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mercoledì 15 febbraio 2012

Così parlavano i nostri antenati.

Dalla Raccolta di antichi detti calabresi "Dissiru l'antichi" di Stefano Monterosso, ho estrapolato alcuni modi di dire  che ancora oggi usiamo spesso a Bagnara; modi di dire antichi che in un certo senso si adattano alla realtà del nostro tempo.
"Megghiu to 'mamma mi ti ciangi ca' 'u suli 'i Marzu mi ti tingi!"
Meglio che tua madre ti pianga che il sole di Marzo ti tinga, il che vuol dire che a Marzo non bisogna stare troppo al sole in quanto essendo il primo sole dopo l'inverno picchia un pò troppo procurando a volte dei capogiri o mal di testa molto fastidiosi. Per questo motivo metaforicamente è preferibile stare in casa e magari fare innervosire la mamma anziché esporsi al sole di Marzo.
"U cani muzzica sempri ò sciancatu!"
Il cane morde sempre il misero,ossia il poveretto, colui che non si può difendere. In questo caso la malasorte, la disgrazia, la malattia colpisce quasi sempre la persona già provata, che vive in condizioni disagiate e che non ha i mezzi necessari a far fronte alle esigenze primarie della vita.
"Cu' vai ò mulinu s'allorda ' i farina!"
Chi va al mulino si sporca di farina che è molto simile al detto " l'occasione fa l'uomo ladro" con la sola differenza che nel primo per sporcarsi di farina la persona deve andare "sua sponte" nel luogo dove si produce la farina e cioè al mulino, mentre nel secondo capita di sporcarsi senza volerlo perché per esempio si è trovato per caso in un grande mercato ortofrutticolo e non ha resistito a prendere una mela di nascosto senza pagarla.
"Aundi vai vai  'u mari é salatu!"
 In qualsiasi luogo vai la situazione non cambia, che detto alla maniera nostra: " i guai non mancano mai" ossia le disavventure si accaniscono su di te e non ti lasciano respirare.Ovunque tu vada trovi sempre difficoltà che ti creano amarezze.
"Cu pati d'amuri non senti duluri!"
Chi soffre per amore non prova dolore.E questa è una verità assoluta. L'amore è una cosa meravigliosa, per cui si fa di tutto per averla a costo di dover affrontare le sette fatiche di Ercole. E poiché la volontà  di riuscire nell'impresa, a volte  anche dolorosa, é talmente forte,  la persona  veramente innamorata non da peso al dolore e continua a lottare fino a quando non abbia  raggiunto il suo scopo, ossia abbia conquistato la persona amata.
Questi cinque modi di dire dei nostri antenati, espressi nella lingua parlata del loro tempo, ci danno l'idea di come doveva essere la loro vita: la semplicità del linguaggio e la saggezza nell'interpretare i comportamenti sociali  in uso a quell'epoca, fanno trasparire una onestà intellettuale e una laboriosità eccezionale propria del popolo bagnarese che ancora oggi  dimostra di possedere. 
Bene ha scritto Monterosso nella sua pubblicazione quando afferma: "La vita della Calabria è stata per secoli limitata e ristretta nel proprio ambiente con scarsi rapporti con l'esterno e, perciò, le locuzioni proverbiali, a noi pervenute nella loro originaria purezza, ne rispecchiano i caratteri distintivi, specialmente attraverso le immagini che, nella loro naturale spontaneità, ci restituiscono l'aspetto preciso di una civiltà pressoché immutata per secoli e secoli e, con la pienezza e ricchezza della lingua così lontana dall'aridità del comunicare contemporaneo, rispecchiano nelle sue molteplici e varie manifestazioni la Calabria"

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