembre 2011

Buon Natale 2011


Già da qualche giorno le città, i paesi, i rioni e le borgate di tutto il mondo sono illuminati da migliaia di lucette colorate e addobbate con composizioni floreali, anch'esse arricchite di stelline luccicanti che creano tutt'intorno un paesaggio surreale, avvolto in un'atmosfera festosa al suono della ciaramella che accompagna i tradizionali canti natalizi.
In questi giorni la gente è più buona e più tollerante; più sorridente e più disponibile pur nelle difficoltà oggettive del momento che stiamo attraversando a seguito della crisi economico-finanziaria globale, che da qualche anno attanaglia in modo particolare la nostra vecchia Europa.
Miracolo del Natale!
Si sa, l'atmosfera natalizia ci fa tornare in un certo senso bambini e come ai bambini basta un giocattolo per renderli felici a noi adulti basta un semplice"Buon Natale", rivoltoci da un parente o amico o conoscente per fare allontanare dalla nostra mente per un attimo i problemi di tutti i giorni. Buon Natale! è la parola magica che aiuta a vivere sereni perchè il Natale ci riporta come per incanto alla Natività, alla capanna di Betlemme, al Bambinello adagiato nella paglia che per noi cristiani rappresenta la culla della nostra serenità e la fonte della nostra gioia. Ecco perchè al saluto "Buon Natale" ci sentiamo presi da questa rappresentazione; la ricorrenza del Santo Natale allontana i pensieri più pessimistici del momento per lasciare il posto ad una pace interiore che ci rende più forti difronte alle difficoltà della vita. Buon Natale ! Buon Natale! Buon Natale! Ripetiamo questo augurio a tutte le persone che incontriamo; al vicino di casa; al collega di lavoro; al giovane disoccupato o alla casalinga che incontriamo al mercato; al compagno di viaggio o allo sconosciuto che incrociamo per strada; all'operaio o al dirigente. Trascorriamo questa parte dell'anno
2011 con serenità e speriamo che il nuovo anno 2012 segni la fine delle tribolazioni e dei sacrifici che putroppo si rendono necessari per una ripresa della nostra economia e il rilancio dell'immagine dell'Italia nel Mondo.

lunedì 5 dicembre 2011

Natale con Te . . . . . . .nell'anima








Sono qui io da solo... 
solo...con te nell'anima, 
ti vorrei qui vicina 
per essere ancora
felice di averti,  
dolcemente mia per sempre.




Sono qui io solo...

solo con i miei pensieri,
sento il bisogno di te.
Solo tu puoi darmi

ancor  quella pace 

quella gioia profonda          

standomi   vicina.


Ti penso ,
ti aspetto a braccia aperte.
Ti attendo
con l'ansia di chi ha fretta d’essere felice,
di chi ama e vuole amare.

Sono qui io solo...
ti penso
con il cuore gonfio d'amore
e ti penso cosi lontana
e pur cosi vicina e vera.

“Corri veloce, solca l’ onde:
apri le tue ali d’angelo
non farmi aspettare!”

La mia mano già ti sente
già preme l’abbraccio,
ma sfuggi ancora...
ancora solo un passo....
le mie braccia
ti circonderanno,
sarai per sempre unita al mio fianco.

Sono qui io da solo
con te nell'anima che aspetta!





Questa poesia non è mia, ma rispecchia il mio stato d'animo oggi, dopo la perdita del "mio angelo". Nell'imminenza del Santo Natale, la festa per eccellenza della famiglia, sento in maniera particolare la sua assenza perchè era proprio in questa occasione che ogni anno la nostra famiglia si ritrovava riunita a festeggiare con gioia e serenità la tradizionale Notte Santa intorno al piccolo presepe che insieme allestivamo nell'angolo più bello della nostra casa.Casa che dal 28 giugno 2011 è diventata triste,fredda e vuota,anche se le sue pareti sono rimaste tappezzate di fotografie che ci ritraggono sorridenti e felici.Da quest'anno in poi il Natale per noi non sarà più lo stesso: ci manca la persona più cara e più importante; ci manca la sua presenza fisica, il suo sorriso,la sua semplicità e gentilezza nell'accogliere parenti ed amici; ci manca Lei : Nuccia, che il destino ha voluto troppo presto toglierci fisicamente,ma che certamente non potrà mai togliere dalla nostra memoria e dal nostro cuore.

mercoledì 30 novembre 2011

FADANI: un Uomo dalle mille risorse.

In diverse occasioni ho cercato di mettere in evidenza la figura del maestro Mimmo Fadani come Pittore di fama internazionale, Poeta di grandi capacità espressive, Grafico, Incisore, Critico d'Arte, apprezzato e riconosciuto dalle più prestigiose Accademie e Istituti Internazionali di Arte contemporanea, da cui ha ricevuto Premi, Trofei, Diplomi, Attestati e persino Lauree "honoris causa", ma in questo post voglio sottolineare l'aspetto umano del personaggio, il carattere, i pregi e i difetti dell'amico d'infanzia con il quale ho trascorso mezzo secolo di vita essendo entrambi vissuti, perchè nati, nella stessa città della quale entrambi siamo innamorati pazzi: Bagnara Calabra, la Perla del Mar Tirreno, una della Gemme della Costa Viola che è stata e continua ad essere la Musa ispiratrice delle sue poesie ed opere pittoriche, catalogate come veri capolavori nel panorama artistico- culturale del '900 italiano. Mimmo Cardone ( in arte FADANI) nasce il 2 agosto 1942 da una famiglia di facoltosi e valenti pasticcieri e sin dalle scuole dell'obbligo dimostra una particolare inclinazione per il disegno, sia ornato che geometrico, e un carattere un pò più forte rispetto ai suoi coetanei, tanto che veniva considerato dagli stessi insegnanti un soggetto fuori del comune per temperamento e capacità tecniche. Col passare degli anni questo suo carattere estroverso diventa sempre più pressante e pur continuando a coltivare la sua passione per le arti figurative, per la famiglia è motivo di preoccupazione, tanto che per un paio d'anni viene mandato in un collegio a pagamento con l'intento di fargli modificare in qualche modo questo suo modo di relazionarsi con gli altri. L'operazione in parte è riuscita. All'età di 28 anni comincia a realizzare le sue prime opere in maniera del tutto personale senza cioè seguire tendenze o scuole di pensiero ed anche sotto l'aspetto caratteriale comincia ad essere meno irruento e più responsabile delle proprie azioni nei rapporti interpersonali. Autodidatta nel vero senso della parola, con il passare degli anni, il suo estro poetico e il suo talento nel trasportare sulla tela emozioni e sentimenti, attraverso la raffigurazione di paesaggi, tramonti o figure antropomorfe, viene fuori in maniera sempre più convincente e già nel 1980 cominciano ad arrivare i primi trofei, le prime coppe e primi riconoscimenti da parte di enti, associazioni culturali e critici d'arte, che vedono in FADANi un artista ricco di risorse e potenziale protagonista di primo piano nel campo della pittura italiana. Le sue opere vengono esposte in diverse città italiane ed estere, riscuotendo ovunque grande successo di critica e di pubblico, mentre le sue poesie vengono riportate con grande rilievo in prestigiose enciclopedie, riviste specializzate ed in alcuni testi scolastici. Oggi ( quasi settantenne) è un Artista affermato a livello mondiale eppure tale sua "grandezza" ( caso strano!) lo ha reso umile e più tollerante dal punto di vista umano: è diventato più giocoso, allegro, spiritoso con gli amici; dice quello che pensa senza ipocrisie e nel confrontarsi con gli altri sui vari temi del vivere quotidiano a volte dimostra intolleranza verso chi pretende di avere sempre ragione. Ma come tutti gli esseri umani, anche lui ha dei difetti e il suo difetto, secondo me, più evidente è quello di non dare il giusto peso al suo valore artistico, certificato dai numerosissimi riconoscimenti internazionali, che di diritto è entrato a far parte del patrimonio culturale del nostro Paese.

giovedì 24 novembre 2011

Vita giovanile.

