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mercoledì 25 maggio 2011

Educare alla reciprocità.

Secondo Mons. GianCarlo Bregantini, Arcivescovo di Campobasso (vedi foto), nella "casa sociale ( leggi: in Italia) la politica deve concretizzare, portare a termine, attuare con stile un disegno di valore, sulla base di fondamenta etiche che poggiano sulla spiritualità". Questo concetto è stato espresso in un convegno che si è tenuto ad Ischia, durante il quale si è molto discusso sulla coesione sociale e sulla capacità di costruire un mondo solidale e fraterno. Del convegno di Ischia, secondo me, è interessante riprendere la parte riguardante la logica della reciprocità per cui ritengo sia importante quanto ha detto Mons. Bregantini, che su questo argomento si è soffermato un po' di più per mettere in evidenza la necessità di educare alla reciprocità alla luce anche degli ultimi avvenimenti del Nord Africa e i conseguenti sbarchi a Lampedusa. Mons. Bregantini per spiegare bene questo concetto, ha richiamato il documento dei Vescovi laddove si sottolinea: "Il Mezzogiorno può diventare un laboratorio in cui esercitare un modo di pensare diverso rispetto ai modelli che i processi di modernizzazione spesso hanno prodotto, esercitare cioè la capacità di guardare al versante invisibile della realtà e di restare ancorati al risvolto radicale di ciò che conosciamo e facciamo:
- al gratuito e persino al grazioso e non solo all'utile;
- al bello e persino al meraviglioso e non solo al gusto e a ciò che piace;
- alla giustizia e persino alla santità e non solo alla convenienza e alla opportunità.
Questa è una prospettiva in cui collocare l'arte della reciprocità e la Lega ha ben capito questo processo - secondo Mons. Bregantini - perché ha ridato un'identità forte e coraggiosa alla tipicità delle terre del Veneto, ma la Lega stessa per non diventare asfittica, chiusa, razzista è chiamata ad una sfida nuova: aprire quelle stesse tipicità ad una vasta ed intrecciata reciprocità per cui il gioco dell'educare sta proprio qui". Educare alla reciprocità, quindi, non è facile; molti elementi entrano in gioco come la Spiritualità, l'Etica, la Cultura, la Politica e l'Economia, tutti elementi che costituiscono "i piani della casa sociale" distinti, ma anche intrecciati, ossia reciproci, mentre la paura, i respingimenti, l'invidia e la gelosia rappresentano atteggiamenti di reciprocità negativa che va respinta. "La nuova fase del federalismo - ha concluso Mons. Bregantini - deve fondarsi su una reciprocità positiva che serva a costruire il "bene comune" per tutta l'Italia, un solo Paese nei tanti paesi". Ci auguriamo che sia così......

mercoledì 18 maggio 2011

Esercitazione.....poetica.

Nei giorni scorsi, in un cassetto di un vecchio comò, ho trovato un foglio di quaderno a righe un po' ingiallito, piegato in quattro; lo apro e con mia grande sorpresa leggo una poesia scritta da me: è un sonetto di quattordici versi che racconta l'imbarazzo di un adolescente che non sa dichiararsi con la ragazza dei suoi sogni, della cui immagine si sente affascinato e conquistato. Nel leggerla, non essendoci la data, sono andato a ritroso nel tempo con la memoria per cercare di stabilire in qualche modo il periodo e la circostanza in cui fu scritta, ma invano. Però il lessico, la metrica, la struttura e la forma stessa usati, mi fanno pensare che sia stata scritta negli anni '60, poco tempo dopo il conseguimento del diploma di maturità classica, essendo evidente, se ci fate caso, l'assonanza con la corrente letteraria " dolce stil novo" della letteratura italiana. Forse volevo provare ad "imitare" il Sommo Poeta ( Dante Alighieri mi perdoni!!!) che fu il capostipite di tale corrente ( chi non ricorda: "tanto gentile, tanta onesta pare, la donna mia quand'ella altrui saluta.... ecc. ecc.?). Non so se il risultato di questa fantasiosa operazione sia riuscito o meno; tuttavia, ritenendo si trattasse di una semplice esercitazione poetica giovanile, ritrovata dopo 50 anni per caso, ho pensato di inserirla tra i post di questo mio blog. Lascio ai miei lettori il compito di giudicare . . . . . . Eccola!

