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mercoledì 30 novembre 2011

FADANI: un Uomo dalle mille risorse.

In diverse occasioni ho cercato di mettere in evidenza la figura del maestro Mimmo Fadani come Pittore di fama internazionale, Poeta di grandi capacità espressive, Grafico, Incisore, Critico d'Arte, apprezzato e riconosciuto dalle più prestigiose Accademie e Istituti Internazionali di Arte contemporanea, da cui ha ricevuto Premi, Trofei, Diplomi, Attestati e persino Lauree "honoris causa", ma in questo post voglio sottolineare l'aspetto umano del personaggio, il carattere, i pregi e i difetti dell'amico d'infanzia con il quale ho trascorso mezzo secolo di vita essendo entrambi vissuti, perchè nati, nella stessa città della quale entrambi siamo innamorati pazzi: Bagnara Calabra, la Perla del Mar Tirreno, una della Gemme della Costa Viola che è stata e continua ad essere la Musa ispiratrice delle sue poesie ed opere pittoriche, catalogate come veri capolavori nel panorama artistico- culturale del '900 italiano. Mimmo Cardone ( in arte FADANI) nasce il 2 agosto 1942 da una famiglia di facoltosi e valenti pasticcieri e sin dalle scuole dell'obbligo dimostra una particolare inclinazione per il disegno, sia ornato che geometrico, e un carattere un pò più forte rispetto ai suoi coetanei, tanto che veniva considerato dagli stessi insegnanti un soggetto fuori del comune per temperamento e capacità tecniche. Col passare degli anni questo suo carattere estroverso diventa sempre più pressante e pur continuando a coltivare la sua passione per le arti figurative, per la famiglia è motivo di preoccupazione, tanto che per un paio d'anni viene mandato in un collegio a pagamento con l'intento di fargli modificare in qualche modo questo suo modo di relazionarsi con gli altri. L'operazione in parte è riuscita. All'età di 28 anni comincia a realizzare le sue prime opere in maniera del tutto personale senza cioè seguire tendenze o scuole di pensiero ed anche sotto l'aspetto caratteriale comincia ad essere meno irruento e più responsabile delle proprie azioni nei rapporti interpersonali. Autodidatta nel vero senso della parola, con il passare degli anni, il suo estro poetico e il suo talento nel trasportare sulla tela emozioni e sentimenti, attraverso la raffigurazione di paesaggi, tramonti o figure antropomorfe, viene fuori in maniera sempre più convincente e già nel 1980 cominciano ad arrivare i primi trofei, le prime coppe e primi riconoscimenti da parte di enti, associazioni culturali e critici d'arte, che vedono in FADANi un artista ricco di risorse e potenziale protagonista di primo piano nel campo della pittura italiana. Le sue opere vengono esposte in diverse città italiane ed estere, riscuotendo ovunque grande successo di critica e di pubblico, mentre le sue poesie vengono riportate con grande rilievo in prestigiose enciclopedie, riviste specializzate ed in alcuni testi scolastici. Oggi ( quasi settantenne) è un Artista affermato a livello mondiale eppure tale sua "grandezza" ( caso strano!) lo ha reso umile e più tollerante dal punto di vista umano: è diventato più giocoso, allegro, spiritoso con gli amici; dice quello che pensa senza ipocrisie e nel confrontarsi con gli altri sui vari temi del vivere quotidiano a volte dimostra intolleranza verso chi pretende di avere sempre ragione. Ma come tutti gli esseri umani, anche lui ha dei difetti e il suo difetto, secondo me, più evidente è quello di non dare il giusto peso al suo valore artistico, certificato dai numerosissimi riconoscimenti internazionali, che di diritto è entrato a far parte del patrimonio culturale del nostro Paese.

giovedì 24 novembre 2011

Vita giovanile.