Continuando a sfogliare il libro "virtuale" dei ricordi, la mia attenzione si è soffermata sulle pagine di un periodo di tempo che va dal 1958 al 1962. Allora, più di cinquant' anni fa, non esistevano le distrazioni di oggi (circoli ricreativi, discoteche, sale da gioco, macchinette "mangia-soldi", ecc. ecc.) per cui la gioventù di allora frequentava assiduamente l'Azione Cattolica, la cui sede era ubicata nella cosiddetta "Baracca", tante volte menzionata. Qui si passava il tempo libero e tra una riunione e l'altra, tenute da educatori preparati con l'assistenza spirituale di un "grande sacerdote" Don Domenico Cassone e dei suoi collaboratori Don Lico e Don Rossetti, la vita scorreva serena, piacevole, in piena armonia tra di noi, nell'osservanza dei principi di fraternità e solidarietà e nel rispetto dei valori fondamentali del vivere civile quali la correttezza, l'onestà, la comprensione vicendevole e l'amore verso il prossimo: principi e valori recepiti ed assimilati da ognuno di noi nel corso di molti anni di partecipazione attiva alla vita parrocchiale, con annesso oratorio ( la baracca, appunto!). I giovani di allora dai 14 ai 26 anni eravamo felici, pur non disponendo di grosse risorse economiche, perchè cresciuti in un ambiente sano e ricco di sani principi che hanno formato il nostro carattere e costituito la struttura portante della nostra vita futura di uomini liberi e responsabili all'interno di una società civile che ha conosciuto nel corso dei decenni alti e bassi in termini economici, etici e sociali. Tornati da scuola, nel primo pomeriggio ci si ritrovava nella baracca a giocare a ping-pong, a carte o al bigliardino calcio-balilla mentre altri si cimentavano in discussioni sulle partite di calcio che la domenica avevano seguito alla radio commentate da quel grande giornalista sportivo quale era Nicolò Carosio; altri ancora in una saletta preparavano il giornale "Vita Giovanile" selezionando i vari articoli scritti da noi stessi da stampare con un ciclostile a manovella e pubblicare la domenica successiva; c'era chi preferiva leggere un libro e chi si portava i libri di scuola per ripassare la lezione del giorno dopo. Il venerdi sera tutti alla riunione generale che teneva il Presidente Ciccio Gioffrè con accanto Don Cassone o un suo collaboratore, durante la quale si commentava un brano del Vangelo e poi si discuteva sulle attività ricreativa del Sodalizio. La domenica mattina tutti alla Messa sociale e subito dopo alcuni di noi (i catechisti) riunivano gruppi di bambini in vari punti della Chiesa per impartire loro lezioni di catechismo. Verso le dieci tutti nella baracca fino all'ora di pranzo e nel pomeriggio fino a tarda sera; nei giorni feriali, però, ci si ritrovava solo di pomeriggio in quanto la mattina eravamo impegnati con la scuola: nel periodo estivo anche di mattina. Per me quello è stato il periodo più bello della mia giovinezza e ogni volta che ci ripenso, provo tanta nostalgia, pur ritenendomi fortunato per il mio vissuto successivo a quegli anni, se non altro per aver conosciuto ed amato una persona speciale che per 40 anni mi è stata accanto e che il 28 giugno 2011 è volata in cielo ad arricchire il firmamento di una nuova stella: la mia adorata Nuccia, l'Angelo che continuerà a vivere dentro di me per sempre.

venerdì 18 novembre 2011

Una vittoria indimenticabile.

L'episodio che sto per raccontarvi si riferisce all'anno 1971. Il 26 settembre di quell'anno si è celebrato il mio matrimonio e il 4 ottobre ci siamo imbarcati a Messina sulla Nave IRPINIA della Grimaldi line di Palermo per una crociera di 7 gg. nel Mediterraneo in viaggio di nozze. Da Messina siamo sbarcati a Patrasso con escursione ad Atene; da qui a Corfù, poi Kotor, Dubrovinik, Venezia, Bari e Catania. Appena saliti sulla nave, sistemate le valigie nella cabina, ci siamo messi a girare per visitare i vari ambienti della nave e durante questa nostra ispezione incontravamo persone che parlavano inglese, tedesco, spagnolo, francese per cui un pò delusi ci siamo detti:" Dove siamo capitati? Se ci rimborsano la metà del biglietto, scendiamo". Per nostra fortuna dopo un po' abbiamo incontrato alcuni italiani, anch'essi in viaggio di nozze e così ci siamo rincuorati. Dopo i convenevoli del caso, abbiamo continuato a girare e ad un certo punto siamo entrati in una grande sala dove una trentina di ragazzi tedeschi stavano giocando a ping-pong. Questa comitiva di ragazzi era salita a Genova per cui erano attrezzati di scarpe da tennis, pantaloncini e maglietta sportiva. Io, vestito con giacca e cravatta, insieme a mia moglie ci siamo fermati ad osservare e avevo notato che tra tutti ce ne era uno che giocava bene ed era considerato il divo del gruppo. Nel vedermi attento ad osservare, molti si misero a ridere parlando in tedesco e quando ho fatto cenno di voler giocare indicando come avversario il divo, è scoppiata una solenne risata generale. Il ragazzo di nome Karl Hans faceva finta di non capire e invitava suo fratello Joseph a prendere la racchetta e giocare con me. Io insistevo di voler giocare con lui e alla fine quasi seccato ha accettato. I due fratelli avevano la racchetta personale e per essere alla pari ho chiesto a Joseph se mi prestava la sua; subito me la ceduta e così abbiamo iniziato a tirare i primi colpi di riscaldamento ( almeno per me). Gli astanti subito si sono resi conto che, anche se vestito con giacca e cravatta, potevo dare filo da torcere al loro campione e parlando in tedesco e ridendo cominciavano a vedere un ridimensionamento del loro idolo avendo trovato in me un osso duro che non gli consentiva di spadroneggiare ed ostentare in maniera spavalda la sua superiorità. Alla fine, dopo mezz'ora di gioco, il risultato è stato di parità e nel congedarci con la consueta stretta di mano alcuni spettatori si sono complimentati con me mentre tutti gli altri applaudivano per lo spettacolo offerto loro. Il giorno dopo mentre stavamo camminando sulla passeggiata della nave, dalla quale si poteva ammirare una immensa distesa di mare calmissimo, ho notato affisso un cartellone: " Torneo di ping-pong ad eliminazione diretta aperto a tutti". Mi avvicino e vedo già iscritti una decina di persone, tra le quali Karl Hans nella parte superiore ed il fratello Joseph nella parte inferiore: non volevano incontrarsi subito essendo confronti diretti. Evidentemente miravano entrambi alla finalissima. Io, per poter incontrare il fratello più forte (Karl) mi sono iscritto in basso e una volta completato il cartellone si è iniziato a giocare. Da 32 iscritti sono rimasti 16; da 16 - 8; da 8 - 4 ed infine 2. Indovinate chi erano questi due? Io e Karl Hans. Nella traversata da Dubrovinik a Venezia era prevista la finalissima in quanto a Venezia nel corso di una serata di gala era prevista la premiazione dei vincitori delle varie gare svolte durante la crociera. Quel giorno la sala era strapiena di spettatori di varie nazionalità e prima di iniziare mi sono avvicinato a Joseph per chiedere se mi prestava la sua racchetta. Questa volta però con un gesto molto eloquente mi fa detto che non ce l'aveva, nè sapeva dove era andata a finire, per cui mi è toccato, forza maggiore, di giocare con la racchetta in dotazione alla nave: una tavoletta senza gomma e un pò consumata. Nondimeno ho tirato fuori tutta la mia esperienza e con una tale racchetta ero costretto a dare tutto me stesso se volevo giungere alla vittoria. Karl aveva 17-18 anni, io 32; si muoveva con una tale agilità che a volte mi metteva in difficoltà. Dopo circa un'ora di gioco il risultato era di 2-0 per lui. Si aggiudicava la vittoria chi vinceva tre partite su cinque. La terza e la quarta le ho vinte io e dopo circa due ore eravamo in parità: 2 -2. Nella quinta ed ultima partita ci siamo trovati col punteggio 20-20, poi 22-22, 24-24 e alla fine, dopo circa tre ore di gioco 26- 24 per....me. Un applauso infinito si è levato da parte di tutti i presenti che hanno seguito l'incontro col fiato sospeso e dopo la stretta di mano con Karl molti mi hanno circondato per complimentarsi e qualcuno ha esclamato" Bravo campione! E' stato un incontro indimenticabile". Giunti a Venezia, durante la serata di gala, mi è stata consegnata un targa, come primo classificato al Torneo di ping-pong, tra gli applausi di tutti i presenti. Ho provato una certa emozione nel sentire il mio nome ripetuto in varie lingue e nel momento in cui mi sono avvicinato alla pedana per ricevere dalle mani del Commissario di Bordo la targa IRPINIA, mentre il fotografo scattava la rituale foto-ricordo. Quella sera, devo dire la verità, mi sono sentito importante e, trovandomi tra persone di varie nazionalità, un po' orgoglioso di essere italiano.

sabato 12 novembre 2011

Ping-pong: che passione!


