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domenica 22 gennaio 2012

Riprendiamo carta e penna...

                                               
Nella rivista "CHI" di gennaio 2012 mi è piaciuto molto l'editoriale di Alfonso Signorini che riporto in questo mio blog integralmente perchè ritengo che la tecnologia moderna sempre più sofisticata ed avanzata  ci conduca nel tempo a dimenticare le nostre radici e la storia dei nostri tempi da tramandare ai posteri. Sentite cosa scrive Signorini: "Cari lettrici, cari lettori, l'altro giorno ho scritto una lettera. Non lo facevo da un pezzo.Ho incominciato a scrivere, mi sono accorto che non avevo più confidenza neppure con la mia stessa scrittura. Una sensazione inquietante, quasi di estraneità. Dopo qualche minuto ho incominciato ad avvertire uno strano crampo alla mano, lo stesso che mi veniva da bambino quando scrivevo troppo a lungo.Mi sono fermato e ho incominciato a riflettere. Da troppo tempo non tenevo una penna in mano: certo la uso per mettere delle firme, per scrivere qualche breve appunto, ma nulla di più. Tastiere, tastiere, tastiere: che si tratti di computer o di un telefonino, abbiamo più dimestichezza con un display che con un foglio di carta. E allora ho pensato agli antichi monaci amanuensi, che per tanti anni ho studiato all'università. passavano la loro intera esistenza rinchiusi negli "scriptoria", i centri della biblioteche a copiare a nano i capolavori della sapienza umana. E' solo grazie al loro silenzioso, anonimo lavoro se noi oggi possiamo leggere Platone, Dante, Aristotele, Petrarca .... Penso a quando, bambini, la maestra correggeva come impugnavamo la nostra penna; quando impiegavamo ore e ore a scrivere dettati, ricerche, diari segreti delle nostre giornate. Che nostalgia! E che fascino. Niente a che vedere con le fredde tastiere di oggi. E se tornassimo a scrivere di più? Mi sono fatto questa domanda. Non credo servirebbe a granché. Si è ormai avviato un processo inesorabile e tornare indietro non si può più. Ritagliamoci almeno per i nostri affetti più cari questo piccolo spazio. Per ritrovare noi stessi, le nostre radici. Alla prossima!". E' proprio vero: la penna a biro la usiamo ( noi anziani ) forse a Natale o a Pasqua per scrivere qualche biglietto di auguri a parenti ed amici o alla persona cara per dire "Ti voglio bene", mentre la gioventù moderna per dire la stessa cosa usa il telefonino con messaggi come...... Fra (= Francesco) tvb..... o per dire Emanuela dicono Manu .......e per Natalino scrivono. Nat.... ecc.ecc.Queste la parole in uso ai giovani di oggi: "Scialla", (non per coprirsi ma per invitare a darsi una calmata); '' 'O Bella'', (non è un complimento rivolto a una ragazza ma il saluto più utilizzato dagli adolescenti italiani). ''Emo'',( non è un extraterrestre ma il diminutivo di emotivo, aggettivo che indica chi tende al sentimentalismo mostrando il lato debole e vulnerabile del suo carattere). ''Truzzo'', (non è un animale in via d’estinzione ma un ''discotecaro'' con capelli a spazzola e zeppe. Letteralmente ''colui che va in discoteca'', forse deriva dal suono onomatopeico ''tuz tuz'' identificativo della musica house). Quanto sarebbe bello ritornare a scrivere una lettera d'amore alla propria ragazza alla vecchia maniera, mettendo da parte  il computer o il telefonino!. Perchè non farlo?

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