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domenica 30 gennaio 2011

Il gatto monegasco

Dal libro "virtuale" dei ricordi. In quel tempo (siamo nel 1960) non esisteva ancora La Frecciarossa, né l'Eurostar o l'Intercity, per cui per fare viaggi in treno di lunga distanza, si usava l'Espresso che impiegava 16/18 ore, con innumerevoli fermate lungo il percorso, da Reggio Calabria a Ventimiglia. Agli inizi dei favolosi anni '60, una delle mie sorelle, sposata con un Agente PS, per motivi di servizio, si trasferì da Bardonecchia (TO) a Ventimiglia (IM) e verso il mese di Maggio di quell'anno io e mio papà decidemmo di andare a trovarla per trascorrere una settimana di vacanza insieme ai nipotini di 4 e 2 anni. Dopo un viaggio stressante di circa 16 ore siamo arrivati a Ventimiglia e poiché era una bellissima giornata di sole con un cielo terso ed azzurro, ebbi l'impressione di trovarmi in una località della nostra Calabria: il clima era mite, molto simile al nostro e il mare da lontano assomigliava molto, anche se di colore meno intenso, ad un tratto della nostra Costa Viola. Insomma le condizioni atmosferiche, la temperatura e il clima mi hanno aiutato molto nel mio soggiorno in quel luogo così lontano. Ventimiglia è una città di confine e come tale l'attività commerciale è molto fiorente, per cui in città in tutte le ore c'è un via vai di persone che si spostano da una parte e l'altra con frenesia sotto il controllo vigile dei nostri servizi di frontiera. Una domenica, su consiglio di mia sorella, abbiamo deciso di fare un salto a Montecarlo, nel Principato di Monaco, che dista da Ventimiglia 20 minuti di treno per trascorre una giornata in una delle più belle località della Costa Azzurra, molto frequentata da personaggi importanti dello Spettacolo, del Cinema, dello Sport e da gente facoltosa proveniente da ogni parte del mondo. Una volta arrivati, attraverso una lunga scalinata, ci siamo trovati di fronte al Palazzo Reale sulla cui facciata spicca il grande stemma di Casa Grimaldi del Principe Ranieri. E' una costruzione di stile ottocentesco con decorazioni barocche, molto bella nel suo insieme. Affacciandosi dal piazzale antistante si può osservare un panorama unico al mondo: in lontananza il porto turistico con centinaia di imbarcazioni di gran lusso. una grande piscina olimpionica intitolata al Principe Ranieri e costruzioni a terrazzo degradanti verso il mare. Dal piazzale ci siamo spostati verso il centro per vedere il Casinò e un po' più avanti il Cafè de Paris, punto di ritrovo del jet-set mondiale. Proprio vicino al Cafè de Paris c'è un piccolo parco attrezzato con panchine e ricco di vegetazione che da al turista la possibilità di stare al fresco e di consumare una eventuale colazione portata da casa ( è il nostro caso!) L'orologio segnava le ore 13,00; un po' stanchi ci siamo seduti su una panchina e da poco avevamo iniziato a dare dei morsi al panino imbottito con formaggio svizzero che ci aveva preparato mia sorella quando ad un certo punto vedo avvicinarsi un bel gatto di colore bianco, dal pelo lungo pulitissimo e con degli occhi di un colore azzurro mare; vedendoci, si ferma ad una distanza di qualche metro; si siede e con quegli occhioni ci guarda senza miagolare. Interpretando questo atteggiamento come una richiesta di cibo, spezzo la parte estrema del mio panino con dentro un bel pezzo di formaggio coi buchi, un formaggio dolce originale della Svizzera, e glielo lancio. Il gatto senza nemmeno annusarlo, dopo pochi istanti si alza, mi fissa negli occhi e se ne va, lasciando per terra il pane e il formaggio. Io sono rimasto impietrito e rivolgendomi a mio papà chiedo: "Perché il gatto si è comportato così?" e lui mi ha risposto: " Evidentemente a casa sua era abituato a mangiare a tavola e non ha gradito il fatto di dover prendere il cibo da terra". Questa risposta mi ha fatto sentire in colpa; non dovevo gettarglielo ma avvicinarmi a lui e darglielo con le mani. A distanza di 50 anni, se chiudo gli occhi, rivedo quello sguardo di quel gatto monegasco che con quel suo gesto mi ha fatto capire che anche gli animali hanno una dignità che va rispettata e quella lezione mi è servita tanto da far nascere in me un sentimento di vera amicizia verso il mondo animale e in modo particolare verso cani e gatti.