Dal libro virtuale dei ricordi. In quel tempo ( luglio 1959) mancavano due mesi al compimento del mio ventesimo compleanno e per la prima volta insieme a mio fratello Totò, le mie sorelle Letizia e Santina, salivo su un treno espresso per andare a Bardonecchia in provincia di Torino. Fino ad allora avevo viaggiato in treno locale, il cosiddetto accellerato, ma per andare lontano l'espresso era quello più veloce. Arrivati a Napoli Centrale, dopo la sosta di circa 20 minuti, il treno riparte e mentre prima dal mio posto guardavo in avanti, nella ripartenza il paesaggio mi scorreva alle spalle. Ero convinto che il treno stesse facendo manovra ma vedendo che non si fermava ho guardato meravigliato mia sorella e le ho chiesto sottovoce " ma stiamo tornando indietro?" e lei con la stessa discrezione mi ha risposto di no in quanto la stazione di Napoli Centrale non era di transito come quella di Bagnara ma Terminal, come Roma Termini ed altre grandi città. Giunti a Bardonecchia ( 15 ore di viaggio ) la prima cosa che io e mio fratello abbiamo fatto è stata quella di chiedere a mio cognato dove potevamo andare per giocare a ping-pong. Apro una parentesi: a Bagnara praticando l'azione cattolica, nella cosiddetta baracca, avevamo imparato a giocare a ping- pong e, modestia a parte, avevamo raggiunto una certa bravura, per cui questo gioco era l'unico che ci dava belle soddisfazioni: io e mio fratello Totò, singolarmente e in coppia, in diverse competizioni, abbiamo conquistato coppe e medaglie, oltre alla stima e l'apprezzamento dei nostri avversari di gioco. Chiusa parentesi. Una volta saputo dove potevamo andare a giocare, il giorno dopo il nostro arrivo a Bardonecchia siamo andati al Circolo del Tennis, un ambiente di particolare eleganza e raffinatezza, praticato da soci benestanti e dai loro figli. In un grande salone c'era un tavolo di ping-pong e alcuni ragazzi stavano riscaldandosi prima di andare a giocare a tennis. Ad un certo punto abbiamo chiesto se potevamo giocare e loro molto cortesemente ci hanno invitato a prendere la racchetta e fare una partita noi due contro due di loro. Dopo circa mezz'ora il risultato era 5 vittorie noi, 2 loro. Alla fine dell'ultimo game il punteggio era 21 noi 13 loro; mettono giù le racchette e con molta semplicità dicono " grazie!"e se ne vanno a giocare a tennis. " Prego!"- abbiamo risposto - " ci vediamo domani". Siamo andati alla cassa e abbiamo pagato 90 lire ( ricordate che siamo nel 1959). Il giorno dopo siamo tornati ed abbiamo trovato altri ragazzi con i quali ci siamo confrontati , vincendo tutte le partite, per un'ora circa e alla fine si è ripetuta la stessa scena: "Grazie!" e se ne sono andati e noi abbiamo pagato altre 180 lire. A questo punto io e mio fratello ci siamo guardati in faccia e ci siamo interrogati " Ma sulla fronte abbiamo scritto per caso GIOCONDO? Noi vinciamo e dobbiamo pagare e loro con un semplice grazie si divertono sulle nostre spalle? Da domani in poi non pagheremo più. Vuol dire che li anticiperemo e all'ultimo punto diremo noi grazie e metteremo le racchette sul tavolo. Saranno loro ad andare a pagare. In soli due giorni abbiamo pagato 270 lire pur avendo sempre vinto! Da domani useremo la loro stessa tecnica e ci prenderemo la soddisfazione di vederli pagare". Il giorno dopo al solito orario ci siamo presentati e non abbiamo trovato nessuno ma dopo pochi minuti sono arrivati due ragazzi che avevamo conosciuto qualche giorno prima. Abbiamo iniziato a giocare e dopo un'ora, all'ultima partita abbiamo applicato quanto avevamo concordato. Abbiamo detto loro "grazie" e dopo averli salutato con una stretta di mano ci siamo avviati verso l'uscita. Prima, però, di uscire dal locale ci siamo fermati un attimo per assistere alla consegna delle racchette e della pallina e al pagamento dell'ora di gioco. Ma non ci hanno dato la soddisfazione di vederli pagare in quanto si sono limitati a dire alla persona che stava alla cassa " Poi passa papà" e se ne sono andati. Nei giorni successivi si ripeteva sempre la stessa scena per cui negli ultimi giorni della nostra permanenza a Bardonecchia quando ci invitavano a giocare ci dicevano prima di iniziare " Ma paghiamo metà e metà!" - Va bene! Era la nostra risposta; così va bene! Avevano capito che non eravamo polli da spennare e così per altri cinque giorni abbiamo giocato dividendo la spesa tra vincitori e vinti. Il giorno prima di ripartire per Bagnara, abbiamo calcolato l'importo complessivo che in trenta giorni avevamo lasciato al Circolo del Tennis e poichè in una sala vicina c'era un bigliardino calcio balilla, abbiamo chiesto tanti gettoni, per un importo pari a quello da noi versato; ci siamo messi a giocare ma alla fine anzicchè andare alla cassa per pagare, con la scusa di asciugarci il sudore, siamo usciti e ce ne siamo andati a casa. Lo so: è stato un gesto non corretto ma allora ci eravamo sentiti defraudati e ci siamo fatti giustizia da soli. Oggi a distanza di tanti anni (52) ripensando a quel periodo, sento di aver compiuto una azione non bella, ma a 20 anni una scorrettezza ( giustificata) può essere perdonata. Non vi pare?

domenica 6 novembre 2011

Compagni di scuola.

La foto riprodotta mostra gli alunni e i professori della scuola media di Bagnara Calabra sui gradini della Chiesa Madre subito dopo la S.Messa celebrata dall'Arcivescovo Mons. Giovanni Ferro - al centro - in occasione delle festività pasquali dell'anno 1955. Non so se ancora oggi si usa fare il precetto pasquale, ma ai miei tempi era un appuntamento annuale molto desiderato da noi ragazzi perché quel giorno era festa, non si portavano libri, né la colazione come negli altri giorni perché quello era un giorno speciale; si indossava il vestitino della domenica e ci si preparava a ricevere la Comunione dopo aver digiunato per tutta la mattinata. Ricordo che dalla mezzanotte in poi non si poteva né mangiare, né bere e prima di accostarsi alla balaustra per ricevere l'ostia ci si doveva confessare. Che tempi!!! In questa foto di me si vede soltanto parte della testa nel lato sinistro: il terzo verso il portone dopo il canonico Gioffrè. Anche allora non amavo mettermi in prima fila; mi piaceva stare sempre dietro le quinte, quasi nascosto anche se crescevo bene: era la timidezza che mi impediva di mostrarmi in tutta la mia "prestanza fisica"! La stessa timidezza, però, non mi ha impedito negli anni successivi di assaporare la gioia dell'innamoramento e il piacere di una vita sentimentale onesta e rispettosa dei valori fondamentali dell'amore, inteso come leale condivisione di sensazioni, sentimenti ed affetti con ragazze della mia stessa età o poco(?) più giovani di me. Fatta la foto di gruppo noi maschietti facevamo a gara a chi arrivava primo alla fontanella sotto la scalinata della chiesa per bere e tra una spinta e l'altra molti di noi si bagnavano il vestitino domenicale messo in via eccezionale quel giorno feriale. Quanta allegria! Penso che molti di coloro che leggeranno questo articolo e guarderanno questa foto si riconosceranno e con un pizzico di nostalgia rivivranno le stesse emozioni di 56 anni fa. I compagni di scuola, anche con il passare del tempo, non si possono dimenticare perché essi hanno condiviso con noi un periodo molto importante della nostra vita; un periodo in cui l'istruzione era elemento primario per il nostro futuro e l'educazione, l'amicizia, il rispetto erano condizioni essenziali per la nostra crescita civile e democratica. Crescendo, ognuno di noi nel proprio campo, ha fatto tesoro di tutti questi elementi e ha contribuito in un certo qual modo allo sviluppo e al progresso della società moderna. Guardando, oggi, questa foto rivivo come in un film in bianco e nero quel periodo spensierato della mia prima giovinezza e se potessi riavvolgere la pellicola all'indietro, mi piacerebbe, anche per un semplice saluto, rivedere i miei compagni di scuola. . . .media!!! Ma non è possibile! Tuttavia, il loro piacevole ricordo resterà racchiuso nel mio cuore fino a quando non avrà cessato di battere l'ultimo suo palpito.

mercoledì 2 novembre 2011

Preghiera per i nostri morti.