Immagine
(di Natalino Tripodi)
********
Laudar vorrei
la tua beltà fiorente,
il viso, il crine
e gli occhi tuoi lucenti.

Laudar vorrei
ma non ardisco tanto,
immagine soave
che mi stai accanto.

A te donar vorrei
amore vero, non certo
sogni o fatui pensieri;

A te gridar vorrei
e al mondo intero:
" Ti voglio tanto bene".


sabato 14 maggio 2011

Il piacere di volare.

Nell'ultimo viaggio in aereo, fatto una quindicina di giorni fa, nella tasca del sedile davanti a me, ho trovato la rivista Ulisse. Sfogliandola, in parte per superare la tensione del volo e in parte per curiosità, ha colpito la mia attenzione un articolo non firmato, relativo ad una tradizione folkloristica sarda nata nel lontano 1711, come omaggio ai Re di Spagna. La suggestiva festa, che si svolge a Sassari ogni anno nel mese di Maggio, è un modo caratteristico di salutare gli ospiti illustri, provenienti da tutto il mondo, che visitano la Sardegna e dal 1951 è diventato un appuntamento importante per i suoi abitanti. La Cavalcata Sarda ( questo il nome della festa n.d.r.) secondo l'autore dell'articolo celebra la cultura di un popolo quasi fosse una enciclopedia in movimento per i costumi, gli ornamenti e i misteri che racchiude, procurando nello spettatore un'esplosione di stimoli e di emozioni tale da farlo sentire co-protagonista della stessa manifestazione. Nel lungo corteo che si snoda per le vie principali della città - è scritto - è racchiuso il racconto di ogni angolo dell'isola: sfilano più di 4000 costumi per 60 gruppi folk e ogni abito è un pezzo unico ed originale; colori, stoffe, forme sono modellati sugli sfilanti a ricordare la diversità di ognuno ma nello stesso tempo l'appartenenza a un'unica comunità di cui si sentono piacevolmente orgogliosi. La festa, che inizia di mattina, prosegue anche nel pomeriggio con le esibizioni acrobatiche dei più bravi cavalieri e al tramonto, nel centro della città, i suoni, le voci e i balli della tradizione sarda si rincorrono nel silenzio della tiepida sera, in un'atmosfera da sogno, fino a notte inoltrata. La Cavalcata Sarda - in definitiva - non e' altro che un viaggio indimenticabile nel cuore di un popolo un po' chiuso, ma curioso di entrare in contatto con chi arriva da lontano, per cui sente il bisogno di aprirsi al confronto attraverso la riproposizione in chiave moderna, dal punto di vista spettacolare, di una tradizione folkloristica di grande effetto emozionale che fa parte integrante della cultura del popolo sardo. Nel leggere questo articolo ho fatto una riflessione sull'importanza storico-sentimentale del nostro passato che molto spesso, per motivi vari, non apprezziamo abbastanza. Se è vero che le nostre radici e le tradizioni tramandati dai nostri avi rappresentino la nostra storia e la nostra cultura è altrettanto vero mantenerle vive nella nostra memoria con manifestazioni anche folkloristiche, ma finalizzate a conservare nel tempo un patrimonio inestimabile per essere a sua volta tramandato alle generazioni future. La Cavalcata Sarda, nata appunto nel 1711, è un esempio, secondo me, da apprezzare e da imitare. Questa mia riflessione, ad un certo punto viene sopraffatta dalla voce del Comandante che annuncia l'inizio della fase di avvicinamento a Reggio Calabria ed invita i passeggeri a stare seduti con la cintura allacciata e il personale di bordo, Assistenti di volo, a prepararsi per l'atterraggio. Atterraggio che è avvenuto dopo pochi minuti in maniera perfetta e in perfetto orario. E' stato un viaggio bellissimo. In queste condizioni, è un vero piacere volare.