domenica 23 gennaio 2011

La cultura a sostegno dell'economia

Mentre l'Unione Europea riconosce e promuove il valore della cultura come importante elemento strategico per l'economia di mercato, l'Italia, il cui patrimonio artistico-culturale è unico al mondo, non ha un vero progetto di valorizzazione e tutela di un così ricco patrimonio e anziché investire risorse finalizzate a promuovere creatività e competitività internazionale, opera tagli che penalizzano fortemente questo importantissimo settore. Recentemente nel corso di un dibattito sul tema " Le industrie culturali e creative, un potenziale da sfruttare" è stato auspicato un indispensabile investimento sulla tecnologia digitale, con la conseguente tutela dei contenuti che vengono utilizzati su Internet, per cui, secondo quanto è emerso, la cultura deve essere intesa come volano per una economia di mercato competitiva e innovativa, capace di stimolare e facilitare l'accesso ai finanziamenti, per incoraggiare la ricerca e rafforzare i legami tra imprese e formazione dei giovani, per dotarli degli strumenti tecnici necessari per il loro inserimento nelle industrie culturali, in continua evoluzione. Queste industrie culturali non potrebbero esistere senza l'apporto da parte dei creatori della cultura, ai quali deve necessariamente essere garantita una remunerazione attraverso la protezione dei diritti d'autore e diritti connessi: economici, giuridici e sociali in grado di assicurare lo sviluppo del loro potenziale di creatività. Se i nostri organismi istituzionali preposti riescono a sintonizzarsi sulla stessa lunghezza d'onda dell'Europa nel riconoscere all'artista la dignità di lavoratore ed impresa, anche l'Italia finalmente potrà considerare il "prodotto culturale" un prodotto su cui investire e dare alla cultura in senso lato il posto che merita nella scala dei valori per una crescita non solo civile ma anche economica. Allo stato attuale l'artista in Italia non è considerato un lavoratore con gli stessi diritti degli altri lavoratori e ciò perché in Italia manca una valorizzazione della Cultura con la C maiuscola ed è proprio questa ingiustificabile carenza che allontana ancora di più il nostro Paese dagli standard europei. Come ho detto all'inizio, l'Italia, il paese con un enorme patrimonio artistico-culturale, non ha a tutt'oggi un progetto organico di promozione della creatività e della competitività internazionale. Mi auguro che i nostri governanti al più presto colmino questa lacuna con provvedimenti legislativi efficaci e considerino finalmente la Cultura Italiana un bene inestimabile e, in termini commerciali, un prodotto su cui investire, al pari degli altri Paesi Europei.

giovedì 20 gennaio 2011

Ecco cosa hanno detto......


Fiorello:" Preferisco fare spettacoli dal vivo... In TV oggi che vado a fare? I tempi in televisione sono cambiati, c'è la crisi, si guarda ai costi, il varietà costa molto. Fare uno show come il mio Stasera pago io oggi sarebbe impensabile: hanno successo format molto meno cari che garantiscono una buona resa, e si tende a ripeterli per anni e anni. Il sabato sera è già impegnato, i preserali pure: e allora meglio tenermi quello che ho". ( La Repubblica.it 12 ottobre 2010)


Sergio Castellitto: " Non siamo una categoria di parassiti, come vorrebbe far credere il governo, ma parte decisiva di un'industria, quella dell'audiovisivo, che è strategica per ogni paese moderno e che coinvolge più di 250mila persone. Qualcuno ha sostenuto che la cultura non si mangia: non è vero, perché la cultura nutre lo stesso permettendo a centinaia di persone che la producono di mangiare e inoltre fornisce a quei cittadini un alimento immateriale e decisivo, fatto di emozioni e sogni, consapevolezza e senso dell'identità nazionale, per guardare la realtà con occhi nuovi e immaginare un paese migliore." ( E-Deusse,29 ottobre 2010)