Oggi 2 novembre si celebra la commemorazione dei defunti. E' un giorno particolare, diverso da tutti gli altri in quanto in questo giorno dell'anno i nostri cari defunti riceveranno la visita di tanta gente, parenti, amici e conoscenti, i quali poseranno sulla loro tomba un fiore in segno di amicizia, di affetto o soltanto di ringraziamento per il dono di un semplice incontro fatto durante la loro esistenza in vita. E' proprio per questo motivo un carissimo amico Mimmo Cardone, in arte FADANI, mi ha consegnato un foglio nel quale è riportata una sua poesia scritta proprio per ricordare i nostri cari e lo ha fatto perché io potessi provare le sue stesse emozioni nel leggerla pensando alla mia cara Nuccia. Devo confessare, con questi versi Mimmo è riuscito ancora una volta ad emozionarmi, forse perché la sua sensibilità è molto simile alla mia e il suo profondo rispetto per chi ci ha preceduto nell'incontro con Dio rispecchia in maniera perfetta la mia visione religiosa della vita, intesa come dono di Dio.

Preghiera
Amate ombre
invadono la mia mente
nell'inquieto silenzio della notte
visi cari
ormai defunti:
parenti
amici, conoscenti.
Calvario di carne
per man tremanti vagano
nel mare eterno dell'oblio
ed io
mormorando una prece,
supplico per loro
la pace a Dio.

Sono versi che in una circostanza come questa ti toccano nel profondo dell'anima e ti danno una sensazione di pace interiore che, attraverso la preghiera, ti aiuta a superare momenti di profonda tristezza per la perdita della persona cara. Ringrazio l'amico Mimmo FADANI per il suo gesto di vera amicizia nei miei confronti; il suo messaggio contenuto in questa sua poesia è anche il mio: non dimentichiamo i nostri morti e rivolgiamo a Dio una preghiera in loro suffragio non solo il 2 novembre, ma ogni giorno dell'anno. Grazie, Mimmo!

mercoledì 26 ottobre 2011

I nostri favolosi anni '50

Dal libro virtuale dei ricordi: In quel tempo ( siamo negli anni '50-'60) frequentavo l'Azione Cattolica, la cui sede era ubicata in una grande baracca sulla via Pietraliscia di Bagnara Calabra, attrezzata anche per la proiezione di film cosiddetti "castigati" essendo un cinema parrocchiale, il cui gestore (l'Abate Salvatore Gioffrè) visionava le pellicole prima di essere proiettate per tagliare eventuali scene che potessero turbare gli spettatori, la maggior parte dei quali era iscritta all'Azione Cattolica. I film che riscuotevano maggior successo erano quelli a sfondo religioso come "Ben Hur", " I Dieci Comandamenti", "La Tunica", "Spartacus", ecc. ma di tanto in tanto venivano proiettati film come " I figli di nessuno", "La miniera", "L'Angelo bianco" i cui protagonisti Amedeo Nazzari e Ivone Sanson godevano di grande successo perché riuscivano con le loro storie a far piangere il pubblico presente. Noi, ragazzi di allora, durante la proiezione a volte davamo fastidio a chi seguiva il film con attenzione e per rimettere un pò d'ordine, ricordo, interveniva l'Abate, il quale al buio tirava scappellotti al primo che gli capitava per farci stare fermi. Tutti, chi prima chi dopo, abbiamo ricevuto uno scappellotto dall'Abate Gioffrè! E le persone, oggi settantenni, ricorderanno certamente con un pizzico di nostalgia quel periodo che, tutto sommato, è stato molto utile per la nostra crescita in termini di educazione, rispetto, onestà e senso del dovere in quanto forgiati in un ambiente sano sotto la guida di educatori esperti, preparati e molto comprensivi. Chi non ricorda le lezioni del venerdi sera del Presidente Ciccio Gioffrè?! O i ritiri spirituali del Canonico Antonino Gioffrè?! Oppure le partite a ping-pong di Santino Barbaro con Riccardo Saffioti, di Franz Scordo con Pepè Velardo, di Melo Stillitano, Ciccio Federico, Rocco Pirrotta, Achille Bonifacio, Natale Velardo, Marcello Scordo con il sottoscritto?! E la squadra di calcio " GIAC Boys"?! Le recite con la regia di don Ciccio Cardone prima e Giuseppe Frosina poi?! Le partite a carte, le gite fuori-porta fino alla Torre, chiamate Crest, la Messa sociale della domenica mattina, gli incontri con le altre Associazioni Cattoliche e tanti altri eventi che hanno lasciato il segno nella nostra vita. Quelli erano tempi in cui non si conosceva la violenza, la droga, la discoteca o la cattiveria del mondo moderno; si viveva in maniera semplice; ci si salutava con "Sia lodato Gesù Cristo" ogni volta che ci si incontrava; si giocava senza malizia e ci si innamorava con estrema riservatezza. Anche le ragazze, allora, erano tutte casa e chiesa per cui vivevano la loro vita in maniera semplice e onesta, senza cellulare e senza minigonna, concedendo al proprio ragazzo quanto bastava a tenere vivo il loro sentimento amoroso che il più delle volte si concretizzava con il matrimonio. Insomma per noi settantenni di oggi, quei tempi sono rimasti nella mente e nel cuore, per cui ritengo sia salutare ogni tanto tuffarci nel passato e ricordare i momenti felici della nostra adolescenza e prima giovinezza, che sono stati determinanti nella formazione della nostra personalità e del nostro carattere. Qualche volta ho raccontato ai miei figli episodi di quei tempi, ma loro mi hanno prestato attenzione solo per rispetto filiale non nascondendo qualche sorrisetto nel confrontare il mio racconto con il loro tempo. Ma è giusto così! Siamo nel 2011 e da allora il mondo intero è cambiato sotto ogni aspetto, nel bene e nel male, per cui ogni tanto rituffarci nel mondo di ieri, a noi fa bene al cuore e ci aiuta ad andare avanti.

giovedì 20 ottobre 2011

Il senso dell'educare nell'epoca del post-moderno.

"Educare significa condividere, influire positivamente, portare in sé valori che determinano la maturità dell'altro". Così inizia don Mario Colavita in un articolo pubblicato nella rivista " Il monaco santo" del sett/dic. 2007 che io ho voluto riprendere per rinfrescare la nostra memoria di concetti importanti che stanno alla base dei nostri comportamenti interpersonali all'interno di una società in continuo divenire. Papa Benedetto XVI più volte - ricorda don Mario - ha richiamato l'attenzione al processo educativo integrale che ponga al centro il valore totale della persona. Nell'epoca della post modernità - egli sostiene - dove il sistema globale ha livellato ogni cosa, uomo compreso, gli educatori faticano a comunicare il valore di cui parla Benedetto XVI, per cui i valori di riferimento diventano meno incisivi e l'incertezza del futuro necessariamente porta ad una nuova soggettività costruita sui desideri personali. Ciò produce una società straniata, nella quale il debole processo educativo trova grosse difficoltà a portare a maturazione la persona e a comunicare la sua bellezza come caparra di un futuro umano e sociale. Educare, quindi, deve essere un cammino di condivisione, in cui l'uno può influire positivamente sull'altro; influire inteso come produrre effetti positivi che determinano la maturità dell'altro. Per rendere questo concetto ancora più chiaro, don Mario fa degli esempi; "il padre e la madre amandosi, insegnano ai figli ad amare; pregando insegnano a pregare; rispettando le leggi insegnano al rispetto della società" e conclude "il valore culturale dell'esperienza, come tale, dovrebbe influire sui diversi stili di vita e su quanti sono preposti ad educare, in modo particolare sulla famiglia". E' questo il vero senso dell'educare in una società del cosidetto post-moderno, secondo il pensiero di don Mario Colavita, che sottoscrivo pienamente.
Ho voluto riportare questa parte dell'articolo di don Mario Colavita perché profondamente turbato dai disordini di Roma del 15 ottobre u.s. Nel vedere quelle scene di violenza, mi sono chiesto: perché quel gruppo di giovani si è comportato così? Abbiamo noi qualche responsabilità se non siamo riusciti a farli maturare? La società in cui viviamo è veramente straniata? Cosa possiamo fare per porre il valore della persona al centro del processo educativo? Sono interrogativi che meritano una risposta. . . . . . . . . .

