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martedì 28 giugno 2016

28 giugno 2011

La data del 28 giugno 2011 ha cambiato radicalmente la mia vita.E' una data che resterà indelebile nella mia mente e nel mio cuore perché quel giorno, inaspettatamente, la mia dolce Nuccia è entrata a far parte degli inquilini della Casa del Signore per partecipare al banchetto celeste insieme agli angeli e ai santi del Paradiso. Ma chi mi ha dato la forza per superare un simile trauma? Quel giorno sembrava che tutto fosse finito; che la vita non avrebbe avuto più senso per essere vissuta; che il mondo di colpo si fosse oscurato e che Dio mi avesse abbandonato. Tale e tanto era lo sconforto e il dolore che anche la mente e il cuore si rifiutavano di accettare con cristiana rassegnazione. Eppure sono trascorsi 5 anni ed io, nonostante tutto, oggi sono sereno e in un certo senso felice di sapere, per mezzo della fede, che la vita della  mia dolce Nuccia non è finita nel buio di una tomba, ma trasformata, continua a vivere al cospetto di Dio Padre nella gloria del Cielo.

giovedì 16 giugno 2016

Tanti Auguri Nuccia!



Oggi 16 giugno 2016, Nuccia De Luca, avrebbe compiuto 64 anni se il 28 giugno 2011 non fosse ritornata nella Casa del Padre, chiamata per ricevere il premio spettante alle anime pie che nel corso della loro vita su questa terra si sono nutrite della fede e della dottrina di Gesù Cristo. Lei, che sin da piccola e per dieci anni, dal 1955 al 1965, ha vestito i panni di un angelo nella funzione religiosa " A ffruntata" della domenica di Pasqua, ha certamente potuto offrire al giudizio di Dio Padre la purezza e il candore della sua anima, preservati intatti di fronte alle fragilità della natura umana e alle difficoltà della vita di tutti i giorni.
Oggi in Paradiso è un vero angelo, che insieme ai suoi simili e alla  Vergine Maria canta le lodi del Signore.
Con questa certezza nel cuore, oggi, offro a Te questa rosa  affidando al Cielo l'eco del mio canto :"Tanti auguri a Te,tanti auguri a Te,tanti auguri  Nuccia, tanti auguri a Te"."Buon Compleanno, Angelo mio!  

martedì 7 giugno 2016

Una regola caduta in disuso.

  "In una società in cui la politica vuole” governare senza rappresentare” torna d'attualità il pensiero di don Luigi Sturzo,
fondatore  del  partito  popolare  e  della  dottrina  politica d'ispirazione cristiana. 
Egli sosteneva di essere un sacerdote, non un politico, e il suo impegno nella politica era quello di contribuire a cristianizzare la politica del suo tempo. Mons. Luigi Giuliani a Caltagirone il 26 nov. 2009, a 50 anni dalla morte, in un convegno internazionale, ha ricordato la figura di don Sturzo, riproponendo la grandezza della figura del prete, fondatore del Partito Popolare ed esule antifascista, nonché autore di un numero sterminato di opere di politica, di morale, di teologia, di storia, di un personaggio che ha tanto influito sulla storia d'Italia. Don Sturzo ha avuto un ruolo centrale nell'intuizione dei valori da mettere alla base della politica, insegnandoci un sentiero di testimonianza della fede fino ad allora ignorato.”Egli è stato testimone della vocazione nella politica; una vocazione difficile, ma necessaria: quella di portare un afflato di spiritualità in un mondo soggetto a tentazioni mondane,senza rinunciare mai alla laicità della politica” lo ha affermato il cardinale Angelo Comastri.
 Il merito più grande di don Sturzo fu quello di aver messo in campo l'attualità del pensiero popolare e d'ispirazione cristiana ed oggi si torna a parlare della sua teoria politica, culminata nella fondazione del partito popolare: un partito non dei cattolici, ma di cattolici, che ha consentito di portare sulla scena politica italiana del tempo ideali, valori e proposte fino allora tenute fuori. Per Tajani, vicepresidente della Commissione Europea, don Sturzo fu profeta e precursore dell'economia sociale di mercato, una terza via “ tra il liberalismo sfrenato ed egoista” e “il soffocante collettivismo marxista”. 
Di fronte alla crisi della politica che vuole “governare senza rappresentare” i discepoli di don Sturzo oggi rilanciano la proposta politica ispirata alla dottrina sociale della Chiesa e ai principi del popolarismo sturziano; in altri termini si tratta di dare alla politica in crisi di valori, obiettivi chiari che mirino a riportare nella società la giustizia, la solidarietà, l'attenzione alle famiglie, ai deboli, ai poveri, ai discriminati, a coloro che vivono in condizioni di disagio, a quelli che credono ancora nelle regole e nel patto sociale. Anche Papa Benedetto XVI ha rilevato che il messaggio lasciato da don Sturzo ha ancora tantissimo da dire ai cattolici impegnati in politica e lo indica come modello integerrimo, competente e appassionato servizio al bene comune per tutti i cittadini. Sia ben chiaro: non si tratta di far scendere in politica la Chiesa bensì di dare alla politica – che ne è ormai vuota – principi che non siano strumentali a mantenere soltanto in vita un sistema economico, ma che uniscono i cittadini su degli obiettivi ben definiti, che sono quelli sopra indicati : famiglia, giustizia, solidarietà, ecc. 
Oggi questi termini si sentono ripetere solo in prossimità di consultazioni elettorali, poi più nulla o almeno molto poco rispetto alle aspettative della gente, che in questi ultimi anni ha perso la fiducia nei confronti dei partiti e della politica in generale, non sentendosi tutelata nei propri diritti. Ecco perché la Chiesa ha il dovere morale di richiamare i nostri governanti e in modo particolari quelli cattolici ad una maggiore attenzione verso la stragrande maggioranza dei cittadini che vive in una condizione di disagio non solo economico, ma anche morale. 
I “valori” a cui si riferiva Don Luigi Sturzo possono essere recuperati se c'è la volontà politica di andare incontro alle effettive esigenze dei cittadini attraverso interventi legislativi mirati ed interventi economici a favore delle categorie più deboli e bisognose. Il grado di civiltà di una nazione si misura anche dal livello socio-economico-culturale della sua gente e l'Italia da questo punto di vista non è la prima della classe: ma lo potrebbe diventare a condizione che i nostri politici  mettano da parte l'interesse personale ed operano nell'interesse esclusivo della Nazione.
SERVIRE E NON SERVIRSI: questa la regola che dovrebbe tornare ad essere il segno distintivo dei nostri politici,se vogliamo tornare ad essere i primi della classe in termini culturali, economici e sociali.

