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venerdì 18 novembre 2016

Aspettando il 4 dicembre

Il 4 dicembre 2016 il popolo italiano è chiamato alle urne per confermare o respingere, attraverso il referendum, la riforma della Costituzione della Repubblica Italiana che modifica 47 articoli del Titolo V°, riforma elaborata dal Governo Renzi che porta il nome della Ministra Maria Elena Boschi. In questi giorni si stanno intensificando gli sforzi per convincere l'elettorato a votare SI o NO; il comitato del SI sostiene che questa riforma, attesa da trenta anni, elimina il ping pong tra Camera e Senato nell'approvazione delle leggi; riduce il numero dei parlamentari; riduce le spese della politica; rende lo Stato più moderno ed efficiente; sopprime il CNEL e sostituisce il vecchio Senato con un senato delle autonomie territoriali formato da 100 senatori nominati tra i sindaci e i consiglieri regionali. Votando SI l'elettore conferma queste modifiche. Il comitato del NO contesta punto per punto le argomentazioni sopraesposte e cioè: il ping pong tra Camera e il nuovo Senato non viene eliminato ma al contrario crea confusione e rallentamenti; la riduzione delle spese per la riduzione dei senatori da 315 a 100 è di appena 50 milioni (forse) e non 500 milioni come sostiene il comitato del SI; non è vero che lo Stato diventa più moderno ed efficiente, ma farà un passo indietro perché gli articoli modificati creeranno confusione ed caos nell'Amministrazione statale; la formazione del nuovo Senato priva l'elettore del diritto di scegliersi direttamente i propri rappresentanti, perché i nuovi senatori, nominati dai partiti, saranno il risultato di compromessi ed accordi tra i segretari dei partiti. E poi secondo il comitato del NO questa riforma è scritta male ed è incomprensibile in molti articoli riformati. L'elettore votando NO accetta queste contestazioni e respinge la riforma costituzionale. Io, avendo deciso di non andare a votare, non mi esprimo né sul SI né sul NO. Mi auguro che il popolo italiano faccia la scelta giusta e che dal 5 dicembre 2016 l'Italia possa riprendere il suo percorso di sviluppo e collaborazione con i Paesi dell'EU per un futuro sereno per le generazioni che verranno.