sabato 15 ottobre 2011

"Centesimum scriptum"..... ovvero "Articolo n.100"

Solitamente sono i giocatori di calcio a contare il numero dei gol segnati, magari nella stessa squadra o nel corso della carriera agonistica; io invece conto gli articoli scritti in questo blog dall'inizio (anno 2010) ad oggi, ottobre 2011, e se la matematica non è un'opinione, questo è il centesimo. E' un traquardo che non speravo di raggiungere in così poco tempo. Tuttavia, anche se importante, è da considerare intermedio in quanto è mia intenzione continuare a scrivere altri articoli su argomenti vari, che mi consentono di tenere lucida la mente e nello stesso tempo mi aiutano a superare momenti di profonda tristezza ogni qualvolta ( quasi sempre) il mio sguardo si posa sulla fotografia della persona più cara della mia vita che prematuramente è volata in cielo ad arricchire il firmamento di una nuova stella; la stella che guiderà i miei passi e che, sono certo, illuminerà il mio cammino fino al giorno in cui insieme possiamo ritrovarci per continuare a vivere nell' aldilà. In questi quasi due anni ho raccontato episodi della mia infanzia, della mia prima giovinezza ed anche dell'età matura; ho scritto di politica, di arte, di cultura; ho suscitato, qualche volta, sensazioni ed emozioni più o meno forti; ho riportato opinioni di personaggi della TV, dello spettacolo in genere: musica, teatro, cinema; ho scritto di tutto e di più con umiltà, semplicità ed onestà intellettuale facendo leva sul mio modesto bagaglio culturale e sulla mia capacità di esprimere concetti, a volte ermetici, con chiarezza, usando un linguaggio accessibile a tutti per poter essere recepito correttamente nel senso voluto dallo scrivente. Non so se ci sono riuscito, ma dai commenti ricevuti e dalle visite giornalmente registrate, sembrerebbe che questo mio blog goda della stima ed apprezzamento di tanta gente che mi vuole veramente bene. Continuerò a scrivere per il mio e vostro.........piacere. "Ad maiora!!!"

domenica 9 ottobre 2011

Abano Terme.... che nostalgia!

Dal 17 al 30 settembre 2011 un gruppo di persone "diversamente giovani" ha trascorso un periodo di 12 gg. presso l'Hotel Risorta di Abano Terme, accompagnato da una eccellente coordinatrice, incaricata dall'Amministrazione Comunale di Bagnara Calabra, nel quadro degli interventi del settore Servizi Sociali, il cui Assessorato si sta dimostrando particolarmente attivo e disponibile a venire incontro alle problematiche dei propri cittadini "over 65", compatibilmente con la disponibilità delle risorse finanziare del Comune. Quest'anno la mia partecipazione ( la prima) ha prodotto un duplice effetto altamente positivo: fisico e psicologico. Fisico perché ho potuto praticare un ciclo di fango-terapia per la cura di una incipiente artrosi e psicologico perché avevo bisogno di stare in compagnia, dopo la gravissima perdita della persona più cara della mia vita, e devo dire che tutti i partecipanti mi hanno aiutato moltissimo, avendo percepito il mio stato d'animo in maniera molto discreta e tutti, dico tutti, si sono dimostrati affettuosi, comprensibili e solidali nel farmi trascorre questo breve periodo con serenità. Dalle colonne di questo mio blog a tutti voglio rivolgere il mio più sentito GRAZIE e in modo particolare alla Signora Lucia Bellantone, resposnasabile della "missione", che in questa circostanza ha dato prova di saper affrontare con competenza, zelo, gentilezza e senso di responsabilità, compiti non facili, come quello di "tenere a bada" un gruppo di persone, desiderose di dimostrare che non è la carta d'identità a certificare la vitalità e lo spirito goliardico di chi non ha più vent'anni. Un ringraziamento va al Sindaco Zappia, all'Assessore Surace e al Dirigente Guglielmo, che con tale iniziativa hanno avviato un nuovo modo di venire incontro alle esigenze socio-sanitarie dei propri cittadini. A loro e al gruppo di persone "diversamente giovani", di cui ho fatto parte quest'anno per la prima volta, rivolgo il mio saluto con una espressione latina: "ad maiora" che tradotta in italiano vuol dire semplicemente . . . . . . . . sempre meglio.

lunedì 3 ottobre 2011

Una metafora che fa riflettere.

C'era una volta un bellissimo e meraviglioso giardino. Il Signore di questo giardino aveva l'abitudine di farvi una passeggiata ogni giorno, quando il caldo della giornata era più forte. In questo giardino c'era un bambù di aspetto nobile; era il più bello di tutti gli alberi del giardino e il Signore lo amava più di tutte le altre piante. Anno dopo anno questo bambù cresceva e diventava sempre più grazioso. Un giorno il Signore gli disse:" Caro Bambù, ho bisogno di te". Sembrò al bambù che fosse venuto il giorno di tutti i giorni, il giorno per cui era nato. Con grande gioia, ma a bassa voce, rispose:" O Signore, sono pronto. Fa di me l'uso che vuoi". " Bambù - disse il Signore - per usarti devo abbatterti!". Il bambù molto spaventato rispose: " Abbattermi, Signore? Me, che hai fatto diventare il più bell'albero del tuo giardino!?...No, per favore, no!... non abbattermi!". " Mio caro Bambù, se non posso abbatterti, non posso usarti!". Nel giardino ci fu allora un gran silenzio:il vento non soffiava, gli uccelli non cantavano più... lentamente il bambù chinò la sua testa meravigliosa e sussurrò: "Signore, se non puoi usarmi senza abbattermi, fa di me quello che vuoi e abbattimi!".
" Mio caro Bambù, non devo solo abbatterti, ma anche tagliarti le foglie, i rami, spaccarti in due e strapparti il cuore. Se non posso farti questo, non posso usarti!".A questo punto il bambù non poté più parlare e si chinò fino a terra. Così il Signore del giardino abbatté il bambù, tagliò i rami, levò le foglie, lo spaccò in due e ne estirpò il cuore.Poi portò il bambù alla fonte d'acqua fresca vicino ai suoi campi inariditi. Lì il Signore delicatamente dispose l'amato bambù a terra, un'estremità la collegò alla fonte e l'altra la diresse verso il suo campo arido. La fonte dava acqua e l'acqua si riversava sul campo che aveva tanto aspettato. Poi fu piantato il riso; i giorni passarono, la semenza crebbe e il tempo della raccolta venne.... Così il meraviglioso bambù divenne realmente una grande benedizione in tutta la sua povertà e umiltà.
"26 settembre 2011 - Cara Nuccia, Angelo mio,proprio oggi avremmo festeggiato il 40° anniversario del nostro matrimonio e, nel guardare la tua foto nella cornice d'argento sul mio comodino, ho pensato che per noi sarebbe stato motivo di gioia poter rinnovare davanti a Dio il nostro amore con accanto i nostri due splendidi figli. Purtroppo il Signore Ti ha chiamato nel fulgore degli anni e Tu molto umilmente hai risposto alla chiamata con le stesse parole del bambù ....:" Signore, sono pronta! Sia fatta la Tua volontà!" e mi hai lasciato solo, sperduto e triste ma con la certezza nel cuore che il Signore abbia premiato la tua fede e i sacrifici fatti in questa terra. Oggi che vivi nella Casa del Padre, tra gli eletti, ti chiedo di affidarmi alle mani della nostra Mamma del cielo, nell'attesa di ritrovarci un giorno a godere della luce nella gloria celeste, per continuare la nostra vita eterna nello splendore del Paradiso. Natalino".

