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mercoledì 26 ottobre 2011

I nostri favolosi anni '50

Dal libro virtuale dei ricordi: In quel tempo ( siamo negli anni '50-'60) frequentavo l'Azione Cattolica, la cui sede era ubicata in una grande baracca sulla via Pietraliscia di Bagnara Calabra, attrezzata anche per la proiezione di film cosiddetti "castigati" essendo un cinema parrocchiale, il cui gestore (l'Abate Salvatore Gioffrè) visionava le pellicole prima di essere proiettate per tagliare eventuali scene che potessero turbare gli spettatori, la maggior parte dei quali era iscritta all'Azione Cattolica. I film che riscuotevano maggior successo erano quelli a sfondo religioso come "Ben Hur", " I Dieci Comandamenti", "La Tunica", "Spartacus", ecc. ma di tanto in tanto venivano proiettati film come " I figli di nessuno", "La miniera", "L'Angelo bianco" i cui protagonisti Amedeo Nazzari e Ivone Sanson godevano di grande successo perché riuscivano con le loro storie a far piangere il pubblico presente. Noi, ragazzi di allora, durante la proiezione a volte davamo fastidio a chi seguiva il film con attenzione e per rimettere un pò d'ordine, ricordo, interveniva l'Abate, il quale al buio tirava scappellotti al primo che gli capitava per farci stare fermi. Tutti, chi prima chi dopo, abbiamo ricevuto uno scappellotto dall'Abate Gioffrè! E le persone, oggi settantenni, ricorderanno certamente con un pizzico di nostalgia quel periodo che, tutto sommato, è stato molto utile per la nostra crescita in termini di educazione, rispetto, onestà e senso del dovere in quanto forgiati in un ambiente sano sotto la guida di educatori esperti, preparati e molto comprensivi. Chi non ricorda le lezioni del venerdi sera del Presidente Ciccio Gioffrè?! O i ritiri spirituali del Canonico Antonino Gioffrè?! Oppure le partite a ping-pong di Santino Barbaro con Riccardo Saffioti, di Franz Scordo con Pepè Velardo, di Melo Stillitano, Ciccio Federico, Rocco Pirrotta, Achille Bonifacio, Natale Velardo, Marcello Scordo con il sottoscritto?! E la squadra di calcio " GIAC Boys"?! Le recite con la regia di don Ciccio Cardone prima e Giuseppe Frosina poi?! Le partite a carte, le gite fuori-porta fino alla Torre, chiamate Crest, la Messa sociale della domenica mattina, gli incontri con le altre Associazioni Cattoliche e tanti altri eventi che hanno lasciato il segno nella nostra vita. Quelli erano tempi in cui non si conosceva la violenza, la droga, la discoteca o la cattiveria del mondo moderno; si viveva in maniera semplice; ci si salutava con "Sia lodato Gesù Cristo" ogni volta che ci si incontrava; si giocava senza malizia e ci si innamorava con estrema riservatezza. Anche le ragazze, allora, erano tutte casa e chiesa per cui vivevano la loro vita in maniera semplice e onesta, senza cellulare e senza minigonna, concedendo al proprio ragazzo quanto bastava a tenere vivo il loro sentimento amoroso che il più delle volte si concretizzava con il matrimonio. Insomma per noi settantenni di oggi, quei tempi sono rimasti nella mente e nel cuore, per cui ritengo sia salutare ogni tanto tuffarci nel passato e ricordare i momenti felici della nostra adolescenza e prima giovinezza, che sono stati determinanti nella formazione della nostra personalità e del nostro carattere. Qualche volta ho raccontato ai miei figli episodi di quei tempi, ma loro mi hanno prestato attenzione solo per rispetto filiale non nascondendo qualche sorrisetto nel confrontare il mio racconto con il loro tempo. Ma è giusto così! Siamo nel 2011 e da allora il mondo intero è cambiato sotto ogni aspetto, nel bene e nel male, per cui ogni tanto rituffarci nel mondo di ieri, a noi fa bene al cuore e ci aiuta ad andare avanti.

giovedì 20 ottobre 2011

Il senso dell'educare nell'epoca del post-moderno.