Marc Fumaroli - Accademico di Francia -:" E' un fatto che la cultura di massa sia innanzi tutto un prodotto americano o all'americana.... L'Europa aveva la tradizione di numerose culture popolari. Artigianali e genuine tanto quanto la cultura di massa è industriale e prefabbricata. La cultura popolare riposa su un'adesione spontanea del suo pubblico; la cultura di massa utilizza il bombardamento pubblicitario, dalla nascita alla morte, per imporsi".( Corriere delle Sera, 14 ottobre 2010)


Alessandro Piperno:"Non ha senso pensare che un modello, per quanto nefasto esso ci appaia, cancelli alcune esigenze che sembrano connaturate all'essere umano: capire, sentire, collegare, immaginare, creare... Forse la cultura, più che di soldi, ha bisogno di trasgressione. Ecco perché è il singolo individuo a fare cultura, non certo l'istituzione, e tanto meno una massa di automi in fila alla biglietteria dell'ennesimo museo riaperto. Ed ecco perché alla parola "cultura" preferisco il termine assai meno generico ( ma in un certo senso più onesto e genuino) di "arte".
(Corriere della Sera,15 ottobre 2010)


Alessandro Laterza - Presidente Commissione Cultura di Confindustria -:" La mano pubblica deve rimanere forte. Sappiamo, certamente, di vivere in un periodo di inevitabili restrizioni, cose che, come ha evidenziato il Presidente della Repubblica Napolitano, obbliga a delle scelte, in ogni caso però il privato può partecipare, proporre, ma non può sostituire lo Stato. Non si può accettare in nessun modo il gioco delle tre carte per cui improvvisamente i privati intervengono o meno nella valorizzazione dei beni culturali. Non siamo negli Stati Uniti. Non facciamo comparazioni che sono impraticabili in Italia". (Adnkronos, 16 novembre 2010)

martedì 18 gennaio 2011

Il Ponte sullo Stretto di Messina

E' da più di trent'anni che si sente parlare del ponte sullo stretto di Messina; molti progetti sono stati selezionati e molti soldi sono stati spesi, ma a tutt'oggi si è visto poco o niente. Ma come dovrebbe essere fatto questo “benedetto” ponte? L'ing. Vincenzo Ciro – Tecnico Progettista – nella rivista “ Automobilismo Reggino” di gennaio 2011 così scrive: “Per quanto riguarda le linee essenziali dell'opera, il progetto prevede la costruzione di un ponte sospeso a campata unica, con una lunghezza di 3.300 metri, che rappresenterà la luce centrale più lunga del mondo, anche se il ponte stesso non è certo il più lungo. L'impalco avrà una lunghezza complessiva di 3.666 metri, tenuto conto della luce delle due campate laterali sospese ed una larghezza di 60 metri. Sarà costituito da tre cassoni di cui due laterali per la piattaforma stradale ed uno centrale per la piattaforma ferroviaria. L'altezza delle due torri verrà fissata a 382,60 metri, al fine di ottenere 65 metri di altezza dal pelo dell'acqua in presenza delle massime condizioni di carico. Il sistema di sospensione del ponte verrà assicurato da due coppie di cavi d'acciaio ciascuno dal diametro di 1,24 metri e con una lunghezza totale tra gli ancoraggi pari a 3.500 metri. Questo ponte sospeso a campata unica dovrebbe essere in grado di resistere senza danni ad un sisma corrispondente al grado 7.1 della scala Rfichter e di affrontare, grazie alle proprie caratteristiche aerodinamiche, venti con velocità superiore a 216 km/h. Insomma, un gioiello della moderna tecnologia “. Fin qui la descrizione tecnica, ma questa imponente costruzione che tipo d'impatto avrà con l'ambiente? Quali danni potrebbe arrecare all'ecosistema? Chi potrà prevedere se le reazioni della struttura, una volta ultimata, rispetteranno i criteri di sicurezza ? A questi interrogativi non credo si possa dare una risposta, solo ad opera ultimata (?) si può avere la prova provata che quanto previsto nella progettazione trovi un riscontro positivo ( ce lo auguriamo! ) nella realtà, nella sua fase operativa. Se avremo la fortuna e il tempo ( noi ultrasettantenni) di vedere realizzato questo “sogno”, la Sicilia e la Calabria si troveranno unite in una sola area metropolitana, con grandi vantaggi per il commercio su gomma e su rotaia con il resto dell'Europa. Chi vivrà, vedrà !!!!!!

sabato 15 gennaio 2011

Pane e ...... frittata.