mercoledì 14 settembre 2011

La forza misteriosa della poesia di FADANI

Negli articoli precedenti sulla figura e personalità di Fadani, mi sono soffermato sulla sua arte come pittore; come artista di livello internazionale, conosciuto ed apprezzato in tutto il mondo non solo per la sua personalissima tecnica di esecuzione ma soprattutto per le sue luminose, limpide e genuine composizioni pittoriche, nelle quali riversa tutto il suo talento artistico e dalle quali l'attento osservatore riceve sensazioni ed emozioni che lo rendono partecipe delle vicende impresse sulla tela. Un tramonto dipinto dal Fadani non è un tramonto da cartolina; un personaggio tratteggiato dal Fadani non è un ritratto da studio fotografico; una natura morta rappresentata dal Fadani non è un quadro da mercatino rionale, ma diventano opere d'arte proprio perchè in essi c'è tutto il sentimento, lo spirito creativo, l'amore per la cultura dell'Artista che, secondo l'Istituto d'Arte Contemporanea di Milano, è da annoverare tra i più Illustri Pittori e Scultori da Cimabue sino ai giorni nostri. Seledizioni di Bologna ed altre riviste specializzate come per esempio l'Antologia artistico- letteraria " Poeti in Europa" invece considerano Fadani un Poeta di grande spessore culturale in quanto la sua poesia possiede una forza misteriosa che si traduce in un' armonia di sentimenti a volte anche contrastanti, che solo l'animo di un Artista come Fadani, riesce a trasmettere a coloro che, per caso o per scelta, abbiano tra le mani una sua poesia. Per queste sue doti Fadani-Poeta è da annoverare tra i più Illustri Poeti Italiani del Ventesimo Secolo. Prestigiose Accademie, Critici letterari e Riviste specializzate hanno riconosciuto ed apprezzato il suo talento poetico per il quale ha ricevuto importantissime benemerenze, trofei e premi in ogni parte del mondo. Ma di questa sua forza misteriosa vorrei farvi partecipi attraverso le colonne di questo mio blog, riportando due sue poesie che, secondo me, ci permettono di entrare nella dimensione artistica ed umana di un uomo che ha avuto dalla natura il dono di sapere interpretare la realtà del nostro tempo per poi elargire a piene mani sentimenti ed emozioni, che in questa realtà trovano l'essenza del nostro vivere. La prima è tratta da " Cronache italiane" ed ha per titolo: Tristezza. marzo 1981

Tristezza
vorrei cantar del sole il suo splendore,
vorrei cantar dei fiori la purezza,
vorrei del cielo cantare la bellezza,
ma nel mio cuor
risiede la tristezza
per un sogno
che s'attarda .... ad albeggiar.


La seconda, che ha per titolo "Amico caro", è una poesia di grande effetto emotivo perché coglie l'attimo in cui l'artista sente dentro di sé il bisogno di rivolgersi ad un amico per trovare un "appiglio" che gli consenta di riprendere il suo cammino, di ritrovare l'energia e la voglia di guardare al futuro dopo un momento di sconforto e di tristezza.

Amico caro
Sfinito come stanco gabbiano
in cerca d'appiglio
ad albero maestro
così anch'io, mentre
s'ergono onde da borea,
approdo stremato a te
perché sorga dal tuo cuor
gioioso il mio domani.

Come si può rilevare da queste due poesie, Fadani usa un linguaggio semplice, genuino, lineare, comprensibile ed attuale; per esprimere concetti seri e profondi non va alla ricerca di parole raffinate o "ad effetto", ma si serve di parole comuni, chiare ed espressive da essere da tutti comprese. Questa semplicità, chiarezza espositiva, spontaneità e sensibilità nell'arte di raccontare, consentono al lettore di cogliere il senso e la misura della grandezza del suo animo che attraverso la poesia riesce a trasmettere vibranti emozioni in un crescendo di sentimenti che lo rendono figura di primo piano nel panorama artistico-culturale dell'arte mondiale.

mercoledì 31 agosto 2011

Punto. E a capo.

Dopo gli avvenimenti tragici e i momenti di grande dolore, per la perdita della persona più cara della mia vita, successivi al 28 giugno 2011, che mi hanno provocato uno stress psico-fisico facilmente immaginabile, è giunto il tempo di fare una pausa di riflessione per riprogrammare la mia esistenza alla luce della nuova situazione familiare che si è venuta a creare. Per fare ciò ho deciso di andare in una località lontana dai luoghi abituali di residenza per riflettere con tutta serenità su ciò che è accaduto e reimpostare un nuovo modo di vita per andare avanti. Punto e a capo. Si dice così ogni volta che si chiude un "ciclo" e se ne inizia uno nuovo; e come quando si riavvia il computer dopo un aggiornamento di un programma o del sistema operativo installato. Per questo motivo mi scuso con i miei affezionati lettori se per un certo periodo non leggeranno nuovi articoli su questo mio blog. La mia sarà una "vacanza" forzata, ma necessaria per mettere un punto su ciò che è accaduto e andare a capo per proseguire nel percorso assegnato a ciascuno di noi, in questa vita terrena, dal Buon Dio. A presto!!!

domenica 21 agosto 2011

Addio, anzi ...arrivederci.

L'altro giorno in una delle mie frequenti visite al Cimitero, ho trovato nella cappella di famiglia una busta bianca con dentro un foglio di carta piegato in due. Apro la busta e leggo" Addio, anzi ...arrivederci". Era il saluto di un lavoratore della Circunvesuviana ad un amico scomparso prematuramente ed improvvisamente all'età di 59 anni, durante i funerali il 2 maggio u.s. A conclusione del suo intervento ha declamato una poesia-preghiera di Mario Esposito dal titolo Non versate lacrime che riporto in parte:
" Quando finito sarà il tempo mio,
non versate lacrime sulla mia tomba
perché io non sarò là.
Sarò nel soffiare lieve del vento
che dolcemente fa stormir le fronde,
sarò tra le curve spighe mature
e i variopinti e odorosi fiori
che ornano festosi campi e colli,
ma non sarò là nella mia fossa.
Sarò negli splendenti diamanti
che la bianca neve crea sotto il sole.
Non affliggetevi con il pianto
sul mio tumulo, senza parole,
perché io non sarò là.
Ma quando vi sveglierete al mattino,
mi sentirete nel cinguettio degli uccelli.
Non addoloratevi per la mia dipartita,
perché io non sarò in quella fredda terra,
ma sarò nella Casa del mio Signore
ecc. ecc.."

Da un punto di vista prettamente religioso, con gli occhi della fede, condivido in pieno il contenuto della poesia, ma poiché in noi uomini oltre allo spirito è presente la materia, da un punto di vista umano non possiamo non versare lacrime per la dipartita di un nostro caro, né possiamo esimerci di andare al Cimitero per deporre un fiore o rivolgere una preghiera sulla tomba dove riposano i resti mortali di un nostro parente o amico. Se fosse come recita la poesia, non dovrebbero esistere i cimiteri, né il 2 novembre di ogni anno dovremmo commemorare i defunti. La stessa Chiesa pur considerando la morte un ritorno nella Casa del Padre in una nuova dimensione, tuttavia tiene in grande considerazione la morte fisica quando celebra la Passione e Morte di Gesù Cristo. Ciò vuol dire che la sofferenza, il dolore e la morte fanno parte della nostra natura umana e quindi anche versare lacrime per la perdita di una persona cara rientra in quest'ottica. Certamente l'autore della poesia dicendo " Non versate lacrime..." vuole dare un messaggio di conforto ai familiari del defunto come se dicesse "sappiate che nessuno muore sulla terra finché vive nel cuore di chi resta" ; se questo è il senso del contenuto della poesia di Mario Esposito, sono perfettamente d'accordo con Lui. Ringrazio, perciò, la persona che lasciando quella busta bianca nella cappella dove riposa "il mio angelo", mi ha voluto testimoniare la sua amicizia, vicinanza e solidarietà in un momento assai difficile che spero di superare con l'aiuto di Dio e di tanti amici cari ed affettuosi.

