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sabato 10 marzo 2012

Il Cielo .... la nostra meta.


Nei giorni scorsi mi è capitato tra le mani “il libro delle risposte” di Anselm Grun (*) –Edizioni San  Paolo - e sfogliandolo la mia attenzione si è soffermata su un capitolo che ritengo interessante per tutti coloro, me compreso, che in particolari circostanze si domandano: “ C’è una relazione fra i vivi e i morti?”.Quante volte ci siamo domandati “Esiste un aldilà? I nostri cari, conclusa la loro vita terrena, continuano a vegliare su di noi? C’è una relazione tra la nostra esistenza in vita e il loro trapasso?”  Molto spesso tagliamo la testa al toro rispondendo “ si, credo che ci sia un aldilà ma non so spiegarmi dove e perché”  per cui  consideriamo i nostri cari morti angeli custodi che dal cielo ci assistono e ci guidano.  

Sentite come risponde Alselm Grun a questa domanda: “ Nell’Eucarestia celebriamo  un pasto nel quale viene tolto il confine fra i vivi e i morti; celebriamo qui la santa messa mentre in cielo si tiene il pranzo nuziale eterno. Se la liturgia vede in questo modo la realtà,partiamo dal presupposto che ci sia una relazione fra vivi e morti; in essa sperimentiamo la comunione con tutti quelli che ci hanno preceduto nella fede e che ora nella gloria di Dio cantano la sua lode. Possiamo implorarli che ci accompagnino sul nostro cammino e qualche volta ci sembra di sentire la loro voce; molto spesso ci vengono in sogno e quando li sogniamo sorridenti interpretiamo questo segno come compiacimento del nostro operato e come vicinanza. Tuttavia non possiamo usare i morti come medium come fanno alcuni; essi non prestano ascolto ai nostri incantesimi; le sedute spiritiche non sono altro che auto illusioni perché corrispondono al nostro inconscio e non provengono dal defunto invocato”.

Si può essere credenti o non credenti, cattolici o non cattolici, ma una cosa è certa : di fronte alla morte di un nostro caro, abbiamo bisogno di aggrapparci ad un “qualcosa” che ci consenta di sentire la sua presenza nella nostra vita e di considerare che il legame che ci teneva uniti continui ad esserci anche dopo la morte. Questo “qualcosa” è la Fede, la sola che può confortarci ed aiutarci a superare momenti di grande sconforto. L’uomo senza la Fede in un Essere superiore non potrebbe vivere, per cui la risposta alla domanda: “ C’è una relazione fra i vivi e i morti” io rispondo SI, c’è. Noi cristiani crediamo fermamente alla promessa fatta da Gesù Cristo prima di essere crocifisso :”Tutto è compiuto! Vado a prepararvi una dimora nella Casa del Padre mio” e nella Casa del Padre vi abitano anime viventi, illuminate dalla presenza di Dio in un’atmosfera di gloria e di vita eterna e tra queste anime viventi ci sono anche i nostri cari defunti che sicuramente in un’altra dimensione e in un  modo a noi del tutto sconosciuto, continueranno a volerci bene. A loro possiamo rivolgerci nei momenti difficili della nostra vita e saranno loro dal cielo a darci la forza per superarli per continuare il nostro percorso su questa terra nell’attesa di ritrovarci un giorno a godere insieme della gloria celeste nella luce e nello splendore del Paradiso.

 (*)   Anselm Grun, nato nel 1945, a diciannove anni è entrato nel monastero benedettino di Munsterschwarzach (Germania). Dopo aver compiuto gli studi filosofici e di economia aziendale, dal 1977 è “cellerario” ossia responsabile finanziario e capo del personale dell’Abbazia di Monsterschwarzach. In numerosi corsi e conferenze egli si addentra nei bisogni e nelle domande esistenziali degli uomini. Di lui le Edizioni San Paolo hanno pubblicato diversi saggi ed opere a carattere religioso e non  che hanno suscitato interesse ed apprezzamento in tutto il mondo. 

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