Continuando a sfogliare il librovirtuale” dei miei ricordi, mi viene in mente un episodio risalente al periodo in cui frequentavo il ginnasio ( 1955-1956 ) a Reggio Calabria. Ma questa volta ad aprire questa pagina della mia giovinezza, è stato un compagno di classe, oggi direttore sanitario presso l'ASL di Bagnara Calabra. Si sa, la memoria è la capacità di conservare nel tempo le informazioni ed è una delle capacità più importanti nell'uomo: perdere la memoria significa perdere la propria storia personale e la propria identità. Infatti ci sono alcune categorie di persone che ricordano con lucidità il passato remoto, altre solo il passato prossimo ed altre ancora quasi niente. Io appartengo alla categoria che ricorda alcuni episodi del passato remoto e pochi del passato prossimo, mentre i ricordi dell'infanzia detti “dormienti” sono riposti in una zona del mio cervello deputata a gestire le emozioni che riaffiorano se stimolate da fattori esterni. Infatti, qualche mese fa mi sono recato presso l'ASL per una certificazione sanitaria e dopo circa un'ora di attesa busso alla porta del Direttore: “ Permesso?”. Dall'interno:“ Entra, entra .. Natalino!” mi sento rispondere. Con sorpresa mi avvicino alla scrivania e il funzionario che stava dall'altra parte, alza la testa, porta sulla fronte gli occhiali da vista e mi dice: “ Ti ricordi di me? Non mi riconosci?”. Rimango per qualche attimo senza parola, ma dopo poco, guardandolo attentamente, rispondo: “ Settembrini...?” e lui di rimando: “Si! Sono proprio io” si alza e mi abbraccia affettuosamente. Ad un certo punto mi dice: Quanto era buono quel pane con la frittata, ti ricordi? Ogni mattina facevi le porzioni e le distribuivi a tre compagni per volta. Tutti abbiamo assaggiato il tuo pane con la frittata !”.Ed io:” Veramente questo episodio l'avevo dimenticato, ma ora lo ricordo perfettamente. Sono passati più di 50 anni e fa piacere ricordare insieme un periodo felice della nostra giovinezza”. Ritornati ai giorni nostri, spiego il motivo della mia visita, mi firma la certificazione, ci risalutiamo ed esco da quella stanza con gli occhi lucidi per l'emozione di quel ricordo lontano. Ma come è nata la storia del pane e frittata? Presto detto:" Subito dopo il conseguimento del diploma di licenza media, non essendoci “ in loco”, Istituti di scuola superiore, su consiglio di un caro amico, mi sono iscritto al Liceo Ginnasio “Tommaso Campanella” di Reggio Calabria per cui ogni mattina partivo da Bagnara alle ore 6,10 per essere in orario al suono della campanella alle ore 8,00. Tutte le mattine col buono e cattivo tempo, mi alzavo alle 5,30 e mentre, con gli occhi un po' assonnati, preparavo la cartella ( non esisteva ancora lo zainetto) una mia zia mi preparava la colazione da portare a scuola ( le merendine all'epoca non erano in commercio n.d.r.) che consisteva in un grosso pezzo di pane del giorno prima imbottito con una frittata di patate preparata la mattina stessa. Avvolta in un foglio di carta porosa e ruvida, usata allora per la conservazione degli alimenti, la infilava nella cartella, e verso le 10,00, tra la fine della seconda e l'inizio della terza ora di lezione, la tiravo fuori e dopo avere fatto le porzioni con un coltellino , tre le distribuivo ai compagni e una la mangiavo io. Il giorno dopo lo stesso rito, con compagni diversi e cosi a rotazione, giorno dopo giorno in modo che tutti (25 circa) potessero assaggiare il pane con la frittata della zia Maria di Bagnara. Questo episodio sarebbe rimasto tra i ricordi “dormienti” del mio passato remoto chissà per quanto tempo ancora, ma grazie all'amico Settembrini, ex compagno di scuola, si è risvegliato e dopo 55 anni da quel lontano anno scolastico 1955-1956, mi ha procurato tanta emozione e tanta nostalgia . Che tempi belli !!!

lunedì 10 gennaio 2011

"Rispetto della Costituzione e del Tricolore".