mercoledì 10 agosto 2011

Natale Zappalà: Un vero Amico

Era da tempo che non assistevo ad una presentazione di un libro ed è stato molto bello essere presente all' incontro con Natale Zappalà - autore del libro "Reggio Calabria e dintorni" - svoltosi il giorno 8 c.m. nella Villa Comunale di Bagnara Calabra, un luogo adatto per incontri culturali essendo un pò distante dal frastuono e dalla confusione di questi giorni d'agosto. E' stata una serata molto interessante sia per gli interventi dei relatori che di alcune personalità politiche presenti, le quali hanno sottolineato l'importanza di conoscere la storia delle nostre radici di calabresi e in particolare delle nostre tradizioni, usi e costumi attraverso lo studio e la divulgazione di opere come quella di Natale Zappalà. Dalle colonne di questo mio blog desidero esprimere a Natale Zappalà tutta la mia ammirazione e il mio apprezzamento per l'impegno profuso nel regalarci con questo ultimo lavoro uno spaccato storico- letterario del nostro passato che non deve essere dimenticato ma tramandato alle generazioni future come segno distintivo del nostro essere Calabresi e Reggini in particolare. Noi tutti siamo felicissimi di avere un Amico come Te, caro Natalino, e posso assicurarti che insieme a me, Francesco e Titty, anche " il caro Angelo che oggi è in cielo", sarà sempre orgoglioso di Te. La signora Nuccia ti voleva molto bene e sono certo che continuerà a volertene anche da lassù perché sei stato per Lei un ragazzo affettuoso e caro. Grazie per averla ricordata nella dedica autografa che mi hai voluto regalare e nell'augurarti ogni bene per il tuo futuro, ti rinnovo i miei sentiti complimenti per i successi meritati fino ad oggi conseguiti.

martedì 9 agosto 2011

FADANI: Ambasciatore di Arte e di Cultura.

Parlare di FADANI ( al secolo Domenico Cardone – Bagnara Calabra – Italy - 1942) non è difficile; capire ed interpretare le sue opere non è difficile; gustare le sue poesie non è difficile! E' difficile invece capire il suo carattere, la sua personalità, il suo modo unico di trasportare sulla tela il Mistero dell'Universo, la Bellezza della Natura, l'Anima di personaggi bagnaresi del passato realmente esistiti, riprodotti con un tale verismo da sembrare ancora viventi. Insomma chi lo conosce, come me, non può non provare ammirazione ed apprezzamento. FADANI nell'esprimersi attraverso la pittura o la poesia usa un linguaggio semplice, originale, frutto di una quarentennale esperienza maturata attraverso un particolare modo di osservare le cose intorno a sè per poi, senza seguire tecniche pittoriche di altri artisti contemporanei, trasferire sulla tela sensazioni, emozioni, “pathos” di tutto ciò che il suo occhio vigile ed attento riesce a comunicare al suo ingegno innato. La caratteristica più unica che rara dell'arte fadaniana è che queste stesse sensazioni, emozioni e sentimenti che prova l'artista nel dipingere un paesaggio, un tramonto o un personaggio, vengono recepite e fatte proprie da chi ha la fortuna di visitare una delle sue mostre in quanto l'osservatore diventa anch'egli protagonista delle vicende, dei paesaggi o delle figure antropomorfe, che sta visualizzando. FADANI, Pittore, Scultore, Poeta, Incisore, Critico d'Arte, Accademico ed Ambasciatore di valori universali è considerato Artista di primissimo piano nel panorama artistico-culturale italiano del '900. Le sue opere sono conosciute in tutto il mondo; sono riportate nelle enciclopedie e riviste specializzate di grande prestigio; sono richieste da Accademie e Gallerie d'Arte di livello nazionale ed internazionale; tutta la produzione artistica fadaniana, sintesi perfetta di Arte e Cultura, fa parte del patrimonio del nostro Paese e il suo nome è tra i Grandi Artisti dell'arte figurativa contemporanea. Ha ricevuto riconoscimenti, premi e trofei nazionali ed internazionali ovunque nel mondo, ma lui è rimasto quello che è sempre stato: una persona semplice, umile, cordiale e disponibile con tutti, avendo dentro di sé una forte carica di umanità che riesce a trasmettere agli altri attraverso la pittura e la poesia in modo particolare.

Domande: Perchè tanto successo? Perchè tanto interesse verso l'arte di FADANI? Perchè tanto entusiasmo intorno alla sua figura di artista poliedrico e originale? Perchè nel suo modo di rapportarsi con gli altri non fa pesare il suo grande talento di artista affermato? La risposta a questi interrogativi è molto semplice. Basta osservare i suoi dipinti o leggere una sua poesia e chiunque potrà darsi una risposta. Non è necessario essere esperti, intenditori o critici professionisti di opere d'arte per interpretare i suoi messaggi: come ho già detto non è difficile decifrare il suo linguaggio ed è proprio questa semplicità espressiva del suo talento che lo rende Grande tra i Grandi, Artista apprezzato dagli addetti ai lavori, ma soprattutto dalla gente comune che vede nella sua arte di pittore e di poeta un cantore della Natura e dei sentimenti umani, un estimatore della Libertà nella sua più ampia accezione, un messaggero di cultura, una persona, insomma, di grande talento, capace di suscitare emozioni e sensazioni vibranti nell'animo e nella mente di chi si ferma per un attimo ad ammirare le sue opere.

Se potete, andate a visitare la Pinacoteca Cardone sita in Bagnara Calabra - Piazza del Popolo, 8 - difronte alla Villa Comunale; avrete modo così di verificare la veridicità di quanto ho scritto in questo post e sarà per voi una esperienza molto piacevole che non dimenticherete facilmente.

venerdì 5 agosto 2011

Una scelta salutare

La scelta di allontanarmi per qualche tempo da Bagnara dopo il luttuoso evento del 28 giugno u.s., anche se dolorosa, è stata una scelta necessaria per cercare di trovare dentro me stesso quella serenità interiore indispensabile per andare avanti dopo la perdita della persona più cara della mia vita. La presenza di mio figlio Francesco e la vicinanza spirituale e morale di tanti amici cari hanno contribuito in maniera determinante a farmi superare i momenti più critici di questa imprevista ed imprevedibile situazione che ha cambiato la mia vita. Lo stare lontano dalla mia città, dagli amici, dai parenti e dai luoghi nei quali ho vissuto per 70 anni, non è stato facile, ma come ho già detto, è stato utile e necessario per ritrovare il mio equilibrio psicologico, per riflettere e meditare su quanto è accaduto nella consapevolezza che nonostante la sofferenza e il dolore la vita deve continuare ad essere vissuta con serenità. C'è un detto:"Il tempo cura le ferite", lo si dice spesso quando qualcuno ha perso una persona cara, ma certamente non consola; nel mio caso solo la fede riesce a consolarmi, anche se non dissolve completamente il mio dolore. Infatti lo sguardo a Gesù che pende dalla croce è un aiuto per sentirmi compreso da Lui nella sofferenza avendo Lui stesso vissuto il dolore nella sua natura umana e la fede, che è dentro di me, mi dà la forza e la fiducia di non allontanarmi dall'amore di Dio a causa della sofferenza e del lutto. Un'altra parola di speranza e motivo di consolazione è per me la promessa di Gesù ai suoi discepoli alla conclusione del vangelo secondo Matteo: " Ed ecco: io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine del mondo" (Mt 28,20). Queste parole di Gesù mi danno serenità e gioia nell'anima perché nel mio pellegrinaggio terreno non sarò solo; Gesù è con me; non c'è nessun luogo in cui io sia completamente da solo e questo pensiero mi da maggiore forza per continuare a vivere nella certezza che Dio mi sostiene e rimane con me fino alla fine dei miei giorni, per poi incontrarLo "de visu" nella luce e nello splendore dell'Eternità.

domenica 31 luglio 2011

Attesa.