Continuando a sfogliare il libro "virtuale" dei ricordi, la mia attenzione si è soffermata sulle pagine di un periodo di tempo che va dal 1958 al 1962. Allora, più di cinquant' anni fa, non esistevano le distrazioni di oggi (circoli ricreativi, discoteche, sale da gioco, macchinette "mangia-soldi", ecc. ecc.) per cui la gioventù di allora frequentava assiduamente l'Azione Cattolica, la cui sede era ubicata nella cosiddetta "Baracca", tante volte menzionata. Qui si passava il tempo libero e tra una riunione e l'altra, tenute da educatori preparati con l'assistenza spirituale di un "grande sacerdote" Don Domenico Cassone e dei suoi collaboratori Don Lico e Don Rossetti, la vita scorreva serena, piacevole, in piena armonia tra di noi, nell'osservanza dei principi di fraternità e solidarietà e nel rispetto dei valori fondamentali del vivere civile quali la correttezza, l'onestà, la comprensione vicendevole e l'amore verso il prossimo: principi e valori recepiti ed assimilati da ognuno di noi nel corso di molti anni di partecipazione attiva alla vita parrocchiale, con annesso oratorio ( la baracca, appunto!). I giovani di allora dai 14 ai 26 anni eravamo felici, pur non disponendo di grosse risorse economiche, perchè cresciuti in un ambiente sano e ricco di sani principi che hanno formato il nostro carattere e costituito la struttura portante della nostra vita futura di uomini liberi e responsabili all'interno di una società civile che ha conosciuto nel corso dei decenni alti e bassi in termini economici, etici e sociali. Tornati da scuola, nel primo pomeriggio ci si ritrovava nella baracca a giocare a ping-pong, a carte o al bigliardino calcio-balilla mentre altri si cimentavano in discussioni sulle partite di calcio che la domenica avevano seguito alla radio commentate da quel grande giornalista sportivo quale era Nicolò Carosio; altri ancora in una saletta preparavano il giornale "Vita Giovanile" selezionando i vari articoli scritti da noi stessi da stampare con un ciclostile a manovella e pubblicare la domenica successiva; c'era chi preferiva leggere un libro e chi si portava i libri di scuola per ripassare la lezione del giorno dopo. Il venerdi sera tutti alla riunione generale che teneva il Presidente Ciccio Gioffrè con accanto Don Cassone o un suo collaboratore, durante la quale si commentava un brano del Vangelo e poi si discuteva sulle attività ricreativa del Sodalizio. La domenica mattina tutti alla Messa sociale e subito dopo alcuni di noi (i catechisti) riunivano gruppi di bambini in vari punti della Chiesa per impartire loro lezioni di catechismo. Verso le dieci tutti nella baracca fino all'ora di pranzo e nel pomeriggio fino a tarda sera; nei giorni feriali, però, ci si ritrovava solo di pomeriggio in quanto la mattina eravamo impegnati con la scuola: nel periodo estivo anche di mattina. Per me quello è stato il periodo più bello della mia giovinezza e ogni volta che ci ripenso, provo tanta nostalgia, pur ritenendomi fortunato per il mio vissuto successivo a quegli anni, se non altro per aver conosciuto ed amato una persona speciale che per 40 anni mi è stata accanto e che il 28 giugno 2011 è volata in cielo ad arricchire il firmamento di una nuova stella: la mia adorata Nuccia, l'Angelo che continuerà a vivere dentro di me per sempre.

venerdì 18 novembre 2011

Una vittoria indimenticabile.