"Educare significa condividere, influire positivamente, portare in sé valori che determinano la maturità dell'altro". Così inizia don Mario Colavita in un articolo pubblicato nella rivista " Il monaco santo" del sett/dic. 2007 che io ho voluto riprendere per rinfrescare la nostra memoria di concetti importanti che stanno alla base dei nostri comportamenti interpersonali all'interno di una società in continuo divenire. Papa Benedetto XVI più volte - ricorda don Mario - ha richiamato l'attenzione al processo educativo integrale che ponga al centro il valore totale della persona. Nell'epoca della post modernità - egli sostiene - dove il sistema globale ha livellato ogni cosa, uomo compreso, gli educatori faticano a comunicare il valore di cui parla Benedetto XVI, per cui i valori di riferimento diventano meno incisivi e l'incertezza del futuro necessariamente porta ad una nuova soggettività costruita sui desideri personali. Ciò produce una società straniata, nella quale il debole processo educativo trova grosse difficoltà a portare a maturazione la persona e a comunicare la sua bellezza come caparra di un futuro umano e sociale. Educare, quindi, deve essere un cammino di condivisione, in cui l'uno può influire positivamente sull'altro; influire inteso come produrre effetti positivi che determinano la maturità dell'altro. Per rendere questo concetto ancora più chiaro, don Mario fa degli esempi; "il padre e la madre amandosi, insegnano ai figli ad amare; pregando insegnano a pregare; rispettando le leggi insegnano al rispetto della società" e conclude "il valore culturale dell'esperienza, come tale, dovrebbe influire sui diversi stili di vita e su quanti sono preposti ad educare, in modo particolare sulla famiglia". E' questo il vero senso dell'educare in una società del cosidetto post-moderno, secondo il pensiero di don Mario Colavita, che sottoscrivo pienamente.
Ho voluto riportare questa parte dell'articolo di don Mario Colavita perché profondamente turbato dai disordini di Roma del 15 ottobre u.s. Nel vedere quelle scene di violenza, mi sono chiesto: perché quel gruppo di giovani si è comportato così? Abbiamo noi qualche responsabilità se non siamo riusciti a farli maturare? La società in cui viviamo è veramente straniata? Cosa possiamo fare per porre il valore della persona al centro del processo educativo? Sono interrogativi che meritano una risposta. . . . . . . . . .

sabato 15 ottobre 2011

"Centesimum scriptum"..... ovvero "Articolo n.100"

Solitamente sono i giocatori di calcio a contare il numero dei gol segnati, magari nella stessa squadra o nel corso della carriera agonistica; io invece conto gli articoli scritti in questo blog dall'inizio (anno 2010) ad oggi, ottobre 2011, e se la matematica non è un'opinione, questo è il centesimo. E' un traquardo che non speravo di raggiungere in così poco tempo. Tuttavia, anche se importante, è da considerare intermedio in quanto è mia intenzione continuare a scrivere altri articoli su argomenti vari, che mi consentono di tenere lucida la mente e nello stesso tempo mi aiutano a superare momenti di profonda tristezza ogni qualvolta ( quasi sempre) il mio sguardo si posa sulla fotografia della persona più cara della mia vita che prematuramente è volata in cielo ad arricchire il firmamento di una nuova stella; la stella che guiderà i miei passi e che, sono certo, illuminerà il mio cammino fino al giorno in cui insieme possiamo ritrovarci per continuare a vivere nell' aldilà. In questi quasi due anni ho raccontato episodi della mia infanzia, della mia prima giovinezza ed anche dell'età matura; ho scritto di politica, di arte, di cultura; ho suscitato, qualche volta, sensazioni ed emozioni più o meno forti; ho riportato opinioni di personaggi della TV, dello spettacolo in genere: musica, teatro, cinema; ho scritto di tutto e di più con umiltà, semplicità ed onestà intellettuale facendo leva sul mio modesto bagaglio culturale e sulla mia capacità di esprimere concetti, a volte ermetici, con chiarezza, usando un linguaggio accessibile a tutti per poter essere recepito correttamente nel senso voluto dallo scrivente. Non so se ci sono riuscito, ma dai commenti ricevuti e dalle visite giornalmente registrate, sembrerebbe che questo mio blog goda della stima ed apprezzamento di tanta gente che mi vuole veramente bene. Continuerò a scrivere per il mio e vostro.........piacere. "Ad maiora!!!"

domenica 9 ottobre 2011

Abano Terme.... che nostalgia!

