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sabato 27 settembre 2014

Il vecchio nonno e il nipotino

Il 2 ottobre p.v. è la festa dei nonni e per festeggiarli ho pensato di riportare in questo mio blog una fiaba dei fratelli Grimm che riguarda proprio loro, non sempre rispettati come meritano. 
C'era una volta un uomo molto anziano che camminava a fatica; le ginocchia gli tremavano; ci vedeva poco e non aveva più neanche un dente. Quando sedeva a tavola, reggeva a malapena il cucchiaio e versava sempre il brodo sulla tovaglia; spesso gliene colava anche dall'angolo della bocca. Il figlio e la nuora provavano disgusto, perciò costringevano il vecchio a sedersi nell'angolo dietro la stufa e gli davano da mangiare in una brutta ciotola di terracotta. Il poveretto guardava sconsolato il loro tavolo, con gli occhi lucidi. Un giorno le sue mani, sempre tremanti, non riuscirono a reggere la ciotola, che cadde a terra e andò in pezzi. La donna lo rimproverò, ma il vecchio non disse nulla e sospirò. Allora per pochi soldi gli comprarono una ciotola di legno. Mentre sedevano in cucina, si accorsero che il figlioletto di quattro anni armeggiava per terra con dei pezzetti di terracotta. "Che cosa stai combinando?" gli domandò il padre. " Ecco...- rispose il bambino - sto accomodando la ciotola per farci mangiare te e la mamma quando sarete vecchi". I genitori allora si guardarono e scoppiarono in lacrime. Fecero subito sedere il vecchio nonno al loro tavolo e da quel giorno lo lasciarono mangiare sempre assieme a loro. E quando versava il brodo non dicevano più nulla. 
Morale della favola:
 A volte basta l'innocente lezione di un bambino per aprire gli occhi degli adulti, che per egoismo o per ignoranza, non riescono a vedere aldilà del proprio naso. 
Auguri ai nonni che sono in vita e a quelli che, lasciato questo mondo, vivono nella luce del Paradiso.

sabato 20 settembre 2014

Il vaso incrinato

La storiella di questa settimana è tratta da una antica leggenda cinese.
C'era una volta, in una regione della Cina, un portatore d'acqua che si guadagnava da vivere trasportando il prezioso liquido dalla lontana sorgente al villaggio. Due volte al giorno portava il suo carico in due grandi vasi appesi alle estremità di un'asta di legno poggiata trasversalmente sulle sue spalle.. Il vaso che gli pendeva sulla sinistra era intatto e arrivava sempre pieno al villaggio, mentre quello di destra aveva una piccola incrinatura e perdeva un po' di acqua. Purtroppo l'uomo non aveva di che comperarsi un vaso nuovo, così la faccenda andò avanti per anni. Un giorno, però, il vaso incrinato prese la parola e disse al portatore: "Sono davvero mortificato, credimi. Perdo l'acqua che dovrei conservare. Ti chiedo perdono. Mi vergogno della mia imperfezione". Il portatore guardò il recipiente, lo accarezzò amabilmente e gli rispose:"Al nostro prossimo viaggio, lungo il tragitto, guarda dalla tua parte della strada". "E cosa vedrò?...." chiese il vaso. " Vedrai che meravigliosa scia di fiori sono nati lungo la via, grazie all'acqua che non sei riuscito a trattenere a causa della tua imperfezione".
Morale della favola: Non sempre i nostri difetti o le nostre imperfezioni sono causa di danni per gli altri: il più delle volte producono  benefici........... a nostra insaputa.  

sabato 13 settembre 2014

Il filosofo e il barcaiolo

Come ho già detto la settimana scorsa, da certe storielle si ricava una morale che può essere utile per affrontare le difficoltà della vita di tutti i giorni e sicuro di fare cosa gradita ai miei lettori, per tutto il mese di settembre continuerò a scrivere in questo mio blog delle storielle dalle quali è facile trarre spunti di riflessione che possano essere stimoli per superare con maggiore serenità le intemperie della vita moderna. La storiella di oggi, riportata nel calendario di Frate Indovino, viene da fonte non identificata ed ha per titolo "Il filosofo e il barcaiolo" ossia il sapere e il lavoro.
Un giorno di tanti anni fa, un filosofo doveva attraversare il fiume.Si recò al punto di attracco e chiese al barcaiolo di traghettarlo. Durante la traversata il filosofo volle fare sfoggio del suo sapere e cominciò a porre delle domande al barcaiolo: "Senti, amico: ma tu conosci la filosofia?" "Purtroppo No - rispose il barcaiolo - da quando ero bambino ho incominciato a fare questo mestiere con mio padre e non ho potuto studiare" "Ahi! ahi! - sentenziò il filosofo - hai perso un quarto della tua vita". Poco più avanti ritornò alla carica:" Allora, barcaiolo, nomi come Platone, Aristotele, Socrate a te non dicono nulla" . "No, purtroppo non dicono nulla, non so neanche chi siano" "Ahi! ahi! - rincarò il filosofo - hai perso metà della tua vita". Intanto si era alzato un forte vento, l'aria si era rabbuiata e la riva era ancora lontana. Il barcaiolo faceva fatica a tenere la rotta. All'improvviso un colpo di vento  più forte degli altri rovesciò la barca. Allora il barcaiolo gridò:"Filosofo sai nuotare?"."No" - rispose quello ." Mi dispiace per te, hai perso tutta la tua vita !".E il barcaiolo si diresse a nuoto verso la riva..
Morale della favola: Nella vita è molto importante studiare, conoscere, filosofare, ma è altrettanto importante saper....nuotare.