mercoledì 1 giugno 2016

Ricordare il passato fa bene al cuore.


Negli anni '50/60  non esistevano le distrazioni di oggi (circoli ricreativi, discoteche, sale da gioco, macchinette "mangia-soldi", ecc. ecc.) per cui la gioventù di allora frequentava assiduamente l'Azione Cattolica, la cui sede era ubicata in via Pietraliscia, che tutti noi chiamavamo " 'a baracca"
Qui si passava il tempo libero e tra una riunione e l'altra, tenute da educatori preparati con l'assistenza spirituale di Don Domenico Cassone e dei suoi  collaboratori  Don  Lico  e  Don Rossetti, la vita scorreva serena, piacevole, in piena armonia tra di noi, nell'osservanza dei principi di fraternità e solidarietà e nel rispetto dei valori fondamentali del vivere civile quali la correttezza, l'onestà, la comprensione  e l'amore verso il prossimo: principi e valori recepiti ed assimilati da ognuno di noi nel corso di molti anni di partecipazione attiva alla vita parrocchiale. I giovani di allora dai 14 ai 26 anni eravamo felici, pur non disponendo di grosse risorse economiche, perché cresciuti in un ambiente sereno e ricco di sani principi che hanno formato il nostro carattere e costituito la struttura portante della nostra vita futura di uomini liberi e responsabili all'interno di una società civile che ha conosciuto nel corso dei decenni alti e bassi in termini economici, etici e sociali. Ricordo che,tornati da scuola, nel primo pomeriggio ci si ritrovava nella baracca a giocare a ping-pong, a carte o al biliardino calcio-balilla mentre altri si cimentavano in discussioni sulle partite di calcio che la domenica avevano seguito alla radio commentate da quel grande giornalista sportivo quale era Nicolò Carosio; altri ancora in una saletta preparavano il giornale "Vita Giovanile" selezionando i vari articoli scritti da noi stessi da stampare con un ciclostile a manovella e pubblicare la domenica successiva; c'era chi preferiva leggere un libro e chi si portava i libri di scuola per ripassare la lezione del giorno dopo. Il venerdì sera tutti alla riunione generale che teneva il Presidente Ciccio Gioffrè con accanto Don Cassone, durante la quale si commentava un brano del Vangelo e poi si discuteva sulle attività ricreativa del Sodalizio. La domenica mattina tutti alla Messa sociale e subito dopo alcuni di noi (i catechisti) riunivano gruppi di bambini in vari punti della Chiesa per impartire loro lezioni di catechismo. Per me quello è stato il periodo più bello della mia giovinezza e ogni volta che ci ripenso, provo tanta nostalgia.

N.B. Questo articolo  pubblicato per la prima volta nel novembre 2011, viene oggi riproposto per offrire agli ultra settantenni di oggi un "sorso" di vera vita giovanile e dare loro la possibilità di raccontare ai propri nipoti  episodi e ricordi della loro infanzia.