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lunedì 6 giugno 2011

Le tre sorelle.

Nel raccontare alcuni episodi della mia infanzia, ho avuto modo di citare tre mie zie che mi hanno cresciuto e dalle quali ho ricevuto valori universali come l'educazione, il rispetto, l'onestà, il senso del dovere e il modo di relazionarsi con gli altri che ancora oggi all'età di 72 anni mi porto addosso con dignità ed orgoglio. Ebbene, oggi sento il dovere di rendere omaggio al loro ricordo, mai sopito per la verità, scrivendo di loro, del loro carattere e della loro competenza professionale da tutti i paesani riconosciuta superiore alla norma.
Come ho già detto in altri articoli, io ero il 12° di 13 figli e mio papà per accontentare le sorelle mi ha affidato a loro prima in maniera occasionale e poi, quando tutta la famiglia si è trasferita in un'altra città, in maniera definitiva: correva l'anno 1942. Ma torniamo alle zie.
La più grande di nome Concetta (classe 1895) era la vera amministratrice della casa: teneva i conti, cucinava, faceva le pulizie e nelle pause aiutava a confezionare il vestiario delle donne popolane di Bagnara (vedi foto) che consisteva: in una ampia gonna plessata alla vita, chiamata "saja" con all'interno delle grandi tasche che usavano per nascondere il sale che compravano a Messina a 10 lire e lo rivendevano nel continente a 100 lire, nel periodo post bellico; in una camicetta un pò attillata, chiamata "sciammiso" e un grembiule sul davanti, chiamato "faddale". Oggi tale abbigliamento viene usato nelle manifestazioni folkloristiche per celebrare usi e costumi delle nostre antiche tradizioni. Anche se i tempi sono cambiati è bello fare vedere ai nostri nipoti come eravamo!
La seconda zia, di nome Maria (classe 1902), era la più intraprendente, la più decisa; era quella che curava i rapporti con gli altri, faceva la spesa e non aveva paura di niente e di nessuno; era lei che mi cercava per le vie del paese se non rientravo a casa nell'ora stabilita; era lei che mi difendeva se qualcuno mi trattava con cattiveria; lei, sotto i bombardamenti nel 1943, sprezzante del pericolo, andò in cerca di aiuto per un mio fratello ferito da una scheggia; lei protestò energicamente con le autorità preposte al razionamento dei viveri durante la spartizione del pane alle famiglie nel periodo di carestia, col rischio di essere arrestata; insomma era la zia Maria "la marescialla" della casa. Dal punto di vista professionale era una valente ricamatrice: era la maestra del ricamo; era lei che ricamava i corredi delle giovani che si dovevamo sposare e certe volte per mantenere gli impegni assunti, lavorava di notte al lume di una candela. Tale attività l'ha svolta fino all'età di quasi 75 anni.
La terza zia, la più giovane, zia Santa (classe 1906), era quella che mi coccolava di più. Era una santa di nome e di fatto! La sua vita l'ha trascorsa lavorando: era una sarta di prima grandezza; la maestra per eccellenza. Dall'età di 16 anni e fino a quasi 80 anni ha confezionato vestiti, abiti, cappotti, soprabiti ed abiti da sposa per tre generazioni; in paese era considerata "la sarta dalle mani d'oro" per la perfezione delle sue confezioni e la bravura con la quale sapeva scegliere i modelli a secondo del fisico di chi le doveva indossare.Insomma oggi diremmo una stilista d'alta moda. Zia Santa era molto buona e molto bella; il suo viso fino alla fine era un velluto e la sua pelle liscia come la seta: mai una cipria o un fondo-tinta o un trucco sul suo viso, solo acqua e sapone fatto in casa e anche all'età di ottanta anni non una ruga ha turbato la bellezza del suo volto.
Queste le tre sorelle di mio padre che porto sempre nel cuore e tutto ciò che mi hanno dato io ho cercato di trasmetterlo ai miei figli. E proprio per dare un segno tangibile di questa mia devozione, in loro onore ho voluto chiamare mia figlia, nata nel 1974, Concetta, Maria, Santa, nome pienamente condiviso da mia moglie che le ha conosciute e voluto bene.
Grazie zie, per tutto quello che avete fatto per me!!!

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