N.B. : Gli articoli possono essere letti in 70 lingue diverse.

Translate

sabato 8 novembre 2014

Bisogno di favola

Scartabellando nei cassetti della mia scrivania, mi è capitato tra le mani un ritaglio  di un articolo di Vittorino Andreoli che mi ha incuriosito leggendo solo il titolo: "Bisogno di favola". L'ho trovato interessante e ritengo sia molto importante farlo conoscere attraverso la pubblicazione in questo mio blog nelle sue linee essenziali. Generalmente si dice che la favola è pertinente al mondo bambino e che l'utopia esprime invece il grande sogno degli adulti. In entrambe le forme si rappresenta e si inventa un mondo che ancora non c'è o che non c'è più, ma che può farsi reale, diventare cronaca. "Oggi più che mai - sostiene Andreoli - c'è bisogno di favole perchè servono per vivere, per coltivare il bene anche quando tutto sembra guidato dal male, dai cattivi invece che dai buoni". Bisogno di favole non di Internet, che sa di robotica e le favole le sanno raccontare bene soltanto le mamme e le nonne in un clima di famiglia che crea una magia che certamente manca agli spettacoli della televisione. Andreoli conclude il suo articolo raccontando una favola che non c'è, in cui uomini grassi e potenti con il portafogli in mano cercano di comprare tutte le favole per poi bruciarle poichè vogliono solo che esista la cronaca del mondo da loro dominato e pensano così di impedire di poterne desiderare uno migliore, facendo credere che  quello del sopruso ( e della corruzione aggiungo io) sia il migliore dei mondi possibili. Ma ecco che un intero asilo di bambini e bambine si mobilita e su un grandissimo tappeto volante giungono al palazzo del re e con una magia trasformano il sovrano cattivo in un bambino. Da cattivo diventa buono pur restando re e di proprio pugno scrive e firma su una lavagna un decreto in cui garantisce che le favole saranno la guida per un nuovo mondo. E così inizia una nuova vita, una nuova favola e "tutti, proprio tutti, vissero felici e contenti". Nel leggere questa favola di Andreoli,mi tornano in mente le parole di papa Francesco quando dall'alto del suo magistero implora: "Non togliete la speranza di un futuro migliore ai giovani" rivolgendosi ai nostri governanti che, non tutti per fortuna, continuano a ritenere l'interesse personale, il sopruso e la corruzione le sole forme necessarie per impedire l'avvento di un nuovo modello gestionale della cosa pubblica, finalizzato all'esclusivo interesse della collettività nazionale. Ecco perchè c'è " bisogno di favola"; favola intesa come cambiamento strutturale di un sistema che metta al primo posto la crescita economica e lo sviluppo socio culturale di un popolo che merita rispetto ed attenzione: il popolo italiano.

Nessun commento:

Posta un commento