Sono le parole del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, all'apertura delle celebrazioni per il 150° dell'Unità d'Italia a Reggio Emilia, di pochi giorni fa .
"Dato che nessun gruppo politico ha mai chiesto che vengano sottoposti a revisione quei principi fondamentali della nostra Costituzione - ha spiegato il Capo dello Stato - ciò dovrebbe significare che per tutti è pacifico l'obbligo di rispettarli" e rivolgendosi direttamente alla Lega Nord "il ritrarsi o il trattenere le istituzioni dall'impegno per il centocinquantenario, non giova a nessuno". Quest'ultima considerazione del Presidente è una esplicita risposta ad una affermazione del leader della Lega Umberto Bossi, il quale aveva detto:" Parteciperemo ai festeggiamenti per il 150° solo dopo l'approvazione del federalismo". E da Marsala, dove si era recato per ricordare lo sbarco dei Mille, il Capo dello Stato ha ribadito: "Si può considerare solo penoso che da qualunque parte, nel Nord o nel Sud, si balbettino giudizi liquidatori sul conseguimento dell'Unità, negando il salto di qualità che l'Italia tutta, unendosi, fece verso l'ingresso a vele spiegate nell'Europa moderna" e ha proseguito " Le celebrazioni del 150° anniversario offrono l'occasione per mettere in luce gli apporti della Sicilia e del Mezzogiorno a una storia e a una cultura che affondano le radici in un passato plurisecolare. Di quel patrimonio, culminato nelle conquiste del 1860-1861, come meridionali possiamo essere fieri". Con queste parole il Presidente Napolitano ha chiesto rispetto per la Costituzione e per il Tricolore, che per la prima volta ha sventolato nei nostri cieli nel lontano 7 gennaio 1797 e che, da allora, ci inorgoglisce di essere Italiani. Perciò rispettare la Costituzione e il Tricolore è un obbligo per tutti, soprattutto per chi ha responsabilità di governo, per cui boicottare appuntamenti così importanti è indice di ignoranza non solo politica, ma anche culturale, e denota poco attaccamento a certi valori etici, come quello di Patria, Libertà e Democrazia, che gli italiani sono pronti a difendere senza tentennamenti o paura. L'Italia è Una e tale resterà fin quando quel vessillo bianco, rosso e verde resterà nei nostri cuori e nei cuori dei figli dei nostri figli. Viva l'Italia Unita !!!

venerdì 7 gennaio 2011

"In hoc signo, vinces"