domenica 7 settembre 2014

Il lupo ignorante

Dopo le lunghe ferie ho ripreso ad arricchire il mio blog UT UNUM SINT con delle storielle non avendo argomenti importanti da sottoporre alla vostra attenzione. Ma a volte certe storielle fanno riflettere per cui la morale che da esse scaturisce il più delle volte serve nella vita di tutti i giorni. Dopo "Il fiore galeotto"  oggi vi racconto "Il lupo ignorante" una storiella letta sul calendario di Frate Indovino che mi sembra si adatti  alla situazione politica internazionale di questi ultimi giorni 
Una mattina un pastorello conduceva al pascolo cento pecore.Dalla boscaglia saltò fuori un grosso lupo il quale,digrignando i denti intimò: "O mi dai una pecora per colazione o faccio una strage e sbrano anche te!" . Il pastorello per nulla impressionato e per prendere tempo, rispose:"Va bene: ti darò una pecora ma voglio indicartela io. Prendi la sessantesima del gruppo cominciando dall'ultima". Il lupo confessò: "Non so contare" e il ragazzo " Allora prendi quella nera che sta là dietro quel cespuglio, a sinistra". Il lupo andò ma dietro al cespuglio c'era un grosso mastino che lo affrontò riportando la meglio. Agli ululati dei cani il pastorello accorse e vedendo il lupo ferito disteso per terra, gli disse: "Hai visto cosa vuol dire non saper far di conto? Se fossi andato a scuola da piccolo, questa disavventura non ti sarebbe capitata". Frattanto, in mezzo al gregge, una pecora nera, la sessantesima contando dall'ultima, borbottava per conto suo: "E' proprio una fortuna che certe bestie, a questo mondo, non siano andate a scuola e non sappiano contare".
Morale della favola: Non sempre mostrare i denti significa essere il più forte (leggi Putin e la sua Russia) ma quasi sempre, per salvaguardare la pace (la pecorella), è una fortuna non saper contare le forze in campo (leggi Nazioni Occidentali).

lunedì 1 settembre 2014

Storiella d'altri tempi: il fiore galeotto

"C'era una volta un re e una regina....pardon...... un giovane di bello aspetto e una ragazza molto carina, che dopo essersi frequentati per circa un anno, si innamorano formando una coppia felice invidiata da tutti gli amici".
 La storiella è ambientata in un periodo storico lontano nel tempo e racconta un episodio che ha come protagonista principale un fiore, poi rivelatosi..... galeotto.
Vediamo come e perché.
Negli anni '60 i rapporti tra ragazzi e ragazze non erano così facili come adesso per cui prima che la ragazza accettasse la dichiarazione d'amore del ragazzo era necessario un lungo corteggiamento e una frequentazione quasi giornaliera; se questi due elementi riuscivano a trasformare la reciproca simpatia iniziale in qualcosa di più profondo, di più sentimentale, allora  si consideravano "fidanzati"; non si usava dire come oggi "il mio ragazzo o la mia ragazza", ma "il mio fidanzato o la mia fidanzata" 
Fatta questa premessa, passiamo alla storiella del fiore.
Un giorno il ragazzo va incontro alla ragazza che ritorna da scuola, solo per fare un tratto di strada insieme. Però quel giorno ( era verso la fine dell'anno scolastico) arriva insieme ad una amica comune tenendo nella mano destra il diario e nella sinistra un fiore dallo stelo lungo di colore blu-violaceo: un bel fiore senza dubbio, e alla domanda del suo fidanzato: " Chi te l'ha dato? lei sorride, abbassa gli occhi e non risponde, anzi cambia discorso facendo un gesto molto significativo; si stringe al petto quel fiore come per difenderlo da un eventuale "attacco". Si parla del più e del meno per circa 100 metri e prima di separarsi per andare ognuno verso la propria abitazione, il ragazzo ancora una volta vuole sapere:" Non mi hai voluto dire chi ti ha dato quel fiore" e lei di rimando : "Non te lo dico.Ciao!" e si allontana. " Ciao! - risponde lui - ma vedrai che lo scoprirò". Mentre la fidanzata si allontana, lui riprende  il cammino per altri 100 metri con l'amica comune e prima di congedarsi le chiede:" Tu  sai chi le ha dato quel fiore?" e lei sorridendo gli risponde: "Si, ma non te lo posso dire: ho promesso di mantenere il segreto". "Non insisto"  risponde lui e l'argomento è chiuso. Ebbene quel segreto dell'amica comune resiste ancora e forse non verrà mai svelato, conoscendo la serietà della persona. Voi vi chiederete: "Ma perché quel fiore è diventato galeotto?".
Ecco la risposta.
Dopo circa due mesi la storia d'amore tra i due "fidanzati" fini' e nelle motivazioni della definitiva rottura del rapporto sentimentale, quel fiore dallo stelo lungo di colore blu-violaceo ebbe un ruolo di primaria importanza in quanto contribuì a mettere la parola  "fine" ad una relazione amorosa che sembrava seria e duratura, ma che nella fase finale aveva perso entusiasmo e calore.
 -  "Galeotto fu quel fiore ......avrebbe detto Dante.......ma i protagonisti di questa storiella, pur condividendo il giudizio di Dante, ritengo, abbiano continuato ad amare i fiori e in modo particolare i fiori dallo stelo lungo e dal colore blu-violaceo.Fine.
Morale della favola: Non sempre i fiori uniscono; qualche volta sono causa di separazione e motivo di rottura insanabile di un rapporto d'amore considerato solido ed indistruttibile.