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martedì 5 aprile 2011

Lezione di vita.


Premessa. Secondo la Psicologia generale vi sono vari tipi di memoria: memoria primaria, secondaria, fotografica, uditiva, motoria.
La memoria primaria è utilissima nella lettura delle parole, per superare i brevissimi intervalli che si intercalano fra una parola e l'altra; la secondaria consente di conservare e rievocare contenuti che vanno aldilà della consapevolezza; la visiva tende a conservare forme, colori e fisionomia di una persona incontrata anche una sola volta; la memoria uditiva si riferisce al suono delle parole ed infine quella motoria tende a conservare le impressioni di movimento, tanto da non poter rappresentare un movimento senza riprodurlo interiormente. Ma nell'uomo si manifesta anche il fenomeno dell'oblio: "oblio" vuol dire incapacità totale o parziale a ricordare ciò che si è appreso. Ma da che cosa dipende questo fenomeno? Vi sono diverse teorie:
1) Teoria del decadimento, secondo cui gli eventi molto lontani nel tempo vengono ricordati con difficoltà o dimenticati. Tuttavia, se così fosse, gli anziani non ricorderebbero nulla della loro giovinezza, mentre è vero il contrario e cioè che per un anziano è più facile ricordare i dettagli di un evento accaduto 50 anni prima che non quanto è successo il giorno precedente;
2) Teoria del disuso secondo cui se un ricordo viene rievocato spesso non si cancella, mentre se non lo è mai a poco a poco va perduto;
3) Teoria dell'interferenza che a sua volta si divide in : interferenza pro-attiva; interferenza retro-attiva; interferenza da rimozione. Basta così, non è il caso di andare oltre.
Fatta questa premessa, vorrei raccontare un episodio della mia vita che rientra nella teoria del decadimento essendo io una persona anziana che ricorda eventi, episodi e fatti, con dovizia di particolari, di 50 anni fa ma che spesso non ricorda cosa ha mangiato il giorno prima o il titolo del film visto la sera prima in televisione.
Anni '60: Liceo-ginnasio " Tommaso Campanella" di Reggio Calabria, classe 3^ liceale. All'epoca, non so oggi, si usava il libretto delle giustificazioni firmato dal genitore o da chi ne faceva le veci quando si marinava la scuola. Nei primi due anni del ginnasio le giustificazioni sono state regolari, ma dalla prima liceale in poi le firmavo io stesso falsificando la firma della persona preposta a tale incombenza. ( Apro parentesi: al liceo uno dei professori mi aveva preso in simpatia perché ero "bravo" nella sua materia ed io approfittando di questo fatto, di tanto in tanto mi assentavo in modo che alla prima ora del giorno dopo la giustificazione firmata da me la mostravo a lui sicuro che non si sarebbe soffermato più di tanto e accorto della firma falsa, e cosi fu fino alla terza liceale. Chiusa parentesi). Verso il mese di aprile del 1961, tre mesi prima degli esami di maturità, una mattina, subito dopo l'appello, mi avvicinai alla cattedra, gli mostrai la giustificazione dell'assenza del giorno prima e lui portandosi gli occhiali sulla fronte, la guardò qualche minuto e poi mi disse: " Questa volta non ti è venuta bene. Vai a posto...". Questa frase mi ha fatto riflettere. Io ero convinto di averla fatta sempre franca mentre invece chissà da quanto tempo si era accorto che la firma non era autentica e che solo per benevolenza non mi ha mai punito o fatto punire dal preside come era giusto fare.
Oggi, a distanza di 50 anni, se chiudo gli occhi, rivedo la scena e ricordo perfettamente quel professore, un uomo buono nel vero senso della parola, che con garbo e delicatezza mi ha dato una lezione che mi è servita nel corso di tutti questi anni. Mi ha insegnato ad essere leale ed onesto anche nelle piccole cose; a non approfittare mai della bontà e benevolenza degli altri per ricevere vantaggi non dovuti. Questa lezione di vita ha rappresentato per me un elemento fondamentale nei rapporti di relazione con gli altri; lezione che ho cercato di trasmettere ai miei figli avendo sperimentato di persona che con l'onestà e la lealtà c'è tutto da guadagnare in stima, benevolenza ed affetto da parte di quanti sanno apprezzare il valore di tali principi morali. Ogni volta che mi capita di ricordare questo episodio della mia vita, non posso fare a meno di pensare a quell'uomo, per rivolgergli un pensiero di affetto e di profonda gratitudine: "Grazie professore, per il bene che mi ha voluto e la lezione di vita che mi ha dato!"
Esiste ancora il libretto delle giustificazioni?. . . . . . .

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