"Con questo segno vincerai": la comparsa in cielo di questa scritta accanto a una croce sarebbe uno dei segni prodigiosi che avrebbero preceduto la battaglia di Ponte Milvio. L'episodio è raccontato soltanto dalla Vita di Costantino, un'opera del vescovo Eusebio di Cesarea, stretto collaboratore di Costantino dal 325.
Secondo il racconto, scritto subito dopo la morte dell'imperatore, Costantino I si orientò verso il monoteismo quando ancora si accingeva a venire a Roma per combattere contro Massenzio. Rivoltosi in preghiera alla divinità, dopo poco mezzogiorno fu testimone, lui e il suo esercito, di un evento celeste prodigioso, l'apparizione appunto di un incrocio di luci sopra il sole e della scritta " In hoc signo, vinces". Nella notte successiva gli sarebbe apparso Cristo, ordinandogli di adottare come proprio vessillo il segno che aveva visto in cielo. Nei giorni successivi Costantino avrebbe chiamato dei sacerdoti cristiani per essere istruito su una religione, il cui contenuto gli era ancora sconosciuto. Costantino inoltre avrebbe fatto precedere le proprie truppe dal labaro imperiale con il simbolo cristiano del Chi-rho, detto anche monogramma di Cristo, formato dalle lettere XP sovrapposte. Sotto queste insegne i soldati sconfissero l'avversario. Fin qui, l'episodio, riportato dai libri di storia, della battaglia di Ponte Milvio e della vittoria di Costantino su Massenzio.
Domanda: " Ma che c'entra Costantino....... con Natalino?". C'entra, c'entra.....seguitemi.
Anno scolastico 1960-1961; liceo classico "Tommaso Campanella" di Reggio Calabria; classe III^- Sez.G; mese di Maggio. All'epoca per essere ammessi a sostenere gli esami di maturità, si doveva avere la sufficienza in tutte le materie o quantomeno la media del 5 e proprio nel mese di maggio per raggiungere questo obiettivo mi mancava l'interrogazione in Storia dell'Arte, la cui insegnante, ricordo, era una fervente cattolica praticante, una pia donna insomma. L'ultima ora di lezione di quel lontano giorno del mese di maggio, entra la professoressa con un libro grosso sotto braccio, si siede, apre il registro e chiama " Tripodi ...". "Eccomi", rispondo e mi avvicino alla cattedra; la professoressa apre il libro e mi mette sotto gli occhi una figura dicendomi:" Commenta questa immagine!". Ricordo come fosse ieri: era un quadro di Antonello da Messina che raffigurava la Madonna col leggio; non l'avevo mai visto prima né conoscevo Antonello da Messina, nondimeno mi sono messo a parlare improvvisando: " Antonello da Messina in quest'opera ha voluto esprimere un profondo sentimento religioso, condensato in questa figura della Madonna col velo davanti ad un leggio, che rappresenta ecc. ecc. ". La professoressa mi guarda basita, con gli occhi spalancati, e mi dice:" Tripodi, stai delirando.... vai a posto. Ti dovrei mettere due, ma visto che porti il distintivo dell'Azione Cattolica, ti metto 5. Vai a posto!" Apro una parentesi: negli anni '50-'60 facevo parte dell'Azione Cattolica e si usava allora portare all'occhiello della giacca o sulla maglietta il distintivo ( vedi foto ) per distinguerci da coloro che non facevano parte dell'A.C. Io lo portavo sempre: era smaltato con una croce gialla su fondo blu e la scritta intorno Azione Cattolica Italiana, chiusa parentesi. Dopo quella figuraccia, a testa bassa, sono ritornato al mio posto. Il 2 luglio 1961 iniziano gli esami di stato con la prova scritta di Italiano, poi greco, ecc.ecc. la settimana dopo le prove orali e per il 13 dello stesso mese era prevista l'uscita dei quadri con i risultati finali. La mattina del 13 luglio, prendo il primo treno e vado a Reggio per vedere se ero stato o no licenziato e durante il viaggio mille pensieri mi passavano per la mente. Arrivato a Reggio mi avvio trepidante verso l'istituto e una volta arrivato mi incontro con tanti compagni, anch'essi trepidanti in attesa di vedere questi benedetti quadri. Una volta entrati, davanti alla bacheca si è venuto a creare una confusione tale che per poter vedere i risultati si doveva spingere a destra e a manca. Un brusio assordante faceva da colonna sonora a grida di gioia ( o a pianti, soprattutto da parte delle ragazze che non avevano superato gli esami); alla fine sono riuscito a leggere il mio nominativo: Tripodi Natale sei, sei, sei, ecc.ecc. LICENZIATO. In quel momento la trepidazione, l'ansia e la paura di non farcela, hanno ceduto il posto ad una grandissima gioia che ho condiviso con i compagni anch'essi licenziati. Nell'avviarmi verso la stazione per prendere il primo treno per Bagnara, pensavo ai festeggiamenti che avrei ricevuto, una volta appresa la lieta notizia, da parte di parenti ed amici e mentre fantasticavo sul mio futuro, ho alzato gli occhi al cielo e come per incanto mi sono tornate alla mente le parole della professoressa di Storia dell'Arte:"..... ti dovrei mettere due, ma per il distintivo che porti ti metto 5" e grazie a quel 5 ho potuto affrontare gli esami di stato, ma soprattutto grazie a quel distintivo, ho potuto quell'anno conseguire il Diploma di Maturità Classica. Costantino con quel segno di croce ha vinto la battaglia contro Massenzio ed io con quel segno di croce inciso sul distintivo dell'Azione Cattolica, ho vinto le mie ansie, le mie paure e la mie insicurezze in un periodo molto delicato della mia vita. Sono trascorsi 50 anni, eppure sembra ieri; certi episodi rimangono impressi nella mente in modo indelebile e ogni qualvolta li racconti, rivivi le stesse emozioni di allora, come se il tempo si fosse fermato, ma poi ti guardi intorno e ti accorgi che non hai più vent'anni, che vivi in un mondo molto diverso da quello che fu 50 anni or sono. Va bene così !!!

