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domenica 17 febbraio 2013

Il voto: l'arma del riscatto!

Man mano che ci avviciniamo al giorno della verità - rinnovo della classe politica italiana - i vari candidati alla guida del Paese per i prossimi cinque anni non si risparmiano nell'addossare agli "altri" le proprie responsabilità  per l'attuale stato delle cose (disastroso!) come se negli ultimi 10 anni di storia patria loro fossero stati a guardare o fossero vissuti in compagnia di Alice nel paese delle meraviglie. Basta guardare i telegiornali o i talk show  di questi ultimi giorni di campagna elettorale e ci si accorge che la colpa del disfacimento socio-politico-economico dell'Italia, è nostra, cioè del popolo italiano che non ha saputo reagire alle prime avvisaglie di un progressivo impoverimento culminato nella crisi più profonda dopo quella del 1929. In parte è vero, ma perché? Perché siamo un popolo di "creduloni" che ci lasciamo abbindolare dalle promesse o dalle lusinghe che ci annebbiano la mente? Perché siamo un popolo di "cretini" che non riusciamo a distinguere il vero dal falso, il possibile dall'impossibile, la realtà dalla fantasia? Perché siamo un popolo di "onesti" che pensiamo positivo anche quando ci troviamo sull'orlo del precipizio? "Sic stantibus rebus" non saprei rispondere a questi interrogativi, ma di una cosa sono convinto: la grande maggioranza del popolo italiano sa che non tutto è perduto e che in questa tornata elettorale, per il rinnovo del Parlamento, ha il coltello ( la scheda elettorale) dalla parte del manico che userà ( attraverso il voto) nel migliore dei modi, tagliando, in maniera decisa, la parte malata, corrotta, disonesta, incompetente, presuntuosa e interessata della nuova classe dirigente candidata al governo della Nazione. Il voto, quindi, è la vera arma del nostro riscatto! Non possiamo astenerci dal contribuire alla formazione di un governo "politico" capace di portarci fuori dal tunnel e creare le premesse per un rilancio della nostra economia attraverso una nuova impostazione di un sistema tecnico-istituzionale in grado di migliorare le sorti del Paese e garantire alle nuove generazioni un futuro, fino ad oggi negato. Dobbiamo far capire, a chi pensa il contrario, che non siamo "scemi" o "ciechi" o "sprovveduti" di fronte alla possibilità  di un cambiamento radicale nella gestione della cosa pubblica che ci auguriamo possa portare, in breve tempo, verso una nuova stagione politica più luminosa e produttiva. Dobbiamo andare a votare perché oggi più che mai l'Italia ha bisogno di tutti i suoi "figli" per risollevarla dal pantano in cui si trova per incapacità di alcuni di essi. Il 24 e 25 febbraio 2013 dovrà segnare una svolta storica che apra nuovi orizzonti e nuove prospettive per un futuro migliore per il nostro amato Paese. Tutto ciò dipende solo ed esclusivamente da noi.           

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