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sabato 22 novembre 2014

Il vestito nuovo

Oggi  riporto in questo mio blog una novella scritta da Hans Christian Andersen, che completa il ciclo di storielle con una morale finale, meritevole di attenta riflessione.
C'era una volta un re molto vanitoso, il quale non pensava ad altro che ad indossare gli abiti dei migliori sarti del suo reame.Un giorno gli si presentarono due imbroglioni che gli dissero:"Noi siamo capaci di confezionarti un vestito così bello che mai nessuno ne ha portato l'eguale. Però, se la persona  che vi posa lo sguardo è stolta, o non è degna del posto che occupa, non riuscirà a vederlo. Solo chi è intelligente e saggio lo potrà vedere". Il re aderì entusiasta e ordinò subito il vestito nuovo.Diede loro tutto il necessario e dopo alcuni giorni mandò il suo primo ministro a domandare se il vestito fosse pronto I sedicenti sarti risposero di si e mostrarono all'inviato del re un angolo con alcune stampelle, ma del vestito nessuna traccia. Sapendo il ministro che l'indumento sarebbe rimasto invisibile agli inetti e agli stolti, fece finta di vederlo e ne lodò  a lungo l'originalità, i drappeggi e i colori. Ritornò dal re e riferì che il vestito era pronto descrivendolo nei particolari e magnificando l'operato dei sarti.
Il re ordinò che gli fosse portato. Arrivarono i sarti con sagome e stampelle, sulle quali ovviamente non c'era nulla.Ma anche il re per non fare brutta figura, osservò che il vestito era meraviglioso, anzi lo avrebbe indossato subito e sarebbe uscito per la città in parata. Si fece togliere ciò che indossava e si lasciò "rivestire" dai finti sarti; poi con tanto di dignitari, cortigiani, fanfara,scorta e musicanti, uscì per la città.Intanto la notizia si era diffusa in un battibaleno e le vie,i balconi,le piazze erano gremite da non dirsi.E tutti, dignitari e popolo,non facevano che osannare il vestito nuovo del re. Ma all'improvviso un bambino tra la folla si mise a gridare:"Guardate, guardate, il re va in giro per la strada nudo!" Allora tutti si guardarono in faccia e cominciarono a bisbigliare e poi a ridere a crepapelle. E il sovrano, rosso di vergogna, si ritirò di corsa nella reggia. C'era voluta la trasparenza di un bambino per smascherare un'intera parata di ipocrisia.
Morale della favola:
Molto spesso la vanità gioca brutti scherzi, se mascherata dalla ipocrisia.

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