Dal 17 al 30 settembre 2011 un gruppo di persone "diversamente giovani" ha trascorso un periodo di 12 gg. presso l'Hotel Risorta di Abano Terme, accompagnato da una eccellente coordinatrice, incaricata dall'Amministrazione Comunale di Bagnara Calabra, nel quadro degli interventi del settore Servizi Sociali, il cui Assessorato si sta dimostrando particolarmente attivo e disponibile a venire incontro alle problematiche dei propri cittadini "over 65", compatibilmente con la disponibilità delle risorse finanziare del Comune. Quest'anno la mia partecipazione ( la prima) ha prodotto un duplice effetto altamente positivo: fisico e psicologico. Fisico perché ho potuto praticare un ciclo di fango-terapia per la cura di una incipiente artrosi e psicologico perché avevo bisogno di stare in compagnia, dopo la gravissima perdita della persona più cara della mia vita, e devo dire che tutti i partecipanti mi hanno aiutato moltissimo, avendo percepito il mio stato d'animo in maniera molto discreta e tutti, dico tutti, si sono dimostrati affettuosi, comprensibili e solidali nel farmi trascorre questo breve periodo con serenità. Dalle colonne di questo mio blog a tutti voglio rivolgere il mio più sentito GRAZIE e in modo particolare alla Signora Lucia Bellantone, resposnasabile della "missione", che in questa circostanza ha dato prova di saper affrontare con competenza, zelo, gentilezza e senso di responsabilità, compiti non facili, come quello di "tenere a bada" un gruppo di persone, desiderose di dimostrare che non è la carta d'identità a certificare la vitalità e lo spirito goliardico di chi non ha più vent'anni. Un ringraziamento va al Sindaco Zappia, all'Assessore Surace e al Dirigente Guglielmo, che con tale iniziativa hanno avviato un nuovo modo di venire incontro alle esigenze socio-sanitarie dei propri cittadini. A loro e al gruppo di persone "diversamente giovani", di cui ho fatto parte quest'anno per la prima volta, rivolgo il mio saluto con una espressione latina: "ad maiora" che tradotta in italiano vuol dire semplicemente . . . . . . . . sempre meglio.

lunedì 3 ottobre 2011

Una metafora che fa riflettere.

C'era una volta un bellissimo e meraviglioso giardino. Il Signore di questo giardino aveva l'abitudine di farvi una passeggiata ogni giorno, quando il caldo della giornata era più forte. In questo giardino c'era un bambù di aspetto nobile; era il più bello di tutti gli alberi del giardino e il Signore lo amava più di tutte le altre piante. Anno dopo anno questo bambù cresceva e diventava sempre più grazioso. Un giorno il Signore gli disse:" Caro Bambù, ho bisogno di te". Sembrò al bambù che fosse venuto il giorno di tutti i giorni, il giorno per cui era nato. Con grande gioia, ma a bassa voce, rispose:" O Signore, sono pronto. Fa di me l'uso che vuoi". " Bambù - disse il Signore - per usarti devo abbatterti!". Il bambù molto spaventato rispose: " Abbattermi, Signore? Me, che hai fatto diventare il più bell'albero del tuo giardino!?...No, per favore, no!... non abbattermi!". " Mio caro Bambù, se non posso abbatterti, non posso usarti!". Nel giardino ci fu allora un gran silenzio:il vento non soffiava, gli uccelli non cantavano più... lentamente il bambù chinò la sua testa meravigliosa e sussurrò: "Signore, se non puoi usarmi senza abbattermi, fa di me quello che vuoi e abbattimi!".
" Mio caro Bambù, non devo solo abbatterti, ma anche tagliarti le foglie, i rami, spaccarti in due e strapparti il cuore. Se non posso farti questo, non posso usarti!".A questo punto il bambù non poté più parlare e si chinò fino a terra. Così il Signore del giardino abbatté il bambù, tagliò i rami, levò le foglie, lo spaccò in due e ne estirpò il cuore.Poi portò il bambù alla fonte d'acqua fresca vicino ai suoi campi inariditi. Lì il Signore delicatamente dispose l'amato bambù a terra, un'estremità la collegò alla fonte e l'altra la diresse verso il suo campo arido. La fonte dava acqua e l'acqua si riversava sul campo che aveva tanto aspettato. Poi fu piantato il riso; i giorni passarono, la semenza crebbe e il tempo della raccolta venne.... Così il meraviglioso bambù divenne realmente una grande benedizione in tutta la sua povertà e umiltà.
"26 settembre 2011 - Cara Nuccia, Angelo mio,proprio oggi avremmo festeggiato il 40° anniversario del nostro matrimonio e, nel guardare la tua foto nella cornice d'argento sul mio comodino, ho pensato che per noi sarebbe stato motivo di gioia poter rinnovare davanti a Dio il nostro amore con accanto i nostri due splendidi figli. Purtroppo il Signore Ti ha chiamato nel fulgore degli anni e Tu molto umilmente hai risposto alla chiamata con le stesse parole del bambù ....:" Signore, sono pronta! Sia fatta la Tua volontà!" e mi hai lasciato solo, sperduto e triste ma con la certezza nel cuore che il Signore abbia premiato la tua fede e i sacrifici fatti in questa terra. Oggi che vivi nella Casa del Padre, tra gli eletti, ti chiedo di affidarmi alle mani della nostra Mamma del cielo, nell'attesa di ritrovarci un giorno a godere della luce nella gloria celeste, per continuare la nostra vita eterna nello splendore del Paradiso. Natalino".