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sabato 12 novembre 2011

Ping-pong: che passione!


Dal libro virtuale dei ricordi. In quel tempo ( luglio 1959) mancavano due mesi al compimento del mio ventesimo compleanno e per la prima volta insieme a mio fratello Totò, le mie sorelle Letizia e Santina, salivo su un treno espresso per andare a Bardonecchia in provincia di Torino. Fino ad allora avevo viaggiato in treno locale, il cosiddetto accellerato, ma per andare lontano l'espresso era quello più veloce. Arrivati a Napoli Centrale, dopo la sosta di circa 20 minuti, il treno riparte e mentre prima dal mio posto guardavo in avanti, nella ripartenza il paesaggio mi scorreva alle spalle. Ero convinto che il treno stesse facendo manovra ma vedendo che non si fermava ho guardato meravigliato mia sorella e le ho chiesto sottovoce " ma stiamo tornando indietro?" e lei con la stessa discrezione mi ha risposto di no in quanto la stazione di Napoli Centrale non era di transito come quella di Bagnara ma Terminal, come Roma Termini ed altre grandi città. Giunti a Bardonecchia ( 15 ore di viaggio ) la prima cosa che io e mio fratello abbiamo fatto è stata quella di chiedere a mio cognato dove potevamo andare per giocare a ping-pong. Apro una parentesi: a Bagnara praticando l'azione cattolica, nella cosiddetta baracca, avevamo imparato a giocare a ping- pong e, modestia a parte, avevamo raggiunto una certa bravura, per cui questo gioco era l'unico che ci dava belle soddisfazioni: io e mio fratello Totò, singolarmente e in coppia, in diverse competizioni, abbiamo conquistato coppe e medaglie, oltre alla stima e l'apprezzamento dei nostri avversari di gioco. Chiusa parentesi. Una volta saputo dove potevamo andare a giocare, il giorno dopo il nostro arrivo a Bardonecchia siamo andati al Circolo del Tennis, un ambiente di particolare eleganza e raffinatezza, praticato da soci benestanti e dai loro figli. In un grande salone c'era un tavolo di ping-pong e alcuni ragazzi stavano riscaldandosi prima di andare a giocare a tennis. Ad un certo punto abbiamo chiesto se potevamo giocare e loro molto cortesemente ci hanno invitato a prendere la racchetta e fare una partita noi due contro due di loro. Dopo circa mezz'ora il risultato era 5 vittorie noi, 2 loro. Alla fine dell'ultimo game il punteggio era 21 noi 13 loro; mettono giù le racchette e con molta semplicità dicono " grazie!"e se ne vanno a giocare a tennis. " Prego!"- abbiamo risposto - " ci vediamo domani". Siamo andati alla cassa e abbiamo pagato 90 lire ( ricordate che siamo nel 1959). Il giorno dopo siamo tornati ed abbiamo trovato altri ragazzi con i quali ci siamo confrontati , vincendo tutte le partite, per un'ora circa e alla fine si è ripetuta la stessa scena: "Grazie!" e se ne sono andati e noi abbiamo pagato altre 180 lire. A questo punto io e mio fratello ci siamo guardati in faccia e ci siamo interrogati " Ma sulla fronte abbiamo scritto per caso GIOCONDO? Noi vinciamo e dobbiamo pagare e loro con un semplice grazie si divertono sulle nostre spalle? Da domani in poi non pagheremo più. Vuol dire che li anticiperemo e all'ultimo punto diremo noi grazie e metteremo le racchette sul tavolo. Saranno loro ad andare a pagare. In soli due giorni abbiamo pagato 270 lire pur avendo sempre vinto! Da domani useremo la loro stessa tecnica e ci prenderemo la soddisfazione di vederli pagare". Il giorno dopo al solito orario ci siamo presentati e non abbiamo trovato nessuno ma dopo pochi minuti sono arrivati due ragazzi che avevamo conosciuto qualche giorno prima. Abbiamo iniziato a giocare e dopo un'ora, all'ultima partita abbiamo applicato quanto avevamo concordato. Abbiamo detto loro "grazie" e dopo averli salutato con una stretta di mano ci siamo avviati verso l'uscita. Prima, però, di uscire dal locale ci siamo fermati un attimo per assistere alla consegna delle racchette e della pallina e al pagamento dell'ora di gioco. Ma non ci hanno dato la soddisfazione di vederli pagare in quanto si sono limitati a dire alla persona che stava alla cassa " Poi passa papà" e se ne sono andati. Nei giorni successivi si ripeteva sempre la stessa scena per cui negli ultimi giorni della nostra permanenza a Bardonecchia quando ci invitavano a giocare ci dicevano prima di iniziare " Ma paghiamo metà e metà!" - Va bene! Era la nostra risposta; così va bene! Avevano capito che non eravamo polli da spennare e così per altri cinque giorni abbiamo giocato dividendo la spesa tra vincitori e vinti. Il giorno prima di ripartire per Bagnara, abbiamo calcolato l'importo complessivo che in trenta giorni avevamo lasciato al Circolo del Tennis e poichè in una sala vicina c'era un bigliardino calcio balilla, abbiamo chiesto tanti gettoni, per un importo pari a quello da noi versato; ci siamo messi a giocare ma alla fine anzicchè andare alla cassa per pagare, con la scusa di asciugarci il sudore, siamo usciti e ce ne siamo andati a casa. Lo so: è stato un gesto non corretto ma allora ci eravamo sentiti defraudati e ci siamo fatti giustizia da soli. Oggi a distanza di tanti anni (52) ripensando a quel periodo, sento di aver compiuto una azione non bella, ma a 20 anni una scorrettezza ( giustificata) può essere perdonata. Non vi pare?

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