L'episodio che sto per raccontarvi si riferisce all'anno 1971. Il 26 settembre di quell'anno si è celebrato il mio matrimonio e il 4 ottobre ci siamo imbarcati a Messina sulla Nave IRPINIA della Grimaldi line di Palermo per una crociera di 7 gg. nel Mediterraneo in viaggio di nozze. Da Messina siamo sbarcati a Patrasso con escursione ad Atene; da qui a Corfù, poi Kotor, Dubrovinik, Venezia, Bari e Catania. Appena saliti sulla nave, sistemate le valigie nella cabina, ci siamo messi a girare per visitare i vari ambienti della nave e durante questa nostra ispezione incontravamo persone che parlavano inglese, tedesco, spagnolo, francese per cui un pò delusi ci siamo detti:" Dove siamo capitati? Se ci rimborsano la metà del biglietto, scendiamo". Per nostra fortuna dopo un po' abbiamo incontrato alcuni italiani, anch'essi in viaggio di nozze e così ci siamo rincuorati. Dopo i convenevoli del caso, abbiamo continuato a girare e ad un certo punto siamo entrati in una grande sala dove una trentina di ragazzi tedeschi stavano giocando a ping-pong. Questa comitiva di ragazzi era salita a Genova per cui erano attrezzati di scarpe da tennis, pantaloncini e maglietta sportiva. Io, vestito con giacca e cravatta, insieme a mia moglie ci siamo fermati ad osservare e avevo notato che tra tutti ce ne era uno che giocava bene ed era considerato il divo del gruppo. Nel vedermi attento ad osservare, molti si misero a ridere parlando in tedesco e quando ho fatto cenno di voler giocare indicando come avversario il divo, è scoppiata una solenne risata generale. Il ragazzo di nome Karl Hans faceva finta di non capire e invitava suo fratello Joseph a prendere la racchetta e giocare con me. Io insistevo di voler giocare con lui e alla fine quasi seccato ha accettato. I due fratelli avevano la racchetta personale e per essere alla pari ho chiesto a Joseph se mi prestava la sua; subito me la ceduta e così abbiamo iniziato a tirare i primi colpi di riscaldamento ( almeno per me). Gli astanti subito si sono resi conto che, anche se vestito con giacca e cravatta, potevo dare filo da torcere al loro campione e parlando in tedesco e ridendo cominciavano a vedere un ridimensionamento del loro idolo avendo trovato in me un osso duro che non gli consentiva di spadroneggiare ed ostentare in maniera spavalda la sua superiorità. Alla fine, dopo mezz'ora di gioco, il risultato è stato di parità e nel congedarci con la consueta stretta di mano alcuni spettatori si sono complimentati con me mentre tutti gli altri applaudivano per lo spettacolo offerto loro. Il giorno dopo mentre stavamo camminando sulla passeggiata della nave, dalla quale si poteva ammirare una immensa distesa di mare calmissimo, ho notato affisso un cartellone: " Torneo di ping-pong ad eliminazione diretta aperto a tutti". Mi avvicino e vedo già iscritti una decina di persone, tra le quali Karl Hans nella parte superiore ed il fratello Joseph nella parte inferiore: non volevano incontrarsi subito essendo confronti diretti. Evidentemente miravano entrambi alla finalissima. Io, per poter incontrare il fratello più forte (Karl) mi sono iscritto in basso e una volta completato il cartellone si è iniziato a giocare. Da 32 iscritti sono rimasti 16; da 16 - 8; da 8 - 4 ed infine 2. Indovinate chi erano questi due? Io e Karl Hans. Nella traversata da Dubrovinik a Venezia era prevista la finalissima in quanto a Venezia nel corso di una serata di gala era prevista la premiazione dei vincitori delle varie gare svolte durante la crociera. Quel giorno la sala era strapiena di spettatori di varie nazionalità e prima di iniziare mi sono avvicinato a Joseph per chiedere se mi prestava la sua racchetta. Questa volta però con un gesto molto eloquente mi fa detto che non ce l'aveva, nè sapeva dove era andata a finire, per cui mi è toccato, forza maggiore, di giocare con la racchetta in dotazione alla nave: una tavoletta senza gomma e un pò consumata. Nondimeno ho tirato fuori tutta la mia esperienza e con una tale racchetta ero costretto a dare tutto me stesso se volevo giungere alla vittoria. Karl aveva 17-18 anni, io 32; si muoveva con una tale agilità che a volte mi metteva in difficoltà. Dopo circa un'ora di gioco il risultato era di 2-0 per lui. Si aggiudicava la vittoria chi vinceva tre partite su cinque. La terza e la quarta le ho vinte io e dopo circa due ore eravamo in parità: 2 -2. Nella quinta ed ultima partita ci siamo trovati col punteggio 20-20, poi 22-22, 24-24 e alla fine, dopo circa tre ore di gioco 26- 24 per....me. Un applauso infinito si è levato da parte di tutti i presenti che hanno seguito l'incontro col fiato sospeso e dopo la stretta di mano con Karl molti mi hanno circondato per complimentarsi e qualcuno ha esclamato" Bravo campione! E' stato un incontro indimenticabile". Giunti a Venezia, durante la serata di gala, mi è stata consegnata un targa, come primo classificato al Torneo di ping-pong, tra gli applausi di tutti i presenti. Ho provato una certa emozione nel sentire il mio nome ripetuto in varie lingue e nel momento in cui mi sono avvicinato alla pedana per ricevere dalle mani del Commissario di Bordo la targa IRPINIA, mentre il fotografo scattava la rituale foto-ricordo. Quella sera, devo dire la verità, mi sono sentito importante e, trovandomi tra persone di varie nazionalità, un po' orgoglioso di essere italiano.