martedì 10 maggio 2011

Le tentazioni del denaro

Secondo Giampaolo Colavita l'avidità, la dissipatezza, l'avarizia ed il vizio sono gli eterni confini entro i quali deve muoversi un sano ed equilibrato senso della vita e i proverbi spesso sono una sintesi efficacissima di questa continua lotta interiore. Su questo argomento il 5 giugno 2010 scrissi, a proposito dei proverbi, che il linguaggio popolare molto spesso rispecchia le esperienze della vita, che a loro volta disegnano a tinte forti sia i contorni che la sostanza delle debolezze personali. Ecco alcuni esempi:" Sembri una gallina che non riesce a fare l'uovo".Questo detto si riferisce ad una persona che è inquieta, impaziente di dire o fare qualcosa senza riflettere a sufficienza; può essere indice di superficialità o soltanto una nota caratteriale che può irritare l'interlocutore. "Non mangia per non ca. . . . . .". E' normale che quando una persona non mangia per qualche tempo non senta il bisogno di andare in bagno in quanto il suo apparato digerente è vuoto. Così alcune persone hanno una inclinazione al risparmio talmente esagerata da sfociare nell'avarizia più estrema. "Appena cade la neve si scioglie". A volte quando nevica, se la temperatura non è abbastanza fredda, capita che la neve si scioglie non appena poggia per terra. Questo detto è rivolto a chi non sa amministrare le proprie sostanze. E per finire " Pane per tutto agosto e vino per tutta la vendemmia". E' uno sconsiderato colui il quale, siccome in agosto ha il magazzino pieno di grano, lo trasforma in pane da mangiare in abbondanza subito. Così è altrettanto scellerato colui che, appena dopo la vendemmia, beve tutto il vino che ha in cantina. Questo proverbio trova riscontro in tante circostanze, ma più spesso viene rivolto a colui che non appena prende lo stipendio si dà subito alle spese in maniera diametralmente opposta ai modi e tempi del buon padre di famiglia.
Quest'ultimo detto popolare vuole essere un biasimo per gli scialacquoni e un invito alla morigeratezza per le persone che sappiano apprezzare il denaro e lo sappiano usare con giudizio. Come si può rilevare da questi semplici esempi l'impazienza, l'avarizia e l'avidità possano diventare di volta in volta oggetto di riprovazione, ma nello stesso tempo anche oggetto di insegnamento per la vita. Ecco perché in ogni circostanza e in tutte le cose della vita è necessario tenere la giusta misura e non lasciarsi tentare dal "dio" denaro a fare il passo più lungo della gamba.