Sono trascorsi 33 giorni dalla scomparsa della persona più cara della mia vita ed ancora non mi sembra vero che Colei che per oltre 40 anni mi è stata accanto non ci sia più.Il destino me l'ha tolta fisicamente, ma certamente non potrà mai cancellare la sua immagine, il suo sorriso, il suo ricordo dalla mia mente e dal mio cuore. Si sa, il tempo attenua il dolore profondo che si prova in simili circostanze, ma anche l'affetto, la vicinanza, la partecipazione sentita di tanti amici aiutano moltissimo a superare i momenti più drammatici di una tragedia improvvisa ed inaspettata come quella che si è abbattuta sulla mia famiglia.Per questo aiuto, voglio ringraziare tutti coloro che hanno avuto parole di conforto ed affettuoso sostegno morale nei miei confronti, ma anche tutti coloro che senza parlare, con una semplice stretta di mano o un affettuoso abbraccio, mi hanno trasmesso tanta forza e tanto coraggio da sollevarmi dallo stato di prostrazione in cui mi sentivo sprofondato. Con l'aiuto di Dio e l'affetto dei miei familiari ed amici più cari, mi auguro di trovare al più presto quella serenità interiore che mi consenta di affrontare la nuova vita senza Nuccia con spirito di consapevole rassegnazione, pur tenendo sempre vivo nel mio cuore il ricordo di Colei che è stato e sarà " il mio angelo", nell'attesa di ritrovarci un giorno di nuovo insieme a godere della luce e della gloria celeste. C'è in me la certezza che quel giorno arriverà e solo allora i nostri cuori torneranno a palpitare all'unisono e i nostri occhi torneranno ad illuminarsi al cospetto dell' Onnipotente, che certamente quel giorno accoglierà tra le Sue braccia anche me, misero peccatore, essendo infinitamente misericordioso verso i Suoi figli che, per la fragilità della loro natura umana, in questo pellegrinaggio terreno, si sono a volte allontanati da Lui.
Nuccia "Angelo mio", attendo quel giorno che si fa aspettare...
Lo attendo con l'ansia della primavera che spinge per passare, dopo l'inverno, per poter colmare il vuoto dentro al petto, che senza te, non ha più fine. Quando mi giungerà la luce dei tuoi occhi, quando rivedrò davanti a me il tuo bel viso e tu mi scruterai col tuo sorriso, tutto riprenderà vita e colore, come la natura quando si risveglia dopo il lungo silenzio intirizzita dall’inverno. Mentre ora, nell'attesa, il pensiero di te nella mia mente riflette gioie che tarderanno ancora ad arrivare e la tua mano manca sulla mia bocca muta, mentre il cuore rallenta i battiti per non morire di tristezza. La tua immagine riflessa, la intravedo nella magia d'una stilla, una piccola goccia di rugiada che lentamente scivola da un petalo di rosa posta davanti a me in un vaso d'oro e argento; un po' cosi, come la nebbia che offuscando il sole, rende men cupo il già mio nostalgico pensiero, e, sciogliendosi, disseta il mio cuore mentre scompare assorbita dalla terra. Il verso impavido d’un pettirosso, mi richiama, mi distoglie dai pensieri, riportando il tuo messaggio d’amore e mentre si sofferma, guardandomi curioso, gli porgo, con un accenno di benevolo sorriso, la mia mano, che nel pensarti, era già a te protesa !

lunedì 25 luglio 2011

Canto d'amore.

Qualche tempo fa ho scritto una canzone per mia moglie, parole e musica, che ho registrato in un CD col titolo "Canto d'amore". Mio figlio Francesco ha curato l'arrangiamento e l'ha cantata mentre nel recitativo, cioè nella parte parlata tra un ritornello e l'altro, si intromette la mia voce. Ebbene ora che Lei non c'è più, questa canzone acquista un significato diverso, ancora più vero e più profondo e le parole che prima esprimevano solo un sentimento umano, oggi rappresentano un inno all'Amore soffuso da un alone di spiritualità tanto da farlo sembrare quasi una sinfonia celestiale che spaziando nell'universo perpetua nel tempo il mio amore infinito per Lei. "Canto d'amore", perciò, non è più una canzonetta, una serenata alla persona amata, una promessa o un impegno d'amore, ma qualcosa di magico, capace di farmi sentire proiettato in un'atmosfera surreale e catapultato in un mondo nuovo e sconosciuto che, anziché spaventarmi, mi riempie il cuore di gioia e di serenità nella speranza che questa magia possa giungere fino a Lei. Oggi questa mia musica fa da colonna sonora ad un video a Lei dedicato, realizzato in collaborazione con mio figlio, nel quale scorrono alcune sue immagini che raccontano una minima parte della sua breve vita. Il video si può vedere in fondo a questa pagina, su Youtube e Facebook, andando sul mio profilo. Questo il testo.

Canto d'Amore
( Natalino Tripodi)

Parlato:
Amore! Canterò per Te
Canterò per Te e non mi stancherò mai
Di guardarTi e di sognarTi.
Tu sei come una stella che brilla in cielo.
Ascolta la mia voce,
Non lasciare,Ti prego, che questo mio
Canto d'amore
si disperda nell'aria
Come neve al sole.


Ritornello:
Canterò, canterò per Te
Amore mio, questa mia canzone,
E griderò " Io ti amo tanto"
Perchè Tu sei la mia alba
E il mio traqmonto.

Canterò, canterò per Te
E sognerò il tuo dolce viso.
E' per Te questo canto d'amore,
Solo per Te, solo per Te.

Parlato:
Canterò, canterò per Te,
Perchè Tu sei la mia luce,
La mia gioia,

La mia più grande felicità.
Perdonami, Amore,
Se qualche volta Ti ho fatto soffrire,

Se Ti ho fatto piangere senza volerlo.
Non succederà più, Te lo prometto.
Staremo sempre insieme
E non ci lasceremo mai.
Io ti amo... io ti amo..... io ti amo......

Finale:
Canterò, canterò per Te
E sognerò il tuo dolce viso.
E' per Te questo canto d'amore,
Solo per Te, solo per Te.
Canterò......... per Te.....


giovedì 21 luglio 2011

Io credo.

Dal libro "Ho visto e ho creduto" di Alessandro Meluzzi (con Paolo Gambi), ho tratto alcuni spezzoni che ritengo mi possano aiutare a superare questo momento particolare della mia vita dopo la perdita di mia moglie, la persona più cara al mondo, che continuerò a chiamare "il mio angelo". Meluzzi scrive nel suo libro :
" Incontrare Cristo non può fermarsi alla storia umana di Gesù, nè può scavalcare direttamente questo passaggio cruciale e andare direttamente a uno Spirito che pneumatologicamente illumina e irrora come Spirito consolatore la fede nella Chiesa, ma c'è la porta stretta della resurrezione. Accettare questa porta vuol dire compiere un mistero di un Dio che si fa carne, che non salva le anime ma salva la totalità della persona, un Dio che promette la resurrezione dei corpi." E continua con degli interrogativi: " Perchè Gesù risorge con le sue piaghe aperte e non come corpo glorioso tra squilli di cherubini e serafini, ma in un'umiltà confidente che è la stessa del Vangelo, anche se trasfigurata in una dimensione metastorica di eternità? Che cos'è allora questo mistero? Il mistero più affascinantre e intrigante della storia dell'umanità: la resurrezione". E più avanti scrive ". . . . . il Cristianesimo è la fede del Risorto, non è la storia di un messianismo terreno, non è la speranza di un regno di questo mondo che si infrange, non è una dottrina etica che completa nelle beatitudini i dieci comandamenti, non è soltanto una proposizione di una ecclesiologia basata sullo Spirito, ma è la continua provocazione della fede nel risorto, cioè di una completa redenzione non delle anime, ma dell'umanità nella sua totalità, di una carne che si fa resurrezione della vita eterna". Ecco, la parole di Meluzzi, che riaffermano concetti già noti anche se visti da una diversa angolazione, mi aiutano a capire che il mistero della resurrezione è l'unico che ci consola, per cui l'idea di morire, l'idea di concludere la nostra vita terrena nel buio di una tomba, non ci deve angosciare, anche se ci rattrista dal punto di vista umano, perchè la resurrezione del Cristo sarà anche la nostra resurrezione; Dio si è fatto carne, è nato per morire, ma è risorto e ha indicato anche a noi il suo stesso percorso che, se accettato, necessariamente porterà alla nostra resurrezione. Ciascuno di noi, quindi, è destinato a morire per poi risorgere ed entrare nella vita eterna per godere della luce e della gloria celeste che Gesù stesso ci ha promesso. Io credo che "il mio angelo", nell'attesa di varcare quella stretta porta di cui parla Alessandro Meluzzi e risorgere dalla morte, insieme agli altri angeli del Paradiso stia godendo della luce e della gloria celeste nella contemplazione del volto di Dio, di Gesù Cristo e della Vergine Maria, che tanto ha amato nel suo breve percorso terreno. Lo credo fermamente.