sabato 12 novembre 2011

Ping-pong: che passione!


Dal libro virtuale dei ricordi. In quel tempo ( luglio 1959) mancavano due mesi al compimento del mio ventesimo compleanno e per la prima volta insieme a mio fratello Totò, le mie sorelle Letizia e Santina, salivo su un treno espresso per andare a Bardonecchia in provincia di Torino. Fino ad allora avevo viaggiato in treno locale, il cosiddetto accellerato, ma per andare lontano l'espresso era quello più veloce. Arrivati a Napoli Centrale, dopo la sosta di circa 20 minuti, il treno riparte e mentre prima dal mio posto guardavo in avanti, nella ripartenza il paesaggio mi scorreva alle spalle. Ero convinto che il treno stesse facendo manovra ma vedendo che non si fermava ho guardato meravigliato mia sorella e le ho chiesto sottovoce " ma stiamo tornando indietro?" e lei con la stessa discrezione mi ha risposto di no in quanto la stazione di Napoli Centrale non era di transito come quella di Bagnara ma Terminal, come Roma Termini ed altre grandi città. Giunti a Bardonecchia ( 15 ore di viaggio ) la prima cosa che io e mio fratello abbiamo fatto è stata quella di chiedere a mio cognato dove potevamo andare per giocare a ping-pong. Apro una parentesi: a Bagnara praticando l'azione cattolica, nella cosiddetta baracca, avevamo imparato a giocare a ping- pong e, modestia a parte, avevamo raggiunto una certa bravura, per cui questo gioco era l'unico che ci dava belle soddisfazioni: io e mio fratello Totò, singolarmente e in coppia, in diverse competizioni, abbiamo conquistato coppe e medaglie, oltre alla stima e l'apprezzamento dei nostri avversari di gioco. Chiusa parentesi. Una volta saputo dove potevamo andare a giocare, il giorno dopo il nostro arrivo a Bardonecchia siamo andati al Circolo del Tennis, un ambiente di particolare eleganza e raffinatezza, praticato da soci benestanti e dai loro figli. In un grande salone c'era un tavolo di ping-pong e alcuni ragazzi stavano riscaldandosi prima di andare a giocare a tennis. Ad un certo punto abbiamo chiesto se potevamo giocare e loro molto cortesemente ci hanno invitato a prendere la racchetta e fare una partita noi due contro due di loro. Dopo circa mezz'ora il risultato era 5 vittorie noi, 2 loro. Alla fine dell'ultimo game il punteggio era 21 noi 13 loro; mettono giù le racchette e con molta semplicità dicono " grazie!"e se ne vanno a giocare a tennis. " Prego!"