lunedì 3 gennaio 2011

Anno nuovo.... vita nuova!

"Anno nuovo, vita nuova!"
Quante volte abbiamo sentito queste parole?
Quante volte abbiamo preso impegno di cambiare?
Quante volte abbiamo tentato di migliorare il nostro modo di fare, di relazionarci con gli altri o di essere più tolleranti nei confronti di amici o conoscenti un po' più vivaci o invadenti?
Eppure ogni inizio dell'anno ripetiamo la stessa frase" Anno nuovo, vita nuova": sarà così nel 2011?
Avremo la capacità e la forza di cambiare veramente? Saremo capaci di dire "basta" alla violenza negli stadi? Saremo in grado di dire "stop" allo spaccio della droga? Cambieremo il nostro atteggiamento nei confronti dei cosiddetti "diversi"?
Quale sarà la nostra risposta alla corruzione, al mal governo e all'illegalità nelle istituzioni pubbliche centrali e periferiche?
Tutto questo, purtroppo, si è verificato in maniera preponderante negli ultimi 15 anni: abbiamo assistito a scandali di ogni genere; abbiamo sofferto una gravissima crisi economica; abbiamo rallentato il nostro sviluppo industriale, con centinaia di migliaia di cassa integrati; abbiamo penalizzato la ricerca e l'innovazione ed ultimamente la cultura in senso lato. Anno nuovo, vita nuova: vogliamo dare un senso a queste parole? Per cambiare, credo sia necessario che ognuno di noi si faccia carico del proprio ruolo nella società moderna e si adoperi affinché il suo operato produca effetti positivi nell'interesse della collettività, mettendo da parte una volta per sempre i propri interessi personali e lavorando con senso di responsabilità al servizio del bene comune. Nel corso del 2011 sono previsti importanti appuntamenti a livello nazionale e a livello locale, che ci potrebbero aiutare a dare corpo e sostanza al concetto di vita nuova, per cui in questo inizio anno, finiti i festeggiamenti del periodo natalizio, rimbocchiamoci le maniche ed orientiamo i nostri sforzi verso un obiettivo comune che è quello di vedere la nostra bella Italia ai primissimi posti in tutti i settori dell'attività umana e riportare così il prestigio e l'onorabilità di una Nazione, che merita di stare tra le Grandi della Terra, nel suo livello naturale, tenuto conto della sua storia millenaria e del suo immenso patrimonio artistico-culturale, invidiato da tutto il Mondo. L'Italia non può stare agli ultimi posti della classifica mondiale e non può essere considerata ruotino di scorta nella grande macchina produttiva del continente europeo; il suo posto è quello accanto al guidatore e noi dobbiamo avere il dovere e l'orgoglio di contribuire, insieme a Germania, Francia ed Inghilterra, a dare una spinta in più a questa macchina per poter essere competitivi con il resto del Mondo, Cina e Giappone "in primis".
L'anno 2011 potrebbe essere l'anno delle grandi trasformazioni interne ed esterne, ma forse sarà l'anno in cui finalmente si possa uscire dalla crisi economica e si possano realizzare le grandi riforme, da tutti auspicate, finalizzate a rendere l'Italia più moderna, più efficiente e più sensibile alle esigenze dei suoi cittadini. Anno nuovo. . . . . . . . vita nuova. E sia!