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giovedì 20 gennaio 2011

Ecco cosa hanno detto......


Fiorello:" Preferisco fare spettacoli dal vivo... In TV oggi che vado a fare? I tempi in televisione sono cambiati, c'è la crisi, si guarda ai costi, il varietà costa molto. Fare uno show come il mio Stasera pago io oggi sarebbe impensabile: hanno successo format molto meno cari che garantiscono una buona resa, e si tende a ripeterli per anni e anni. Il sabato sera è già impegnato, i preserali pure: e allora meglio tenermi quello che ho". ( La Repubblica.it 12 ottobre 2010)


Sergio Castellitto: " Non siamo una categoria di parassiti, come vorrebbe far credere il governo, ma parte decisiva di un'industria, quella dell'audiovisivo, che è strategica per ogni paese moderno e che coinvolge più di 250mila persone. Qualcuno ha sostenuto che la cultura non si mangia: non è vero, perché la cultura nutre lo stesso permettendo a centinaia di persone che la producono di mangiare e inoltre fornisce a quei cittadini un alimento immateriale e decisivo, fatto di emozioni e sogni, consapevolezza e senso dell'identità nazionale, per guardare la realtà con occhi nuovi e immaginare un paese migliore." ( E-Deusse,29 ottobre 2010)


Marc Fumaroli - Accademico di Francia -:" E' un fatto che la cultura di massa sia innanzi tutto un prodotto americano o all'americana.... L'Europa aveva la tradizione di numerose culture popolari. Artigianali e genuine tanto quanto la cultura di massa è industriale e prefabbricata. La cultura popolare riposa su un'adesione spontanea del suo pubblico; la cultura di massa utilizza il bombardamento pubblicitario, dalla nascita alla morte, per imporsi".( Corriere delle Sera, 14 ottobre 2010)


Alessandro Piperno:"Non ha senso pensare che un modello, per quanto nefasto esso ci appaia, cancelli alcune esigenze che sembrano connaturate all'essere umano: capire, sentire, collegare, immaginare, creare... Forse la cultura, più che di soldi, ha bisogno di trasgressione. Ecco perché è il singolo individuo a fare cultura, non certo l'istituzione, e tanto meno una massa di automi in fila alla biglietteria dell'ennesimo museo riaperto. Ed ecco perché alla parola "cultura" preferisco il termine assai meno generico ( ma in un certo senso più onesto e genuino) di "arte".
(Corriere della Sera,15 ottobre 2010)


Alessandro Laterza - Presidente Commissione Cultura di Confindustria -:" La mano pubblica deve rimanere forte. Sappiamo, certamente, di vivere in un periodo di inevitabili restrizioni, cose che, come ha evidenziato il Presidente della Repubblica Napolitano, obbliga a delle scelte, in ogni caso però il privato può partecipare, proporre, ma non può sostituire lo Stato. Non si può accettare in nessun modo il gioco delle tre carte per cui improvvisamente i privati intervengono o meno nella valorizzazione dei beni culturali. Non siamo negli Stati Uniti. Non facciamo comparazioni che sono impraticabili in Italia". (Adnkronos, 16 novembre 2010)

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