sabato 7 maggio 2011

ITALIA: Una ed Indivisibile

Dell'Unità d'Italia e dei suoi massimi artefici Mazzini, Cavour, Garibaldi e Vittorio Emanuele II, nella ricorrenza del 150° anniversario (1861-2011), molto si è scritto e molto si è detto, per cui per sintetizzare al massimo una ideale ricognizione storica degli elementi che hanno reso possibile tale operazione, aldilà della avventurosa spedizione dei Mille e delle conseguenti imprese garibaldine, Sapo Matteucci in un suo editoriale del marzo 2011 scrive: "ci fu tutto il tessuto connettivo della musica, del teatro, della letteratura e della pittura che promossero, accompagnarono, disegnarono l'identità culturale dell'Italia unita: da Manzoni a Pellico, da Nievo a Verga, da Lega a Fattori. E non mancarono i precursori :"Amor di Patria impavido" è un verso de "I Puritani" di Bellini e i contributi offerti dal cinema, dalla fotografia, dalla radio e dalla televisione; i memorabili film di Blasetti e Visconti e i grandi sceneggiati di Majano e Bolchi. Quindi in definitiva i Risorgimenti furono vari e tanti: quelli entusiastici e combattivi di Alfieri e Foscolo; quelli biografici di Nievo; quelli critici e drammatici di Verga e quelli libertari di Rossini e Bellini che sarebbero poi confluiti nel grande volo musicale verdiano. In particolare tra opera lirica e cultura nazionale sembra quasi instaurarsi una relazione di servizio che raggiunge il suo culmine in Giuseppe Verdi. Non a caso "Viva Verdi" ( V.E.R.D.I. = Vittorio Emanuele Re D' Italia) fu lo slogan anti austriaco per eccellenza del Risorgimento Italiano".
A proposito di musica, forse non tutti sanno che se oggi cantiamo l'inno nazionale è anche grazie al pittore genovese Ulisse Borzino, il quale portò a Michele Novaro, musicista genovese, il testo scritto di getto da Goffredo Mameli, anche lui genovese, le cui parole incitavano i giovani, animati da incontenibile entusiasmo per le sorti dell'Italia in lotta per la libertà, agli ideali della Patria, per trasformare quelle parole in un inno da gridare sulle barricate. In definitiva, il rapporto tra musica, cinema, arte e pittura da una parte e cultura popolare dall'altra, ha avuto un ruolo fondamentale nel processo di unificazione dell'Italia, per cui tutte queste diverse correnti di pensiero hanno creato le condizioni per far sì che si ritrovassero insieme sotto un'unica bandiera, il tricolore italiano, che oggi a distanza di 150 anni continua a sventolare dai balconi e dalle finestre delle nostre case per ricordare a noi, ai nostri figli e ai figli dei nostri figli che l'Italia è Una ed Indivisibile.

lunedì 2 maggio 2011

"Non abbiate paura!"

Il 1° Maggio 2011 Papa Giovanni Paolo II è stato proclamato Beato da Benedetto XVI, suo successore in una Piazza San Pietro gremita di pellegrini, provenienti da tutto il mondo, festanti, commossi e felici per essere stati testimoni di un avvenimento di straordinaria grandezza spirituale ed umana nello stesso tempo. Dopo sei anni dalla sua morte, Giovanni Paolo II che ci ha accompagnato per 27 anni con la sua presenza fisica sulla Via, Verità e Vita indicata da Gesù Cristo, il primo maggio ha ricevuto il premio spettante ai Servi di Dio vissuti in maniera eroica, in odor di santità.
E Giovanni Paolo II già in vita era considerato un Santo per il modo come aveva testimoniato la presenza del Cristo vivente nel mondo moderno.Fiumi d'inchiostro si sono versati per raccontare la sua vita; di semplice operaio, attore, poeta, teologo e professore universitario prima e di Papa, messaggero di pace poi. Di Lui si è detto tutto per cui non avrei null'altro da aggiungere se non una frase pronunciata da Benedetto XVI il giorno seguente alla sua elezione che ritengo possiamo fare nostra: " Mi sembra di sentire la sua mano forte che tiene la mia" e con un compagno di viaggio come Giovanni Paolo II possiamo affrontare con serenità disagi, pericoli e sofferenze che la vita terrena inesorabilmente frapporrà lungo il cammino che porta alla salvezza dell'anima. Questa frase dell'attuale Pontefice è la conseguenza di quella più famosa del suo predecessore che invitava gli uomini di buona volontà a non avere paura ad aprire le porte a Cristo: " Non abbiate paura! Aprite anzi spalancate le porte a Cristo!" ripeteva insistentemente esortando i giovani, verso i quali nutriva una particolare benevolenza, ad ascoltare la parola di Dio attraverso la voce e l'insegnamento del Suo figlio unigenito Gesù Cristo con profonda fede nella consapevolezza che anche la sofferenza fisica potrà essere intesa come una via per la santificazione per cui il suo modo di affrontare la malattia nell'ultima parte del suo pontificato, è diventato un modello per molti ammalati che traggono forza dal suo fulgido esempio. Sono certo che prestissimo saremo testimoni della Sua canonizzazione che lo eleverà definitivamente agli onori degli altari tra i Santi del Paradiso.