- abbiamo risposto - " ci vediamo domani". Siamo andati alla cassa e abbiamo pagato 90 lire ( ricordate che siamo nel 1959). Il giorno dopo siamo tornati ed abbiamo trovato altri ragazzi con i quali ci siamo confrontati , vincendo tutte le partite, per un'ora circa e alla fine si è ripetuta la stessa scena: "Grazie!" e se ne sono andati e noi abbiamo pagato altre 180 lire. A questo punto io e mio fratello ci siamo guardati in faccia e ci siamo interrogati " Ma sulla fronte abbiamo scritto per caso GIOCONDO? Noi vinciamo e dobbiamo pagare e loro con un semplice grazie si divertono sulle nostre spalle? Da domani in poi non pagheremo più. Vuol dire che li anticiperemo e all'ultimo punto diremo noi grazie e metteremo le racchette sul tavolo. Saranno loro ad andare a pagare. In soli due giorni abbiamo pagato 270 lire pur avendo sempre vinto! Da domani useremo la loro stessa tecnica e ci prenderemo la soddisfazione di vederli pagare". Il giorno dopo al solito orario ci siamo presentati e non abbiamo trovato nessuno ma dopo pochi minuti sono arrivati due ragazzi che avevamo conosciuto qualche giorno prima. Abbiamo iniziato a giocare e dopo un'ora, all'ultima partita abbiamo applicato quanto avevamo concordato. Abbiamo detto loro "grazie" e dopo averli salutato con una stretta di mano ci siamo avviati verso l'uscita. Prima, però, di uscire dal locale ci siamo fermati un attimo per assistere alla consegna delle racchette e della pallina e al pagamento dell'ora di gioco. Ma non ci hanno dato la soddisfazione di vederli pagare in quanto si sono limitati a dire alla persona che stava alla cassa " Poi passa papà" e se ne sono andati. Nei giorni successivi si ripeteva sempre la stessa scena per cui negli ultimi giorni della nostra permanenza a Bardonecchia quando ci invitavano a giocare ci dicevano prima di iniziare " Ma paghiamo metà e metà!" - Va bene! Era la nostra risposta; così va bene! Avevano capito che non eravamo polli da spennare e così per altri cinque giorni abbiamo giocato dividendo la spesa tra vincitori e vinti. Il giorno prima di ripartire per Bagnara, abbiamo calcolato l'importo complessivo che in trenta giorni avevamo lasciato al Circolo del Tennis e poichè in una sala vicina c'era un bigliardino calcio balilla, abbiamo chiesto tanti gettoni, per un importo pari a quello da noi versato; ci siamo messi a giocare ma alla fine anzicchè andare alla cassa per pagare, con la scusa di asciugarci il sudore, siamo usciti e ce ne siamo andati a casa. Lo so: è stato un gesto non corretto ma allora ci eravamo sentiti defraudati e ci siamo fatti giustizia da soli. Oggi a distanza di tanti anni (52) ripensando a quel periodo, sento di aver compiuto una azione non bella, ma a 20 anni una scorrettezza ( giustificata) può essere perdonata. Non vi pare?

domenica 6 novembre 2011

Compagni di scuola.

