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domenica 23 gennaio 2011

La cultura a sostegno dell'economia

Mentre l'Unione Europea riconosce e promuove il valore della cultura come importante elemento strategico per l'economia di mercato, l'Italia, il cui patrimonio artistico-culturale è unico al mondo, non ha un vero progetto di valorizzazione e tutela di un così ricco patrimonio e anziché investire risorse finalizzate a promuovere creatività e competitività internazionale, opera tagli che penalizzano fortemente questo importantissimo settore. Recentemente nel corso di un dibattito sul tema " Le industrie culturali e creative, un potenziale da sfruttare" è stato auspicato un indispensabile investimento sulla tecnologia digitale, con la conseguente tutela dei contenuti che vengono utilizzati su Internet, per cui, secondo quanto è emerso, la cultura deve essere intesa come volano per una economia di mercato competitiva e innovativa, capace di stimolare e facilitare l'accesso ai finanziamenti, per incoraggiare la ricerca e rafforzare i legami tra imprese e formazione dei giovani, per dotarli degli strumenti tecnici necessari per il loro inserimento nelle industrie culturali, in continua evoluzione. Queste industrie culturali non potrebbero esistere senza l'apporto da parte dei creatori della cultura, ai quali deve necessariamente essere garantita una remunerazione attraverso la protezione dei diritti d'autore e diritti connessi: economici, giuridici e sociali in grado di assicurare lo sviluppo del loro potenziale di creatività. Se i nostri organismi istituzionali preposti riescono a sintonizzarsi sulla stessa lunghezza d'onda dell'Europa nel riconoscere all'artista la dignità di lavoratore ed impresa, anche l'Italia finalmente potrà considerare il "prodotto culturale" un prodotto su cui investire e dare alla cultura in senso lato il posto che merita nella scala dei valori per una crescita non solo civile ma anche economica. Allo stato attuale l'artista in Italia non è considerato un lavoratore con gli stessi diritti degli altri lavoratori e ciò perché in Italia manca una valorizzazione della Cultura con la C maiuscola ed è proprio questa ingiustificabile carenza che allontana ancora di più il nostro Paese dagli standard europei. Come ho detto all'inizio, l'Italia, il paese con un enorme patrimonio artistico-culturale, non ha a tutt'oggi un progetto organico di promozione della creatività e della competitività internazionale. Mi auguro che i nostri governanti al più presto colmino questa lacuna con provvedimenti legislativi efficaci e considerino finalmente la Cultura Italiana un bene inestimabile e, in termini commerciali, un prodotto su cui investire, al pari degli altri Paesi Europei.

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