La foto riprodotta mostra gli alunni e i professori della scuola media di Bagnara Calabra sui gradini della Chiesa Madre subito dopo la S.Messa celebrata dall'Arcivescovo Mons. Giovanni Ferro - al centro - in occasione delle festività pasquali dell'anno 1955. Non so se ancora oggi si usa fare il precetto pasquale, ma ai miei tempi era un appuntamento annuale molto desiderato da noi ragazzi perché quel giorno era festa, non si portavano libri, né la colazione come negli altri giorni perché quello era un giorno speciale; si indossava il vestitino della domenica e ci si preparava a ricevere la Comunione dopo aver digiunato per tutta la mattinata. Ricordo che dalla mezzanotte in poi non si poteva né mangiare, né bere e prima di accostarsi alla balaustra per ricevere l'ostia ci si doveva confessare. Che tempi!!! In questa foto di me si vede soltanto parte della testa nel lato sinistro: il terzo verso il portone dopo il canonico Gioffrè. Anche allora non amavo mettermi in prima fila; mi piaceva stare sempre dietro le quinte, quasi nascosto anche se crescevo bene: era la timidezza che mi impediva di mostrarmi in tutta la mia "prestanza fisica"! La stessa timidezza, però, non mi ha impedito negli anni successivi di assaporare la gioia dell'innamoramento e il piacere di una vita sentimentale onesta e rispettosa dei valori fondamentali dell'amore, inteso come leale condivisione di sensazioni, sentimenti ed affetti con ragazze della mia stessa età o poco(?) più giovani di me. Fatta la foto di gruppo noi maschietti facevamo a gara a chi arrivava primo alla fontanella sotto la scalinata della chiesa per bere e tra una spinta e l'altra molti di noi si bagnavano il vestitino domenicale messo in via eccezionale quel giorno feriale. Quanta allegria! Penso che molti di coloro che leggeranno questo articolo e guarderanno questa foto si riconosceranno e con un pizzico di nostalgia rivivranno le stesse emozioni di 56 anni fa. I compagni di scuola, anche con il passare del tempo, non si possono dimenticare perché essi hanno condiviso con noi un periodo molto importante della nostra vita; un periodo in cui l'istruzione era elemento primario per il nostro futuro e l'educazione, l'amicizia, il rispetto erano condizioni essenziali per la nostra crescita civile e democratica. Crescendo, ognuno di noi nel proprio campo, ha fatto tesoro di tutti questi elementi e ha contribuito in un certo qual modo allo sviluppo e al progresso della società moderna. Guardando, oggi, questa foto rivivo come in un film in bianco e nero quel periodo spensierato della mia prima giovinezza e se potessi riavvolgere la pellicola all'indietro, mi piacerebbe, anche per un semplice saluto, rivedere i miei compagni di scuola. . . .media!!! Ma non è possibile! Tuttavia, il loro piacevole ricordo resterà racchiuso nel mio cuore fino a quando non avrà cessato di battere l'ultimo suo palpito.

mercoledì 2 novembre 2011

Preghiera per i nostri morti.

Oggi 2 novembre si celebra la commemorazione dei defunti. E' un giorno particolare, diverso da tutti gli altri in quanto in questo giorno dell'anno i nostri cari defunti riceveranno la visita di tanta gente, parenti, amici e conoscenti, i quali poseranno sulla loro tomba un fiore in segno di amicizia, di affetto o soltanto di ringraziamento per il dono di un semplice incontro fatto durante la loro esistenza in vita. E' proprio per questo motivo un carissimo amico Mimmo Cardone, in arte FADANI, mi ha consegnato un foglio nel quale è riportata una sua poesia scritta proprio per ricordare i nostri cari e lo ha fatto perché io potessi provare le sue stesse emozioni nel leggerla pensando alla mia cara Nuccia. Devo confessare, con questi versi Mimmo è riuscito ancora una volta ad emozionarmi, forse perché la sua sensibilità è molto simile alla mia e il suo profondo rispetto per chi ci ha preceduto nell'incontro con Dio rispecchia in maniera perfetta la mia visione religiosa della vita, intesa come dono di Dio.

Preghiera
Amate ombre
invadono la mia mente
nell'inquieto silenzio della notte
visi cari
ormai defunti:
parenti
amici, conoscenti.
Calvario di carne
per man tremanti vagano
nel mare eterno dell'oblio
ed io
mormorando una prece,
supplico per loro
la pace a Dio.

Sono versi che in una circostanza come questa ti toccano nel profondo dell'anima e ti danno una sensazione di pace interiore che, attraverso la preghiera, ti aiuta a superare momenti di profonda tristezza per la perdita della persona cara. Ringrazio l'amico Mimmo FADANI per il suo gesto di vera amicizia nei miei confronti; il suo messaggio contenuto in questa sua poesia è anche il mio: non dimentichiamo i nostri morti e rivolgiamo a Dio una preghiera in loro suffragio non solo il 2 novembre, ma ogni giorno dell'anno. Grazie, Mimmo!